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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Poesia/Letteratura’ Category

venerdì
Set 19,2014

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    MARIO FRATTI ALL’AQUILA IL 24 SETTEMBRE   Commediografo, scrittore e ora anche poeta. Mario Fratti, drammaturgo aquilano residente da oltre 50 anni a New York, dove ha colto continui successi, innanzitutto col celeberrimo musical Nine -, per anni replicato a Broadway e vincitore di 7 Tony Awards – esordisce con una silloge poetica, ‘Volti’, che porta alla luce alcuni fulminanti intuizioni della sua giovinezza.   Oggi, avendo colto tantissimi successi e sfiorando le 100 commedie tradotte in tutto il mondo, Fratti torna alle origini con i versi pubblicati dalla casa editrice Tracce, per dare un’ulteriore prova della fantasmagoria del suo spirito, sensore dei moti dell’animo umano, così come li ha tante volte rappresentati nei suoi ‘Unpredictable Plays’, che costituiscono il suo teatro dai finali inaspettati.   Il volume di poesie ‘Volti’ di Mario Fratti, con prefazione dello scrittore Paolo Di Paolo, sarà presentato in anteprima mondiale a L’Aquila, mercoledì 24 settembre, alle ore 17:30, nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università dell’Aquila, in Viale Nizza.   Questo il programma:   Saluti istituzionali:

  • Massimo Cialente, Sindaco di L’Aquila;
  • Paola Inverardi, Rettrice dell’Università degli Studi de’ L’Aquila;
  • Nicoletta Di Gregorio, vicepresidente della Fondazione PescarabruzzoInterverranno:
  • Liliana Biondi, Docente di Critica Letteraria dell’Università de’ L’Aquila;
  • Paolo Di Paolo, giornalista, scrittore e critico letterario;
  • Annamaria Giancarli, poetessa;
  • Goffredo Palmerini, giornalista e scrittoreLeggerà alcune poesie tratte dalla silloge l’attrice Daniela Cecchini.Coordinerà gl’interventi la giornalista Annamaria Barbato Ricci.Sarà presente l’Autore, in arrivo da New York.
  • Saremmo lieti dell’intervento della Sua Testata
  •  

Per informazioni: EDIZIONI TRACCE – Pescara – Tel. e Fax.: 085.76658 – Tel.2: 085.76073 328-6113944

giovedì
Set 11,2014

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  DAL 26 AL 28 SETTEMBRE 2014 I CAMPI FLEGREI OSPITERANNO LA VII EDIZIONE DEL FESTIVAL DI LETTERATURA LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA   Gli scrittori JOSEPH FARRELL, ANTONELLA CILENTO e molti altri saranno i protagonisti del Festival organizzato dall’associazione “Il Diario del Viaggiatore” e promosso dai Comuni di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida   In programma, domenica 28 settembre 2014, la finale del Premio ‘Michele Sovente’

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LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA ricomincia da sette! Il Festival di Letteratura ideato e organizzato dall’associazione culturale Il Diario del Viaggiatore giunge alla sua settima edizione: da venerdì 26 a domenica 28 settembre 2014 alcuni dei più bei luoghi dei Campi Flegrei ospiteranno il festival, promosso dai Comuni di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida in uno scenario paesaggistico, artistico e naturalistico tra i più ammirati della Campania e dell’Italia meridionale. Pozzuoli, la Villa Cerillo di Bacoli e la Casina Vanvitelliana del Complesso Borbonico del Fusaro si trasformeranno nei luoghi-simbolo per parlare di libri e per incontrare scrittori italiani e internazionali.   3 Un tracciato antico e modernissimo, che si combina con la musica, con il mare e la terra e che vedrà protagonisti alcuni degli scrittori più amati della contemporaneità. Joseph Farrell, professore emerito di Italianistica alla University of Strathclyde di Glasgow (Scozia) presenterà il suo libro “Dario e Franca. La biografia della coppia Fo – Rame attraverso la storia italiana” (Ledizioni) mentre la finalista del Premio Strega 2014 Antonella Cilento incontrerà il pubblico e parlerà del suo recente “Lisario o del Piacere Infinito delle Donne” (Mondadori).   4 E ancora: incontri con Pino Imperatore, Wanda Marasco, Alessio Arena, Emilia Bersabea Cirillo, Giuseppina De Rienzo, Elisabetta Montaldo, Angelo Petrella, Clara Schiavoni, Monica  Pareschi, Maria Caterina Magliocca e poi reading, interventi d’autore, laboratori di scrittura creativa e molto altro…   L’iniziativa si concluderà domenica 28 settembre 2014 con la finale del Premio Michele Sovente, giunto alla III edizione, la cui giuria è presieduta dal poeta Elio Pecora. Sono previste premiazioni nell’ambito della poesia, della narrativa, del giornalismo e dell’illustrazione. Sovente è stata voce profonda dell’animo umano, la sua opera è elemento aggregante di quelle energie espressive che  rappresentano la forza di un territorio come quello flegreo.   5   Il programma è arricchito da numerose attività culturali correlate al festival: giri in canoa, tour archeologici ed enogastronomici, visite guidate, teatralizzazioni.   L’edizione-2014 di “Letteraturafestival  – Libri di Mare Libri di Terra (Festival  Itinerante  nei  Campi  Flegrei)” ripercorrerà le orme dei viaggiatori del “Grand Tour”: pellegrini, mercanti, artisti, predicatori, studiosi, scrittori e poeti, che fin dall’antichità hanno battuto le strade d’Italia nel segno della formazione e dell’educazione attraverso il “confronto” con le altre realtà culturali europee.  Una delle ‘vie di attrazione’ per questi viaggiatori è stata proprio la scrittura.

