Cancello ed Arnone News

Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Lettere al direttore’ Category

sabato
Nov 24,2012

Da scrittore navigato, il cui sacco di 40 libri scritti sull’Italiopoli degli italioti lo sta a dimostrare, mi viene un rigurgito di vomito nel seguire tutto quanto viene detto da scatenate sgualdrine (in senso politico) di ogni schieramento politico. Sgualdrine che si atteggiano a verginelle e si presentano come aspiranti salvatori della patria in stampo elettorale.

In Italia dove non c’è libertà di stampa e vige la magistratocrazia è facile apparire verginelle sol perché si indossa l’abito bianco.

I nuovi politici non si presentano come preparati a risolvere i problemi, meglio se liberi da pressioni castali, ma si propongono a chi non li conosce bene solo per le loro presunti virtù, come verginelle illibate.

Ci si atteggia a migliore dell’altro in una Italia dove il migliore c’ha la rogna.

L’Italietta è incurante del fatto che Nicola Vendola a Bari sia stato assolto in modo legittimo dall’amica della sorella o Luigi De Magistris sia stato assolto a Salerno in modo legale dalla cognata di Michele Santoro, suo sponsor politico.

L’Italietta non si scandalizza del fatto che sui Tribunali e nella scuole si spenda il nome e l’effige di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino da parte di chi, loro colleghi, li hanno traditi in vita, causandone la morte.

L’Italietta non si sconvolge del fatto che spesso gli incriminati risultano innocenti e ciononostante il 40% dei detenuti è in attesa di giudizio. E per questo gli avvocati in Parlamento, anziché emanar norme, scioperano nei tribunali, annacquando ancor di più la lungaggine dei processi.

L’Italietta che su giornali e tv foraggiate dallo Stato viene accusata da politici corrotti di essere evasore fiscale, nonostante sia spremuta come un limone senza ricevere niente in cambio.

L’Italietta, malgrado ciò, riesce ancora a discernere le vergini dalle sgualdrine, sotto l’influenza mediatica-giudiziaria.

Fa niente se proprio tutta la stampa ignava tace le ritorsioni per non aver taciuto le nefandezze dei magistrati, che loro sì decidono chi candidare al Parlamento per mantenere e tutelare i loro privilegi.

Da ultimo è la perquisizione ricevuta in casa dall’inviato de “La Repubblica”, o quella ricevuta dalla redazione del tg di Telenorba.

Il re è nudo: c’è qualcuno che lo dice. E’ la testimonianza di Carlo Vulpio sull’integrità morale di Nicola Vendola, detto Niki. L’Editto bulgaro e l’Editto di Roma (o di Bari). Il primo è un racconto che dura da anni. Del secondo invece non si deve parlare.

I giornalisti della tv e stampa, sia quotidiana, sia periodica, da sempre sono tacciati di faziosità e mediocrità. Si dice che siano prezzolati e manipolati dal potere e che esprimano solo opinioni personali, non raccontando i fatti. La verità è che sono solo codardi.

E cosa c’è altro da pensare. In una Italia, laddove alcuni magistrati tacitano con violenza le contro voci. L’Italia dei gattopardi e dell’ipocrisia. L’Italia dell’illegalità e dell’utopia.

Tutti hanno taciuto “Le mani nel cassetto. (e talvolta anche addosso…). I giornalisti perquisiti raccontano”. Il libro, introdotto dal presidente nazionale dell’Ordine Enzo Jacopino, contiene le testimonianze, delicate e a volte ironiche, di ventuno giornalisti italiani, alcuni dei quali noti al grande pubblico, che hanno subito perquisizioni personali o ambientali, in casa o in redazione, nei computer e nelle agende, nei libri e nei dischetti cd o nelle chiavette usb, nella biancheria e nel frigorifero, “con il dichiarato scopo di scoprire la fonte confidenziale di una notizia: vera, ma, secondo il magistrato, non divulgabile”. Nel 99,9% dei casi le perquisizioni non hanno portato “ad alcun rinvenimento significativo”.

Cosa pensare se si è sgualdrina o verginella a secondo dell’umore mediatico. Tutti gli ipocriti si facciano avanti nel sentirsi offesi, ma che fiducia nell’informazione possiamo avere se questa è terrorizzata dalle querele sporte dai PM e poi giudicate dai loro colleghi Giudici.

Alla luce di quanto detto, è da considerare candidabile dai puritani nostrani il buon “pregiudicato” Alessandro Sallusti che ha la sol colpa di essere uno dei pochi coraggiosi a dire la verità?

Si badi che a ricever querela basta recensire il libro dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, che racconta gli abusi ricevuti dal giornalista che scrive la verità, proprio per denunciare l’arma intimidatoria delle perquisizioni alla stampa.

Che giornalisti sono coloro che, non solo non raccontano la verità, ma tacciono anche tutto ciò che succede a loro?

E cosa ci si aspetta da questa informazione dove essa stessa è stata visitata nella loro sede istituzionale dalla polizia giudiziaria che ha voluto delle copie del volume e i dati identificativi di alcune persone, compreso il presidente che dell’Ordine è il rappresentante legale?

Allora io ho deciso: al posto di chi si atteggia a verginella io voterei sempre un “pregiudicato” come Alessandro Sallusti, non invece chi incapace, invidioso e cattivo si mette l’abito bianco per apparir pulito.

