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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Matematica/Scienza’ Category

venerdì
feb 19,2010

Design e natura si incontrano nella ricerca di eccellenza
Science premia un team di ricercatori italiani per la migliore illustrazione scientifica dell’anno

Un Team di ricercatori della Seconda Università di Napoli, composto dal professor Mario De Stefano del Dipartimento di Scienze Ambientali, Facoltà Scienze del Farmaco per Ambiente e Salute, dalla professoressa Carla Langella del Dipartimento di Industrial Design Ambiente e Storia, Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli”, e da Antonia Auletta, ha vinto l’ultima edizione della “International Science and Engineering Visualization Challenge”, la prestigiosa competizione internazionale di fotografia scientifica organizzata dalla “National Science Fundation” e dal magazine “Science”. La competizione, alla sua ottava edizione, mira a premiare il “linguaggio visivo nella comunicazione della Scienza” ovvero l’abilità di ricercatori e divulgatori nell’utilizzare in maniera innovativa mezzi visivi, foto e filmati, per promuovere la comprensione dei risultati della ricerca scientifica. Una giuria nominata dalla “National Science Fundation” e dal magazine “Science”seleziona i migliori contributi in ciascuna delle seguenti cinque categorie: Fotografia, Illustrazione, Grafica computerizzata, Filmati interattivi e Filmati non interattivi. I contributi dei vincitori sono riportati in un numero di “Science” dedicato alla competizione che quest’anno sarà pubblicato domani 19 febbraio 2010. Il contributo del team coordinato da De Stefano, intitolato “Back to the future”, si è imposto nella categoria “Scientific illustration”. Si tratta di una rappresentazione grafica composta, in primo piano, da una fotografia al microscopio elettronico a scansione delle colonie a ventaglio della diatomea Licmophora flabellata (un organismo marino monocellulare) a cui si contrappone sullo sfondo il disegno digitale di una pensilina solare innovativa ispirata a questi organismi. La composizione illustra l’approccio scientifico della Biomimetica, una nuova branca delle biotecnologie mirata alla realizzazione di prodotti, materiali e dispositivi evoluti a partire da principi, logiche, morfologie e strutture presenti in sistemi biologici. L’innovazione dell’approccio biomimetico è evocata nel titolo stesso della composizione, “Back to the Future”, che allude alla necessità di comprendere il significato funzionale delle morfologie naturali per progettare i materiali e gli oggetti del futuro. La vittoria del Ricercatori della SUN è particolarmente significativa anche perché si ripete a distanza di un anno dalla precedente affermazione nella edizione 2008 della competizione ottenuta da De Stefano con il suo contributo “The glass Forest” giudicato “Best Science Imageof 2008″. In tale occasione De Stefano e la Seconda Università di Napoli si erano distinti rispettivamente come primo Italiano e prima Istituzione Universitaria italiana vincitrici nello storia della Competizione. Con l’attuale vittoria siamo orgogliosi di poter considerare entrambi anche come i primi vincitori plurimi nella storia della “International Science and Engineering Visualization Challenge”.
«Un’ immagine può essere apprezzata in quanto tale – ha evidenziato De Stefano -, oppure può disvelare un’ idea agli occhi di chi la osserva con la giusta chiave di lettura». «Il design si è sempre ispirato alla natura per progettare i propri artefatti, ma i nuovi strumenti scientifici e tecnologici oggi a disposizione degli scienziati – ha affermato la Langella -, come la microscopia elettronica, offrono nuove opportunità di conoscerne dettagli, segreti e principi in passato imperscrutabili che si rivelano strumenti progettuali inediti e preziosissimi. La biomimetica – conclude la docente – costituisce un’importantissima opportunità di spinta all’innovazione eco-orientata, poiché nessun riferimento è più attendibile della natura nell’illustrare i modi migliori di “agire” nella direzione della sostenibilità ambientale».

