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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Cultura’ Category

Venerdì
Set 5,2008


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IMMAGINE ITALIA
“Il libro ambasciatore della cultura italiana nel mondo”Partecipazione italiana alla 21a Fiera Internazionale del Libro di Mosca/21° Moscow International Book Fair. 3-8 settembre 2008La Direzione Generale per i Beni Librari, gli istituti culturali ed il diritto d’autore è presente alla Fiera Internazionale del libro di Mosca, uno dei più prestigiosi appuntamenti internazionali per il mondo del libro che si inaugura Mercoledì 3 Settembre nel quartiere fieristico di VDNK.
In tale ambito, l’esposizione “IMMAGINE ITALIA, il Libro ambasciatore della Cultura nel mondo” - promossa e organizzata dal “Centro per la Promozione del Libro”, ente culturale con sede a Roma che opera dal 1984 nel campo della promozione del libro e della cultura italiana, con il patrocinio e la partecipazione di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca – ospita uno stand ideato e realizzato dalla Direzione Generale per i Beni Librari, gli istituti culturali ed il diritto d’autore del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
L’esposizione nel padiglione Italiano sarà infatti suddivisa in 3 stand. Il primo, curato dalla Direzione Generale per i Beni Librari, gli istituti culturali ed il diritto d’autore con l’Istituto per il Libro - presenta una selezione di cataloghi delle mostre più prestigiose realizzate dal Ministero in questi ultimi anni. Un secondo stand è dedicato a istituzioni ed enti culturali Italiani al cui interno sono inserite pubblicazioni del Ministero degli Affari Esteri, dell’ICE – Istituto per il Commercio Estero, dell’ENIT – Ente per il Turismo Italiano, dell’Accademia Nazionale dei Lincei, della Banca Monte dei Paschi di Siena, dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana e dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il terzo stand, invece, è promosso dalla Regione Lazio, Assessorato alla Piccola e Media Impresa, Commercio e Artigianato ed al suo interno sono esposte le pubblicazioni più prestigiose di oltre 20 editori e stampatori tra i più importanti del territorio tra cui Palombi, Colombo, Gangemi, Jouvence, l’Erma di Bretschneider, De Luca Editori D’Arte e di alcune istituzioni culturali quali l’IsIAO – Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, l’Eurispes e la Società Geografica Italiana.
La Moscow International Book Fair si inaugura mercoledì 3 settembre alle ore 12:00 e l’ospite d’onore di quest’anno è l’Ucraina. La Fiera ha registrato, l’anno scorso, oltre trecentomila visitatori. Gli espositori quest’anno sono oltre 1.500 provenienti da 67 paesi.
Per maggiori informazioni visitare il sito della fiera: www.mibf.ru
centro per la promozione del libro
Associazione Culturale fondata nel 1983/ Cultural Organization founded in 1983
Segreteria Generale: Via Salaria 300/d  - 00199 Roma
Tel. +39 06/85354440 – 8548612 – 8547215 – Fax + 39 06/8547313

 

PIATTI TIPICI DELLA CAMPANIA (SALERNO)

