(Facciata della chiesa – foto di Mattia Branco)
(Immagine di Maria SS. Delle Grazie – foto di Tilde Maisto)
(Un’antica immagine di Maria SS. delle Grazie, situata in una cappella a Lei dedicata)
(Cappella dedicata alla Madonna sita in Via Roma – Cancello ed Arnone)
CENNI STORICI:
Nel libro: Cancello ed Arnone (ossia della terra di Cancia e della terra di Lanio) scritto dalla prof.ssa Mariateresa Laudando, per volontà del Comune di Cancello ed Arnone, leggiamo quanto segue:
La principessa Aloara, vedova del principe Pandolfo, soprannominato “Capa di ferro” reggeva il principato di Capua con suo figlio Landolfo circa gli anni del Signore 993 e fece privilegio di esenzione all’Arcivescovo Atenolfo facendogli successivamente costruire un Monastero il cui Abate fu S. Ademario, cittadino capuano. Di questo documento scrisse Pietro Diacono Cassinese e attualmente si trova nell’Archivio del Monastero di Aversa. In quel tempo, il suddetto Monasteror isultava essere unito a quello di Capua e per circa tre secoli quest’ultimo, fu un piccolo Ospizio con un Priore e due monaci per l’amministrazione forse dei beni esistenti nel territorio capuano. Successivamente, l’Abate di S. Lorenzo, avendo abbandonato il Monastero di Capua assegnò al Capitolo e Mensa Arcivescovile di quella città, invece dell’annuario tributo, ossia canone, che consisteva in “Singulos annos frumenti medamnos 24 et fabarum corbem”, 100 moggia di territorio “In terra Cantiae” e da allora la chiesa che si costruì in questa terra fu visitata sistematicamente dall’Arcivescovo di S. Lorenzo. Quasi certamente si tratta della chiesa di Cancello, quella che oggi va sotto il titolo di Maria Regina di tutti i Santi. Le visitazioni venivano scrupolosamente annotate e grazie a queste relazioni che oggi si conservano nell’Archivio Arcivescovile di Capua, molti fatti non chiari, vengono finalmente alla luce.
Si riporta che quando iniziarono le visitazioni in detta chiesa, c’era l’usanza di entrarvi in processione, come si trova scritto nel Capitolo Metropolitano nella IV Feria delle rogazioni, e si aggiunge, “essendo tenuto detto Monastero di dare per ogni Canonico un picciol pane ed una picciola provatura, o sia mozza, in ricognizione del dominio del suolo di detto Monastero, le cui celle in case, cangiate al presente si veggono”.
Questi documenti risultano essere importanissimi perchè da questi si evince che la mozzarella sia nata in terra Cancia, cioè a Cancello per opera di questi monaci, proprio come avvenne in Francia con il famoso Dom Perignon.
La scoperta di questo importantissimo dettaglio è venuta alla luce per un caso fortuito, in quanto si cercavano notizie della Chiesa di Cancello. Purtroppo, per quanto riguarda questa, le frequentissime distruzioni, prima per le inondazioni del Volturno, (che attraversa il paese) poi a causa delle due guerre mondiali, hanno fatto si che le testimonianze della originaria struttura e delle opere che si conservano in ogni luogo di culto venissro a mancare del tutto.
Però , da un documento Omnium sanctorum in Cancello, datato 1766 si ricavano le seguenti notizie: “Della Chiesa Parrocchiale di Cancello si leggono presso Michele Monaco le seguenti parole: Sub invocatione omnium sanctorum est Parochialis in Civitate, et in Villa Cancelli; e nella tassa Antica delle Decime: R.E. Omnium Sanctorum de Villa Cancelli in tarenis tribus. In questa Parrocchiale sotto il titolo di Tutti i Santi vi sono quattro Cappelle: una del Corpo di Cristo, l’altra della Vergine del Rosario, la terza delle Anime del Purgatorio , e la quarta, ch’è di juspadronato di Alfonso di Petrillo. Oltre all’enunciate Cappelle ve n’è anche una rurale nel medesimo distretto sotto il titolo di S. Maria delle Grazie. Nel distretto di questa Parrocchia vi sono altresì due semplici benefici: uno di S. Angelo, e l’altro sotto il titolo di S. Carlo. Il Parroco porta la cura di duecentonovantaquattro Anime”.
Oggi è vivissimo in questa chiesa il culto della Madonna delle Grazie la cui festività ricorre il 2 luglio. In quel giorno nei tempi antichi, era d’usanza, sospendere tutti i lavori legati all’agricoltura e nello specifico la trebbiatura del grano.
Successivamente per questioni economiche, il popolo preferì festeggiare la Madonna la seconda domenica di settembre, quando cioè in genere si riscuotono i proventi dei raccolti. In questa occasione è d’uso percorrere in processione “il miglio” portandosi fino ad una edicola votiva fuori l’abitato su una strada che porta verso la campagna.