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Riportare gli scrittori nei Campi Flegrei significa dar corpo e voce ai loro libri, far sentire la fatica e il respiro, l’immaginazione e la creatività – spiega la professoressa Angela Schiavone, presidentessa dell’associazione Il Diario del Viaggiatore e ideatrice della kermesse – e il nostro desiderio è quello di far attraversare questa terra, che ha tante ferite e tante rughe, da chi fa dell’arte un prolungamento necessario del mondo. Chiacchierare con gli scrittori a tavola, al bar o per strada, significa ricreare lo spirito da cui è nata la letteratura; intrattenere gli altri significa renderli partecipi dei propri sogni e dei propri incubi”.                                                                                                                                 Città di Bacoli                                   Città di Pozzuoli                    Comune di Monte di Procida                               Associazione Culturale     LIBRI DI MARE LIBRI DI TERRA – VII edizione FestivaLetteratura Campi Flegrei 26 – 27 – 28 settembre 2014   ASSOCIAZIONE CULTURALE ‘IL DIARIO DEL VIAGGIATORE’ INFO E CONTATTI = 333.2767104 | 334.3867442 E-MAIL = ildiariodelviaggiatore@hotmail.it WEB-SITE = http://festivaldellaletteraturalibridimarelibriditerra.wordpress.com FACEBOOK = Letteratura in festival nei Campi Flegrei “Libri di Mare Libri di Terra”       ufficio stampa MICHELANGELO COMUNICAZIONE + 39 338 8545610 info@michelangelopress.com michelangelocomunicazione@gmail.com Michelangelo Comunicazione MichelangeloComunica

lunedì
Feb 24,2014

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La serata di Letteratitudini del 22 u.s. è stata come sempre molto piacevole, allegra, conviviale, ma, ovviamente, improntata sulla “cultura” in termini spirituali, materiali, intellettuali, emozionali.

L’esame di Isabel Allende ha portato ad una sorta di intervista tra il professore Raimondo (in veste di giornalista) e la nostra relatrice della serata Mirella Sciorio, che ha maggiormente fatto comprendere il vero spirito di questa grande scrittrice la quale afferma che le cose più importanti della sua vita sono accadute nelle stanze segrete del suo cuore, i risultati più significativi non stanno nei libri, ma nell’amore che la lega ad alcune persone, specialmente della sua famiglia, e nei modi in cui ha cercato di aiutare gli altri. Quando ero giovane – ella dice – spesso mi disperavo: c’era così tanto dolore nel mondo e io potevo fare tanto poco per alleviarlo! Ma ora guardo indietro alla mia vita e mi sento soddisfatta perché davvero sono stati pochi i giorni in cui non ho tentato di alleviare la sofferenza. Credo sia una reazione sana, il riaffermarsi della vita, del piacere e dell’amore dopo aver percorso per molto tempo i territori della morte.

Isabel, già nota per le sue battaglie a favore delle donne in passato, aveva detto: “Il Cile è un paese maschilista: l’aria è talmente densa di testosterone che è un miracolo se alle donne non spuntano i peli in faccia. È forse l’unico paese della galassia dove non esiste il divorzio perché, nonostante il settantun per cento della popolazione lo reclami da anni, nessuno osa sfidare i preti, è il paese più cattolico del mondo, più dell’Irlanda e certamente molto più del Vaticano. Michelle Bachelet è stato il primo Presidente donna, madre separata di tre figli, un tranguardo impensabile fino al 2006. Io sono un animale politico. In ogni mio libro esce fuori il mio femminismo, il mio socialismo e il mio antimilitarismo. Ho sempre avuto ben chiaro che dovevo lavorare, perché non esiste femminismo che si rispetti che non sia basato sull’indipendenza economica.”

Per capire a fondo il pensiero di Isabel Allende, bisogna partire dal libro Paula, la storia della sua famiglia, ma in particolare della sua vita narrata dalla stella Allende al capezzale della figlia Paula affetta da porfiria che a 28 anni la portò alla morte. Ecco, Isabel nasce in una famiglia con forti contraddizioni e un senso del magico che già si intravede nel libro “La casa degli spiriti” e la prima parte della sua vita, quella che vive da quasi dissidente in Cile, con marito e due figli il suo ruolo è molto tradizionale. Con la fuga la separazione e l’incontro di quello che chiamerà ‘il marito americano’ la sua vita cambia radicalmente e prende coscienza del ruolo di donna nella società ma anche nella famiglia creando a questo punto una ‘famiglia matriarcale’.

