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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Italia dei Diritti’ Category

giovedì
lug 29,2010
Comunicato stampa


Il responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti:“È ora che i romani la finiscano di credere all’efficienza dei servizi pubblici ed entrino nell’ottica italica per cui ogni iniziativa è solo la scusa per dare incarichi e soldi ai soliti amici”

Roma, 29 luglio 2010 –  Nella giornata di oggi la società di trasporti pubblici del Comune di Roma dovrebbe inaugurare il nuovo servizio di bike sharing del II municipio, nell’area pedonale di piazzale Flaminio. Il condizionale è d’obbligo perché da quanto emerge dal sito internet dell’Atac l’inaugurazione non è stata ancora confermata, dunque gli stalli previsti per le bici verdi potrebbero subire dei ritardi. “Le preoccupazioni e le critiche sono immotivate – ha detto Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti – perché diversamente dal resto del mondo noi in Italia facciamo sempre le cose alla grande. Nessun’altra città infatti può vantare un numero così basso di bici per cittadini a fronte di così numerosi presidenti, amministratori delegati, uffici stampa e quant’altro. Cosa saranno mai 25.000 bici circa di differenza con Parigi rispetto alla super retribuzione dei nostri ‘presidenti megagalattici’? È ora che i romani la facciano finita di credere all’efficienza dei servizi pubblici ed entrino nell’ottica italica per cui ogni iniziativa è solo la scusa per dare incarichi e soldi ai soliti amici”.

Il noleggio di bici nella Capitale non ha riscosso fin qui il gradimento dei ciclisti romani che nei blog specializzati lamentano forti ritardi nei piani di attuazione delle piste ciclabili e l’arretratezza del servizio, specialmente se paragonato a quello di altre città italiane o europee. Ad aggiungere malumore sulla vicenda, poi, è arrivata in questi giorni la notizia che Londra inaugurerà il prossimo 30 luglio un rivoluzionario servizio di bike sharing  sulle rive del Tamigi, con superstrade ciclabili, 400 parcheggi per le due ruote e 6.000 bici a disposizione dei londinesi. “Non possiamo certo tacciare i nostri amministratori – ha proseguito il responsabile del movimento presieduto da Antonello De Pierro – di non essere degli innovatori. Solo a Roma infatti il servizio di bike sharing è a pagamento. Nelle altre capitali europee, tra cui Parigi e Barcellona, gli amministratori locali danno le bici gratis ai loro cittadini. Se bastasse questo principio, d’altronde, un domani qualche facinoroso potrebbe pensare che a fronte del 46% di tasse che si pagano gli italiani avrebbero diritto ad asili nido, ospedali e trasporti pubblici efficienti. Per fortuna però in Italia ci pensa la retribuzione del ‘presidente’ a papparsi tutto”.

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giovedì
lug 29,2010
COMUNICATO STAMPA



La responsabile per i Trasporti dell’Italia dei Diritti commenta le misure del Ddl approvato ieri e aggiunge: “Alle nuove norme stradali dovrebbero seguire migliorie al sistema viario nazionale, che oggi è vergognoso”

Roma, 29 luglio 2010 – “Era indispensabile affrontare il problema oggettivo dei troppi incidenti stradali che ogni anno in Italia causano centinaia di morti, perciò mi auguro che il nuovo codice della strada vada innanzitutto in questa direzione. Naturalmente al giudizio positivo per alcuni aspetti ne segue uno negativo per altri provvedimenti adottati”. È con questa riflessione che la responsabile per i Trasporti dell’Italia dei Diritti, Maruska Piredda, ha aperto il suo intervento sul via libera definitivo del Senato al nuovo codice della strada, che verrà applicato già a partire dall’imminente esodo estivo. Previsto un giro di vite relativo soprattutto alle norme anti-alcol: divieto assoluto di bere per i neo-patentati da meno di tre anni e per gli autisti di professione (tassisti, camionisti, conducenti di mezzi pubblici); sanzioni fino a 2000 euro per chi è sorpreso a guidare con un tasso alcolemico tra 0,5  e 0,8 g/l; per chi va oltre 1,5 g/l c’è ritiro immediato della patente, sospensione e multa fino a 6000 euro, arresto da sei mesi a un anno e, in caso di incidente provocato, si dispone il raddoppio della pena e la revoca della patente per 5 anni; divieto per i locali di vendere alcolici dalle 3 di notte fino alle 6 del mattino, inoltre gli esercenti dovranno munirsi di etilometro da mettere a disposizione dei clienti.