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

lunedì
Ott 22,2012

 

I sindacati, Laforgia e Mantovano. Università del Salento. Una grande famiglia.

Tanto rumore per nulla. E’ tutto truccato e si accapigliano per tre compiti truccati.

Omertà invece per i concorsi in avvocatura, magistratura e notariato.

Università del Salento: una grande famiglia. Si intitolava un servizio di Tele Rama. I grappoli di famiglie che hanno fatto il nido nell’Università del Salento, il nepotismo che rischia di soffocare l’ateneo leccese e le contromisure che il rettore Domenico Laforgia ha cercato di mettere in campo, senza troppo successo. Scheda a cura di Danilo Lupo e Matteo Brandi, andata in onda nell’Indiano del dicembre 2008 dedicato all’università e condotto da Mauro Giliberti.

Con il discorso ufficiale del Magnifico Rettore, Prof. Ing. Domenico Laforgia, è stato inaugurato a Brindisi il 3/12/2009 l’anno accademico 2009-2010 dell’Università del Salento. Presenti alla cerimonia Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati e diverse altre insigne personalità del mondo politico, economico e culturale della penisola salentina. In quella sede ha palesato una realtà, che molti cercano di ignorare o tacitare. “…..Questo è un altro dato che si presta ottimamente ad una lettura politica. Il familismo non è la ferita pruriginosa di questa o quella Università, ma di tutto il sistema occupazionale italiano. È una malattia endemica del Paese che ha contagiato tutti i campi, dalla politica alle libere professioni, dal giornalismo al mondo dello spettacolo, dall’industria a tutto il comparto pubblico. Familismo, nepotismo e clientelismo non sono le conseguenze di un sistema malato, come spesso si dice, ma sono il segno più evidente di una mancanza effettiva di alternative possibili. Ed è questa povertà di occasioni che mette in moto il meccanismo, che diventa perverso e nocente alla comunità quando non è neppure compensato dal merito.”

Che una vera corazzata di parlamentari italiani sottoscriva una dichiarazione di guerra contro un ateneo di provincia è un caso più unico che raro. Porta la firma di ben cinquantacinque deputati, infatti, la richiesta di ispezione ministeriale da eseguire nell’Università del Salento. L’interpellanza urgente, ideata dall’ex sottosegretario agli Interni, il pidiellino Alfredo Mantovano, è stata inoltrata ai ministri dell’Istruzione e della Funzione Pubblica, Francesco Profumo e Filippo Patroni Griffi. Di mezzo ci sono presunte condotte illecite e ragioni di trasparenza da ripristinare. Ci sono anche gli appalti che si accingono ad essere portati in gara. Tanti. Molti. Del valore, all’incirca, di cento milioni di euro. Nell’interpellanza si parla del Tar di Lecce. Tar che spesso adotta decisioni contrastanti tra loro, pur aventi lo stesso oggetto. E pur la stampa pubblica: Indagato presidente del TAR Lecce solo per abuso d’ufficio e solo lui. Antonio Cavallari, presidente del Tar di Lecce indagato per abuso d’ufficio per aver favorito un’azienda in odor di mafia difesa dal noto amministrativista leccese, avv. Pietro Quinto. Ahhh… Quante volte io e tutti gli avvocati non principi del foro che bazzicano le aule del Tar di Lecce avremmo desiderato un atto di sospensiva di sabato ed in 24 ore!!!!!!!! Poi si parla della Procura di Lecce. Mi astengo dal dare giudizi sull’esito delle mie denunce contro i concorsi truccati, ma mi riporto a quanto detto dal Procuratore Capo di Bari: «Non posso non rilevare che questo tipo di accertamenti è iniziato un anno fa, ma un’indagine a carico di un procuratore non può durare tanto. Occorre dare risposte rapide sia che siano stati commessi reati, sia che non siano stati commessi, soprattutto per la credibilità dell’ufficio».

La pensano allo stesso modo migliaia di persone indagate che vivono in un «limbo» e che chiedono senza fortuna di potere dire la loro. La giustizia non è uguale per tutti?

«Capita a me quello che accade a tanti cittadini. Rappresento, però, che, indipendentemente dalla vicenda personale, la questione si riverbera sull’intero ufficio. Non sostengo che la mia posizione è diversa, ma lamento che così si mette a rischio la credibilità della giustizia e delle istituzioni. Una situazione che deve essere definita in tempi rapidi. Per questo voglio subito essere interrogato».

Tanto rumore per nulla. Certo è che nessuno, tanto meno l’On. Alfredo Mantovano più volte interpellato, va a chiedere ispezioni ministeriali per vagliare le risultanze dell’esame di abilitazione di avvocato o di notaio o di professore universitario, ovvero di verificare la legalità delle procedure di accesso alla magistratura. Compiti non corretti? Per le commissioni d’esame: Fa niente, conta il nome e l’accompagno. Il TAR, intanto, da parte sua sforna sentenze antitetiche tra loro su domande aventi lo stesso oggetto. Basta leggere il libro del  dr Antonio Giangrande, presidente della “Associazione Contro Tutte le Mafie” www.controtuttelemafie.it, e scrittore-editore dissidente che proprio sul tema ha scritto e pubblicato “CONCORSOPOLI”.  Libro facente parte della collana editoriale “L’Italia del Trucco, l’Italia che siamo” pubblicata sui propri siti web, su Amazon in E-Book e su Lulu in cartaceo. Uno tra i 40 libri scritti dallo stesso autore e pertinenti questioni che nessuno osa affrontare. Opere che i media si astengono a dare la dovuta visibilità e le rassegne culturali ad ignorare.