ATTUALMENTE:
Ai giorni nostri in onore di Maria SS. delle Grazie, Regina di tutti i Santi si organizzano due feste:
- la prima il 2 luglio solo a carettere religioso, con Messe Solenni e Processione dei fedeli che fanno girare la Madonna per le principali strade cittadine, portandone l’immagine sulle spalle;
- la seconda, solitamente intorno all’11 – 12 – 13 e 14 Settembre, in questa occasione si tratta di solenni festeggiamenti in onore della Madonna che unendo il sacro al profano danno vita ad una festa attesa dai cittadini come “LA FESTA DELLE FESTE”.
UNA TIPICITA’ DI QUESTE DUE RICORRENZE SONO “I BATTENTI”
La sfilata dei “battenti”, che iniziano il loro percorso alle 4,30, percorrendo vari chilometri, raggiungono le strade del paese intorno alle 10,00, mentre nel pomeriggio, durante la solenne processione, portano la Madonna sulle spalle.
I “Battenti” sono pellegrini, vestiti di bianco con fasce e sciarpe colorate, che avanzano a passo di corsa e che partecipano generalmente per un voto o per tradizione di famiglia.
“I battenti” che in dialetto sono “’e vattiente”, detti anche “fujente” proprio per il voto che fanno di correre sempre, oggi appartengono a due tendenze, l’una a carattere più semplicemente per compiere a piedi scalzi il pellegrinaggio all’immagine…., mentre all’altra tendenza appartengono quei gruppi che portano in processione l’immagine della Madonna su baldacchini di varie forme e dimensioni chiamati “toselli”..
Nel pellegrinaggio dei “battenti” è facile individuare episodi di una cultura contadina arcaica, vecchie tradizioni miste a riti religiosi.
Bellissima festa, dunque, un connubuio perfetto tra: fede, religione, tradizioni e folklore.
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Carissimi Amici, tale articolo nasce dalla richiesta di un lettore che mi scrive dalla Sardegna chiedendomi informazioni sulla nostra venerazione a Maria Regina di tutti i Santi, infatti dopo alcune informazioni egli mi scrive quanto segue:
Grazie Sig.ra Matilde per la su disponibilità.
Allora, appurato come speravo, che da voi si venera la Madonna sotto il titolo di tutti Santi, le chiedo di fornirmi una sua immagine;
riguardo alle notizie vorrei sapere come e quando è nato questo culto nella vostra comunità e tutte le altre informazioni che lei riterrà utili. Deve sapere che nella mia parrocchia la Regina di tutti i Santi si venera dal 1730, cioè ben prima che il titolo comparisse nelle litanie lauretane. La festa è fissata nei giorni 10,11,12 e 13 settembre (è strano che coincida con la vostra festa). E’ per noi la festa patronale, con manifestazioni religiose e civili: canti tradizionali a chitarra, a poesia e concerti vari. Processione lungo le vie dellabitato con accompagnamento di gruppi in costume e banda musicale. Il 12 pellegrinaggio a “Pedras Doladas” località in montagna, in cui secondo la tradizione fu ritrovato il Simulacro dentro una antica Tomba di gigante.
Questo titolo della Madonna, come saprà, non è comune, e le mie ricerche in merito non hanno dato molti risultati, per questo non cesso di cercare.
Sarebbe bello se potessimo fare uno scambio culturale relativo alla nostra comune devozione.
Le mando qualche foto della nostra Madonna e della sua festa, una foto è in realtà la copertina di un libro che ho scritto qualche anno fa.
Cordialmente, Giovanni
(Scano Montiferro chiesa parrocchiale)
(Pedras Doloras)
(Immagine Regina di tutti i Santi)
VALLE AGRICOLA. Anche quest’anno la Pro Loco di Valle Agricola, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale,ha deciso di promuovere e rilanciare il Carnevale tradizionale, mettendo in moto una macchina organizzativa di tutto rispetto. L’appuntamento è per martedì 16 febbraio, dalle ore 10,30 fino alla sera,sfileranno per le viuzze del bel centro storico di Valle Agricola i tradizionali carri allegorici, che riproporranno temi appartenenti alla tradizione locale e la sfilata del “Carnevale Coraesma”, con le più svariate maschere, una festa di colori e di allegria, con raduno in Piazza XX° Settembre per dar vita ad una grande festa. Momento clou della manifestazione sarà la rappresentazione dei ” 12 Mesi ” con la partecipazione di tutta la popolazione, a chiudere l’evento allegramente saranno i coinvolgenti canti e balli locali come la “Ballarella Valligiana “.
