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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Personaggi celebri’ Category

mercoledì
Mar 14,2012

Akira Yoshizawa è considerato il maestro degli origami. Ha innalzato il semplice hobby dell’origami ad un arte vivente. Secondo le stime, calcolate nel 1989, ha creato più di 50.000 modelli, di cui solo poche centinaia di disegni sono stati riprodotti nei suoi 18 libri. Yoshizawa ha lavorato come ambasciatore internazionale per il Giappone. Nel 1983, l’imperatore giapponese Hirohito lo ha nominato all’Ordine del Sol Levante, uno dei più alti onori che può essere dato ad un cittadino giapponese.


Akira Yoshizawa, considerato il padre dell’Origami

La vita – Yoshizawa è nato il 14 marzo 1911, in Kaminokawa, in Giappone, da una famiglia di un produttori di latte. Quando era un bambino, ha iniziato da autodidatta a creare origami. Si trasferì a lavorare in fabbrica a Tokyo all’età di 13 anni. La sua passione per la carta si è riaccesa quindi attorno ai 20 anni, quando fu promosso da operaio a disegnatore tecnico. Il suo nuovo lavoro era quello di insegnare la geometria ai neo-dipendenti. Yoshizawa ha utilizzato la tradizionale arte degli origami per capire e risolvere problemi geometrici.
Nel 1937 ha lasciato la fabbrica per perseguire l’arte dell’origami a tempo pieno. Durante i prossimi 20 anni, vivrà in povertà totale, guadagnandosi da vivere come venditore porta a porta di tsukudani (un condimento giapponese conservato che di solito è fatto di alghe). Durante la seconda guerra mondiale, Akira Yoshizawa ha servito in campo medico nel corpo d’armata di Hong Kong. In quella occasione ha realizzato modelli di origami per rallegrare i pazienti malati, ma alla fine si ammalò anche lui e fu rimandato in Giappone in congedo.  Il suo lavoro creativo di origami era ormai abbastanza ampio per essere incluso nel libro del 1944 Origami Shuko, pubblicato da Isao Honda . Tuttavia la sua carriera esplose nel 1951 quanto lavorò come grafico per la famose rivista Asahi che commissionò una serie di 12 segni zodiacali per la sezione oroscopo.

Le pubblicazioni – Nel 1954 è stata pubblicata la sua prima monografia, Atarashii Origami Geijutsu (New Origami Art) . In questo lavoro ha fondato il  sistema di notazione per pieghe origami che è diventato lo standard per la maggior parte dei lavori di questo genere. La pubblicazione di questo libro ha aiutato Yoshizawa ad uscire dalla sua povertà.  La sua prima mostra all’estero è stata organizzata nel 1955 da Felix Tikotin, un architetto olandese e collezionista d’arte di origine ebraico-tedesco, nel Museo Stedelijk. Yoshizawa ha prestato molti dei suoi modelli di origami nelle mostre in giro per il mondo.

Gli ultimi anni – Nel marzo 1998, Yoshizawa è stato invitato ad esporre il suo origami al museo del Louvre e lo ha fatto volentieri. Molti dei suoi modelli sono stati riproposti dai suoi rivali professionali, il che faceva arrabbiare Yoshizawa, specie quando era più giovane. Dopodichè ha scoperto che a lui non piaceva avere rivali, e da quel momento iniziò a godere della compagnia dei suoi “proseliti” di origami.  Akira Yoshizawa è morto il 14 marzo 2005 in ospedale a Itabashi Ward per complicazioni di una polmonite contratta il giorno del suo 94simo compleanno. In suo onore, Akira Yoshizawa è stato celebrato il 14 marzo 2012 come Doodle di Google.

La tecnica origami –  Anche se Akira Yoshizawa ha sperimentato molte tecniche diverse di origami,  uno dei suoi contributi più significativi è il wet-folding. Questa tecnica comporta l’accorgimento di bagnare leggermente la carta prima di fare una piega. Il Wet-folding permette così alla carta di essere manipolata più facilmente, con origami finiti che hanno un aspetto più rotondo e  scolpito. La possibilità di creare origami con un aspetto più realistico è stato un avanzamento importante nella piegatura della carta, dal momento che in questo modo l’origami è potuto diventare uan vera espressione artistica.

mercoledì
Mar 7,2012

Google dedica il logo Doodle del 7 marzo a uno degli scrittori più rappresentativi della storia del nostro Paese: è oggi il 227° anniversario della nascita di Alessandro Manzoni, e il colosso di Mountain View gli dice buon compleanno con un logo dedicato alla sua opera più celebre, studiata in ogni scuola: I Promessi Sposi.

Nel logo dalle tinte seppia si riconoscono alcuni degli interpreti principali del romanzo, da don Abbondio a Renzo e Lucia, passando per don Rodrigo e la Monaca di Monza. Alessandro Manzoni è un personaggio che non ha bisogno di presentazioni, ma questo logo dedicatogli da Google ci dà l’occasione di scoprire alcuni aspetti della sua vita, anche privata, che molti non conoscono.