per interviste
Mario De Stefano

3339392155 / 3382135950

Carla Langella

3391894399

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LO SAPEVATE CHE…

mercoledì
set 16,2009

A proposito dei telefonini, i rischi per chi guida parlando al telefono sono esattamente gli stessi di quelli di un ubriaco alla guida, poiché si riduce notevolmente il livello di attenzione e, di conseguenza, il tempo di
reazione. È quindi un errore per chi sta al volante pensare di poter fare entrambe le cose: “Parlare al cellulare mentre si guida – afferma Franco Taggi dell’Istituto Superiore di Sanità – compromette l’attenzione alla strada e determina un rischio di provocare un incidente grave o mortale pari a quello che corre un conducente con alcolemia di un grammo/litro, il doppio del limite legale. In pratica è come guidare ubriachi”. E la situazione non
migliora nemmeno se si usano gli auricolari; parlare al telefono, anche se non impegna le mani può essere comunque una notevole fonte di distrazione se chi parla è molto preso dal suo interlocutore e poco dalla strada.
Ma non finisce qua! Gli apparecchi cellulari emettono delle radiazioni, o microonde radio, che si espandono in orizzontale dal telefono verso tutto quello che c’è attorno. Più si è vicini all’apparecchio, ovviamente, maggiore è l’intensità di queste onde. Queste radiazioni sono dette non ionizzanti, cioè sono al di sotto del milione di GHz (Giga Hertz, cioè un miliardo di Hertz). Inoltre, si tratta di radiazioni ad alta frequenza, come quelle delle antenne
della televisione e della radio. Il rischio maggiore legato a questo tipo di onde è quello dell’innalzamento della temperatura, che può arrecare danno ai tessuti circostanti. La batteria, invece, emana onde di bassa frequenza e la
sua pericolosità dipende strettamente dall’intensità di queste onde. Le stesse onde vengono emanate soprattutto dalla rete di distribuzione dell’energia elettrica; chi abita nei pressi di installazioni di questo tipo rischia parecchio.
C’è, infatti, una maggiore incidenza di malattie tipo sclerosi multipla, morbo di Alzheimer, tumore al seno, leucemia, tumore al cervello.
In pratica, pare che queste microonde riescano a neutralizzare la barriera emato-encefalica, lasciando passare tossine verso il cervello. Si possono distinguere gli effetti delle radiazioni sull’uomo in conseguenze a breve e
lungo termine. Quelle a breve termine sono essenzialmente legate allo sviluppo di calore (riscontrabile anche telefonando: infatti, restando parecchio tempo a telefono si può notare un riscaldamento dell’orecchio e della parte del cranio corrispondente), che, se il cellulare viene utilizzato per brevi periodi e non troppo spesso, potrebbe effettivamente essere innocuo. Le conseguenze a lungo termine, invece, non sono state ancora accertate in forma scientifica, poiché non esiste una casistica su cui basare gli assunti. Pare, comunque, che le parti più esposte siano, a parte il cervello, gli occhi, con lo sviluppo del melanoma uveale, ed il nervo acustico, sollecitato troppo a lungo.
Sono davvero pericolosi? Intanto, ci sono occasioni e condizioni in cui il cellulare effettivamente interferisce o danneggia l’uomo. Per esempio, i portatori di pacemaker non possono assolutamente sostare in prossimità di
cellulari poiché la loro attività interferisce con quella dei pacemaker. È stata anche osservata una maggiore elettricità cerebrale durante l’uso del cellulare: l’elettroencefalogramma registra picchi e curve che duravano fino
a 24 ore successive allo spegnimento dello stesso. Altro danno probabile: l’effetto del calore sviluppato dal cellulare potrebbe alterare i tessuti oculari favorendo il glaucoma. In automobile, poi, oltre a provocare incidenti a
causa della distrazione per parlare o per comporre il numero, pare che possa anche interferire con la strumentazione digitale, provocando l’inserimento di ABS o l’apertura di airbag improvvisamente e quando non è
necessario.
Cosa fare? Innanzitutto, teneteli alla larga da bambini ed adolescenti; non solo la minore estensione corporea facilita la penetrazione delle onde, ma sono persone in pieno sviluppo e, quindi, potrebbero averne i danni
maggiori. Quando utilizzate il cellulare, fatelo per un periodo breve e preferite sempre l’utilizzo dell’auricolare, in modo da tenere il telefono lontano dal corpo e, soprattutto, non vicinissimo alla testa. Quando potete farne a meno, non accendetelo proprio. Evitate di portarlo nella giacca, soprattutto nella tasca interna sinistra, perché può provocare interferenze con il ritmo cardiaco. Per correttezza, spegnetelo in presenza di portatori di pacemaker, ma anche nei ristoranti, nei teatri e cinema e, in generale, nei locali pubblici, dove il cellulare emette più potenza per essere in grado di collegarsi alla rete. Un’ultima accortezza: fate attenzione anche ai telefoni cordless che avete in casa; anche quelli emettono onde magnetiche ed accrescono l’elettrosmog presente nelle vostre case. Il nostro cervello viene continuamente bombardato da onde elettromagnetiche provenienti da dispositivi senza fili: dal telefono cellulare al cordless, fino all’I-Phone che la Apple si appresta a lanciare sul mercato e che è già oggetto di allarme da parte di Greenpeace per il suo contenuto di sostanze tossiche. La scienza continua a osservare, sotto la lente di ingrandimento, i più comuni strumenti senza fili per verificare se il loro utilizzo possa causare danni al