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Giovedì
Set 4,2008

Cenni Storici: Abitata dagli Ausoni (Aurunci) e dagli Opicii, verso l’VIII sec. A. C. fu invasa, sulle coste dai Greci, che fondarono la città di Cuma e Partenope ( rifondata poi come Neapolis tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C) .
Ma nel VI sec., le zone interne della regione furono occupate dagli Etruschi, che diedero vita ad una lega di dodicicittà con a capo Capua. Nella seconda metà del V sec. a.C., iniziò l’invasione dei Sanniti, che conquistarono Capua (nel 440 circa) e Cuma (425 circa). Gli invasori imposero il loro dominio e la loro lingua, diventando così un solo popolo: gli Osci. Quando una seconda ondata scese dalle montagne per invadere la Campania, Capua si rivolse a Roma per essere difesa (343 a.C.). Iniziarono allora le guerre sannitiche (343-290 a.C.), il cui esito fu l’occupazione romana di tutta la regione, sia interna che costiera, con la fondazione di numerose colonie. Con la discesa di Annibale, a nulla valse organizzarsi contro Roma, durante la seconda guerra punica, la regione subì un profondo processo di romanizzazione, e solo Napoli e Pompei conservarono le loro radici elleniche. Dopo aver fatto parte, con il Lazio, della prima regione d’Italia, la Campania divenne sotto Diocleziano una provincia a sé, mantenendo la sua unità anche sotto gli Ostrogoti e i Bizantini. Con l’occupazione longobarda di Benevento (570 circa), la regione fu divisa tra il ducato di Benevento, comprendente Capua e Salerno e Napoli e la regione costiera centrale. Amalfi,
invece, arricchitasi coi traffici marittimi, riuscì nei sec. IX-XI a divenire un fiorente ducato indipendente. Dopo la definitiva conquista di Napoli, da parte dei Normanni, nel 1139, la Campania, nei sec. XII e XIII, fu compresa nel regno di Sicilia, divenendo prima un possedimento degli Angioini e poi degli Aragonesi. Dal 1503 al 1707, fu dominio della
Spagna e, subito dopo, degli Austriaci (dal 1707 al 1734). sotto. Con l’avvento al trono di Napoli di Carlo VII di Borbone (1734), si ha il regno di Napoli e Sicilia, e poi del Regno delle Due Sicilie. Con l’unità d’Italia (1860), iniziarono per Napoli enormi problemi economici e politici, che raggiunsero il culmine nel 1884, quando una grave epidemia di colera decimò la popolazione. Nella Seconda Guerra Mondiale, gli Alleati effettuarono un sanguinoso sbarco a Salerno (9 settembre 1943) e presero Napoli, quando ormai la città era stata già evacuata dai Tedeschi.
Questa fusione di radici culturali, di usi e costumi di popoli diversi, ha avuto una influenza benefica sulla bellezza delle donne campane e sull’arte culinaria, che può contare sia sulle ricchezze di un mare pescoso, che sulle coltivazioni di frutta, ortaggi, delle pianure. A ciò si aggiungono i magnifici prodotti del latte, i fichi e le olive del Cilento,gli agrumi della costiera amalfitana,i funghi ed i formaggi dell’alta valle del Cervati, i prodotti bufalini della valle
del Sele ed i salumi del piagginese.

Salerno è un comune di 140.580 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia. È la seconda città della Campania per popolazione.È conosciuta per la sua Scuola Medica Salernitana, che fu la prima e più importante istituzione medica d’Europa all’inizio del Medioevo e come tale considerata da molti un’antesignana delle moderne università. Città di mare, ha una tradizione culinaria notevole, per il gusto e la fantasia degli accostamenti alimentari.


Pranziamo nel salernitano

Un Primo piatto: Spaghetti con vongole e cozze (1)
Far aprire, separatamente, le vongole e le cozze a fuoco vivo. Raccogliere e tenere da parte il sugo dei molluschi, privato della sabbia ( lasciar posare la sabbia sul fondo e far colare molto lentamente il liquido in un altro recipiente ) e i molluschi tolti dalle valve.
Far dorare, a parte, in abbondante olio di oliva uno spicchio d’aglio tritato o sciacciato, che si può togliere o lasciare secondo il gusto. Aggiungere qualche pomodorino e lasciar cuocere a fuoco piuttosto vivo per pochissimi minuti. Unire al sugo prima il liquido e, poco dopo , le vongole e le cozze, e lasciar leggermente addensare il tutto. Prima di togliere dal fuoco, completare con una buona manciata di prezzemolo. Condire con questo sugo gli spaghetti cotti al dente e appena scolati. Evitare assolutamente di usare il formaggio grattugiato.

Un secondo piatto: Triglie in cartoccio (2)
Scegliere delle triglie piuttosto grandi, sventrarle e salarle. Metterle in una carta da forno ben oleata e lasciarla cuocere lentamente, in modo che conservi inalterata la fragranza di scoglio e di alga. Una volta le triglie in cartoccio venivano cotte sotto la cenere della fornacella. Ora si possono preparare servendosi del forno a calore moderatissimo.

Un contorno: Insalata mista (3)
Ingredienti:
scarola, lattuga, indivia, cipolline crude (a chi piacciono), ravanelli, sale olio ed aceto in giuste proporzioni.
Tagliare a piccoli pezzi la parte bianca della scarola e le altre verdure. Condire con
sale, olio e aceto.

Un dolce : La “pizza dolce” (4)
Ingredienti:
Pasta frolla, crema e marmellata di amarene.
Foderare una tortiera con pasta frolla, riempirla con crema e cucchiaiate di marmellata
di amarene. Ricoprire accuratamente con altra pasta frolla e cuocere al forno regolarmente, senza far colorire troppo. Cospargere la “pizza” raffreddata con zucchero in polvere finissima.