Alessandro Francesco Tommaso Manzoni (Milano, 7 marzo 1785 – Milano, 22 maggio 1873) è stato uno dei migliori poeti e scrittori italiani.

Il romanzo I Promessi Sposi è la sua opera più famosa, e ancora oggi è considerato un riferimento di base della letteratura italiana: la lingua fiorentina era più colta in Italia della lingua lombarda dell’autore, e lui si trasferisce a Firenze per impararla.

Il nonno materno di Manzoni, Cesare Beccaria, marchese di Beccaria-Bonesana, era un autore ben conosciuto (scrisse il trattato Dei delitti e delle pene, che è stata incluso nell’Indice dei libri proibiti), e anche sua madre, Giulia Beccaria (1762-1841), era una donna con talento per la letteratura.

Dopo la separazione dai suoi genitori (la madre dal 1792 vive con il ricco Carlo Imbonati, prima in Inghilterra, poi in Francia), Alessandro Manzoni tra il 1790 e il 1803 viene educato in scuole religiose. Pur essendo uno studente pigro, con gli studi raggiunge una buona formazione classica e gusto letterario. A quindici anni sviluppa una sincera passione per la poesia e scrive due sonetti. Il nonno materno gli  insegna conclusioni rigorose ed universali dall’osservazione della realtà.

Il giovane Manzoni visse tra il 1803 e il 1805 con il vecchio don Pietro, e dedica molto del suo tempo a donne e gioco d’azzardo, ma riesce comunque a muoversi nell’ambiente illuminato dell’aristocrazia e della nobiltà di Milano. La tendenza neoclassica del tempo ispira le prime esperienze poetiche, create sotto l’influsso di Vincenzo Monti, idolo letterario del momento. Ma oltre a questi, Manzoni preferisce Giuseppe Parini, portavoce per le idee dell’Illuminismo e delle esigenze di riarmo morale della società. A questo periodo appartengono Il trionfo della libertà, Adda, I quattro sermoni che è influenzato da Monti e Parini, ma anche l’eco di Virgilio e Orazio.

Nel 1805 si riunisce a Auteuil, con la madre, partecipando al circolo letterario dei cosiddetti ideologi in cui aveva molti amici, in particolare Claude Fauriel ( 1772-1844), col quale apprende le teorie di Voltaire. Alessandro è impregnato di cultura francese, ciò che è arte classica, ma la filosofia scettica e sensuale lo aiuta nello sviluppo del razionalismo e di posizioni romantiche. Questo incontro con Fauriel (1772-1844), produttore delle dottrine romantiche è essenziale. Manzoni mantiene una duratura amicizia con lui.

Manzoni è stato successivamente inserito nel percorso del realismo romantico.

Nel 1810, Manzoni, già anticlericale per reazione all’educazione che aveva ricevuto, e più indifferente che agnostico o ateo, e per quanto riguarda la questione religiosa, è ancora più vicino alla Chiesa. Nel 1808, a Milano, lo scrittore aveva sposato la calvinista Henriette Blondel, figlia di un banchiere da Ginevra, in un matrimonio felice.

Nel frattempo ha iniziato a dare forma al suo romanzo Fermo e Lucia, prima versione dei Promessi Sposi, che ha completato nel mese di settembre 1822.

Gli ultimi anni della vita di Manzoni sono stati segnati dalla sfortuna. Alla morte della moglie nel 1833 seguì quella di molti dei suoi figli, compresa la sua figlia maggiore Giulia, moglie di Massimo D’Azeglio, e sua madre. Nel 1837 sposò la sua seconda moglie, Teresa Borri, vedova del Conte Stampa. Manzoni è sopravvissuto anche a questa seconda moglie. Solo due dei nove figli che aveva avuto nei suoi due matrimoni gli sopravvissero.

La morte del figlio maggiore, Pier Luigi, il 28 Aprile 1873, è stato il colpo di grazia. Immediatamente si ammalò e morì di meningite il 22 maggio. C’è stata una massiccia affluenza al funerale solenne che si è svolto a Milano, e al quale hanno partecipato le più grandi personalità dello Stato. Nel 1874 Giuseppe Verdi compose la Messa da Requiem per l’anniversario della sua morte, per onorare la sua memoria.

Cesare Cantù (1885), Angelo de Gubernatis (1879) e Arturo Graf (1898) scrissero le prime biografie di Manzoni.

 

HEINRICH RUDOLF HERTZ: LOGO GOOGLE

mercoledì
Feb 22,2012

Google torna ad occuparsi di scienza e lo fa dedicando il suo Doodle al padre delle onde elettromagnetiche, Heinrich Rudolf Hertz. Il logo di oggi si può definire animato, con onde elettromagnetiche con i colori del logo Google che compongono il Doodle dedicato al genio celebrato oggi.
Uno dei pochissimi Doodle della storia del colosso di Mountain View che non contiene le lettere della parola Google, sostituite da un flusso continuo e colorato. Un’altra celebrazione fatta da Google nei confronti di personaggi che con il loro genio hanno contribuito a cambiare il mondo rendendolo come lo conosciamo oggi.
Google dedica il logo al 155esimo anniversario della sua nascita.