cervello. Fino a qualche tempo fa i risultati delle ricerche erano confortanti: l’uso del cellulare non sembrava collegato ad un aumento del rischio di tumore al cervello. A smuovere le acque è stato, nei giorni scorsi, uno
studio svedese condotto da due ricercatori dell’Università di Orebro e Umea che hanno riesaminato undici ricerche condotte negli anni scorsi per verificare se l’uso decennale di cellulari e cordless potesse aumentare il rischio ditumore al cervello.
Il risultato è stato davvero impressionante e ha suscitato un vortice di opinioni e critiche da tutto il mondo scientifico e non solo. Secondo la ricerca, infatti, utilizzare il telefono cellulare un’ora al giorno per dieci anni
aumenta il rischio di sviluppare il glioma del 30% e il neuroma acustico del 20%. Gli scienziati svedesi ne sono certi: non si tratta di un allarme ingiustificato ma di una realtà, visto che il tempo minimo perché si possa studiare lo sviluppo di un tumore è proprio dieci anni e le ricerche condotte prima di quest’anniversario sarebbero da considerarsi incomplete. In altre parole, l’uso del cellulare si è diffuso circa dieci anni fa e in questo decennio il cellulare è diventato uno strumento utilizzato da milioni di persone ogni giorno: per questo motivo uno studio serio che indagasse sui rischi dell’utilizzo del cellulare poteva essere condotto solo adesso. Lennart Hardell e Kjell Hansson non avrebbero dubbi, quindi: basterebbe un’ora al giorno di uso del cellulare per dieci anni per veder salire significativamente il rischio di sviluppare un tumore e sarebbe sufficiente anche meno di un’ora se si poggia il telefono sempre sullo stesso orecchio.
Come fare a utilizzare il cellulare limitando al massimo i rischi per la salute? Hardell consiglia di utilizzare poco il cellulare e in ogni caso sempre con l’auricolare, di evitare di parlare per ore al telefono cellulare e di preferire l’apparecchio fisso e di impedire l’utilizzo del cellulare ai bambini. I risultati di questo studio, che sono stati pubblicati sulla rivista Occupational Environmental Medicine, sono in netta contrapposizione con quelli
che aveva ottenuto un recente gruppo di ricerca promosso dal MTHR (Mobile Telecommunication and Health Research): per gli studiosi britannici l’uso di cellulari non era associabile ad alcun reale danno biologico anche se
Latrie Challis, presidente di MTHR, aveva spiegato che solo alcuni dei soggetti coinvolti nello studio utilizzavano i cellulari da dieci anni e che, quindi, anche le loro ricerche sarebbero proseguite per studiare realmente gli effetti del cellulare sul cervello dopo un utilizzo almeno decennale. Gettano acqua sul fuoco gli esperti riuniti a Roma nei giorni scorsi in occasione del convegno su campi elettromagnetici e salute organizzato dal consorzio Elettra 2000: secondo Anders Ahlbom del Karolinska Institutet di Stoccolma, migliaia di ricerche condotte in tutto il mondo negli ultimi anni e finanziate con 250 milioni di dollari non hanno dimostrato alcuna evidenza certa di rischio.
Anche gli italiani hanno analizzato gli effetti dell’uso del cellulare sul cervello: una ricerca, pubblicata sugli Annals of Neurology e condotta dagli studiosi dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, in collaborazione con
quelli dell’Ospedale S. Giovanni Calibita-Fatebenefratelli, della Facoltà di Psicologia della Sapienza e della Clinica Neurologica all’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha dimostrato che le onde elettromagnetiche
emesse dai telefonini eccitano il cervello e in particolare la corteccia cerebrale. La problematica relativa al possibile rapporto tra utilizzo dei telefonini e aumentato rischio di tumori non ha una chiave di lettura univoca. Lo studio approfondito dei numerosi studi pubblicati non permette conclusioni inoppugnabili né da parte degli “innocentisti “ né da parte dei “colpevolisti“, anche perché, dal punto di vista strettamente statistico, non c’è alcun tipo di evidenza. C’è, innanzi tutto, un problema temporale: sono, relativamente, ancora pochi gli anni trascorsi dall’inizio diffuso ed intensivo dell’utilizzo dei cellulari e, quindi, non è possibile escludere danni in senso
oncologico che, per definizione, richiedono tempi biologici lunghi. L’altra variabile è quella legata al fatto che negli ultimi anni c’è stata, in contemporanea all’incrementato uso dei telefoni cellulari, una esplosione di fonti casalinghe e non di onde elettromagnetiche (forni, cordless, asciugacapelli…)Ultima considerazione: il peso ingombrante degli interessi economici rende in questi casi molto difficile la vita alla ricerca indipendente.
Conclusione: come in tanti campi della Medicina vale il consiglio della prudenza; usare con moderazione e raziocinio le fonti d’onde elettromagnetiche, conducendo una vita il più possibile… a misura d’uomo.
( paginemediche.it – MFL comunicazioni )