“Trovo giustissime, trattandosi anche di aspetti etici, tutte quelle norme che prevedono sanzioni pesanti per chi trucca i motori di minicar e motorini, per chi supera i limiti di velocità consentiti, per chi non usa cinture e appositi seggiolini per i bambini”, ha sottolineato la Piredda , riferendosi ad alcune misure del pacchetto sicurezza stradale contenute nella nuova legge. Poi, in merito alla tolleranza zero contro gli alcolici, la Piredda invita a operare un distinguo spiegando che “proibire di bere un solo goccio di alcol a chi guida da meno di tre anni non mi sembra un valido salvavita, non è certo il bicchiere di vino bevuto durante una cena in pizzeria che va punito, quanto piuttosto l’uso smodato di chi eccede nell’alzare il gomito senza controllo alcuno e che dunque merita punizioni esemplari. Mettere tutti sullo stesso piano non appare come la migliore delle soluzioni”.

La titolare del dipartimento Trasporti dell’Italia dei Diritti muove quindi un duro attacco a quella che a suo giudizio è una grave lacuna presente nella riforma stradale: “Io avrei inserito il divieto per i neo-patentati di guidare auto di grossa cilindrata. Trovo una scelta estremamente infelice consegnare macchine veloci nelle mani inesperte di chi non le sa ancora gestire”.

“Questo nuovo codice dovrebbe, inoltre, andare di pari passo con le migliorie strutturali da apportare al sistema viario, soprattutto quello autostradale, del nostro Paese: alcune arterie, già pagate con i soldi dei contribuenti, sono vergognose per dissesto e insicurezza, perciò andrebbero messe a norma per raggiungere non dico gli standard europei, ma almeno livelli decenti”, ha evidenziato ancora la rappresentante del movimento nazionale che fa capo ad Antonello De Pierro.

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giovedì
lug 29,2010
COMUNICATO STAMPA

La responsabile per la provincia di Latina dell’Italia dei Diritti: «Il Governo mostra scarsa sensibilità nei confronti di un territorio già duramente colpito dalla precedente esperienza nucleare»

Latina, 29 luglio 2010 – A volte ritornano. Come nel più classico dei film horror, proprio quando il peggio sembra passato, la tragedia si abbatte sugli sventurati protagonisti. È il lontano 26 novembre 1986 quando la centrale atomica di Latina si spegne per l’ultima volta. A partire dal 2011 nella stessa zona potrebbe tornare il «nucleare di nuova generazione».

«Il territorio non ha ancora finito di pagare i danni della precedente esperienza nucleare – commenta Camelia Di Marcantonio, responsabile provinciale di Latina dell’Italia dei Diritti –, il tasso di mortalità per tumori e il tasso di incidenza di malattie della tiroide nella regione, e nella provincia in particolare, è nettamente più alto che nel resto d’Italia».

E proprio i dati sull’incidenza di tumori e malattie correlate sono le uniche risorse a disposizione del fronte del no al nucleare nella provincia. I criteri stabiliti dal Governo, infatti, non lasceranno alcun margine di intervento agli enti locali. Nemmeno quelli alle prese con situazioni difficili. «Abbiamo già abbastanza problemi di inquinamento per via della discarica di Borgo Montello – continua l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – come se non bastasse, arriva una nuova centrale atomica. Che succede, si sta facendo finta che non sia mai accaduto nulla?».