Nel corso della festa verrà premiata la Maschera più bella,spazio, naturalmente sarà dedicato anche alla gastronomia, atta a soddisfare le esigenze di tutti i palati,con prelibatezze tipiche dei giorni di carnevale, a cui è difficile rinunciare. Si preannuncia una giornata all’insegna del totale divertimento per tutte le età, dai genitori ai bambini fino ai nonni e a chiunque abbia voglia di mascherarsi ma anche per chi vuole godersi solo lo spettacolo. Per l’occasione, non è stato trascurato nulla ,se dovesse piovere,precisa la Pro Loco, l’intera manifestazione sarà spostata presso la CEA in via Aldo Moro.
Pietro Rossi
Il Carnevale!
Per grandi e piccini, ecco la festa più allegra, più colorata, più mascherata e…più “coriandolata” dell’anno!!!
Carnevale è da sempre la festa dei bambini, ma coinvolge anche gli adulti. Anzi, si potrebbe dire che è un modo per i grandi di ritornare bambini, allegri e spensierati, approfittando di questi giorni per giustificare l’allegria e le stramberie che raggiungono i livelli massimi nella settimana di chiusura del Carnevale.
Carnevale: Origini e storia
Il carnevale è una festa che si celebra nei paesi di tradizione cristiana (ed in modo particolare in quelli di tradizione cattolica) nel periodo di tempo immediatamente precedente alla Quaresima; i principali eventi si concentrano comunque tra febbraio e marzo.
I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare l’elemento più distintivo del carnevale è la tradizione del mascheramento.
Benché facente parte della tradizione cristiana, i caratteri della celebrazione carnevalesca hanno origini in festività ben più antiche che, ad esempio nelle dionisiache greche e nei saturnali romani, erano espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza.
La parola carnevale deriva dal latino “carnem levare” (“eliminare la carne”), poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima. In quanto immediatamente precedente alla Quaresima, il periodo della celebrazione varia di anno in anno, mentre la durata della festa può variare (a seconda della tradizione) da una settimana a qualche mese.
La Chiesa cattolica considera il Carnevale come un momento per riflettere e riconciliarsi con Dio. Si celebrano le Sante Quarantore (o carnevale sacro), che si concludono, con qualche ora di anticipo, la sera dell’ultima domenica di carnevale.
Il Carnevale ha termine il Martedì grasso, giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri, quando ha inizio la Quaresima. Un’eccezione è data dal carnevale di Borgosesia che prevede un’appendice nei giorni di inizio della Quaresima con la festa detta del Mercu Scurot.
IL CARNEVALE A CANCELLO ED ARNONE
Quest’anno, qui a Cancello ed Arnone, si respira un’aria di gran fermento per la preparazione di due carri allegorici. Infatti il club Napoli San Paolo, ormai alla 4^ edizione, sta preparando il carro che rappresenterà i personaggi della Walt Disney
Nel contempo in via Settembrini si sta lavorando per l’allestimeno di un 2° carro, che rappresenterà il “Circo”
Gli organizzatori di entrambi i carri stanno lavorando con impegno ed entusiasmo per portare allegria e spensieratezza nella nostra cittadina e Cancello ed Arnone News è lieta di augurare ad entrambi un buon lavoro per il raggiungimeno di un meritato successo.
Tilde Maisto
Edizione 2010
Carnevale di Villa Literno
Dal 7 al 16 Febbraio si terrà la XXV Edizione del Carnevale di Villa Literno.
PROGRAMMA DEL CARNEVALE 2010
7 FEBBRAIO 2010
PIAZZA MARCONI:PRESENTAZIONE DEI CARRI E GONFALONI.
13-14 E 16 FEBBRAIO
CORSI MASCHERATI DALLE ORE 16 IN VIA AVERSA
16 FEBBRAIO
SERATA FINALE E PREMIAZIONI IN PIAZZA GARIBALDI.
Che cos’è?
Il Carnevale di Villa Literno è un palio fra Rioni cittadini che nella contemporanea veste folkloristica si svolge regolarmente ed in costante crescita dal 1984. n coinvolgente clima di festa, i Rioni si presentano in gara con migliaia di figuranti sulla base di diverse discipline artistiche: carri allegorici originali di ottima fattura, proposte musicali e costumi tipici, suggestive coreografie di gruppo, scenette comico-satiriche ispirate al recupero di tradizioni medioevali sull’impronta delle antiche “fabulae atellane” tipiche dei Saturnali.
Proprio questa caratteristica rende il Carnevale di Villa Literno esempio raro fra i Carnevali d’Italia e d’Europa: ai carri allegorici si abbina un lungo corteo di figuranti, che sviluppano il tema del carro non solo attraverso gli abiti ma anche con coreografie di gruppo, veri e propri balletti e scenette di carattere comico-satirico. Ciò crea dei veri e propri spettacoli itineranti, lungo le strade del paese.
Come si organizza?