Ma conosciamo meglio Heinrich Rudolf Hertz. Nacque ad Amburgo il 22 febbraio 1857 e morì a Bonn il primo gennaio 1894. Hertz è stato un fisico tedesco che ha scoperto l’effetto fotoelettrico e la propagazione delle onde elettromagnetiche, così come il modo di produrle e rilevarle.
Egli apparteneva ad una famiglia ebraica che si era convertita al cristianesimo. Suo padre era consigliere della città di Amburgo. Già nella sua infanzia ha dimostrato capacità inusuali, come leggere i classici in originale (Platone e tragedie greche). Ha letto anche l’arabo e la madre si vantava che era sempre il primo della classe.
Tuttavia, nonostante la sua capacità dimostrata per gli studi, era anche molto appassionato di attività pratiche come falegnameria e tornio, nelle quali ha anche evidenziato le sue capacità. Un aneddoto racconta che un artigiano che gli aveva insegnato a usare il tornio, ha detto dopo aver appreso della sua nomina alla cattedra: un peccato, perché questo ragazzo sarebbe diventato un buon tornitore …!.
Questo gusto per le questioni pratiche ha influenzato la sua vita.
La sua passione, riconosciuta da lui stesso, era la fisica, così si trasferì a Berlino per studiare con Gustav Kirchoff e altri. Con una tesi sulla rotazione di sfere in un campo magnetico, Heinrich ha ricevuto il suo Ph.D. nel 1880, a soli 23 anni e ha continuato come allievo di Hermann von Helmholtz fino al 1883, anno in cui è stato nominato professore di fisica teorica presso l’Università di Kiel. Nel 1885 si trasferisce all’Università di Karlsruhe, dove ha scoperto come produrre e rilevare le onde elettromagnetiche, cosa che venti anni prima era stata predetta da James Clerk Maxwell.
Dall’esperimento di Michelson nel 1881 (precursore del Michelson e Morley nel 1887), che ha smentito l’esistenza dell’etere, Hertz ha riformulato le equazioni di Maxwell per spiegare la nuova scoperta.
Sperimentalmente ha dimostrato che le onde elettromagnetiche possono viaggiare attraverso l’aria e il vuoto, come era stato predetto da James Clerk Maxwell e Michael Faraday: poi ha costruito nel suo laboratorio un trasmettitore e un ricevitore di onde. Ha utilizzato per il trasmettitore un oscillatore ricevitore e un risonatore. Allo stesso modo, ha stimato la velocità di traslazione delle onde nell’aria e si avvicinò al valore impostato da Maxwell di 300.000 km / sec. Hertz si concentra su considerazioni teoriche.

Marconi ha utilizzato Hertz e un suo un articolo per costruire un trasmettitore radio e Aleksandr Popov ha fatto lo stesso con il suo coherer, un dispositivo nato dalle scoperte di Hertz per la registrazione di temporali.
Egli ha anche scoperto l’effetto fotoelettrico (che è stato successivamente spiegato da Albert Einstein), quando si accorse che un oggetto caricato perde la sua carica più facilmente quando viene illuminato dalla luce ultravioletta.
La sua carriera non durò a lungo, dal momento che circa nel 1889 ha cominciato ad avere gravi problemi di salute. Anche se inizialmente non se ne addolorava e continuava il suo lavoro, alla fine morì di setticemia all’età di 36 anni a Bonn, in Germania. Suo nipote Gustav Ludwig Hertz era un premio Nobel, e il figlio Carl Gustav Hellmuth Hertz inventò l’ecografia medica.
Le telecomunicazioni devono la loro esistenza allo scienziato ed è per questo, come omaggio,che la comunità scientifica ha dato il nome all’unità di frequenza (hertz), decisione presa nel 1930 dalla Commissione elettrotecnica internazionale.

martedì
Feb 7,2012

Charles Dickens su Google oggi, con un doodle che vuole celebrare il 200° anniversario della nascita del celebre scrittore inglese.

Dopo aver dedicato il logo di ieri a Truffaut, oggi Google ricorda l’autore di romanzi come “Oliver Twist”, “David Copperfield”, “Tempi difficili”. Charles John Huffam Dickens, nato a Portsmouth nel 1812, ebbe una vita difficile sin da piccolo, con il padre finito in prigione. A dodici anni era costretto ad una dura vita da manovale, vivendo in prima persona lo sfruttamento come tanti suoi coetanei.

La sua fase creativa inizia però a partire dai 25 anni: sono del 1837 i fascicoli di “Oliver Twist” così come i “Quaderni di Pickwick”. L’altro suo capolavoro, il “David Copperfield” risale invece al 1849, mentre cinque anni dopo arriverà anche “Tempi difficili”.