Si accende la polemica politica – e per ora solo quella – su una questione evidentemente complessa: «Perfino il governatore del Lazio Renata Polverini aveva promesso che non avrebbero riaperto una centrale nucleare a Latina – continua la Di Marcantonio – evidentemente ha prevalso la volontà del padrone, di Silvio Berlusconi».

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giovedì
lug 29,2010
Comunicato stampa

La responsabile per la Toscana dell’Italia dei Diritti: “Contro la comunità cinese cresce sempre più il pregiudizio e la diffidenza, ma in realtà è la globalizzazione la principale responsabile dei cambiamenti del tessuto commerciale della città”

Roma, 29 luglio 2010 – Il centro storico di Firenze sta subendo una mutazione commerciale profonda in conseguenza del passaggio di proprietà da italiani a cinesi che negli ultimi tempi ha riguardato molti negozi della città. A denunciarlo sono gli stessi commercianti dell’area che testimoniano sconfortati come il cuore del capoluogo toscano stia lentamente passando di mano da una comunità ad un’altra. “Sono circa 8.600 le aziende cinesi presenti in Toscana – ha detto Emanuela Ferrari, responsabile regionale dell’Italia dei Diritti – di cui il 90% dislocato nell’area tra Prato e Firenze, due province che insieme con circa 6.800 imprenditori censiscono una presenza addirittura superiore alle province di Milano (4950 imprenditori cinesi) e Roma (3.458 cinesi). Registro che intorno alla comunità cinese cresce sempre più un atteggiamento di diffidenza e di pregiudizio, si pensa che vengano in Italia per rubarci il business, ma credo che questo modo di ragionare sia sbagliato. C’è da dire che le iniziative cinesi in Toscana  sono caratterizzate da un forte dinamismo economico in particolare nei settori del tessile e dell’abbigliamento, della pelletteria, della ristorazione e del commercio al dettaglio, tuttavia, non si può sottacere, per completezza di ragionamento, che gli uffici competenti dovrebbero intensificare i controlli  al fine di verificare l’ottemperanza alle normative vigenti e tutelare i consumatori e la libera concorrenza”.

Il grido d’allarme dei commercianti fiorentini è unanime. I titolari delle botteghe storiche sono preoccupati perché temono che la città possa perdere la sua identità fatta di piccoli artigiani e di negozi a conduzione familiare, fornai, pellicciai, alimentari, perfino i banchi del mercato: tutti sono a rischio di essere fagocitati e di passare in mano ai cinesi. “Credo – ha proseguito la responsabile del movimento guidato da Antonello De Pierro – che sia stata la globalizzazione la principale responsabile dell’omologazione dei gusti e delle tendenze, e che i primi esercizi a soppiantare le botteghe storiche del centro, per la gioia e il tripudio delle fashion victims, siano stati i franchising delle grandi firme. I cinesi, invece, si inseriscono nelle aree frequentate da un altro target di clientela: una interna alla comunità e una esterna, che basa esclusivamente i suoi acquisti sul costo. Io penso che il cittadino-consumatore anche in questo momento di grande difficoltà economica si dovrebbe riappropriare del proprio potere di mercato. Dovrebbe chiedere a gran voce trasparenza e informazione sulle etichette dei prodotti che acquista. Dovrebbe, poi, diventare consumatore critico e consapevole, riconoscendo come componenti essenziali della qualità di un prodotto alcune caratteristiche delle sue modalità di produzione come la tipicità, la tradizione, la sostenibilità ambientale della filiera del processo produttivo, l’eticità del trattamento accordato ai lavoratori ecc. ecc. Le persone che consumano sono le sole che possono invertire questo processo involutivo e per farlo dovranno mettere al centro delle loro scelte d’acquisto il rapporto qualità-prezzo, e non più soltanto il costo dei prodotti”.