La preparazione degli spettacoli impegna centinaia di giovani per i due mesi precedenti il Carnevale. Presso le sedi dei rioni o anche dei cortili delle case, a gruppi, ogni sera i giovani provano le coreografie inventate per loro dai responsabili- anch’essi volontari e spesso di giovane età. A monte, fin dall’autunno, dopo aver individuato il tema e la modalità attraverso la qualesvilupparlo, in ogni rione c’è il lavoro preparatorio: scelta delle musiche, disegni dei vestiti, preparazione del bozzetto dei carri.
Questa fervente attività ha un duplice beneficio sulla collettività. Innanzitutto rappresenta una vera e propria scuola artistica “sul campo”: i giovani vengono spronati a manifestare le loro predisposizioni espressive- nel campo del disegno, della recitazione, del ballo e, più in generale, la loro creatività. Inoltre si abituano a stare insieme, a collaborare, a scegliere democraticamente. È stato verificato che durante il periodo immediatamente precedente il Carnevale, a Villa Literno si avverte una sensibile diminuzioni di episodi criminosi, nonostante l’incontro fra centinaia di giovani potrebbe far presupporre il contrario.
I riconoscimenti istituzionali…
Lo scorso anno, il Carnevale di Villa Literno ha partecipato alla Lotteria Nazionale, come unico rappresentante dei Carnevali del Meridione, insieme al Carnevale di Viareggio. Un’occasione unica per la nostra comunità e per tutto il Mezzogiorno d’Italia, che le Istituzioni, i volontari, i cittadini, con la preziosa collaborazione degli operatori dell’informazione, possono riscattare questo territorio spesso vilipeso (a volte ingiustamente) in virtù delle tante problematiche che lo contraddistinguono.
L’intensa partecipazione popolare e l’interesse degli esperti per le inedite peculiarità di questo Carnevale hanno raccolto l’autorevole riconoscimento della Federazione Italiana Carnevali premiando l’identità folkloristica locale nell’ultimo convegno nazionale realizzato a Villa Literno nell’aprile 2002, dal titolo “Il Carnevale come veicolo trainante di cultura, economia e turismo”.
Nell’autunno 2007 si è tenuta a Villa Literno l’Assemblea nazionale della Fic. Sul piano della promozione turistica, la Regione Campania ci ha onorato del suo patrocinio e la Provincia di Caserta ha voluto testimoniare le virtù dell’evento prospettando una partecipazione organizzativa e classificando la manifestazione come “il Carnevale di Terra di Lavoro”.
Il 5 Dicembre 2007, a Palazzo Marini presso la Camera dei Deputati, i rappresentanti del Carnevale di Villa Literno hanno ricevuto il Premio Sciacca, per l’alto contributo sociale, culturale ed economico in una terra difficile.
Nel 2008 Villa Literno ha ospitato la finale nazionale del concorso Miss Carnevali d’Italia.
Il futuro…
Tra i futuri progetti, la consistente presenza di cittadini stranieri propone di includere nel concorso allegorico la comunità di immigrati come “rione virtuale multietnico”: un progetto di grande potenzialità per lo scambio e l’arricchimento culturale e di forte impulso al processo di integrazione etnica nazionale verso cui stiamo ricercando l’interesse ed il sostegno della CE.
Per formare nuovi artigiani che possano costruire i carri, il Comune ha indetto il progetto “Carretti in miniatura”, giunto quest’anno alla quarta edizione. Il progetto segue le diverse sessioni di corsi gratuiti per gli artigiani liternesi tenuti da maestri cartapestai di Viareggio e Putignano.
Venezia: al via l’edizione 2010 del Carnevale
Al via oggi la 30esima edizione del Carnevale di Venezia, dal 6 al 16 febbraio sarà un alternarsi di eventi e di appuntamenti. Al solito sono attesi migliaia di visitatori. Quello di quest’anno sarà un carnevale con meno spese e con più idee, hanno detto gli organizzatori. Atteso questa sera alle 21, Ferruccio Soleri che sarà il protagonista della commedia di Carlo Goldoni ‘Arlecchino servitore di due padroni’. Durante lo spettacolo ci sarà un momento di riflessione: un gruppo di operai dell’Alcoa di Fusina leggerà un documento sulla situazione delle fabbriche. Poi le tute blu si esibiranno in una parodia di “Full Monty”, si spoglieranno, rimanendo in mutande.
Anche quest’anno tornerà Sensation, sei sensi per sei sestieri. Il sestriere è una delle zone in cui è divisa Venezia, ognuna di queste ha adottato un senso. Il gusto per Cannaregio, l’olfatto per Sanata Croce, la vista per San Polo, l’udito per Dorsoduro, la mente e il cuore per San Marco e il tatto per Castello. Ogni sestriere proporrà divertimenti legati al gusto adottato.