Il 9 giugno 1870, dopo una malattia di qualche anno, Dickens muore per emorragia cerebrale. I suoi romanzi hanno segnato l’ottocento, racconti affascinanti (uno per tutti, “Canto di Natale”) e allo stesso tempo concreti della realtà di quel secolo in Inghilterra. Gli scritti di Dickens godono della sua esperienza di giornalista e della conoscenza del mondo grazie ai tanti viaggi fatti, anche in America.

Oggi, a 200 anni dalla sua nascita, arriva il tributo di Google ad uno degli scrittori che rimane tra i più letti e i più amati anche dai ragazzi, con personaggi celebri come David Copperfield, Oliver Twist, Samuel Pickwick e Ebenezer Scrooge.

lunedì
Feb 6,2012


François Truffaut è il protagonista del doodle Google di oggi, il logo vuole celebrare l’80° anniversario della nascita del regista francese.

Nato a Parigi il 6 febbraio 1932, Truffaut ha dedicato tutta la sua vita al cinema: prima di fare il regista ha scritto di cinema su alcune riviste culturali (Cahiers du cinéma e Arts). Non solo recensioni ma anche saggi veri e propri nella sua bibliografia, in cui ha dimostrato fin da giovanissimo il suo valore anche come teorico del cinema.

Il debutto da regista nel 1954 con il corto “Une visite”, poi il primo lungometraggio “I quattrocento colpi” nominato agli Oscar come migliore sceneggiatura, dove ha esplorato a modo suo i temi dell’infanzia e della solitudine. Con “Jules e Jim” si occupò di torbide storie amorose, in “Effetto notte” era anche interprete facendo proprio la parte di un regista. “Fahrenheit 451”, del 1966 segna il suo esperimento nel genere della fantascienza.

Morto a soli 52 anni per un male incurabile, Truffaut è considerato uno dei più grandi – se non il più grande – tra i registi francesi, rappresentante della Nouvelle Vague e di un modo di fare cinema unico. Un’unicità sottolineata da Google con il suo logo di oggi, un doodle in triplice versione per entrare nel mondo di Truffaut.

venerdì
Gen 20,2012


Lo Sceicco bianco, di Federico Fellini (1952) Soggetto di Michelangelo Antonioni, Sceneggiatura di Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tulli Pinelli Con Alberto Sordi, Brunella Bovo, Leopoldo Trieste, Giulietta Masina, Lilia Landi, Ernesto Almirante, Fanny Marchiò, Gina Mascetti, Enzo Maggio, Jole Silvani, Ettore Maria Margadonna Musica: Nino Rota , e il “Là ci darem la mano” dal Don Giovanni di Mozart Fotografia: Arturo Gallea, Leonida Barboni (86 minuti)


Solimano  da Abbracci e Pop Corn
E’ istruttivo rileggere oggi le critiche scritte all’epoca dell’uscita del film Lo sceicco bianco. A parte la malizia, ironica ma naturale, nel riscontrare gli sfondoni saccenti o ingenui, quello che stupisce è l’incomprensione totale del tema serissimo del film: “L’amorosa menzogna”, com’era il titolo elegantemente dandy che diede Michelangelo Antonioni ad un documentario sui fumetti (termine con cui allora si designavano soprattutto i fotoromanzi). Il caso di Wanda Giardino in Cavalli, alias Bambola Appassionata (Brunella Bovo) sembrava un ridicolo caso umano, mentre sarebbe bastato guardare con un po’ di attenzione l’immagine che metto sopra il post per capire che questa sublimità amorosa di tipo sognante era un contagio diffuso, tutt’altro che estinto ancor oggi. Bambola Appassionata si pone di fronte alla bacheca con i ritratti di Fernando Rivoli, alias Sceicco bianco (Alberto Sordi) come in venerazione devota di fronte ad una pala d’altare.

Lo stesso atteggiamento di devozione che Bambola Appassionata ha di fronte a Marilena Vellardi (Fanny Marchiò), la direttrice del rotocalco che pubblica il fotoromanzo. Non è una scelta, quella di salire sul camion diretto a Fregene, è che Bambola Appassionata segue l’onda, come se non potesse né volesse fare altrimenti.

Lo Sceicco entra nel film sull’altalena appesa ai pini di Fregene, e così la soggezione di Bambola Appassionata si rafforza, e si mantiene anche quando lo Sceicco le racconta di sé al baretto sulla spiaggia (tenendo però eretto il ditone assertivo). Sembra incredibile, ma uno dei problemi iniziali del film fu la scarsa popolarità, peggio, l’antipatia che Alberto Sordi suscitava nel pubblico del cinema. Dovettero togliere il nome dai manifesti, e comunque il film resse pochi giorni in prima visione e non uscì in seconda visione. Evidentemente, Fellini credeva in Sordi come interprete ideale dello Sceicco, ed aveva visto giusto. Chissà che Sceicco desideravano i critici e il pubblico? Forse uno Sceicco a cui credere veramente… Il critico Nino Ghelli addirittura scrisse su Bianco e Nero: la prova di Fellini come regista è ineluttabilmente senza appello. Mentre più saggiamente Giulio Cesare Castello su Cinema scrisse di farsa realistica, di lucidità impietosa e di virile controllo dell’intelligenza attenta alla base del vero.