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giovedì
lug 29,2010
COMUNICATO STAMPA


Il presidente dell’Italia dei Diritti attacca il minisindaco Vizzani: “Invece di emettere provvedimenti da Ventennio pensi a risolvere il problema della prostituzione e del degrado morale nella pineta di Castelfusano”

Roma, 29 luglio 2010 – “Le dichiarazioni di Vizzani mi sembrano totalmente fuori luogo, nonché  altamente pretestuose e strumentali. Quella alle due ragazze di Ostia è stata un’intervista simpatica nel più classico dei servizi televisivi da spiaggia. Se poi è diventata un tormentone estivo lo si deve alla rete e al pubblico che hanno fatto il resto. Capisco che il presidente Vizzani non abbia grossa esperienza in fatto di fenomeni mediatici ed effetti dirompenti della comunicazione sul web, tuttavia il suo mi sembra un comportamento decisamente discriminante”. È questo uno dei passaggi cruciali con cui Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, motiva il suo disappunto nei riguardi di Giacomo Vizzani, minisindaco del XIII Municipio, che ha emesso un’ordinanza volta a limitare l’uso del costume da bagno solo sulle spiagge. Un modo, secondo Vizzani, per difendere la reputazione del litorale lidense, a suo dire gravemente danneggiata dall’ormai famoso video dell’intervista di Sky Tg24 alle giovani Romina e Debora, che con il loro linguaggio gergale e i loro modi di fare da subcultura sociale, avrebbero offerto “un’immagine burina di Ostia”.

De Pierro chiama esplicitamente in causa il presidente del XIII Municipio, rivolgendogli retoricamente una domanda: “Per caso si vogliono iniziare i rastrellamenti di tutti i coatti e mandarli nei lager così da proporre una concezione meno popolana di Ostia?”. Poi il leader dell’Italia dei Diritti sposta l’attenzione su un tema di maggiore rilevanza dal punto di vista politico-amministrativo: “Vorrei approfittare dell’occasione per soffermarmi sul falso moralismo bigotto esternato da Vizzani per quanto riguarda l’utilizzo del costume da bagno fuori dagli stabilimenti balneari, poiché così facendo ha dato di sicuro un segnale reazionario e di notevole arretratezza culturale, che nelle città evolute della riviera romagnola non si sognerebbero nemmeno di pensare. Mi risulta strano – prosegue convinto De Pierro – osservare quanto il minisindaco ostiense non sia scandalizzato dallo spettacolo indecoroso che si apre davanti gli occhi di chi transita nella pineta di Castelfusano, dove transessuali e prostitute mettono in mostra espliciti attributi fisici, senza pudore e tra l’indifferenza di chi dovrebbe reprimere tali atteggiamenti. Eppure sono passati quasi due anni da quando, in un incontro che ho avuto con lui, Vizzani aveva assicurato che il fenomeno prostituzione in pineta sarebbe stato debellato in poche settimane. È singolare che non si scandalizzi davanti al fatto che i bambini giochino tra rifiuti organici e profilattici usati che nessuno si cura di rimuovere. Caro presidente stiamo ancora aspettando che risolva questo problema”.

In conclusione del suo intervento il numero uno del movimento per i diritti civili e la legalità spiega anche perché sarebbe necessario prendere seriamente in considerazione la salvaguardia dell’arredo urbano e ambientale di Castelfusano, rivolgendosi direttamente a chi ne è il primo responsabile: “Invece di emettere ordinanze da Ventennio – chiosa De Pierro – pensi a rendere fruibile la pineta non certo per gli amplessi del sesso mercenario, ma per tutti quei cittadini che hanno diritto di sfruttare i benefici di questo polmone verde e che purtroppo vengono frenati proprio da simili fenomeni di degrado che lei avrebbe il dovere di monitorare con più vigore”.

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mercoledì
lug 28,2010

COMUNICATO STAMPA

La viceresponsabile per le Pari Opportunità dell’Italia dei Diritti: “In quella posizione e sotto quei titoli, si mettano coloro che si sentono tanto padroni dell’immagine femminile da sfruttarla senza ritegno”

Roma, 28 luglio 2010 – “Sono profondamente indignata per la volgarità dell’immagine femminile che da questo messaggio pubblicitario emerge! L’azienda dovrebbe porgere scuse e con essa l’ideatore pubblicitario che ha ritenuto di ‘prostituire’ la figura della donna in questo modo squallido!”.