E’ già partito, con una buona affluenza di pubblico, malgrado il maltempo, nel primo pomeriggio il Carnevale dei bambini con ospiti, attrazioni e divertimento per i più piccoli. Anche quest’anno , tutti giorni un nutrito programma renderà il Carnevale di Venezia, al solito, un’occasione unica.
Oggi, domenica 7 febbraio 2010, da San Pietro di Castello fino al Giardino di Piazza San Marco Dodici fanciulle veneziane in età da marito rapite dai pirati narentani e poi liberate dalla Serenissima. Questo l’antefatto storico da cui discende l’antica Festa delle Marie, ripresa in epoca moderna dal regista Bruno Tosi. Un evento diventato negli anni uno degli appuntamenti più seguiti della kermesse….
Venezia, volo dell’angelo apre carnevale
Settantacinquemila persone in piazza S.Marco
Il consueto volo dell’angelo in piazza San Marco ha dato il via ufficiale al carnevale di Venezia 2010.Con due ali d’oro a cingergli il capo l’angelo, impersonato quest’anno da Bianca Brandolini D’Adda, e’ planato dalla cima del Campanile al centro del Giardino delle Meravegie, in piazza. Settantacinquemila persone a naso all’insu’ hanno assistito al volo. Bianca indossava un sontuoso abito dove migliaia di ciuffi di tulle simboleggiavano aree piume.
Invece, domenica prossima a Mestre sarà la volta del Volo dell’asino.
Carnevale di Viareggio 2010: si apre il sipario sulla seconda domenica
VIAREGGIO (Lucca) – In attesa della seconda domenica del Carnevale 2010, in programma domani, l’organizzazione comunica tutte le novità del giorno, fra cui l’uscita della rivista ufficiale, il boom delle vendite dei biglietti delle sfilate, gli ospiti e l’attenzione dei media sull’evento. Nel frattempo si ricordano gli appuntamenti principali della giornata di domani.
LEONARDO PIERACCIONI BURLAMACCO D’ORO 2010
Alle 12 di oggi (domenica 7 febbraio) l’attore e regista toscano Leonardo Pieraccioni a Viareggio ha ricevuto il prestigioso Burlamacco D’Oro che è stato consegnato dal Presidente della Fondazione Carnevale di Viareggio Giovanni Maglione e dal Sindaco di Viareggio Luca Lunardini (Sala Conferenze Apt Versilia) e per assistere alla sfilata dei carri dalla tribuna d’onore di Piazza Mazzini.
A VIAREGGIO CARRI ALLEGORICI TRA POLITICA E CRISI ECONOMICA:
Il Carnevale di Viareggio, con i suoi giganteschi carri allegorici in cartapesta, frutto dell’inimitabile creativita’ e della straordinaria abilita’ scultorea e pittorica dei maghi viareggini, sfilano sul palcoscenico naturale della passeggiata lungomare della perla della Versilia. La crisi che incombe sull’economia mondiale, i personaggi della politica italiana (Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro, ecc.) ed internazionale, i protagonisti dello spettacolo e del costume contemporaneo, da Obama a Michael Jackson: anche per l’edizione 2010 lo storico Carnevale di Viareggio corre sull’onda delle piu’ roventi tematiche di attualita’.
Le immense opere d’arte in cartapesta ed in movimento, alte sino a 20 metri, stimolano ancora una volta riflessioni sui mali che affliggono la nostra societa’: il razzismo, l’inquinamento ambientale, il consumismo, la violenza sulle donne, ma anche il desiderio di rinascita di una citta’ ferita, Viareggio, da una strage senza precedenti, nel giugno scorso, con un disastro ferroviario che ha lasciato morti, feriti e distruzioni. Il Carnevale di Viareggio con i suoi corsi mascherati è iniziato domenica 31 gennaio, e continuera’ nelle domeniche di febbraio 7, 14, 21 e martedi’ 16
Capua città di eventi
Ufficio Stampa
Ernesto Genoni – AISNEWS (333 61 71 267)
INVITO /COMUNICATO STAMPA
XIX GENNAIO MMX
CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE
CARNEVALE DI CAPUA EDIZIONE 2010
Sabato prossimo, 23 gennaio 2010 con inizio alle ore 10.45, avrà luogo, nell’Aula Consiliare del Comune di Capua, “Palazzo del Governatore” in p.zza dei Giudici, la Conferenza Stampa di presentazione del “Carnevale di Capua” edizione 2010.
L’illustrazione della manifestazione, presenti l’Amministrazione Comunale, Proloco ed Associazioni operanti sul territorio, sarà a cura del “Comitato Capua Città d’Eventi” con Raffaele Modugno e don Gianni Branco, a condurre l’incontro il giornalista Ernesto Genoni.
Gradito un cortese cenno di adesione per la registrazione all’indirizzo di posta ernestogenoni@interfree.it.