Un buon vino campano: Il Colli di Salerno bianco IGT
Prodotto dai bei vigneti si estendono sulle colline di Salerno, ben si sposa con i sapori tipici e tradizionali della cucina locale sottolineandone la bontà e il gusto, perché resta tutta la potenza di un alcol dichiarato a 13,5 grandi .Giallo paglierino, man mano che il bicchiere riposa sul tavolo e la temperatura si alza, esce fuori prepotentemente il frutto di grandissime capacità evolutive. In bocca svela la sua potenza ed una incredibile intensità, che si sposa con una discreta morbidezza .
I Vini Colli di Salerno è l’unica tipologia della provincia di Salerno che si fregia del marchio IGT (indicazione geografica tipica della Comunità Europea) e sono molto conosciuti e apprezzati nell’ambiente enologico italiano.

Rosa Maria Pastore

VERO O FALSO?

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Giovedì
Set 4,2008

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I cibi surgelati sono più freschi
di quelli acquistati nei negozi?

VERO
A parte l’aspetto e il sapore che spesso ingannano anche i
buongustai, i surgelati hanno una rara qualità. Poiché vengono
confezionati e preparati poche ore dopo la raccolta (se si tratta di
frutta o verdura), o dopo la pesca (se si tratta di frutta o verdura),
dopo la macellazione (se si tratta di carne o pollame), essi sono in
pratica sempre più freschi degli alimenti acquistati nei negozi delle
città. Il freddo violentissimo, infatti, blocca ogni processo biologico
di deterioramento al momento stesso della surgelazione. In
conseguenza di ciò i surgelati conservano anche dopo anni
l’inalterato valore nutritivo e vitaminico degli alimenti, come e
fossero freschi.
Studi rigorosi hanno confermato anche che le vitamine più
delicate, come la vitamina C, si mantengono inalterate in questi
alimenti, il che è sorprendente se si pensa che la verdura e la
frutta cosiddette “fresche” perdono la metà del loro contenuto
vitaminico già due giorni dopo la raccolta.
Qual è la differenza tra gli alimenti
Surgelati, quelli congelati?

I surgelati sono alimenti naturali che, accuratamente selezionati
e confezionati, vengono portati rapidamente a una temperatura
di 40° sotto zero. Essi vengono conservati in speciali refrigeratori
e trasportati con veicoli appositamente attrezzati fino ai posti
di vendita: nei negozi i surgelati sono conservati in banconi
refrigerati a 20° sotto zero.
I cibi congelati, invece, si ottengono con un raffreddamento
molto più lento e meno intenso (pochi gradi sotto lo zero) che
favorisce la formazione di grossi cristalli di ghiaccio nell’interno
delle cellule dei tessuti, alterandoli nella loro struttura. Ciò
provoca, al momento della congelazione, la perdita della consistenza
dei cibi, che si presentano come spappolati e alterati nel
sapore. Nei surgelati, invece, i cristalli di ghiaccio provocati
dall’intenso raffreddamento sono minutissimi e non alterano
l’impalcatura cellulare. La congelazione oggi è usata solo per la
conservazione temporanea di carne e pesce.
I surgelati, quindi, differiscono sostanzialmente dagli alimenti
congelati per il più rapido e intenso raffreddamento a cui sono
sottoposti; essi conservano inoltre tutte le qualità nutritive, il
sapore e la consistenza del prodotto fresco, che si perdono
invece completamente nei cibi congelati.
La conservazione dei surgelati
I cibi surgelati si conservano nel freezer del frigoriferero
o nei congelatori, se non sono stati troppo tempo nella borsa
della spesa subito dopo l’acquisto, anche tre o quattro mesi.
Una volta scongelato l’alimento surgelato deve consumare in
giornata, mentre nel frigorifero può essere conservato senza
danno per 24 ore.
In genere i prodotti surgelati sono accompagnati da istruzioni
circa lo scongelamento, che è bene che avvenga naturalente,
alla temperatura ambiente. In caso di grande premura, si può
far scongelare carne, pollame, pesce immergendoli per un po’ in
acqua fredda, mai calda.
Ogni tipo di alimento surgelato al momento dell’uso richiede
particolari accorgimenti.
Il pesce, già pulito e privato delle lische, può essere cotto
direttamente allo stato surgelato, altrimenti lasciarlo sgelare per
3 0 4 ore a temperatura ambiente. Anche la carne va lasciata
sgelare prima di essere consumata e così il pollame.
Tutte le verdure vanno cotte preferibilmente ancora surgelate,
togliendole dal pacchetto e immergendole direttamente
nell’acqua bollente o nella padella.
La conservazione dei cibi cucinati
Il freezer consente di conservare a lungo non solo i
surgelati, ma anche piatti completamente cucinati, che al
momento dell’uso dovranno solamente essere riscaldati a
bagnomaria sulla fiamma o nel forno, per essere pronti.
Le pietanze, cotte al punto giusto, vengono chiuse negli appositi
contenitori di stagnola e conservati.
Lo stesso si può fare per i dolci, alcuni dei quali, come le
crostate di pasta frolla, possono anche, una volta preparate,
essere lasciati crudi fino al momento della cottura.
Rosamaria Pastore