Commenta con parole dure, Francesca Scoleri, viceresponsabile per le Pari Opportunità dell’Italia dei Diritti, l’indegno spettacolo che fino a pochi giorni fa si presentava sopra le teste degli abitanti di Milazzo. Cartelloni pubblicitari sui quali emergeva una donna prona, con indosso scarpe rosse  e poco altro che rivolgeva un esplicito consiglio scritto in basso: “Montami a costo zero”. L’invito faceva riferimento all’impianto fotovoltaico Cauldron, prodotto da reclamizzare, ma la volgarità dell’allusione non ha mancato di generare reazioni di profonda amarezza, soprattutto tra le componenti del gruppo “Donne libere”, che ogni domenica s’incontrano e dibattono sulla condizione femminile.

“Altro che costo zero! – prosegue la Scoleri –  L’unico zero attribuibile è all’intelligenza, alla sensibilità e alla morale di questi personaggi che pensano di valorizzare il proprio prodotto attraverso messaggi erotici. Poco importa se questa non è l’unica azienda che da in pasto all’indecenza la figura delle donna; non ci sono alibi! Le donne dovrebbero unirsi e lottare contro l’immorale maschilismo! Non è possibile illudersi dell’emancipazione mentre messaggi  come questo ci portano indietro di mille anni rendendo  bene l’idea di come la donna oggetto ‘era’ ed oggetto ‘è’ ! A nome di tutte le donne che condividono sdegno e indignazione, pretendo che arrivino scuse da parte dell’azienda !”.

Attraverso l’estensione via web della protesta contro lo spot ideato dai creativi della Neo Comunication e tramite le pressioni dell’assessorato alle Pari Opportunità, quello alle Politiche Sociali e il Sindaco stesso si è ottenuta fortunatamente, la rimozione dei cartelli. Successivamente sono arrivate anche le scuse del titolare della ditta Federico Calderone che, nonostante la formale discolpa, ha tentato di sostenere che si trattava solo di ironia mal compresa, di un messaggio che nelle grandi città sarebbe passato come innocente e simpatico.

“Non ho nessuna voglia di ridere sopra questo cartellone, – ribadisce la rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro –  come se non fosse evidente l’offesa ricevuta! In quella posizione e sotto quei titoli,si mettano coloro che si sentono tanto padroni dell’immagine femminile da sfruttarla senza ritegno!”.

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mercoledì
lug 28,2010
COMUNICATO STAMPA

Il viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti: “Auguriamoci che non si trasformi in una seconda Duisburg”

Roma, 28 luglio 2010 – Spaventosa la situazione vissuta quotidianamente dai passeggeri della metropolitana Termini. Nei sotterranei dello snodo di scambio romano, tra la linea A e la B, a causa dei lavori di ristrutturazione  iniziati il 10 aprile 2010 e  con fine prevista per il 2012, i corridoi sono superaffollati e ci si stringe ad imbuto tra le recinzioni che delimitano i cantieri, in precarie situazioni di sicurezza.

Sulla (preoccupante) questione è intervenuto Carmine Celardo, viceresponsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti: “Valutando con l’occhio critico dell’esperto di sicurezza del lavoro e prevenzione incendi, ritengo estremamente grave la scelta tecnica delle imprese preposte ai lavori di ristrutturazione sia dei tunnel sia dei trasporti e sollevamento interne al nodo Termini della metro pur condividendo la necessità di sottoporre a profondo aggiornamento impianti e sistemi che hanno parecchi anni di servizio sulle spalle. Critichiamo e non condividiamo la scelta di concentrare i lavori in un  arco di tempo  di 2 anni obbligando le imprese esecutrici ad una limitazione importante degli spazi e delle aree di transito. Costringendo così gli utenti a delle vere e proprie corse ad ostacoli tra corridoi angusti, percorsi che cambiano frequentemente e che costringono ad incrociare i flussi di traffico pedonale in entrata e in uscita dai vagoni”.