Durante un’intervista, oggi, la Allende si ritrova ancora una volta a lanciare un messaggio per tutte le donne, dopo tanti anni, a favore di questa battaglia:

“Non invento donne forti, sono donne che già esistono. Non conosco donne deboli, tutte quelle che conosco sono forti e sono personaggi che potrei mettere in un romanzo. Non invento dei personaggi affinché le altre donne le copino, assolutamente. Io faccio parte alla prima generazione di donne cilene femministe organizzate. Ci sono sempre state in Cile le suffragette, ma un movimento organizzato con una propria rivista come era il caso di Paula, è un fenomeno della mia generazione, la ‘generazione di transizione’, tra il modo di vivere e di pensare delle donne come mia madre, mia nonna, a quello delle giovani donne di oggi. Noi facciamo parte di quel ponte. Quando ho cominciato a lottare per la battaglia femminista, la nostra idea era quella di ottenere per le donne gli stessi diritti degli uomini, soprattutto nel campo del lavoro e della cultura, che non ci fosse una doppia morale per uomini e donne. Questa era la cosa per la quale lottavamo. Quarant’anni dopo ci stiamo ancora battendo per le stesse cose. Oggi, nessuna di voi giovani donne dice di essere femminista perché non è sexy, tuttavia nessuna di voi rinuncerebbe a nessuno di quei diritti che le vostre madri hanno conquistato per voi. Io, come donna più grande, mi arrabbio molto quando le giovani donne di oggi dicono che non si interessano al femminismo perché non si rendono conto che loro hanno certi privilegi, ma l’80% delle donne del mondo vive ancora come nel Medioevo. Se non vi piacciono le parole femminismo o femminista, trovatene altre, cambiatele. Però la lotta per i diritti delle donne deve continuare e dovete portarla avanti voi.”

Sono i nostri pensieri che danno forma a ciò che noi supponiamo sia la realtà. La mente seleziona, esagera, tradisce, gli avvenimenti si sfumano, le persone si dimenticano e alla fine rimane solo il percorso dell’anima, quei rari momenti che mi segnano e mi distinguono. La scrittura è un tentativo disperato di preservare la memoria. I ricordi, nel tempo, strappano dentro di noi l’abito della nostra personalità, e rischiamo di rimanere laceri, scoperti.

ripper

Ed Ancora una volta Isabel Allende si ritrova a parlare di donne e femminismo con il suo nuovo libro “Il gioco di Ripper”: – Per Amanda e i suoi amici Ripper era solo un gioco. Ma quando San Francisco è scossa da una serie di misteriosi omicidi, Amanda sembra l’unica in grado di risolvere l’enigma.

Le donne della famiglia Jackson, Indiana e Amanda, madre e figlia, sono molto legate pur essendo diverse come il giorno e la notte. Indiana, guaritrice in una clinica olistica, è una donna libera e fiera della propria vita. Sposata e poi separatasi molto giovane dal padre di Amanda, è riluttante a lasciarsi coinvolgere sentimentalmente, che sia con Alan, ricco erede di una delle famiglie dell’alta borghesia di San Francisco, o con Ryan, enigmatico e affascinante ex navy seal, ferito durante la sua ultima missione. Mentre la madre vede soprattutto il lato buono delle persone, Amanda, come suo padre, ispettore capo della Sezione Omicidi della polizia di San Francisco, è affascinata dal lato oscuro della natura umana. Brillante e introversa, appassionata lettrice, dotata di un eccezionale talento per le indagini criminali, si diletta a giocare a Ripper, un gioco online ispirato a Jack the Ripper, Jack lo Squartatore, in cui bisogna risolvere casi misteriosi. Quando la città è scossa da una serie di efferati omicidi, Amanda si butta a capofitto nelle indagini, scoprendo, prima della polizia, che i delitti potrebbero avere un legame fra loro. Ma il caso diventa fin troppo personale quando sparisce Indiana. La scomparsa della madre è collegata al serial killer? Ora la giovane detective si ritrova ad affrontare il mistero più complesso che le sia mai capitato, e deve risolverlo prima che sia troppo tardi.

Possiamo concludere precisando che la serata di Letteratitudini si è rivelata, forse, addirittura migliore delle aspettative, per la qualità della grande protagonista esaminata e per la voce giovane che ha relazionato su di lei.

Ora l’appuntamento è stato fissato per Venerdì 28 Marzo p.v. e sarà dedicato alla “Vergine Maria” con i seguenti pezzi:

“Il pianto della Madonna” Jacopodi da Todi (relatrice Matilde Maisto)

Canto XXXIII: “La preghiera di San Bernardo alla Vergine” Dante Alighieri (relatrice Maria Sciorio)

“Il nome di Maria” Inni Sacri di Alessandro Manzoni (relatrice Felicetta Montella)

TUTTO IL MATERIALE CONSULTATO:

ISABEL ALLENDE

Isabel Allende nasce il giorno 2 agosto del 1942 a Lima (Perù). La famiglia si trova in questo periodo a Lima, in Perù, per motivi di lavoro. La madre, Francisca Llona Barros, divorzia dal padre, Tomás Allende, quando la scrittrice ha solo tre anni: Isabel non conoscerà mai suo padre, che dopo la dissoluzione del matrimonio sparirà nel nulla. Sola, con tre figli e senza alcuna esperienza lavorativa, la madre si trasferisce a Santiago del Cile, ospitata nella casa del nonno (rievocata poi ne “La casa degli spiriti” in quella di Esteban Trueba). Grazie all’aiuto dello zio Salvador Allende e grazie alla sua influenza, non mancheranno a lei e ai suoi fratelli borse di studio, vestiti e svaghi.