Cordiali Saluti
P.S. – Eventuali variazioni vi saranno comunicate per tempo.
Cenni di storia del Carnevale di Capua:
“Dal 1886 ai nostri giorni..”
(Riferimento Storico tratto da Capuaonline)
Nel 1886 si ebbe l’unificazione in piazza dei Giudici del Carnevale rituale dei signori, che si era sempre svolto nel privato dei saloni, con quello del carnevale spontaneo e godereccio che il popolo celebrava in pubblico da sempre. L’annuncio viene dato dai cavalieri Francesco La Manna e Vincenzo Pizzolo organizzatori e dirigenti del primo comitato. Si realizza il primo corso mascherato, con i balconi fioriti e addobbati, con grandi lanci di confetti e di coriandoli, con una festa che otterrà un grande successo che nessuno si aspettava. In particolare, viene premiata una grande mascherata di oltre trenta persone che rappresentano la “sfiducia ai medici e lo sciopero degli infermi”, i carri degli “abitanti della luna” e del “globo misterioso”, le finestre dell’ultimo piano del palazzo Gianfrotta, in piazza dei Giudici, vengono trasformati, con opportuni addobbi, in un vero treno con vagoni tanto di locomotiva fumante.
Palese e ironico riferimento alla cosiddetta “direttissima” Napoli-Roma che era ancora da realizzarsi. Da questo momento il carnevale di Capua e’ un rito sempre celebrato, tranne che negli anni delle grandi guerre e delle catastrofi, una manifestazione che richiama nel vecchio centro storico della città tantissime persone provenienti da ogni parte della provincia e della regione, fa tornare a casa quelli che lavorano lontano, creare occasioni di nuove amicizie, di nuovi amori, e produce la materia prima per chiacchierare tutto l’anno! Nonostante sia passato abbondantemente più di un secolo dal suo inizio il Carnevale segue fedelmente un “cerimoniale” rigoroso e stabile, strettamente legato alla sua storia e a quella della città. Innanzitutto il carnevale inizia ufficialmente dopo la consegna delle chiavi della città dalle mani del Sindaco, o di un suo rappresentante , a quelle di RE carnevale, il quale dopo aver recitato il suo proclama al popolo si sofferma con il contributo dei suoi cortigiani a sottolineare con ironia pungente e pesante tutte le malefatte dei pubblici amministratori. E’ una vera regola a cui tutti si sono sempre attenuti, perché e’ nello spirito del carnevale di una città in cui il povero popolo ha avuto storicamente solo questo momento per esorcizzare i soprusi e le prepotenze degli eletti; cosa che vale anche in tempi di democrazia sofferente o zoppicante come spesso si dice oggi. L’edizione del 1908 ebbe grande risalto, infatti un cronista de “Il Mattino” (firmato Fanfulla), scriveva: “una grande folla gremiva la piazza, illuminata splendidamente da otto lampade ad arco. Notevole il getto di coriandoli, che a piene mani si spargevano sulle capigliature delle giovanette, e si lanciavano sul viso di tutti, cortesemente.” E’ bene sottolineare, come chiaramente si evidenzia da questa cronaca del tempo, che un’altra caratteristica del carnevale capuano e’ quella della “cortesia”, espressione dei modi di essere persone educate dall’esempio dei “signori” che erano stati parte dirigente e vitale della città nei secoli.
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Storia del Carnevale
Il Carnevale,festa di popolo per antonomasia,assume a Capua un significato particolare.Vecchia capitale del popolo osco,che ricordiamo conferiva alle feste di carattere orgiastico una valenza di sacralita’,Capua vive questa festa con sentimento nutrito,quasi elevandola ad esigenza non altrimenti sopprimibile.Gia’ nel Medio Evo e successivamente nel Rinascimento la festa era celebrata all’interno delle case,mediante rappresentazioni sceniche piuttosto licenziose e spesso ai limiti della morale comune.Solo alcuni anni dopo,nel periodo della dominazione francese,con l’acquisizione degli ideali libertari ed egalitari della Rivoluzione,il Carnevale usci’ dalle case per trasferirsi nelle strade,restituendo al popolo la proprieta’ di una festa autenticamente sua.Esistono notizie documentate dei primi Carnevali di Capua,svoltisi cosi’ come oggi si svolgono,che risalgono alla fine dell’800.Vivi nella memoria dei capuani i Carnevali organizzati,intorno ai primi del 900,dal cav.Lamanna.Dal coinvolgimento degli operai del Pirotecnico,datato in quegli anni,nacque la tradizione della costruzione dei carri allegorici e della bardatura delle carrozze.Da queste venivano distribuiti cioccolatini alcuni dei quali a forte stimolazione lassativa.Nei teatri cittadini venivano organizzati veglioni,ma il luogo deputato per i festeggiamenti era come e’ tuttoggi ,la piazza dei Giudici dove si svolgevano gare di ballo e dove venivano cantati i versi satirici che andavano sotto il nome di “cicuzze”.Tutta la popolazione indossava il tradizionale costume del “Domino”;solo da pochi anni questa tradizione e’ stata in parte soppiantata dalla costituzione dei gruppi mascherati,e dal conseguente uso di mascherarsi ricorrendo ai soggetti piu’ diversi.