A peggiorare le cose sono infatti anche alcune scale mobili ferme che obbligano quanti debbono spostarsi da una linea all’altra ad imbattersi in chi arriva dall’esterno o chi deve uscire fuori all’altezza del Forum Termini. “Siamo seriamente preoccupati – continua Celardo – per la riapertura settembrina di scuole e di uffici che porteranno il volume dei viaggiatori a triplicarsi nel giro di pochi giorni e ciò metterà chiaramente in grave affanno tutto il sistema. La domanda nostra è la seguente: se oggi, con un volume di passeggeri pari ad un terzo dello standard dei servizi, abbiamo gravi casi di malore da colpo di calore, da sovraffollamento, da sindrome claustrofobica, cosa ci dovremo aspettare nei primi giorni di riapertura di tutte le attività?”.

Difficoltoso  ma per molti obbligatorio, spostarsi in metropolitana, sebbene ad oggi  transitando nei sotterranei della stazione, visti gli spazi ristretti, basterebbe una qualsiasi emergenza o un incendio per scatenare il panico. L’analisi del viceresponsabile laziale su quest’aspetto è nitida:  “Gravemente critica è l’ insufficienza di personale di sorveglianza e soccorso all’emergenza, visto che ci risultano essere permanentemente in servizio ai tornelli da 4 a 6 vigliantes e 2 vigili del fuoco per turno, numero largamente inferiore alle necessita di soccorso in caso di fuga per panico, incendio o disastro. Chiediamo immediato ed urgente intervento del nuovo questore di Roma  Tagliente sul cui capo pende questa spada di Damocle, vorremmo attraverso la convocazione di un tavolo la verifica del rispetto delle condizioni minime di sicurezza attualmente impiegate e applicate, dei tempi di esecuzione delle opere e soprattutto dei criteri in base ai quali sono stati affidati dei lavori in contemporanea a più ditte creando punti critici che aumentano esponenzialmente i rischi. Numerosi passeggeri sbagliano con una certa frequenza i percorsi perché la segnaletica non è delle più chiare, andando indietro sovente si scontrano, dato il flusso della massa, e questo potrà prima o poi dare luogo a qualche incidente serio. Augurandoci – chiosa l’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro –  che  il tunnel di Termini non si trasformi in un secondo tunnel di Duisburg”.

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mercoledì
lug 28,2010
COMUNICATO STAMPA

Il viceresponsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti:Tale vicenda è indegna in un paese civile e democratico”

Roma, 28 luglio 2010 –  “Esprimo tutto il mio stupore, anche se in Italia non ci meravigliamo che si verifichino questi paradossi, ancor più gravi quando ad essere protagoniste sono persone seriamente ammalate”.
Commenta con queste parole Aniello D’Angelo, viceresponsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti, l’assurdo dramma di Claudia Bottigelli, 37 anni, torinese, cerebrolesa immobilizzata dalla nascita,  alle prese con le beghe della burocrazia.
Per l’Inps, alla ricerca di falsi invalidi, la sua palese disabilità è in dubbio, almeno fino all’esibizione di numerose certificazioni che la famiglia ha dovuto consegnare personalmente e con non poca fatica. Obbligati alla certificazione anche i malati di S.L.A e di altre importanti patologie sebbene dei “veri invalidi” come loro e come Claudia, esistano atti in regola reperibili dall’Istituto Nazionale Previdenza Sociale presso le Asl o contattando i medici di famiglia. Il rischio per gli inabili è, in caso di documentazione insufficiente, la sospensione immediata dell’indennità di accompagnamento e l’esborso economico per le onerose spese legali in caso di ricorso,  per far valere le proprie ragioni.
“Sembra – prosegue D’Angelo – che si voglia sopperire agli abusi del passato delle responsabilità di chi doveva controllare, con quest’eccesso di burocrazia. Tale vicenda, come le altre simili, è indegna in un paese civile e democratico. In uno Stato altamente tecnologico è vergognoso da parte dell’Inps che si verifichino tali lungaggini burocratiche. Un appello – chiosa l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – va ai nostri politici che invece di dimenarsi in proclami dovrebbero pensare a risolvere i problemi quotidiani delle persone, in particolare degli ammalati”.