LE MARGHERITE SCIOCCHE

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Giovedì
Set 4,2008

Personaggi:
Le margherite (un gruppo di cinque bambini)
La farfalla
I maiali (un gruppo di cinque bambini)
Voce fuori campo (narratore)
Prologo
(Recitato dalla voce fuori campo)
Un giorno, una farfalla variopinta, mentre volava felice sopra un prato, vide tante bianche margherite, che ridevano allegre e divertite. Poco lontano, infatti, in un pantano, dei porci si rotolavano nel fango ed una giovane porcella cittadina, con un maiale ci ballava il tango. Le margherite volevano aggregarsi e chiesero consiglio alla farfalla:
Prima Margherita: - Bella farfalla, amica d’ogni fiore, vieni con noi a ballar coi porci, sono animali allegri, anche se lerci –
Farfalla : - Amiche mie, belle margherite, tenetevi lontane dal maiale: è un animale
Che non apprezza il bello e, vi assicuro, non ama le margherite, ve lo Giuro!-
Sec. Margherita ; - Non fare l’altezzosa, siam tutti uguali, bambini fiori ed animali: tutti ci ha creati il buon Signore, mise per tutti quanti tanto amore. Allora, vieni con noi a quel pantano, fermati un poco, non andar lontano!-
Farfalla : - Insegnavano gli antichi la prudenza, non è solo un fatto di decenza, ammonivano tutti gli animali di non porgere margherite ai maiali! Essi son rozzi, non apprezzano il bello: divonano radici, fusto e corolle: la vostra vita finisce in un momento, se solo vi affacciate in quel recinto.-
Prologo
(Recitato dalla voce fuori campo)

Ma le margherite non vollero ascoltare, corsero dai maiali nel recinto, portando le bianche
corolle nel torbido pantano d’acque molli. Felici, i porci corsero loro incontro, furon gentili
e mostrarono gran diletto: si stava preparando un gran banchetto.
Porci : - Belle margherite saporite, siamo così contenti e, senza contesa, ora vi faremo una gran sorpresa!-
Margherite : - Accostatevi amici che balleremo; del sole e dell’ amore canteremo e tutti, poi, in grande allegrezza, brinderemo in omaggio alla bellezza…-
Epilogo
(Recitato dalla voce fuori campo)

Corsero i porci, sporchi e senza tatto, tra le bianche margherite sorridenti, le sporcarono
di fango e, in un momento, le ficcarono in bocca sotto i denti. La povera farfalla, inorridita, mentre fuggiva, volando verso il sole, gridò dall’alto:
Farfalla : - Bambini che vivete nel mondo, sicuramente è il peggiore dei mali, porre le Margherite davanti ai maiali !-
( Da FABELLAE – di Franco Pastore – Paes Ed. 88)

Giovedì
Set 4,2008

•Lettere, priéghe e chianti spertosano ‘nu core ‘e diamante.
•Liétte e galèra fanno l’ommo peggio ‘e chélle ca era.