Il momento di massima felicità per Bambola Appassionata è quando entra a far parte del fotoromanzo, cosa al disopra di ogni sua aspettativa, ma questo suo divenire l’odalisca preferita suscita la gelosie di Felga (Lilia Landi) e anche delle altre, come se -ironia della situazione- ignorassero che lo Sceicco è Fernardo Rivoli. E lo specchio in cui si contempla Bambola Appassionata ha un’aria molto casalinga.

L’eventuale solennità viene smentita dall’ambiguità delle immagini. Così, chi porta in braccio Bambola Appassionata ha un’aria alla ma cosa mi tocca fare oggi oppure di uno che pensa a non allegri casi propri, mentre la passeggiata mano nella mano dei due protagonisti, però con stile deserto-aristocratico, viene smentita in secondo piano dagli ombrelloni sparsi e dalle comparse indaffarate.

Al duello dello Sceicco (che combatte con un appiedato, bella forza) sembra non partecipare il quieto cavallone che pensa alla biada che l’attende, e le scimitarre, essendo un fotoromanzo e non un film, rimangono sospese a mezz’aria, sennò la foto viene mossa.

Infine il disvelamento, l’aspra verità, in due modi diversi. Il primo è la gita in barca, con la tentata seduzione da parte dello Sceicco. Bambola Appassionata adesso è seria, sta sulle sue, perché dai e dai i discorsi dello Sceicco si fanno sempre più discorsi da Fernando Rivoli. A quel punto, è più o meno come ascoltare i discorsi di suo marito Ivan Cavalli (Leopoldo Trieste): sbadigli cronici in entrambi i casi. Ma quando lo Sceicco racconta i suoi tormenti d’amore per una certa Milena, una donna che l’ha stregato con filtri d’amore, Bambola Appassionata acconsentirebbe al primo bacio dello Sceicco. La soluzione è nella tranvata che lo Sceicco si becca sulla nuca.

Il deus ex machina risolutivo è Aida Rivoli (Gina Mascetti), la moglie di Fernando Rivoli, alias Sceicco Bianco. Al ritorno dalla gita in barca, Aida, donna prestante e manesca, come prima cosa dà quattro schiaffoni a Bambola Appassionata, poi di giunta dà uno schiaffetto anche a Fernando Rivoli. Visto lo stato delle cose, Fernando Rivoli dismette i panni dello Sceicco Bianco, indossa un gessato con cui in borgata farà un figurone, e sale sulla Lambretta guidata dalla moglie Aida che se lo porta a casa. A quel punto, Bambola Appassionata non c’è più, c’è Wanda Giardino in Cavalli, che dovrà fare i conti con se stessa, con il marito Ivan, col signor zio (Ettore Maria Margadonna) e con l’udienza pontificia, a parte un breve excursus di tentato suicidio in una pozzanghera adiacente al Tevere. Questi sono conti che anche oggi tutte le Wanda e gli Ivan non fanno. Meglio, ogni tanto, qualche amorosa menzogna cotta al punto giusto.

Mentre i conti li deve fare tutti i giorni e tutte le notti la prostituta Gelsomina (Giulietta Masina) che sa la durezza della vita eppure mantiene la pietà di se stessa e degli altri. E’ persino allegra, ogni tanto, perché mente di meno (immagine di chiusura del post).
Mi piace quello che nel 1956 scrisse Geneviève Agel: “Assistiamo ad una rappresentazione tragicomica, in cui il tragico tuttavia non appare se non dopo che si è assaporato il sorriso barocco.” (Les chemins de Fellini, Editions du Cerf, Paris)

venerdì
Gen 20,2012

Si celebra oggi  il grande regista Federico Fellini che oggi avrebbe compiuto 92 anni. L’indimenticabile maestro che è tra i più acclamati all’estero, verrà ricordato attraverso diverse manifestazioni, tra cui quella nella sua Rimini dove si raccoglieranno fondi per Anita Ekberg che oggi versa in gravi difficoltà economiche

E’ sicuramente uno dei maestri del cinema italiano che tutto il mondo ci invidia. Federico Fellini, scomparso nel1993, avrebbe oggi, 20 gennaio, compiuto 92 anni e per l’occasione Google lo celebra con un doodle, visibile nella sola versione italiana del sito. Fellini è stato fonte di ispirazione per tanti registi e attori che hanno deciso di intraprendere la strada del cinema, in Italia come all’estero, specialmente negli Usa dove è molto conosciuto. E Hollywood lo consacrò con quattro premi Oscar, tre per i film La Strada (1957), Le Notti di Cabiria (1958), 8 e 1/2 (1964) e uno alla carriera che gli fu conferito nel 1993, l’anno in cui morì.