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

lunedì
Set 24,2012

 

 

Regione Puglia, Lazio, Sicilia e tutte le altre. Per favore non chiamatele Mafia.

«Un certo tipo di giornalismo, che va per la maggiore, produce un certo tipo di politica imperante. Questi promuovono un certo tipo di antimafia monopolista: di parte e di facciata. – spiega il dr Antonio Giangrande, presidente della “Associazione Contro Tutte le Mafie” www.controtuttelemafie.it , scrittore dissidente che proprio sul tema della mafia e della mala politica e della mala amministrazione ha scritto dei libri, tra i tanti libri scritti dallo stesso autore e pertinenti questioni che nessuno osa affrontare. – I soliti giornalisti promuovono ed i soliti politici finanziano iniziative della solita antimafia monopolista. Iniziative volte a dare un’immagine della mafia come la manovalanza del crimine organizzato. Per loro la mafia deve essere il cafone analfabeta con la lupara in mano che chiede soldi a strozzo o denaro in cambio di sicurezza. Come dire: affidati allo Stato che con i soldi estorti con le tasse esso sì ti presta i soldi e ti assicura benessere, istruzione, cultura, salute, giustizia e sicurezza (sic).  Invece per me la mafia siamo tutti noi: omertosi, emulatori, collusi e codardi. Questo tipo di giornalismo e questo tipo di antimafia, che addita gli avversari politici o la manovalanza criminale come mafiosi, è foraggiato da questo tipo di politica, spesso regionale. Ed è foraggiato con i nostri soldi estorti con le tasse. Invece di denunciare lo sperpero di denaro pubblico per amicarsi un certo sistema d’informazione ed un discutibile sistema antimafia, ai consiglieri ed agli assessori regionali si dà la colpa di dilapidare i nostri soldi. Ed i cittadini lì ad imprecare. Però si fa finta di non sapere che quei soldi, di cui a volte facciamo finta di chieder conto, non sono altro che quelli usati (per voto di scambio) per attirare favori e benevolenza da parte di quell’elettorato, che oggi è indignato. Quei soldi servono per comprare il consenso per la rielezione di quei politici che oggi si manda all’inferno. Fa niente se per mantenere lor signori si chiudono ospedali e tribunali. Ma tanto per il sistema tutto ciò non è racket, anche perché è omertosamente taciuto. Sulle emittenti tv vi sono sempre servizi di parte, se non servizi che raccontano altre realtà (su Studio Aperto alle 12.47 circa di tutti i gironi vi è un servizio sulla famiglia reale inglese). Certo che a fare vera informazione si rischia l’oscuramento del portale web o la galera (ma solo per il direttore de “Il Giornale”, Alessandro Sallusti, vi è stato il polverone). Anche di questo una certa politica si deve fare carico. Sul nostro canale Youtube MALAGIUSTIZIA abbiamo dovuto montare e produrre un video sugli scandali alle Regioni. Un video tratto da servizi caricati sul web dal TG3, dal 884c25tv e dal TRnews di Tele Rama. Un video che è bene far vedere a tutti perché si dimostra che tutte le regioni sono uguali. Spezzoni video di tv anche locali. Vi è anche una parte riferita alla Regione Puglia di Nicola Vendola (dispensatore di sogni e di speranze), affinchè ci si renda conto con che tipo di informazione e di antimafia e di politica il cittadino si deve confrontare e che con questo sistema informativo è dura debellare.»

(http://www.youtube.com/watch?v=qu35x1cc6o0 )

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

099.9708396 – 328.9163996

UNA GENERAZIONE A PERDERE

venerdì
Set 7,2012

 

Sig. Direttore,

«Possiamo anche passar oltre al fatto che ancora oggi vi siano leggi fasciste a regolare la nostra vita ed ai catto-comunisti vincitori della guerra civile dell’altro millennio questo va bene, ma il grado di civiltà di una nazione si misura in base al livello di uguaglianza che viene riconosciuto ai suoi cittadini. Ed in Italia quel livello è infimo. Eppure la Costituzione lo prevede all’art. 3. Ma tra liste bloccate per amici e parenti e boutade elettorali, ogni nuova tornata elettorale, come sempre, non promette niente di nuovo: ergo, niente di buono. I vecchi tromboni, nelle idee più che nell’età, minacciano il nostro futuro – dice il dr Antonio Giangrande, scrittore dissidente e presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie ( www.controtuttelemafie.it ). – Noi siamo figli di una generazione a perdere: senza passato, senza presente e, cosa più grave, senza futuro. Questa non è una notizia di cronaca, ma cronaca lo è. Chi scrive è definito intellettuale. Si scrive, per quanto mi riguarda, forse, perché non si ha di meglio da fare dopo una vita in cerca di lavoro e di partecipazione a concorsi pubblici truccati. Però una cosa la devo scrivere. Credo che sia tempo di dire basta con questi politicanti. Questi i problemi li creano, non li risolvono. Non si dia a loro visibilità e si parli, piuttosto, dei veri problemi della gente da lor signori causati. Gente in carcere o morta di fame. Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo con i sacrifici nostri e dei nostri genitori. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve più a niente? Avreste fatto meglio ad imparare un mestiere od a fare i commercianti!”. Imparammo il mestiere o diventammo commercianti. Dopo ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere o ad aprire una bottega?”. Ci convinsero e lasciammo perdere, anche perché le tasse erano troppe alte e la burocrazia inefficiente ed oppressiva. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza soldi, a campare con le pensioni dei genitori. Poi diventammo disperati, senza futuro e con genitori senza pensione. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo vecchi, con troppa esperienza e troppi titoli, con pochi posti di lavoro occupati da gente incapace, figli di una cultura corrotta. Non facemmo figli – per senso di responsabilità – e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro concorsi truccati vinti o lavori trovati facilmente negli anni ’60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci sposammo e facemmo dei figli per dare una discendenza ad una nazione fiera dei suoi trascorsi e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente realizzati, ma a piangere la terra natia ed a maledire chi la governava ed anche chi li votava. Diventammo vecchi senza conoscere la felicità. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, per il magna magna dei pochi il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene tutti affanculo, voi, la vostra claque in Parlamento ed i giornalisti foraggiati che vi danno spazio sui loro giornali e vi invitano in tv a dir cazzate!”.»