Trad.: Lettere, preghiere e pianti fanno breccia anche nei cuori
più duri; mentre che l’ozio rende l’uomo peggiore di quello che è.
Due detti campani, che si completano. Il primo si riferisce all’arte
del commuovere, mentre il secondo evidenzia i due elementi più
dannosi alla personalità dell’essere umano: l’ozio, che è il padre di
tutti i vizi, nemico giurato del lavoro e di ogni impegno sociale; La
galera, che è considerato l’università del deviato, del malvivente, il
quale esce dal carcere più lucidamente delinquente e votato alle
azioni delittuose.
Aspetti semantici:
Ancora un’altra occasione per evidenziare il rapporto dei dialetti
del meridione con la lingua latina e quella greca. In riferimento ai
due proverbi su indicati, troviamo:
chiànt(e) ( sost. maschile), piangere, da chiàgnere (tras) dal latino
plāngere, per metatesi plāgnere, ergo chiàgnere.
Modi di dire: -‘a chiàgne ‘nu muòrte so’ lacreme pèrze
- Lacreme ‘e cuccudrìlle
Spertòsen(e): (verbo trans.), dal latino pertundere, part. pertusum,
da cui, in tardo latino, pertusiare + s intensiva spertusiare,
da cui il napoletano spertusare, bucare da parte a parte, bucare,
traforare. Derivati: pertus(e), spertusat(e).
Modi di dire: - pizzeche e vase nu’ fanne pertòse
- va camminànne pertòse pertòse
galèr(a): dal greco galea (pescecane - agile come un pescecane,
riferito a nave), con arbitraria ependesi “r” galera (prigione).
Derivati: galiòne (grande nave da guerra a vela), galiòta (sorta di
galeotto, avanzo di galera.
Ommo: dal latino homo-hominis (sostant.maschile) con tipico
raddoppio di “m”, come (cammina, ammòre).
Modi di dire: - omm(e) ch’’e pall(e)
- omm’’e mmèrda
- uòmm(e)ne, umm(e)nìcchi e umm(e)nùn(e)
- chi è omm(e) è omm(e), dicett(e) C(e)ccone
‘Ncùlo: da in culu(m), complemento di stato in luogo figurato, da
cui ‘n+culu e poi ‘ncul(e) o ‘nculo. Non manca una
corrispondenza linguistica in greco.
Sinonimi: Buchè – màfaro – sìdece – tarallo – mazzo – paravìse – muntagne ‘e sfizie.
Nomenclatura particolare: uòcchie ‘e màfaro – bocciòl(e) (ano); cèuze, merrojte (
emorroidi ) – inculata/ura ( botta di dietro, brutta sorpresa, guaio, subire un imbroglio )-
Culurciéllo ( estremità del filone di pane ) – cul’è votta (coperchio inferiore della botte)
Diversificazioni per caratteristiche: cule vasce – cule appise – cule a manduline –
cule a cappiélle ‘e prevete – cule c’abballa – cule dispettuse – cule frìsch(e) – cule‘e fuòche – cule ngeràte – cule tuòste – cule scusùte - cule chiatto - cule tunno.

Modi di dire:
•mettere ‘o pepe ‘nculo ‘a zoccola (far precipitare gli eventi);
•cule ‘nda fossa, uocchie ‘nciéle (il moribondo cerca il cielo)
•‘a gallina fa l’uovo e ‘o gallo l’abbrùce ‘o cùlo
•Tene ‘e pappece ‘a cule (ha paura)
•ten’’a faccia cumme ten’’o cule; (faccia tosta)
•chi parla arète ‘o cul(e) ‘o rispònne; (dispregio per maldicenti)
•avere culo (essere fortunato).

Il culo in poesia:
AD LUNAE SOROREM
Forma che dolce t’arrotondi
dove s’inerta l’arco delle reni
e, vincendo in tua copia tutti i seni,
nella mia mano che ti ricerca abbondi,
e ti parti,anche duplice,in due mondi
ove il Peccato i suoi più rari beni
chiuder volle per me, come in terreni
paradisi, e i misteri più profondi,
o tu, candida mole che sul vivo
perno ondeggi levata in alti cieli
ove la voluttà sui membri aduna,
risplendi or qui come nel marmo argivo
s’io t’invoco presente, fuor de’veli,
o c a r n a le s o r e l l a d e l a lu n a !
Gabriele D’Annunzio

Zòcch(e)l(e) (italianizzato zoccola): Secondo alcuni dal latino sòcculus (piccolo
sandalo che portavano le donne romane. Metaf. Ciò che sta sotto i piedi).
Secondo altri, dall’accusativo latino surīcula(m), con sincope centrale sórcula,
da cui s>z e quindi zorcula, evoluta in zoccola. Altri ancora sostengono che il
termine derivi dall’accusativo latino sucula(m) (giovane scrofa; cfr. troja =
scrofa), con raddoppio propiziato dal tipo sdrucciolo di parola.
Derivati: zoccolaggine. Alterazioni: zucculòna, strazòccola, zucculèlla .Modi di dire: figlio
‘e zoccola – zoccola ‘a mamma, zoccola ‘a figlia – zoccola di marciapiede.