Bambina vivace ed inquieta, durante l’infanzia trascorsa nella casa dei nonni impara a leggere e a nutrire la propria fantasia con letture prelevate dalla biblioteca del nonno, ma anche con libri che la scrittrice racconta di aver trovato in un baule ereditato dal padre, contenente raccolte di Jules Verne o Emilio Salgari. L’immaginazione della piccola si alimenta anche di romanzi rosa, ascoltati alla radio, in cucina assieme alle inservienti e soprattutto di racconti narrati dal nonno o dalla nonna, quest’ultima caratterizzata da una propensione particolare verso i misteri dello spiritismo.

Questi anni fantasiosi e meravigliosi si interrompono nel 1956, quando la madre si sposa con un altro diplomatico. Data anche la natura particolare di quella professione, il diplomatico appunto, la coppia comincia a viaggiare e ad effettuare permanenze in vari paesi. Le esperienze in Bolivia, in Europa ed in Libano sveleranno alla piccola sognatrice un mondo diverso da quello in cui è cresciuta. Isabel Allende vivrà sulla propria pelle le prime esperienze della discriminazione sessuale. Anche se le letture cambiano: legge libri di filosofia, conosce Freud e le tragedie di Shakespeare. Frugando nella camera del patrigno, trova un “libro proibito” che resterà tra le sue maggiori influenze letterarie: nascosta in un armadio legge “Le mille e una notte”.

All’età di 15 anni, desiderosa di indipendenza, ritorna a Santiago ed a 17 anni inizia a lavorare come segretaria presso il “Dipartimento dell’informazione”, un ufficio della FAO. A 19 anni sposa con Miguel Frías (1962), con cui avrà due figli: Nicholás e Paula.

In questo periodo accede al mondo del giornalismo che insieme all’esperienza teatrale sarà il suo migliore elemento formativo. Prima entra nel campo della televisione, conducendo un programma di quindici minuti sulla tragedia della fame nel mondo; poi scrive per la rivista femminile Paula (1967-1974) e la rivista per bambini Mampato (1969-1974). In ambito televisivo s’impegna nella Channel 7 dal 1970 al 1974. Isabel Allende conquista la fama negli anni Sessanta, grazie alla rubrica “Los impertinentes” che la sua amica Delia Vergara le riserva all’interno della rivista Paula. Da allora la scrittrice non ha mai smesso di decantare il giornalismo come grande scuola di scrittura e di umiltà.

L’11 settembre 1973 il colpo di stato militare guidato dal Generale Augusto Pinochet termina un’altra fase della vita della Allende. L’evoluzione dei fatti la costringe ad inserirsi per la prima volta attivamente nella vita politica del suo paese: la scrittrice s’impegna a favore dei perseguitati dal regime trovando loro asilo politico, nascondigli sicuri e facendo filtrare notizie del paese. Il regime dittatoriale le permette di collaborare ancora con le televisioni nazionali, ma ben presto decide di abbandonare il lavoro, perché si rende conto che il governo militare la sta usando. Decide allora di emigrare e, seguita in breve dal marito e dai figli, si ferma per tredici anni in Venezuela, dove scrive su vari quotidiani.

Di fatto autoesiliatasi, comincia a scrivere per sfogare la propria rabbia e sofferenza. Nasce così il primo romanzo, rifiutato da tutte le case editrici latino-americane per il fatto di essere firmato da un nome non soltanto sconosciuto, ma addirittura femminile. Nell’autunno del 1982 “la casa degli spiriti”, una cronaca familiare sullo sfondo del mutamento politico ed economico nell’America latina, viene pubblicato a Barcellona da Plaza y Janés. Il successo divampa inizialmente in Europa e da lì passa negli Stati Uniti: le numerose traduzioni in varie lingue fanno conoscere la scrittrice in moltissime parti del mondo. Da quel momento in poi, inanellerà un successo dopo l’altro, a partire da “D’amore e ombra” fino a Paula, passando per “Eva Luna”.

A 45 anni Isabel Allende divorzia dal marito e nel 1988 si sposa in seconde nozze con William Gordon che conosce durante un viaggio a San José, negli Stati Uniti. La storia della vita del nuovo compagno della scrittrice ispira un nuovo romanzo che viene pubblicato nel 1991 col titolo “Il piano infinito”.

Molti critici hanno definito l’opera di Isabel Allende come un collage di idee e situazioni tratte dai suoi colleghi più famosi. Ma una delle critiche più persistenti è quella del paragone costante con Gabriel García Márquez e, in effetti, una certa influenza dello scrittore colombiano risulta essere innegabile, dal momento che viene tutt’ora considerato un punto di riferimento per le nuove generazioni di scrittori iberoamericani.

Non si può comunque tralasciare di citare il fatto che il libro-confessione “Paula” è il resoconto della tragedia che ha colpito l’Allende. Paula, infatti, non è altri che la figlia della scrittrice, morta il 6 dicembre del 1992 di una malattia rara e incurabile dopo aver passato un lungo periodo in stato comatoso.