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

099.9708396 – 328.9163996

LETTERA AL DIRETTORE SUL CASO ILVA

domenica
Ago 19,2012

“Perché i magistrati, i partiti di sinistra, gli ambientalisti ed i cittadini di Taranto tutti a difendere il Gip Patrizia Todisco, che ha adottato atti a rischio di abnormità, e nessuno difende le prerogative violate del Tribunale del Riesame? Senza prender posizione sul merito, ma a fil di diritto perché nessuno difende il tribunale del Riesame che sembra apparire un optional nel caso ILVA e non un organo sovraordinato per legge a giudicare merito e legittimità delle decisione del Gip? Decisioni del Tribunale del Riesame che possono essere impugnati e riesaminate solo dalla Corte di Cassazione.”

Antonio Giangrande, scrittore che proprio su Taranto ha scritto un libro su questioni che nessuno osa affrontare e presidente della “Associazione Contro Tutte le Mafie” sodalizio nazionale antiracket ed antiusura che proprio a Taranto ha la sua sede legale, si chiede perché i magistrati, i partiti di sinistra, gli ambientalisti ed i cittadini di Taranto tutti a difendere il Gip Patrizia Todisco, che ha adottato atti a rischio di abnormità, e nessuno difende le prerogative violate del Tribunale del Riesame composto dal presidente Antonio Morelli, che è anche presidente del tribunale di Taranto, e dai giudici a latere Rita Romano e Benedetto Ruberto? Tribunale del Riesame che sembra apparire un optional nel caso ILVA e non un organo sovraordinato per legge a giudicare merito e legittimità delle decisione del Gip?

«Il collegio del riesame non ha bisogno di essere difeso, tantomeno da me – dice il dr Antonio Giangrande – che dovrei essere l’ultimo a farlo per grave inimicizia con i suoi componenti. Ma sembra che sia proprio costretto a farlo.  Il Gip di Taranto Patrizia Todisco, il 10 e l’11 agosto 2012, ha, rispettivamente, ribadito il sequestro degli impianti e revocato la nomina di Bruno Ferrante a curatore dello stabilimento disposta dal Tribunale del riesame. Nel mirino c’è soprattutto il secondo provvedimento che sembra avere profili di «abnormità» sia perché è stato preso d’ufficio – mentre il Gip può intervenire soltanto su richiesta – sia perché sancisce l’incompatibilità tra la posizione di custode e quella di amministratore che il Tribunale aveva conferito a Ferrante il 7 agosto e che la Todisco ha revocato senza aspettare le motivazioni del Riesame. Da questo punto di vista, anche il primo provvedimento potrebbe essere considerato intempestivo perché interpreta la decisione del Riesame solo sulla base del dispositivo, senza conoscerne ancora le motivazioni. Gli errori interpretativi possono essere impugnati e, in caso di provvedimenti abnormi, si può ricorrere direttamente in Cassazione. Perché questa alzata di scudi a favore della Todisco? In ogni caso, la Todisco ha incassato solidarietà e stima da molti suoi colleghi e dall’Anm, che l’ha difesa ad oltranza. Colleghi ed ANM che non ha avuto lo stesso atteggiamento con i magistrati del riesame. Nessuna parola in loro favore. Tutto comincia il 25 luglio, con il sequestro firmato appunto dal Gip Todisco a cui segue, il 7 agosto, la decisione del Tribunale del riesame: i giudici Antonio Morelli, Rita Romano e Benedetto Ruberto, «in parziale modifica del decreto di sequestro preventivo», nominano «custode e amministratore delle aree e degli impianti sequestrati» anche il presidente dell’Ilva Ferrante, revocando Mario Tagarelli nominato in precedenza dalla Todisco. Poi dispongono che «i custodi garantiscano la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e dell’attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti». Fine. A molti viene il dubbio se, con queste parole, il Tribunale abbia confermato il blocco degli impianti oppure no, consentendolo solo per la messa in sicurezza dell’Ilva. Bisogna attendere il deposito delle motivazioni. Ma il 10 agosto, a seguito di una richiesta di direttive e indicazioni dei custodi, il Gip dà la sua interpretazione: non è prevista «alcuna facoltà d’uso degli impianti a fini produttivi». Quanto a Ferrante, ne ridimensiona i poteri di custode-amministratore conferitigli dal Tribunale e lo indica come «datore di lavoro» ai sensi della legge sulla sicurezza sul lavoro. A quel punto, un’agenzia Ansa dell’11 agosto, alle 16,43 riferisce che Ferrante «impugnerà immediatamente» il provvedimento. Il Gip la legge, va in ufficio, accende il computer e scrive che «le circostanze rendono manifesta l’incompatibilità del presidente del Cda con l’ufficio pubblico di custode e amministratore delle aree e degli impianti» dell’Ilva sottoposti a sequestro preventivo «stante il palese conflitto tra gli interessi» di cui Ferrante è portatore, in quanto amministratore e legale rappresentante dell’azienda, «e gli obblighi gravanti sui custodi e amministratori dei beni in sequestro». Gli revoca la nomina e rimette Tagarelli, cioè rovescia la decisione del Riesame, senza aspettare di leggerne le motivazioni. Senza prender posizione sul merito, ma a fil di diritto perché nessuno difende il tribunale del Riesame che sembra apparire un optional nel caso ILVA e non un organo sovraordinato per legge a giudicare merito e legittimità delle decisione del Gip? Decisioni del Tribunale del Riesame che possono essere impugnati e riesaminate solo dalla Corte di Cassazione.