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IL QUADERNO DI URCIUOLI

lunedì
lug 6,2009

urciuoli-e-altro-006

Un Quaderno per fare spazio alla scienza

di Rocco De Rosa

Quale posto ha la scienza nella vita di tutti i giorni considerata come l’eterno susseguirsi di gesti e abitudini, sempre uguali gli uni agli altri? Un posto irrisorio, verrebbe da dire, se non inesistente. Un semplice sentito dire di cui si discute spesso a proposito di una notizia diffusa dai media o letta sui giornali.

Per quanto riguarda la medicina, il riscontro che essa ha nella vita della gente è legato all’eco delle mille tragedie, provocate da neoplasie devastanti, o a risultati che fanno notizia, in questo o quel campo.

Hanno fatto notizia alcuni farmaci. Il GR1 si è occupato nei giorni scorsi  di una ricerca americana che ha consentito di ridurre, con l’impiego di alcune terapie, la pericolosità di un tumore alla prostata successivamente asportato con mezzi chirurgici.

La gente aspetta di sapere, di partecipare, di rendersi ragione di ciò che accade. Non le si può dare torto.

A questo importante compito assolve una pubblicazione, unica nel suo genere. Un libro che può essere giudicato una novità nel  comportamento dei sanitari nei confronti della gente. Quella gente che attende il suo turno in sala d’aspetto, tra mille paure, che spera nella guarigione.

Il titolo del lavoro: Quaderno di anatomia chirurgica toracica di Giuliano Urcioli, valido professionista del San Carlo di Potenza. Una di quelle figure di medici abituati a trascorrere la giornata in ospedale per badare ai malati e alla fiducia con cui il malato ripaga l’opera preziosa del suo medico.

Il Quaderno è una novità assoluta  soprattutto per il coraggio del medico di “volgarizzare” il campo della sua ricerca. Volgarizzare tra virgolette, nel senso di diffondere, far conoscere non solo agli addetti ai lavori cose di tutto rilievo, frutto di una lotta contro il male condotta in sala operatoria, con dignità e impegno. Ma soprattutto con amore e passione, due componenti da non trascurare.

Urciuoli in questo si rivela un maestro. Con l’umiltà e la scienza del maestro che attende di poter scoprire, studiare, approfondire. Conoscere. La scienza è infatti conoscenza, non altro.

Starei per dire che il chirurgo, particolarmente apprezzato nella recente tre giorni di chirurgia toracica al san Carlo di Potenza, porta in strada l’esito del suo lavoro. Urciuoli, infatti, non chiede spazio alle riviste patinate. Alle trasmissioni TV che fanno audience, ai grandi media che pubblicizzano spesso cose vere o il contrario delle cose vere…Ma si lascia semplicemente giudicare dai colleghi, dai medici, ma soprattutto dai pazienti ai quali fornisce uno strumento di riflessione su quanto accade davvero in sala operatoria.

E la sala operatoria è lì, in questo Quaderno molto speciale. Fatto di immagini dure e cruente (cruente per chi non fa il mestiere del chirurgo), di annotazioni, di appunti, di studi e di mille riflessioni. Con una prefazione di Mario Massimo e una Nota dell’Autore. Non un romanzo, non un saggio, ma realtà vera quella di Giuliano Urciuoli.

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martedì
ott 14,2008

CONSULTA I SITI:

 

Cara Tilde,
non ti ho messa da parte.
Posso proporti uno studio della matematica sulla piramide di Cheope che ho da poco esposto nel mio blog, [http://www.webalice.it/gbarbella/piramide_parabola.html]. Proprio oggi, insieme ad un altro studio, sono stati particolarmente segnalati dal blog Matematic@mente [http://lanostramatematica.splinder.com/post/18711218#more-18711218] che oggi ospita la sesta edizione del Carnevale della Matematica.
Non è un lavoro breve ma credo che vi sono anche da te molti lettori a cui piacciono argomenti sulla Grande Piramide. Quindi è una buona occasione per il tuo blog per arricchirsi. Dal link suddetto puoi prelevare ogni cosa per disporlo sul tuo blog, se la cosa ti interessa, naturalmente.
Poi se ti attrae anche l’altro lavoro, quello su Raffaello, segnalato da Matematic@Mente, [http://www.webalice.it/gbarbella/raffaello_geometria_trasfigurazione.html], puoi farlo tuo.
Abbracci, l’amico Gaetano (in esilio).

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