Attraverso le opere di Fellini si vede l’Italia del dopoguerra, dagli stenti e dalla vita di strada come nell’opera La Strada, con interpreti la moglie Giulietta Masina e uno straordinario Anthony Quinn passando per La Dolce Vita, dove si racconta un’Italia nel pieno del suo vigore economico e sociale, fino ad arrivare ad Amarcord, ossia i ricordi, la fase in cui si ripercorre la vita a ritroso riscoprendo se stessi e le proprie radici nell’intento di capire dove si è arrivati.

Mi sembra che i personaggi di Amarcord, i personaggi di questo piccolo borgo, proprio perché sono così, limitati a quel borgo, e quel borgo è un borgo che io ho conosciuto molto bene, e quei personaggi, inventati o conosciuti, in ogni caso li ho conosciuti o inventati molto bene, diventano improvvisamente non più tuoi, ma anche degli altri (Federico Fellini a proposito del successo di Amarcord)

Ma prima de La Strada, Federico Fellini venne chiamato da Roberto Rossellini, il regista più importante del neorealismo italiano, che lo chiama per collaborare a Roma città aperta. Tra i due artisti si instaura un rapporto fruttuoso, Rossellini lo vuole accanto anche per Paisà, L’amore (scrive l’episodio Il miracolo) e Francesco giullare di Dio. Fellini scrive sceneggiature anche per altri registi come Lattuada, Germi e Comencini, ma è solo nel 1950 che dirige il primo film in collaborazione con Alberto Lattuada. Si tratta di Luci del varietà, racconto di illusioni e delusioni di un capocomico di una piccola compagnia di avanspettacolo. Il primo film di Fellini con autonoma responsabilità di regia è Lo sceicco bianco (1952), interpretato da un giovanissimo Alberto Sordi che caratterizza un meschino divo dei fotoromanzi.

Ma Federico Fellini prima ancora di entrare nel mondo del cinema fece diversi mestieri. Giovanissimo, per pagarsi i biglietti di ingresso ai cinema vendeva le caricature dei grandi attori di Hollywood da lui disegnate. Lavorò anche come clown in un circo. Oltre che entrare nella storia dei capolavori del cinema, i suoi film sono finiti nelle pagine dei dizionari italiani. Alcune scene ed espressioni hanno dato vita a neologismi (“Dolce Vita” e “paparazzo” tra i tanti). Uno dei suoi primi lavori fu quello di scrivere in italiano i testi dei fumetti di Flash Gordon. Insomma tutte esperienze che poi hanno caratterizzato la sua vita da artista.

Come dicevamo prima, Fellini verrà ricordato nella sua Rimini con una festa, Buon compleanno, maestro: una festa dedicata a Federico Fellini, questa sera, dalle ore 19.00 alle 00.30, al Cinema Settebello di Rimini, per ricordare nel giorno di compleanno di Fellini “i migliori anni della loro dolce vita, una festa per Federico, di solidarietà per Anita“. Fin dalle ore 19.00 musica, pittura, fotografia, moda, cosmesi, e anche cibo alla maniera di Federico, in un foyer trasformato per l’occasione in un set cinematografico. Sarà anche un’occasione per raccogliere soldi per aiutare Anita Ekberg che versa in gravi difficoltà economiche.

giovedì
Dic 8,2011

(Autoritratto)

Ricorre oggi il 125emo anniversario della nascita di Diego Rivera (1887-1957).

Figlio di un maestro di scuola, fin da piccolo fu considerato un bambino prodigio. Adolescente si dedica agli studi artistici sentendosi attratto dall’arte tradizionale pre-colombiana, all’età di ventuno con una borsa di studi triennale si reca in Spagna, Italia, Belgio Olanda, Inghilterra, quando si trova in Francia si accosta al cubismo, ai fauve, al futurismo per poi tornare in patria dove, legato da comuni ideali sociali ma da differenti espressioni artistiche, a Siqueiros e Orozco, darà vita a quella che sarà considerata la più grande espressione muralista dell’ epoca, affrescando chilometri e chilometri di pareti.

I suoi murales dipinti per più di quarant’anni con una foga e una dedizione totale tanto da rimanere incollato sui ponteggi anche per giorni, mangiando e dormendoci sopra, raccontano delle vicende del suo popolo, dei peones, della loro schiavitù passando per le antiche civiltà (dalla azteca alla zapoteca, alla totonaca, huasteca) avvalendosi di uno stile descrittivo-folkloristico, coniugando il vecchio e il nuovo, il moderno e l’antico con personaggi dai tratti sicuri, severi che vanno a formare gruppi compatti di forme, di volumi, di colore. Riporta nei murales anche le tre figure fondamentali della rivoluzione messicana Hidalgo, Juarez, Zapata, ma la sua fede politica (si autodimetterà dal partito nel ’29 per coerenza non potendo lavorare per i borghesi e rimanere al contempo comunista) lo porta anche a disegnare un Marx e un Lenin ed è proprio per quest’ultima figura da lui rappresentata in un’opera al Rockefeller Center di New York (1933) che viene licenziato e l’opera distrutta. Si reca più volte negli Stati Uniti anche insieme a Frida nel ’31 è a San Francisco poi a New York, a Detroit. “Autoritratto” (1954, 26×30 cm) non ci mostra più il Rivera dongiovanni, il seduttore, quanto un uomo ormai sofferente forse della morte di Frida o per via del suo male inguaribile, non è dato saperlo ma certo non è più quell’uomo brillante pieno di fascino che attirava le donne le incantava con il suo modo di fare ma piuttosto un uomo maturo arrivato alla fine di una vita colma di eventi.