 

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

099.9708396 – 328.9163996

mercoledì
Giu 20,2012

Riceviamo e Pubblichiamo

 

Lettera al direttore della redazione giornalistica: risultati esami forensi presso la Corte d’Appello; ennesimo concorso truccato.

 

Sig. direttore,

Antonio Giangrande, l’alfiere contro i concorsi truccati, che per gli ipocriti è un mitomane sfigato, presenta il conto. Anzi il rendiconto di un’Italia da schifo dove tutti si ergono a benpensanti e poi sono i primi a fottere la legge ed i loro conterranei.

Un giudizio sull’operato di un certo giornalismo lo debbo proprio dare, tenuto conto che è noto il mio giudizio su un sistema di potere che tutela se stesso, indifferente ai cambiamenti sociali ed insofferente nei confronti di chi si ribella. Da anni sui miei siti web fornisco le prove su come si trucca un concorso pubblico, nella fattispecie quello di avvocato, e su come si paga dazio nel dimostrarlo. Nel tempo la tecnica truffaldina, di un concorso basato su regole di un millennio fa, si è affinata trovando sponda istituzionale. Insomma dove prima era possibile contestare ora non lo è più. L’essere omertosi sulla cooptazione abilitativa di una professione od incarico, mafiosamente conforme al sistema, significa essere complici e quindi poco credibili agli occhi dei lettori e telespettatori, che, come dalla politica, si allontana sempre più da un certo modo di fare informazione.

Il fatto che io non trovi solidarietà e sostegno in chi dovrebbe raccontare i fatti, mi lascia indifferente, ma non silente sul malaffare che si perpetra intorno a me ed è taciuto da chi dovrebbe raccontarlo.

Premiale è il fatto che i miei scritti sono letti in tutto il mondo, così come i miei video, in centinaia di migliaia di volte al dì, a differenza di chi e censorio. Per questo è ignorato dal cittadino che ormai, in video o in testi, non trova nei suoi servizi giornalistici la verità, se non quella prona al potere.

Dopo 15 anni, dal 1998 ancora una volta bocciato all’esame di avvocato ed ancora una volta a voler trovare sponda per denunciare una persecuzione. Non perché voglia solo denunciare l’esame truccato per l’abilitazione in avvocatura, di cui sono vittima, ma perché lo stesso esame sia uguale a quello della magistratura, del notariato, dell’insegnamento accademico e di tanti grandi e piccoli concorsi nazionali o locali. Tutti concorsi taroccati, così raccontati dalla cronaca divenuta storia. Per ultimo si è parlato del concorso dell’Agenzia delle Entrate e del concorso dell’Avvocatura dello Stato. A quest’ultimi candidati è andata anche peggio rispetto a me: violenza delle Forze dell’Ordine sui candidati che denunciavano l’imbroglio. Non che sia utile trovare una sponda che denunci quanto io sostengo con prove, tanto i miei rumors fanno boato a sè, ma si appalesa il fatto che vi è una certa disaffezione per quelle categorie che giornalmente ci offrono con la cronaca il peggio di sé: censura ed omertà.

Per qualcuno forse è meglio che a me non sia permesso di diventare avvocato a cause delle mie denunce presentate a chi, magistrato, oltre che omissivo ad intervenire, è attivo nel procrastinare i concorsi truccati in qualità di commissari.

Sia chiaro a tutti: essere uno dei 10mila magistrati, uno dei 200mila avvocati, uno dei mille parlamentari, uno dei tanti professori o giornalisti, non mi interessa più, per quello che è il loro valore reale, ma continuerò a partecipare al concorso forense per dimostrare dall’interno quanto sia insano. Chi mi vuol male, per ritorsione alle mie lotte, non mi fa diventare avvocato, ma vorrebbe portarmi all’insana esasperazione di Giovanni Vantaggiato.

Invece, questi mi hanno fatto diventare l’Antonio Giangrande: fiero di essere diverso! Antonio Giangrande che con le sue deflagrazioni di verità, rompe l’omertà mafiosa.