In poesia:
MALAFEMMENA

Femmena
Si ddoce comme ‘o zucchero
però sta faccia d’angelo
te serve pe ‘ngannà…
Femmena,
Si tu peggio ‘e na vipera,
m’e ‘ntussecata l’anema,
nun pozzo cchiù campà.
Femmena
Tu si na malafemmena
Chist’uocchie ‘e fatto chiagnere..
Lacreme e ‘nfami
( “MALAFEMMENA” di A. De Curtis)

GINEVRA DI ARTU’

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Mercoledì
Set 3,2008

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LA DONNA NELLA LETTERATURA
Il sogno di Lancillotto (seconda parte)
INTRODUZIONE

Merlino si rivolse quindi al padre della fanciulla con tono solenne: “Signore, sappiate che l’uomo al quale avete promesso la vostra unica figlia è ben degno del vostro alto lignaggio:
egli è Artù, figlio di Uter Pendragon, legittimo re della Grande Bretagna”.
La gioia di Leodagan fu immensa, così come quella di Ginevra. Qualche giorno più tardi, mentre si discuteva della data più opportuna per la celebrazione delle nozze, Merlino ricordò ai presenti che esse non potevano avere luogo fino a che la Bretagna non fosse stata liberata dal grande pericolo che incombeva su di essa. Il mago, che come al solito sapeva ciò che agli altri era sconosciuto, rivelò a tutti che in quel preciso istante il regno di Bretagna era devastato dagli invasori Sassoni, che, giunti dal mare numerosi come le foglie d’autunno, incontravano ben poca resistenza, dal momento che i migliori cavalieri erano al seguito di Artù. Questi si sarebbe dovuto recare subito in soccorso della sua terra per porre fine alle sofferenze di un popolo che stava perdendo ormai ogni speranza di salvezza. Grande fu il disappunto di Ginevra, che tuttavia non lasciò trapelare i suoi sentimenti. Tutti riconobbero l’avvedutezza del consiglio di Merlino, sicché venne deciso che la partenza avesse luogo il giorno successivo. La guerra contro i Sassoni fu assai dura, ma si concluse in pochi giorni con un completo successo: i nemici lasciarono sul campo centinaia di morti e i superstiti furono costretti a riparare precipitosamente sulle loro navi per salvare la vita. La vittoria inoltre lasciò nelle mani di Artù uno splendido bottino, che egli divise equamente con i suoi vassalli. Sei giorni dopo lo scontro, il re partì verso la Carmelide, seguito da Merlino, da San, da Sohor e da molti valenti cavalieri. Fuori dalle mura di Carohaise gli venne incontro con un gran seguito Leodagan, che entrò nella città cavalcando a fianco del futuro genero. Il matrimonio fu fissato per la settimana successiva. Il giorno stabilito, tutti i gentiluomini del regno, oltre a quelli del seguito di Artù, si riunirono a corte. La grande sala del trono, dove si sarebbe svolto il banchetto, era stata addobbata in modo splendido: i pavimenti erano ricoperti di erbetta fresca e verdissima, e dovunque erano disseminati fiori dal profumo inebriante; il sole, che penetrava attraverso le ampie finestre, ravvivava i colori e rallegrava gli animi. La cerimonia fu solenne, come si addiceva al lignaggio degli sposi; l’arcivescovo stesso cantò la messa, mentre spettò al cappellano di corte benedire il matrimonio. Al termine della funzione religiosa, tutti i nobili si trasferirono nel palazzo reale per prendere parte al banchetto, che fu degno di una simile occasione.
Molti anni trascorsero e la fama della Tavola Rotonda conquistò il mondo.
Da ogni parte del regno e anche da terre lontane i visitatori giungevano a frotte per vedere la corte di Camelot, di cui cantavano ormai i trovatori nei castelli e i giullari nelle piazze. Nessuno si sorprendeva dunque, a corte, nel vedere gente sconosciuta camminare per le vie della città o entrare con rispetto nel castello, tuttavia molti furono colti da stupore di fronte all’insolito corteo che una sera, la settimana precedente la festa di san Giovanni, varcò le porte della capitale. Vi giunse pure una nobile dama “La Signora del Lago” che chiese al re il favore di nominare cavaliere un giovine che era al suo seguito. Artù acconsentì. Il giorno dopo, il giovane valletto si recò al castello per parlare con il re. Venne subito ricevuto da Artù, a fianco del quale sedeva Ginevra, che fu particolarmente colpita dalla bellezza dell’adolescente, riccamente vestito e capace di muoversi con una naturale grazia. Desiderosa di conoscere qualcosa di lui, la regina gli chiese quale fosse il suo nome, ma egli disse che non sapeva; allora essa gli domandò da dove provenisse, ma si sentì rispondere che nemmeno questo egli sapeva. Alla fine, il giovine venne fatto cavaliere, divenendo Sir Lancillotto del Lago ed ottenne dal sovrano il primo incarico, che fu quello di difendere con la spada i diritti della dama di Noant.
Purtroppo, tra Ginevra e Lancillotto nacque un grande amore, che rimase segreto per
lungo tempo. Lancillotto trascorse molti anni alla corte di re Artù, al servizio del quale
compì gesta che nessuno prima di lui aveva ancora tentato. Grande fu la gloria che seppe
conquistare e grandi gli onori che ricevette, ma ogni sua impresa, nel segreto dell’animo,
egli continuò a dedicarla a Ginevra, la donna a cui era legato da un sentimento così forte
che mai alcun uomo ne aveva provato uno uguale. La regina, che lo ricambiava di altrettanto amore, era assai orgogliosa di essere l’ispiratrice di tante prodigiose avventure. Il loro legame, tuttavia, non poteva restare segreto per sempre e furono Galvano e i suoi fratelli, Mordret, Agravain, Guerrehes e Gaheriet, ad accorgersene per primi. Avendolo saputo, Artù tese un tranello ai due amanti e la cosa riuscì. Sorpreso nella camera della regina, Lancillotto scappò con l’aiuto delle armi e Ginevra fu condannata al rogo.(continua)
[Da “Un unico grande sogno” di Franco Pastore - Ed. ebook 2006 a cura di Poetilandia]