ALCUNE OPERE DEL MAESTRO

sabato
Dic 3,2011

Giovanni Rota Rinaldi, in arte Nino Rota (Milano, 3 dicembre 1911 – Roma, 10 aprile 1979), è stato un compositore italiano.
Biografia
Rota è stato un grande compositore di colonne sonore, tra le quali quelle dei film Il Padrino, Amarcord di Federico Fellini e Assassinio sul Nilo. Il maestro ha vinto diversi importanti riconoscimenti, come un Golden Globe per la migliore colonna sonora originale, un Oscar alla migliore colonna sonora e un David di Donatello per il miglior musicista.
La sua formazione musicale è stata precoce e il suo talento straordinario. Entrato al Conservatorio Giuseppe Verdi (Milano) nel 1923, è stato allievo di Paolo Delachi e Giulio Bas. Nel 1922 compone L’infanzia di S. Giovanni Battista scritto a quasi undici anni ed eseguito nello stesso anno a Milano e l’anno successivo a Turcoing, in Francia; in occasione della esecuzione francese, chiamato alla ribalta dal pubblico entusiasta ne diresse la replica del finale. Nel 1926 Nino Rota scrive Il Principe Porcaro, un’operina per ragazzi ispirata ad una fiaba di Hans Christian Andersen. Tre quarti d’ora di una musica che, considerata l’età del compositore, è giudicata dai critici già matura, senza sbavature, intensa e al tempo stesso ironica. Successivamente Nino Rota studia privatamente con Alfredo Casella a Roma, conseguendo il diploma in composizione musicale al Conservatorio di Santa Cecilia nel 1930.
Nel 1930 si reca negli Stati Uniti, e vi rimane due anni, per alcuni corsi di perfezionamento vincendo una borsa di studio a Filadelfia. Torna in patria per laurearsi in lettere all’Università degli studi di Milano con una tesi dedicata al compositore Gioseffo Zarlino.
Nel 1933 esegue il suo primo accompagnamento musicale del film Treno popolare di Raffaello Matarazzo. Film veloce e giovanile girato da un cast di ventenni tutto in esterni, con pochi mezzi e con grande realismo e allegria. La sua musica sottolinea con gaia spensieratezza il carattere gioviale e divertente del film. Per l’occasione compose anche una simpatica canzonetta Treno popolare che divenne il leitmotiv centrale del film. Il rapporto di collaborazione e amicizia con R. Matarazzo continuò anche per altri film nel 1942 e 1943.
Nel 1937 insegna teoria e solfeggio al Liceo Musicale di Taranto, mentre due anni dopo passa al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, dove insegna armonia e composizione; di quest’ultimo istituto diventa direttore nel 1950.
Dopo aver realizzato l’accompagnamento musicale per il film Zazà di Renato Castellani nel 1944, incontra, successivamente, Federico Fellini impegnato a produrre Lo sceicco bianco. Da allora tra i due artisti si instaura un’amicizia lunga trent’anni e una collaborazione per numerosi film. Nel 1972 compose le musiche del film Il padrino, Due anni dopo, però, riuscì a vincere l’ambito premio con le musiche del film Il padrino – Parte II. Nel 1977 vince il David di Donatello per il miglior musicista per il film Il Casanova di Federico Fellini.
Dall’inizio della sua carriera come compositore di colonne sonore però non smette di comporre musica per orchestra, da camera e vocale, oltre a numerose opere liriche (la più celebre delle quali è sicuramente “Il cappello di paglia di Firenze”) e permettendosi addirittura qualche incursione nella mondo della televisione (vedi ad esempio le musiche per lo sceneggiato “Il giornalino di Gian Burrasca”).
Il compositore muore poco dopo la fine delle registrazioni della sua ultima colonna sonora per Fellini, Prova d’orchestra.
Per i funerali di Federico Fellini, Giulietta Masina chiese al trombettista Mauro Maur di suonare l’ “Improvviso dell’Angelo” di Nino Rota nella Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma[1].
Pur essendo conosciuto soprattutto per il suo lavoro nel mondo del cinema, Nino Rota ha composto anche per il teatro ed il balletto con notevole riscontro internazionale.
A lui è dedicato, a Monopoli, il Conservatorio Nino Rota, in origine nato su iniziativa dello stesso compositore come sezione staccata di quello barese, e oggi sede autonoma. A lui è pure dedicato l’auditorium del Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari.
Per il 100° anniversario della sua nascita Google gli ha dedicato un doodle.