Direttore, l’appoggio per una denuncia pubblica non lo chiedo per me, che non ne ho bisogno, ma una certa corrente di pensiero bisogna pur attivarla, affinché l’esasperazione della gente non vi travolga, come sedicenti operatori dell’informazione, così come già avvenuto in altri campi. E voi dell’informazione se non ve ne siete accorti, i ragazzi di Brindisi sono stati lì a ricordarvelo. Si è visto la mafia dove non c’è e non la si indica dove è chiaro che si annida.

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

099.9708396 – 328.9163996

giovedì
Giu 14,2012

“L’Italia delle raccomandazioni e dei concorsi pubblici truccati” di Antonio Giangrande

E’ successo al concorso dei Magistrati; ma pure e reiteratamente al concorso degli avvocati; come anche al concorso per notai, senza dimenticare i concorsi accademici e dei giornalisti e tralasciando i concorsi pubblici minori o locali. Da ultimo, e non per ultimo, è successo al concorso per dirigenti dell’Agenzia delle Entrate e, se non bastasse, anche al concorso dell’Avvocatura dello Stato. Stesse aule, stessi concorsi, stesso sistema concorsuale dell’altro millennio, medesimi risultati: disordini e proteste contro le irregolarità a vantaggio di alcuni e giù l’intervento delle Forze dell’Ordine contro i candidati che si lamentavano. Le commissioni d’esame preposte ed i Ministeri di riferimento hanno liquidato sbrigativamente le questioni affermando: “sono i soliti pochi facinorosi”. E lì tutti a nascondere o ad incriminare il malessere di chi, obbligato a trovare una via d’uscita da questa crisi, è costretto a partecipare a concorsi pubblici di cui non pone assoluta fiducia della loro regolarità. E poi, ci sono loro: gli ultimi “mohicani” asserragliati in Parlamento a difendere i loro privilegi e prerogative, che sono poi quelli di caste e lobby, continuando a perpetrare un sistema ormai logoro e difettato. Insensibili e sordi alle richieste di milioni di vittime che sono condannati a farsene una ragione.

Ma il risentimento dei candidati esclusi su cosa si fonda? Sulla percezione che tutti i concorsi pubblici siano truccati e non accettano di essere vittime sacrificali a vantaggio dei soliti raccomandati “figli di”? Sulla constatazione che la magistratura non voglia debellare un sistema di cooptazione di cui loro stessi ne hanno usufruito? Ma i concorsi pubblici, dietro quella parvenza di circostanza e di legalità, sono veramente truccati ed impuniti?

A quanto pare sì. A dispetto dei benpensanti è uscito su www.amazon.it  in E-Book  e sul portale www.controtuttelemafie.it il libro di inchiesta e di denuncia di Antonio Giangrande: “L’Italia delle raccomandazioni e dei concorsi pubblici truccati”. Eventi, date, circostanze: è tutto provato. Dall’indizione del concorso pubblico alla pubblicazione dei risultati fino alla tutela giudiziaria ed amministrativa. Da quanto scritto dal maggior esperto in Italia della materia non c’è nulla da salvare, eccetto che fare finta di nulla ed andare avanti a promuovere chi non merita. D’altronde, come i politici, abbiamo la classe dirigente che ci meritiamo.

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

099.9708396 – 328.9163996

Autorizzati alla pubblicazione. Il contatto è pubblico ed amicale. Se disturbo rispondi “Cancella”.

LA LITURGIA ANTIMAFIA

sabato
Mag 26,2012

Lettera al Direttore. La liturgia antimafia.

«Da presidente nazionale di una associazione antimafia è una vergogna non essere invitati ad alcuna celebrazione istituzionale o scolastica dedicata ai martiri della mafia: tra cui Falcone e Borsellino. Questo pur essendo il massimo esperto della materia. Questo perché noi non seguiamo la logica nazionale delle celebrazioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, specialmente fatta da chi ne ha causato la morte. Perché non ci associamo alla liturgia di questa antimafia che poi è forse solo propaganda. Si farebbe cosa nobile, invece, svelare la verità sulla loro morte e disincentivare tutti quei comportamenti socio mafiosi che inquinano la società italiana. Come si farebbe onore alla verità svelare chi e come paga l’andabaran di carovane e carovanieri. In riferimento all’attentato di Brindisi ed a tutte le manifestazioni di esaltazione di un certo modo di fare antimafia di parte e di facciata, denuncio l’ipocrisia di qualcuno che suggestiona e manipola la mente dei giovani per indurli ad adottare comportamenti miranti a promuovere una verità distorta su chi e come fa antimafia» Questa è la denuncia del Dr Antonio Giangrande, presidente nazionale de “L’Associazione Contro Tutte le Mafie”. «Brindisi e Mesagne e l’intero Salento sono diventate tutto d’un tratto terra di mafia e di mafiosi e per gli effetti sono diventate palco promozionale per carovane e carovanieri proveniente da ogni dove, da cui noi prendiamo assolutamente le distanze. Mesagne e Brindisi e tutto il Salento non hanno bisogno di striscioni in sparute manifestazioni o di omelie religiose per fare ciò che deve essere fatto: sia in campo istituzionale, sia in campo sociale. Gli studenti, con la mente vergine ed aperta, non devono essere influenzati da falsi pedagoghi catto-comunisti, sostenuti da sindacati e movimenti di sinistra, che inducono a falsi convincimenti di tipo ideologico. La lotta alla mafia è un’altra cosa: è conoscenza senza censura ed omertà scevra da giudizi preconcetti».