Mercoledì
Set 3,2008

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Cara/o lettore,

forse non sapevi e così, affinchè tu non possa dire in seguito, “Ah, ma non lo sapevo… Non la conoscevo…Nessuno mi aveva detto nulla!” abbiamo preferito mandarti una mail per presentarti ECAD (Ebraismo Culture Arti Drammatiche,visitateci al sito www.ecad.name) la nuova associazione che Anna Foa, Vittorio Pavoncello, Elaine O’Reilly hanno da poco creato. Avremmo voluto aspettare un po’, di essere più pronti per presentarci, ma poi l’occasione ha fatto sì che collaborassimo con il Festival di Drammaturgia Contemporanea Internazionale “IN ALTRE PAROLE” ed allora quale occasione migliore per dirvi: ci siamo anche noi da oggi! Nel mondo, nella cultura, nelle arti e in tutto ciò che dialoga… sia con l’ebraismo che con l’ambiente nel quale viviamo.

Perciò ci è gradito di invitarvi il giorno 9 settembre alle ore 21…ma leggete il seguito della mail o l’allegato.

Speriamo di incontravi e di collaborare presto anche voi se ne avrete piacere.

un cordiale saluto a tutti
ECAD

associazione GENTA_ROSSELLI ECAD
presentano
nell’ambito del Festival di Drammaturgia Contemporanea Internazionale
IN ALTRE PAROLE

BENEDICTUS
di

Motti Lerner
regia
Vittorio Pavoncello

con
Antonio Buonanno MONACO
Giuseppe Lorin BEN MARTIN
Walter Toschi ASHER MUTTAHEDE
Bruno Viola ALI KERNANI

In anteprima italiana il testo dello scrittore israeliano Motti Lerner, il giorno 09/09/08 alle ore 21 presso il Teatro LoSpazio- via Locri, 42 - Roma per il Festival di Drammaturgia Contemporanea Internazionale IN ALTRE PAROLE.
La trama è avvincente, siamo a 72 ore prima dell’attacco che gli Stati Uniti hanno deciso di sferrare all’Iran degli integralisti che non hanno risposto al divieto di dotarsi di armi nucleari. Un iraniano Ali Kermani, e un israeliano Asher Muttahede, un tempo amici a Teheran e divisi in seguito dalle svolte politiche intraprese dalla Rivoluzione Iraniana si danno appuntamento in segreto, ospiti di un monastero benedettino a Roma, per cercare di fermare o di trarre ognuno il proprio vantaggio da una guerra che si preannuncia catastrofica. Il loro incontro è monitorato dai servizi segreti americani nella figura nell’ambasciatore americano Ben Martin, e dal Monaco che li ospita. Fra i ricordi di una antica amicizia, e l’urgenza di poter modificare le cose senza dover far ricorso alla guerra, si ripercorre la storia degli ultimi decenni dell’Iran, riflessa nello scorrere, contemporaneo sia delle ore che della storia, verso la violenza. Un coinvolgente thriller drammaturgico che terrà con il fiato sospeso fino alla fine.