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mercoledì
lug 28,2010
Il viceresponsabile per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti: “Proposta puramente demagogica, servono politiche tangibili anche se drastiche

Roma, 28 luglio 2010 –  Lunedì prossimo si voterà alla camera il provvedimento che ridurrà di 1000 euro lo stipendio dei deputati e già le interpretazioni critiche non mancano. “Questa è pura demagogia,– èil commento lapidario di Andrea Guazzi, vicesegretario per la Pubblica Amministrazione dell’Italia dei Diritti – la decenza presuppone un altro modus operandi”.

L’esponente del movimento extraparlamentare presieduto da Antonello De Pierro fa ricorso ad una rapida relazione matematica per decretare l’effettiva inconsistenza del previsto taglio: “Su 12.000 euro mensili, il taglio di 1000 equivale ad una sforbiciata velleitaria. Gli occhi della popolazione, tuttavia, sono chiusi e assuefatti a queste politiche di facciata. La attuale crisi finanziaria e lavorativa presuppone tagli e strategie sostanziali.

sulla possibilità che a far le spese del taglio fossero i portaborse Guazzi sottolinea che anche se viene stralciato un cespite d’entrata, il montante complessivo delle entrate è comunque nelle mani del singolo parlamentare che potrebbe decidere di compensare la supposta perdita al collaboratore, o meno. “C’è da notare, – continua – che spesso questi aiutanti sono ingaggiati in nero, aprendo la via ad un comportamento illegale incoerente con la carica di deputato e la sfuggevolezza  delle relative paghe al controllo fiscale”. In parole semplici, non essendo regolarizzate queste somme non potranno mai essere valutate e messe in relazione, effettivamente con la riduzione di indennità del parlamentare.

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lunedì
lug 26,2010
Comunicato stampa


La responsabile per la Provincia di Pisa dell’Italia dei Diritti: “Vergognoso, ma i cittadini devono protestare nelle sedi competenti”

Pisa, 26 luglio 2010 – “Vergognoso” è il secco commento di Sara Attanasio, responsabile per la Provincia di Pisa dell’Italia dei Diritti, circa l’odissea vissuta qualche giorno fa da una paziente, la quale recatasi in mattinata all’ospedale “Santa Chiara” della città toscana, accusando un senso di oppressione al petto e una sensazione generale di malessere, è stata dimessa ventiquattro ore più tardi, dopo una notte insonne trascorsa su una poltrona e poi in barella, senza possibilità di lavarsi e mangiare. Ma soprattutto con gli stessi sintomi con cui si era presentata e senza sapere di cosa si trattasse. “Ciò è ancora più grave – commenta la Attanasio – in quanto accaduto in Toscana, dove si ritiene vi sia uno dei migliori sistemi sanitari del paese”. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro invita però, dopo aver provato personalmente con successo tale metodo, a far sentire la propria voce contro questi disservizi: “Abbiamo dei formidabili ed efficaci strumenti di protesta e reclamo e dobbiamo utilizzarli in queste circostanze, senza arrenderci a priori e pensare con pessimismo che sia tutto inutile. Occorre però – conclude la responsabile provinciale – informare di più e meglio i cittadini su queste eventualità, perché anche il loro contributo è fondamentale nella risoluzione di queste distorsioni del sistema”.

Ufficio Stampa Italia dei Diritti

Addetto Stampa

Andrea Caruso

Capo Ufficio Stampa

Fabio Bucciarelli

Via Virginia Agnelli, 89 – 00151 Roma

Tel. 06 65494632 – 06 97606564; Cell. 347 7463784

e-mail: italiadeidiritti@yahoo.it

sito web: www.italiadeidiritti.it

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