Autorizzati alla pubblicazione. Il contatto è pubblico ed amicale. Se disturbo rispondi “Cancella”.

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

099.9708396 – 328.9163996

ITALIA: RACKET DI STATO

mercoledì
Apr 18,2012

LETTERA AL DIRETTORE

Concussione, Corruzione, Usura Bancaria, Finanziamento illecito ai partiti, Nepotismo e clientelismo, Tassazione eccezionale……Il tutto per mantenere lor signori: il “potere” infedele ed inefficiente. Non paghi le tasse? Loro ti tolgono la vita!

Il bilancio lo danno le imprese che falliscono e gli imprenditori che si tolgono la vita (già 26 da gennaio a marzo dell’anno 2012 secondo la Cgia di Mestre).

Italia: una Repubblica fondata sulle tasse.

«Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti. Con i servizi» e «Chi vive a spese degli altri, danneggia tutti» (spot tv del fisco: tasse e servizi pubblici ed il parassita)».

Questa è la campagna organizzata dalla Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia contro l’evasione fiscale.

Il primo spot è “Stop a chi vive a spese d’altri”.

Il primo spot dal titolo «Se», è un’animazione in motion graphic e spiega (a qualche cittadino distratto) l’utilizzo del denaro ricavato dalle tasse: a produrre servizi pubblici, dagli ospedali alle scuole, dalle strade ai parchi, ai trasporti. Ma tutto ciò può avvenire se a pagare le tasse sono tutti.
La headline è: «Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti. Con i servizi».

Il secondo spot è “Chi evade le tasse è un parassita sociale”.

Il secondo spot, ancora più asciutto e didascalico del primo, mostra una serie di slide con immagini di parassiti in natura, mostrando alla fine un volto di un uomo: l’evasore fiscale come parassita della società, che succhia energie, soldi, risorse e accesso ai servizi pubblici a tutta la collettività, senza contribuire al suo sostentamento.

Alla luce degli ultimi eventi, accaduti in questi ultimi mesi, il dr. Antonio Giangrande, scrittore e presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie si chiede se sia proprio il caso di presentare anche questi spot da parte dell’Agenzia delle Entrate. Sembra una presa in giro. Se qualcuno non paga le imposte sui redditi, comunque dall’iva, dalle accise, dalle tasse specifiche, dai contributi previdenziali non si scappa. E comunque gli accertamenti, di cui più della metà all’esame dei ricorsi alle commissioni tributarie risultano infondati, non bastano? Gli italiani oltre al luogo comune di essere mafiosi, devono subire l’onta ed il sospetto di essere anche evasori fiscali? Gli “scienziati” al parlamento perché non prevedono l’assoluta deduzione delle spese dai redditi da parte dei cittadini. In questo modo la fattura è un interesse personale chiederla e si incentivano i consumi e quindi la produzione.

Già. Però c’è tanto da ridire. Da “Fai Notizia” di Radio Radicale una scottante verità. Più di 800 dei dirigenti dell’ente pubblico che vigila contro l’evasione fiscale di cittadini, imprese, partiti ed enti in tutta Italia, è stata scelta in maniera discrezionale, senza criteri di trasparenza.

Inoltre la sanguisuga Statale, che con il suo vampirismo ha prosciugato il sangue degli italiani, nulla fa per giustificare l’eccezionale prelievo. Perché l’Italia oltre ad essere una repubblica fondata sulle tasse è anche fondata sui disservizi, oltre che sull’ingiustizia.

La domanda è: che fine fa l’oceano di soldi che gli italiani versano in quel pozzo che sembra essere senza fondo?

La giustizia allo sfascio, ma questo è risaputo.

La sanità allo sfascio, ma questo è risaputo. Ecc., ecc., ecc.. Insomma non funziona niente, ma tutti sono sovvenzionati. Qualche esempio.

La Provincia di Taranto, Adiconsum e Federconsumatori hanno deciso di avviare una ‘class action’ contro Trenitalia per l’eliminazione di numerosi collegamenti a lunga percorrenza e notturni da e per Taranto.

Ancora in provincia di Taranto, a Manduria.

L’associazione “Pro Specchiarica” promuove una “Class Action” contro il Comune di Manduria per l’abbandono della sua marina orientale. Un’azione civile di risarcimento per danno di immagine e svalutazione della proprietà, oltre che per danno esistenziale dovuto al degrado ed all’abbandono cinquantennale, in aggiunta alle privazioni subite per omesso investimento di opere primarie e secondarie in zona densamente edificata. Abbandono, degrado e disservizi nonostante milioni di euro incassati da Manduria in un territorio dove ci sono pochi manduriani. Milioni di euro incassati tra oneri concessori, ici, addizionale irpef, tarsu, quota enel, ecc. Il tutto con destinazione vincolata, ma impiegati altrove e per altri scopi.