Bibliografia:

La casa degli spiriti (1982)

D’amore e ombra (1984)

Eva Luna (1985)

Eva Luna racconta (1989)

Il piano infinito (1991)

Paula (1994)

Afrodita (1997)

La figlia della fortuna (1999)

Ritratto in seppia (2001)

La città delle bestie (2002)

Il mio paese inventato (2003)

Il regno del drago d’oro (2003)

La foresta dei pigmei (2004)

Zorro. L’inizio della leggenda (2005)

Inés dell’anima mia (2006)

La somma dei giorni (2008)

L’isola sotto il mare (2009)

Il quaderno di Maya (2011)

Le avventure di Aquila e Giaguaro (trilogia, 2012)

LA CASA DEGLI SPIRITI

La casa degli spiriti (titolo originale La casa de los espíritus) è il primo romanzo di Isabel Allende, scritto nel 1982 e pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 1983. Esso è anche considerato come il terzo volume di un’ideale trilogia formata da altri due romanzi di Isabel Allende, scritti però successivamente: La figlia della fortuna e Ritratto in seppia.

Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film, con Jeremy Irons, Meryl Streep, Glenn Close, Antonio Banderas, Winona Ryder e Vanessa Redgrave.

LA TRAMA

Esteban Trueba si innamora della bella ed eterea Rosa del Valle: egli decide dunque di lavorare duramente allo scopo di accumulare la ricchezza necessaria per prenderla in sposa, ma la ragazza muore, avvelenata accidentalmente dagli avversari politici del padre, vanificando ogni sforzo compiuto da Esteban per avere una famiglia. L’uomo si trasferisce nella sua tenuta di campagna, “Le Tre Marie”, che dopo anni di decadenza e di incuria riporta allo splendore, con sacrificio personale e modi dispotici e spietati, imponendosi come uno dei proprietari agricoli più eminenti della zona. Lì, però, risente della solitudine e cerca di ovviare a questa compiendo violenze contro le figlie dei contadini delle sue campagne.

Convinto di doversi sposare, chiede la mano di Clara del Valle, sorella della defunta Rosa, la quale, accettando la proposta, rompe il silenzio di diversi anni di mutismo volontario. Per Esteban, che si dice profondamente innamorato della moglie, è un’altra forma del possesso di cose e persone che ha sempre perseguito e praticato. Trasferitisi nella casa di campagna, con loro va a vivere Férula, sorella di Esteban, la quale instaura una solida amicizia con Clara, che si protrae fino a quando l’uomo, ossessionato dalle cure e dall’adorazione nei confronti di sua moglie dimostrata da Férula, la caccia di casa. Férula morirà emarginata e povera, e il suo spirito si presenterà a salutare per l’ultima volta l’amata cognata.

Intanto, Clara aveva dato alla luce Blanca, ma dopo alcuni anni il padre la manda in collegio per farle avere un’educazione consona al suo status sociale; i rapporti con le due donne subiscono un declino nel momento in cui Trueba, preso dall’ira, colpisce selvaggiamente al volto la moglie che si era pronunciata in difesa della figlia, e Clara decide di non rivolgergli mai più la parola e di andarsene dalla campagna per tornarsene in città, nella “Casa dell’Angolo”. Dopo alcuni anni Blanca torna a casa dove sfida l’autorità del padre per amore del ribelle Pedro Terzo García dal quale sin da bambina era stata inseparabile.

Dai loro rapporti clandestini Blanca rimane incinta di Alba, che viene però considerata come figlia del conte de Satigny al quale Esteban aveva dato in sposa Blanca: ma la giovane presto fugge dal proprio marito, nel momento in cui di questi scopre gusti libertini non compatibili con il matrimonio e che le erano costate, nel via vai di ombre ben diverse da quelle degli spiriti cui era abituata nella casa dei genitori, umiliazioni inflittele del marito e dai domestici coinvolti. Il dispotico Esteban Trueba è quindi nuovamente deluso dal comportamento di sua figlia, tornata a casa a partorire, ma accetta di farla restare in casa.

La sua amarezza, però, si risolleva parzialmente quando Blanca dà alla luce Alba che, specie dopo la morte di Clara, per l’ormai vecchio e sempre più selvatico Trueba rappresenta l’ultimo affetto, dopo che aveva allontanato anche i due fratelli più piccoli di Blanca, i gemelli Jaime, medico socialista che spende la propria abnegazione in soccorso dei poveri, e Nicolás, spiritista superficiale e balzano come il prozio materno. Esteban frattanto è sceso in politica, schierandosi con la destra, e dacché quella che doveva essere una vittoria certa per il suo partito si trasforma in una clamorosa sconfitta, a causa della vittoria della sinistra, è il primo a dare l’impulso ai conservatori per architettare un golpe affinché siano rovesciati i nuovi governanti, che stanno minando gli interessi dei conservatori, mentre una crisi economica generale comincia a dilagare spaventosamente.

La destra si allea con i militari per il colpo di stato, ma le alte cariche dell’esercito una volta al potere estromettono i politici conservatori da cui avevano ricevuto impulso e finanziamenti ed esautorano il governo. Jaime, imprigionato durante il golpe, si rifiuta di mentire sulla fine del Presidente, di cui era amico intimo, e viene ucciso, non senza prima essere sottoposto ad atroci torture. Trueba riesce a far espatriare al sicuro in Canada Blanca e Pedro Terzo García, che ritrova ancora innamorati dopo mezzo secolo.