(Documento storco a firma di Alfredo Porpora- tratto da sito captano)
Sant’ Antonio Abate, detto anche sant’Antonio il Grande, sant’Antonio d’Egitto, sant’Antonio del Fuoco, sant’Antonio del Deserto, sant’Antonio l’Anacoreta, fu un eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.
A lui si deve la costituzione in forma permanente di famiglie di monaci che sotto la guida di un padre spirituale, abbà, si consacrarono al servizio di Dio. La sua vita è stata tramandata dal suo discepolo Atanasio di Alessandria. È ricordato nel Calendario dei santi della Chiesa cattolica e da quello luterano il 17 gennaio,
Sant’Antonio fu presto invocato in Occidente come patrono dei macellai e salumai, dei contadini e degli allevatori e come protettore degli animali domestici; fu reputato essere potente taumaturgo capace di guarire malattie terribili.
Il “fuoco di Sant’Antonio”
Tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco vengono posti sotto la protezione di sant’Antonio, in onore del racconto che vedeva il santo addirittura recarsi all’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori.
Per questo, tra i molti malati che accorrevano per chiedere grazie e salute, molti erano afflitti dal male degli ardenti, conosciuto anche come fuoco di Sant’Antonio e corrispondente a due diverse malattie: l’ergotismo, causato da un fungo parassita delle graminacee, e l’herpes zoster, causato dal virus varicella-zoster (o VZV, che si riattiva nell’organismo in concomitanza con un indebolimento delle difese immunitarie a causa dell’età o patologie gravi). Entrambe le malattie si manifestano sotto forma di eritemi e vescicole con un decorso di poche settimane. Il liquido delle vescicole è contagioso. Particolarmente fastidiosa e a volte molto dolorosa è la nevralgia post-erpetica caratterizzata da dolore prolungato che può permanere a volte per anche un anno. Il trattamento farmacologico prevede l’uso di farmaci antivirali, però di poca risoluzione.
Gli animali domestici
Sant’Antonio tuttavia è considerato anche il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo.
La tradizione deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella.
Secondo una leggenda del Veneto (dove viene chiamato San Bovo o San Bò, da non confondere con l’omonimo santo), la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.
Sant’Antuono
Nell’Italia meridionale Sant’Antonio abate è comunemente chiamato “Sant’Antuono”,
“Làmp’, saettà e tuòno…chesta è ‘a mùseca ‘e Sant’Antuono”.
Sant’Antonio Abate, come abbiamo innanzi accennato è una festa di origini antichissime, festeggiarne la ricorrenza significa, ogni anno, scatenare le forze positive e, grazie all’elemento apotropaico del fuoco, sconfiggere il male e le malattie sempre in agguato. Una festa di buon auspicio per il futuro e all’insegna dell’allegria.
Anche nella città di Cancello ed Arnone è d’uso, per il 17 gennaio di ogni anno, festeggiare Sant’Antonio Abate, con grandi falò che scoppiettano nella fredda serata invernale nei rioni cittadini. La gente che si riversa per le strade cantando e ballando, inneggia al Santo affinchè offra protezione.
Si tratta di una folkloristica tradizione, che unendo il sacro con il profano crea armonia tra tante persone ed un sano divertimento.
BUON DIVERTIMENTO A TUTTI!
di Nunzio De Pinto
SAN NICOLA LA STRADA – Domani, lunedì 4 gennaio 2010, alle ore 10.05, nel corso del programma di Rai Tre “Cominciamo Bene” condotto da Fabrizio Frizzi, Elsa Di Gati e con la partecipazione di Rita Forte, saranno presenti in divise militari borboniche ed in abiti briganteschi i Rievocatori delle Associazioni Storico Culturali “Capo di Lupo” – Storia Cultura Arte e Tradizione – Antica Terra di Lavoro e “Lo Schioppo” – Briganti Patrioti Soldati. Negli studi televisivi della DEAR di Roma, entrerà il vessillo borbonico portato con fierezza dall’Alfiere del 1° Reggimento Estero del Real Esercito, di scorta alla bandiera saranno presenti Briganti Legittimisti che porteranno con onore i gigli borbonici cuciti sulle coccarde rosse. Argomento del programma sarà l’anniversario dell’Unità d’Italia. Interverranno al dibattito fra gli altri Paolo Mieli (giornalista) e il prof. Vittorio Zucconi (storico). Ci sarà la presenza anche del grande regista Mario Monicelli. Dopo il successo ottenuto nel corso del 2009, la partecipazione alla trasmissione ribadisce e rimarca l’assoluto livello d’eccellenza raggiunto in ambito nazionale da entrambe le Associazioni nei campi della ricerca e riscoperta della storia e delle antiche tradizioni di un ricco e glorioso territorio erroneamente definito “Ciociaria” e che storicamente rappresenta invece l’Alta Terra di Lavoro. I Rievocatori attivi da oltre un decennio, sono stati così promossi per l’impegno dimostrato nel difficile settore della rievocazione storica civile e militare di qualità del periodo compreso fra il 1799 ed il 1870.