Ed ancora. Uffici postali in tilt, code e rabbia in tutta Italia. Lunedì 16 aprile 2012 ancora una volta negli uffici postali di tutta Italia si sono create lunghe code, tra rabbia e sconforto dei cittadini arrivati per pagare bollette e fare operazioni sul conto. Il blocco informatico deriva da un problema di connessione al server centrale. “I computer sono in tilt, non riusciamo a fare operazioni”, spiegano i dipendenti dietro allo sportello. Qualche sede locale ha messo cartelli per informare i clienti del problema, ma qualcuno prova comunque ad aspettare, e magari si fa pure il giro di più uffici. Da Roma hanno spiegato agli addetti che il blocco potrebbe essere risolto nel giro di poco tempo. E lì gli utenti speranzosi sin dal mattino ad aspettare, con i dipendenti che consigliavano ai clienti di tornare più tardi Alle 13.30 negli uffici postali italiani era ancora tutto bloccato. Connessioni ripristinate pian piano dalle 15. «Per l’ennesima volta tutti gli uffici postali d’Italia sono in tilt per il blocco del sistema operativo informatico.-  Lo afferma in una nota alla stampa Mario Petitto, Segretario Generale Cisl-Poste. -Oggi – continua Petitto- gli uffici postali sono pieni di pensionati Inpdap che non riescono a riscuotere la pensione e di cittadini che non riescono ad effettuare alcuna operazione finanziaria agli sportelli. Come sempre in queste occasioni la tensione negli uffici postali è alta ed a farne le spese sono gli incolpevoli lavoratori che non riescono a far fronte alle proteste dei cittadini -, osserva il sindacalista, che aggiunge – ormai le nostre denunce si sprecano ed il silenzio perdurante del management di Poste diventa sospetto. Ci appelliamo pubblicamente al ministro vigilante se non ritiene di fare luce sui perenni disservizi di una Azienda pubblica che eroga servizi pubblici, e ci chiediamo come mai la magistratura non sia ancora intervenuta a cercare di capire dove siano le eventuali responsabilità della continua interruzione di pubblico servizio. Chiediamo inoltre ai rappresentanti dei consumatori – conclude – di tutelare i diritti degli utenti postali così come noi ci sforziamo di tutelare i diritti dei lavoratori che in queste circostanze sono il parafulmine di responsabilità altrui.»

Naturalmente il disservizio riguarda anche l’invio della posta e dei pacchi.

Non è la prima volta e, è facile immaginarlo, non sarà l’ultima. Per l’ennesima volta, come denuncia la Cisl, tutti gli uffici postali d’Italia sono in tilt per il blocco del sistema operativo informatico, e per l’ennesima volta, quindi, questi disservizi finiscono per creare disagi che si allargano a macchia d’olio su tutto il territorio italiano. Il management di Poste italiane, come sempre in questi casi, rimane in silenzio, al contrario degli utenti, costretti a lunghe (e spesso inutili) code e ai pensionati che non riescono a ritirare la propria pensione o ai cittadini che devono inviare lettere e pacchi o fare operazioni finanziarie. Utenti che si ritrovano a protestare contro i lavoratori degli uffici postali. Utenti che hanno perso un’intera giornata per nulla. Rimane, di questa grottesca storia dal sapore troppo antico, il succo, che purtroppo è un succo serissimo, invece, e terribilmente amaro, la triste vicenda di un’azienda pubblica che troppo spesso non sa o non riesce ad erogare un servizio pubblico. Essa come tante altre. “Ed io pago….” è la celebre frase di Totò, spesso ripresa da Striscia la Notizia.

Autorizzati alla pubblicazione. Il contatto è pubblico ed amicale. Se disturbo rispondi “Cancella”.

Dr Antonio Giangrande

Portavoce dell’Associazione “Pro Specchiarica”

www.specchiarica.altervista.org

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

099.9708396 – 328.9163996

venerdì
Apr 6,2012

E’ possibile esercitare il diritto di cronaca, oltretutto riportando esclusivamente gli articoli dei maggiori quotidiani nazionali, quando l’oggetto riguarda l’operato dei magistrati?

Già da Brindisi hanno oscurato un sito web contenente centinaia di pagine, sol perché si riportava un articolo de “Il Corriere della Sera” sul caso del giudice Forleo e il presunto complotto della Procura di Brindisi.

Già a Potenza si è aperto un procedimento penale per aver riportato sul sito web un articolo del “La Gazzetta del Sud Africa” sugli insabbiamenti a Taranto.

In un’inchiesta sui magistrati di Trani e Matera sulle pagine dei siti web istituzionali dell’Associazione Contro Tutte le Mafie si sono riportati i seguenti articoli:

Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Scontro tra magistrati per un caso di molestie si finisce a carte bollate;

Da “La Repubblica”, Trani, lite fra giudici gup trasferita dal Csm;

Da “Il Giornale”, Insulti e gossip a luci rosse: a Trani le toghe fanno a botte; Botte da orbi tra magistrati dietro la guerra contro il Cav; Botte e minacce tra giudici dietro la guerra contro il Cav; La gip e quei rapporti “particolari” al Csm.

Si è omesso di citare il nome della protagonista, appuntando le iniziali.

Eppure la signora in questione ha minacciato di adire le vie legali nel caso in cui io non adempia alla sua diffida: ossia, eliminare gli articoli in questione dalle pagine riferenti Matera e Trani. Diffida rivolta al sottoscritto e non agli autori degli articoli ed alle testate di riferimento.

Debbo pensare che sia un tentativo di intimidazione per tacitarmi?

In Italia è impedito il libero esercizio di esprimere la propria critica, ma è inibito altresì, riportare l’opinione altrui?

Autorizzati alla pubblicazione. Il contatto è pubblico ed amicale. Se disturbo rispondi “Cancella”.

Dr Antonio Giangrande

Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e di Tele Web Italia

www.controtuttelemafie.it e www.telewebitalia.eu

099.9708396 – 328.9163996

Categories