Alba intanto si prodiga offrendo rifugio temporaneo ai perseguitati dal regime, che come fantasmi popolano la Casa dell’Angolo – confusi da Esteban tra le altre ombre, quelle degli spiriti della famiglia che avevano frequentato i circoli esoterici di Clara così come quelle dei movimenti clandestini di Miguel e Alba in alcove nascoste nei sotterranei – : ma, a causa della sua relazione con il rivoluzionario Miguel e del suo appoggio ai guerriglieri e ai latitanti, la giovane viene arrestata e ripetutamente torturata e stuprata dai militari che vogliono sapere dove si nasconda il suo amante, e in particolare da uno dei tanti nipoti illegittimi di Trueba, Esteban García, che covava sin da piccolo in sé il rancore della nonna Pancha, una delle contadine violentate dal padrone, e l’invidia per la padroncina.

Esteban Trueba riesce a liberare la nipote, grazie alla sua amicizia con Tránsito Soto, una prostituta nota tra i funzionari militari. Alba, infine, in attesa di Miguel e di mettere al mondo la propria figlia, riscopre, salvati dal rogo della biblioteca, i vecchi quaderni dove Clara annotava minuziosamente la sua vita durante i lunghi silenzi, e con essi ricuce la storia della sua famiglia e del suo paese e la trama di consequenzialità e contrappesi, in amore e odio, in colpa e vendetta, in iniquità e giustizia, che l’hanno caratterizzata. Esteban Trueba, in punto di morte, verrà infine salutato dal fantasma di Clara.

ANALISI DEL TESTO

Quello in questione è un esempio di roman à clef, che si occupa di descrivere eventi effettivamente accaduti nella storia, celandoli dietro una facciata di finzione: esiste uno sfondo, geografico ma soprattutto storico, ben definito, chiaro e preciso, dinanzi al quale si sviluppano gli eventi della fabula nell’ordine dell’intreccio. Se si crede che ogni evento della fabula corrisponda ad un evento della storia reale, allora è possibile far corrispondere a quei personaggi del romanzo rimasti innominati, vale a dire il Poeta e il Presidente, figure che ricordano rispettivamente Pablo Neruda e Salvador Allende. Notevole è inoltre nel libro la presenza di elementi di realismo soprannaturale, come gli spiriti, da cui il titolo.

Con La casa degli spiriti la Allende si è affermata come una delle più importanti voci della letteratura sudamericana; il libro è una commistione tra realtà e fantasia, tra esoterismo e razionalità; la prosaicità di alcuni tra i personaggi principali, come Esteban Trueba, non ha nulla a che vedere con la chiaroveggenza di Clara Del Valle, immersa in un mondo parallelo, di figure luminose, di mutismi, di spiriti, di visioni. Clara emana una luce che va al di là dell’umana comprensione, una luce che bagna chi le sta intorno con il lume della coscienza, e si propaga anche fuori dalla carta, la quale rappresenta solamente un veicolo tra la storia, la Storia, e il lettore, tra il mondo reale e la casa degli spiriti, popolata dalle ombre del passato e della storia/Storia, da silenzi magici e silenzi estorti o forzati dalle persecuzioni, tra silenzi della coscienza e silenti – ammutolite e raggelate – prese di coscienza, tra i silenzi della narrazione e silenzi che tramandano e affidano la parola alla carta scritta.

È indubbiamente un romanzo di importante peso politico che riesce a descrivere, attraverso un linguaggio semplice che a volte potrebbe apparire crudo, la realtà del genere umano, analizzando sia gli angoli più sensibili dell’animo, che quelli più spietati, descrivendo il dolore, le passioni, il male, la dittatura, come un vortice travolgente, che spinge il lettore a proiettarsi in un altro mondo, il mondo di Clara, di Alba, della grande Casa dell’angolo e delle meravigliose figure femminili che ne fanno da cornice. Con assoluta fermezza l’autrice vuol sottolineare come il Cile sia stato piegato in due dalla pericolosa piaga che fino a poco tempo fa lo affliggeva; che la Storia di esso, data dai rapporti intercorrenti tra le persone, è scritta da una serie di azioni e scelte e contraccolpi, in cui da ingiustizia nascono violenza e iniquità e solo dalla reazione a queste, divenute perciò imprescindibili, la giustizia e il bene. Colpisce il modo in cui viene raccontata la realtà senza giri di parole né contorni felici.

RELAZIONE LIBRO:

“LA CASA DEGLI SPIRITI” di Isabel Allende

Trama:

Il romanzo “La casa degli spiriti” è il primo romanzo dell’autrice cilena Isabel Allende.

La storia si svolge in un paese dell’America Latina e riporta le vicende travagliate di quattro generazioni di una stessa famiglia che vivono gli eventi storici che caratterizzarono l’inizio del secolo in Sud America, in un Paese mai nominato ma probabilmente identificato con il Cile, vista la provenienza dell’autrice e gli eventi narrati.

La saga si apre sulla famiglia del Valle ed i loro capostipiti Nivea e Severo, unici e principali punti di riferimento dei numerosi figli.

Tra le figlie in casa del Valle si distingueva per la sua straordinaria bellezza Rosa, la maggiore, innamorata di un giovane, Esteban Trueba, che non poté però mai amarla come entrambi avrebbero desiderato perché era costretto a lavorare distante da lei, nelle miniere del Nord.

Ma l’attenzione della famiglia era più o meno piacevolmente rivolta alla minore: Clara.