mercoledì
Nov 30,2011

Questa volta Google ricorda l’autore del libro da cui “tutta la letteratura americana moderna discende”
Pubblicato in: Google 29 novembre, 2011Condividi19
Bello come sempre, anche se, questa volta, sicuramente meno di impatto il doodle, di Google del 30 novembre 2011: questa volta Google ricorda la nascita di uno dei principali autori letterari della storia americana, ovvero Mark Twain. Il creatore di Huckleberry Finn, è infatti nato in Florida il 30 novembre 1835, ed è morto il 21 aprile 1910 a Redding, sempre negli Stati Uniti.
Il vero nome dell’autore di Huckleberry Finn era, all’anagrafe, Samuel Langhorne Clemens. Samuel crebbe in Missouri, fece prima il tipografo, poi, a 19 anni, cominciò a viaggiare e a scrivere, prima come giornalista poi anche come romanziere.
Sagace umorista nei primi lavori, poi severo cronista, il momento più alto dell’opera di Marc Twain è stato senz’altro la creazione del personaggio di Finn, in particolare il romanzo “Le avventure di Huckleberry Finn” a proposito del quale Ernest Hemingway si spinse a dire “tutta la letteratura americana moderna discende da un libro di Mark Twain intitolato Huckleberry Finn”.

Il libro è un seguito di quello antecende e altrettanto conosciuto di Twain “Le Avventure di Tom Sawyer“, un romanzo per ragazzi in cui si narrano le avventure di un ragazzo di 10 anni molto vivace e le sue incredibili avventure. Nel romanzo vi sono descritti simpatici aneddoti della infanzia di Tom, come quando attraverso uno stratagemma, Tom per non dipingere uno steccato riesce a farlo fare ai suoi amici, convincendoli a prestare il lavoro a pagamento. E sembra che proprio da questa passo del romanzo sia ispirato il Doodle di Google dove si vedono dei ragazzi dipingere uno steccato in cui si legge la parola Google.

Mark Twain

L’AVVENTURA AMERICANA

Samuel Langhorne Clemens, noto con lo pseudonimo di Mark Twain, nasce nella città di Florida, nello stato del Missouri, il 30 novembre 1835. La madre è calvinista, il padre è dedito alla vita avventurosa. Cresce nella città di Hannibal: nel 1847 muore il fratello; Samuel ha solo dodici anni ed è costretto ad abbandonare gli studi per guadagnarsi da vivere e sostenere la famiglia. Lavora come tipografo presso il giornale del fratello scomparso.

Il mestiere lo porta ad alimentare l’interesse per la letteratura; inizia così a scrivere alcune novelle le quali verranno pubblicate proprio dai giornali presso i quali era impiegato.

In questi anni ottiene il brevetto di pilota per i battelli a vapore che percorrono il fiume Mississippi.
Gli anni dal 1857 al 1861 sono caratterizzati proprio da una vita condotta sul Mississippi, che lascerà tracce profonde nello spirito del narratore, e che diventerà un tema ricorrente nelle sue opere.

Il suo primo libro è una raccolta di novelle intitolata “Il ranocchio saltatore” (1865).

Desideroso di cercar fortuna, Mark Twain si trasferisce in California e diviene un cercatore d’oro, minatore, giornalista nonchè reporter a San Francisco. Visita le Hawaii e viaggia in Africa, Francia e Italia.
Da queste esperienze nasce il suo secondo libro “Gli innocenti all’estero”.

Dopo il successo dei suoi primi lavori nel 1870 Mark Twain sposa Olivia Langdon e si trasferisce a Hartford, nello stato del Connecticut, dove rimarrà sino al 1891.
Dopo il 1894, con l’intensificarsi della sua attività di conferenziere, i suoi viaggi si moltiplicano.

Sebbene fosse di carattere pessimista, Mark Twain è noto e conosciuto come scrittore dall’irresistibile umorismo. Il suo lato negativo con il passare degli anni andrà accentuandosi, anche a causa dei gravi lutti che colpiscono la sua famiglia: nel 1893 muore la figlia Susan; nel 1904 la moglie; nel 1909 la figlia Jane.

Mark Twain si spegne il 21 aprile 1910 a Redding (Connecticut), in seguito ad un attacco di angina pectoris.

Tutta l’opera di Mark Twain, ispirata alle vicende e ai luoghi in cui visse e che visitò, è da considerarsi autobiografica. La sua opera viene comunemente divisa in quattro gruppi: le impressioni di viaggio (“Gli innocenti all’estero”); i ricordi d’infanzia e della prima giovinezza (“Le avventure di Tom Sawyer”, 1876, “Le avventure di Huckleberry Finn”, 1884); vita sul Mississippi; le narrazioni satiriche ambientate nel Medioevo e nel Rinascimento (“Un americano alla corte di Re Artù”).

Mark Twain, al massimo della sua notorietà, fu con tutta probabilità la maggiore celebrità americana del suo tempo.

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