Le musiche della tradizione Natalizia, una pioggia intensa ed un clima non certo rassicurante hanno fatto da cornice alla inaugurazione della XIII edizione del Presepe Vivente di Pimonte, il comune del napoletano situato sulle pendici dei monti Lattari. Ad organizzare l’edizione 2009/2010 l’associazione Valle del Lavatoio, che riproponendo la rappresentazione attraverso una schema consolidato da anni, si prefigge l’obbiettivo di promozionare il territorio. Ventidue le capanne situate lungo i sentieri della Valle, dove maestri artigiani espongono, vestiti con costumi dell’epoca fedelmente riprodotti, le specialità locali che sovente vengono offerte ai visitatori più curiosi. “La manifestazione si è resa possibile grazie alla collaborazione degli abitanti del luogo, i quali, sacrificando tempo alle loro famiglie, hanno lavorato negli ultimi cinque mesi per allestire questo spettacolo” ha dichiarato l’Architetto Francesco Donnarumma, presidente dell’associazione “l’obiettivo del prossimo anno sarà quello di accrescere l’esposizione dei prodotti tipici della tradizione alimentare della regione”. Tra i visitatori della prima giornata, il Segretario regionale del settore agroalimentare della Ugl Campania Ferdinando Palumbo, il quale ha voluto esternare un un convinto apprezzamento agli organizzatori per la qualità della rappresentazione e per la scelta di averla associata alle eccellenze locali. Il presepe Vivente di Pimonte resterà ancora aperto il 27 dicembre il 1,
di Nunzio De Pinto
SAN NICOLA LA STRADA – Canti e balli per ricordare il folletto “Mazzammauriello”. È quanto si prefigge lo storico sannicolese Francesco Nigro, già sindaco di San Nicola La Strada. Domani, venerdì 26 giugno, con inizio alle ore 20.30, in Via Grotta, n. 66, a San Nicola la Strada, nel ricordo di “Mazzammauriello” il gruppo di musica popolare “A via ‘e Perruni” eseguirà canti tradizionali e tammurriate. I componenti del gruppo Francesco NIGRO (nacchere e voce narrante), Giuseppe GIONTI (chitarra ritmica e voce), Massimo BASSO (chitarra solista e voce), Paola PALLISCO (tammorra), Angelo RIZZI (putipù e percussioni varie), Raffaele NEGRO (voce solista), Franchino DEL PRETE (fisarmonica), Sergio D’ERRICO (tammorra) canteranno e racconteranno la storia e il passato delle nostre terre. I canti di amore, di lavoro e di preghiera saranno accompagnati dai balli e dai ritmi di Marilena, Maria Rosaria, Carmen, Angela, Gianni, Nicola, Maria Cristina, Agostino e Mario, che inviteranno “Mazzammauriello” ad uscire dalla tana e a suonare la tammorra e le nacchere. I partecipanti alla manifestazione tradizionale potranno avere il piacere di stringere la mano a “Mazzammauriello”, l’omino, il folletto, che è stato sempre il terrore dei bambini. Il gruppo di musica popolare ‘A via ‘e Perruni, nato in seno all’Associazione di cultura e tradizioni popolari “Il Giardino” di San Nicola la Strada (CE), canta e racconta la storia e la vita del passato delle nostre terre. I canti di lavoro, di amore, di lotta e di preghiera sono accompagnati da strumenti di fattura artigianale: tammorre, castagnette, scacciapensieri, putipù, percussioni varie, chitarra classica. ‘A via ‘e Perruni è il nome di un’antica strada, come antichi sono i motivi e le parole dei canti, che ricordano vicende liete e tristi della nostra realtà rurale del tempo andato. Il gruppo musicale, attraverso la ricerca, la recita e l’esecuzione di canti popolari, tammurriate, filastrocche, proverbi, cantilene e detti, punta ad appassionare gli ascoltatori e a salvare dalla scomparsa definitiva testimonianze delle nostre tradizioni e delle nostre radici. Il legame con la storia locale non può essere spezzato, aiuta a capire il presente e a costruire il futuro.