Era sempre stata una bambina particolare, in grado di parlare con spiriti, di spostare gli oggetti con il pensiero, di predir 141j91b e il futuro.

Queste sue peculiarità avevano causato alla famiglia spiacevoli episodi di contrasto con la loro società che vedeva in lei la presenza del demonio; perciò la bambina era sempre cresciuta lontano dai suoi coetanei, nella solitudine, a cui si era abituata e che combatteva scrivendo numerosissimi diari per annotare tutto ciò che succedeva che fosse positivo o negativo, abitudine che mantenne per tutta la sua vita.

La famiglia venne però scossa dalla morte della sorella Rosa, avvenuta accidentalmente a causa di una dose di veleno destinata in origine al padre. In seguito a questo episodio la sorellina, duramente colpita si chiuse in un silenzio che la abbandonò solo nove anni dopo.

Infatti dopo l’immenso dolore provato per la morte della sua amata, Esteban Trueba aveva voluto esaudire le ultime volontà di sua madre, anch’essa morta che gli intimò di sposarsi. Esteban così scelse una persona della famiglia della sua amata, scegliendo Clara, l’ultima sorella rimasta sebbene nemmeno la conoscesse.

Clara interruppe così il suo silenzio accettando il matrimonio senza averne mai grande trasporto e propensione. Accettò la vita del nuovo marito, andando a vivere nella sua vecchia tenuta in campagna, le Tre Marie.

Esteban si dimostrò di grande abilità nel risollevare la tenuta e renderla la più fiorente e redditizia della zona. Clara non poté mai ricambiare l’amore del marito, poiché vedevano in due modi completamente diversi sia la vita matrimoniale sia quella terrena in generale.

Infatti viste i suoi poteri Clara era spesso immersa nelle sue comunicazioni con gli spiriti e sempre disinteressata alla vita terrena che conduceva il marito. Egli era infatti rabbioso, violento, passionale e bramoso di amarla e di avere un amore che lei non voleva e non poteva dargli.

Dopo anni di matrimonio Clara diede alla luce due gemelli Jaime e Nicolas e in seguito la figlia Blanca, mentre Esteban Trueba, datosi alla politica, era diventato senatore del partito di destra al governo.

Protagonista della parte successiva è Blanca; crebbe tra la residenza di città e le Tre Marie, dove conobbe la sua prima e una vera storia d’amore. Infatti fin dall’adolescenza fu travolta dalla passione di Pedro Terzo Garcia, figlio di uno dei mezzadri alle dipendenze di suo padre. Inziò come una storia segreta e così rimase perché il padre non avrebbe mai sopportato che sua figlia sposasse un poveraccio di quel tipo.

Giunta in età da marito un nobile francese prese a frequentare la loro residenza manifestando la sua volontà di sposare la ragazza, appoggiato in pieno dal padre. Fu proprio costui, il cui nome era Jean de Satigny, che, scoperta la relazione tra i due giovani, la confessò immediatamente al padrone.

Le conseguenze furono terribili: Esteban picchiò pesantemente la figlia Blanca e sua moglia Clara, che aveva cercato di calmarlo, causando loro grandi ferite e sofferenze e si mise all’inseguimento e alla ricerca di Pedro Terzo.

Dopo questo fatto le due donne lasciarono le Tre Marie alla volta della città. Dopo un periodo di permanenza in cui cercarono di ricostruirsi una vita, giunse la notizia che Blanca era incinta. Dopo un periodo non poterono più nasconderlo al padre che, saputo ciò, si precipitò in città obbligando la figlia a sposare Jean de Satigny, perché non si venisse a sapere che in realtà il vero padre era Pedro Terzo.

Così Blanca subì questo matrimonio per diversi anni, fino al momento in cui venne a conoscenza di attività illecite a scopo sessuale di cui suo marito si occupava a sua insaputa. Non potendo reggere la terribile situazione fece ritorno alla casa materna, dove fu accolta senza scandalo né domande.

Nel frattempo riprese segreti contatti con Pedro Terzo, infiammato dalla lotta politica che stava prendendo piede in quel periodo contro il governo al potere e contro il Presidente.

Nove mesi dopo il concepimento Blanca diede alla luce sua figlia: Alba.

La bambina crebbe nella credenza che suo padre fosse morto, al fianco della madre, della nonna Clara, degli zii Jaime, medico incline ad aiutare i poveri ed i bisognosi, e Nicolas, viaggiatore, e infine del nonno Esteban, poiché era la sola in famiglia ad avere un buon rapporto con lui.

Quando Alba era poco più che una bambina, ricevette la visita di Esteban Garcia, un ragazzo, che viveva nella proprietà delle “Tre Marie” e che, senza che nessuno lo sapesse era figlio illegittimo del padrone, risalente ad una delle tante violenze che si accollava il diritto di compiere sulle contadine della sua proprietà.

Alba rimase turbata dalla prepotenza del ragazzo che la trattò male, la obbligò a baciarlo e pretese di parlare con il padrone stesso.

Con il tempo Alba si scordò di lui, per poi doverlo ricordare e incontrare nuovamente verso la fine della vicenda.

Una volta maturata Alba si innamorò di Miguel, un giovane estremista di sinistra, sostenitore della ribellione armata che si vociferava in quel periodo teso.