Motti Lerner nato in Israele nel 1949, Studied mathematics and physics at the Hebrew University, Jerusalem. ha studiato matematica e fisica presso l’Università Ebraica, di Gerusalemme. Studied theatre in various theatre workshops in London and San Francisco. Ha studiato teatro in diversi workshop di teatro a Londra e San Francisco. In 1976-1979 wrote and directed plays for experimental and street theatres. Nel 1976-1979 ha scritto e diretto per teatro sperimentale e sperimentali e teatro di strada. Dal 1979 al 1984 è stato direttore e drammaturgo al Khan Theatre di Gerusalemme. Autore fIn 1979-1984 was director and dramaturg at the Khan Theatre in Jerusalem.Free-lance dal 1984, ha scritto sceneggiature per i principali teatri e canali TV israeliani. His plays were produced in the US, England, Germany, Switzerland, Austria, and Australia. Molte delle sue opere sono state prodotte negli Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Svizzera, Austria e Australia. Teaches “political playwriting” at Tel Aviv University. Insegna “politic playwriting” a Tel Aviv University. In 1992 was writer in residence at The Center for Postgraduate Hebrew Studies in Oxford. Nel 1992 è stato scrittore in residenza presso Hebrew Studies in Oxford. In 1994 won the Prime Minister of Israel Award for Writers. Nel 1994 ha vinto il Prime Minister of Israel Award for Writers.Ha frequentemente tenuto conferenze in Europa e in U.S.A nelle università israeliane sui temi del teatro ed in particolare sul teatro israeliano e il conflitto israelo-palestinese.

ingresso libero
Martedi 9 settembre h. 21 BENEDICTUS di Motti Lerner, regia Vittorio Pavoncello
Festival Drammaturgia Contemporanea Internazionale IN ALTRE PAROLE
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ARTE E CULTURA SOTTO LE STELLE

Venerdì
Ago 29,2008

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SAN NICOLA LA STRADA - Ecco «Baraumba» Serata in musica a San Nicola per «Arte e Cultura sotto le stelle». Per la rassegna estiva di spettacoli all’aperto organizzata dall’amministrazione comunale che proseguirà fino al 13 settembre, è previsto questa sera il Baraumba Acoustic Project Tour. San Nicola la Strada, Arena Comunale, stasera alle 21. Ingresso 2,50 euro. Teano Ethnic Arriva a Teano la terza edizione del festival musicale multietnico. Saliranno sul palco questa sera Dioniso Folk Band, Uk Medley & Vassilj che si esibiranno in uno spettacolo di musica popolare ucraina, e gli Alma Populi in concerto con tammurriate e pizziche nostrane. Teano, centro storico, questa sera a partire dalle 21. Show a San Potito Proseguirà per tutta la settimana, in concomitanza con il campionato mondiale di parapendio, la rassegna «Divertiamoci sotto le stelle». Questa sera salirà sul palco S-Funk che si esibirà in alcune cover di James Brown, mentre domani sera spazio al revival anni ‘70 e ‘80 per una discoteca sotto le stelle. San Potito Sannitico, Via Porta Agricola, tutte le sere fino a domenica a partire dalle 21.

Mercoledì
Ago 27,2008

Comunicato Stampa
Venerdì 10 ottobre 2008, alle ore 18, presso 501 RECEPTIONS BARKLY STREET FOOTSCRAY, Sotto il patrocinio del Consolato Generale D’ITALIA in Melbourne, dell’Istituto Italiano Cultura, con il supporto della Camera di Commercio ed Industria (more…)

PROSEGUE ANCHE AD AGOSTO LA RASSEGNA ESTIVA

Mercoledì
Ago 27,2008

di Nunzio De Pinto

SAN NICOLA LA STRADA
- Continua l’ottava edizione della rassegna estiva “Arte e cultura sotto le stelle”, organizzata dal Comune con il Patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Caserta. Per la rassegna collaterale “Cinema sotto le stelle” il mese di agosto (more…)