Miguel, fratello minore di Amanda, che era stata fidanzata con Nicolas senza sapere mai dell’amore che il fratello Jaime provava per lei, aprì ad Alba l’orizzonte politico, mettendole in testa le sue idee rivoluzionarie che lei seguì ed apprezzò all’inizio più per amore che per convinzione.

Mentre Alba conosceva le gioie e le passioni del suo amore, la situazione sociale e politica precipitava vertiginosamente.

Dopo un lungo periodo di lotta diplomatica e politica giunse infatti il giorno del colpo di stato. I sovversivi come prima azione incendiarono il Palazzo presidenziale costringendo alla fuga molti dei funzionari e dei politici. Dopo un primo momento in cui sembrarono prevalere i ribelli, il governo ebbe il tempo di organizzarsi e, grazie all’aiuto della marina militare, riuscì a sventare il colpo di stato.

Gli esponenti del partito vincitore ebbero tempo di festeggiare questa apparente vittoria prima di realizzare che la situazione stava sfuggendo nuovamente dalle loro mani.

Infatti i militari non avevano la minima intenzione di riconsegnare il potere al senatore Trueba ed agli altri esponenti del partito, soprattutto dopo la confusione che seguì la morte del Presidente durante il golpe.

Infatti presero ad esercitare il potere senza riconoscere l’autorità di chi prima lo deteneva.

Nel frattempo Alba aveva salutato Miguel, che non voleva obbligarla a seguirlo e, per mantenere fede a quella che era diventata la sua ideologia, iniziò a mettere a disposizione la sua casa e la sua protezione per tutti i fuggiaschi che la necessitassero.

Fu proprio questa sua attività e la scoperta del fatto che fosse legata sentimentalmente ad un sovversivo, a causare i tragici avvenimenti di una notte.

Infatti accadde che i militari una notte fecero un assalto nella casa in cui dormivano Alba e suo nonno Esteban e la portarono via, tra grandi violenze e prepotenze.

Giunta a destinazione capì chi era il mandante della spedizione: Esteban Garcia. Stette  nelle mani dei militari di Garcia per diversi giorni in cui venne torturata in molteplici modi affinchè confessasse dove si trovava Miguel.

In seguito venne poi portata in un campo di concentramento dove conobbe altre donne nella sua situazione, come Ana Diaz, che la aiutarono a superare quel terribile momento in cui spesso desiderò la morte.

Nel frattempo Esteban Trueba capì che a nulla gli sarebbero servite le conoscenze che aveva da senatore perciò si vide costretto a chiedere aiuto ad una persona che negli anni era diventata molto influente: Transito Soto.

Era una prostituta che aveva conosciuto da giovane in uno dei bordelli che frequentava e che negli anni aveva fatto strada in quel campo, arrivando ad essere padrona dell’attività, più che mai fiorente. Per farlo si era servita di alcuni soldi prestatile da Esteban e fu proprio con la scusa del debito che egli le domandò il suo aiuto.

E così successe: grazie al potere della donna Alba venne liberata e potè fare ritorno a casa dal nonno, che ormai anziano si pentì di non aver mai amato a dovere la sua famiglia e scoprì che in realtà era Alba l’unica cosa che davvero gli premeva.

L’epilogo contiene il ritrovo dei due protagonisti della parte finale, con il senatore che per la prima volta concede ad Alba il suo amore per Miguel, accettandolo anche se da sempre si era opposto a causa delle sue idee politiche e che con lei attende impaziente il suo arrivo; contiene inoltre la descrizione della tranquilla morte di Esteban tra le braccia dell’amata nipote che infine spiga come sia stata spinta a scrivere, con l’aiuto del nonno, la loro storia, rivivendo una per una tutte le vicende e le persone che avevano composto la loro vita. Con lo scrivere questa storia Alba poté vincere il suo odio verso molte persone, primo fra tutti Esteban Garcia, giungendo a considerare la loro presenza fondamentale per il giusto compimento della storia e del loro destino, senza i quali sarebbe non sarebbe stato compiuto correttamente.

Personaggi principali:

ESTEBAN TRUEBA: è il protagonista maschile del romanzo, il filo conduttore, colui che conosce e interagisce con tutte le altre protagoniste donne. È infatti fidanzato di Rosa, poi marito di Clara, padre di Blanca e nonno di Alba.

È un uomo rude, violento, passionale, rabbioso per carattere, superiore alle vicende che riguardano le donne: è pronto sempre a giudicarle e punirle senza sentire ragioni e senza cercare di capirle a findo. Le uniche che instaureranno un rapporto con lui saranno Clara perché poco prima della sua morte si pone come sua giuda spirituale, lo capisce, lo compatisce, non riesce ad amarlo ma non lo abbandona; non lo abbandona nemmeno dopo la sua morte, continuando ad apparirgli in forma spiritica per rassicurarlo.

L’altra è Alba, che è l’unica che riesce a farlo cambiare, nella parte terminale della sua vita, a fargli comprendere gli errori compiuti nella sua vita, non ponendo la sua famiglia tra le sue priorità e preoccupazioni. Alla fine infatti Trueba è profondamente diverso dall’inizio, è in pace, ha capito e finalmente per la prima volta ha l’animo in pace, in grado di affrontare nel modo migliore la sua morte.

CLARA: è forse il personaggio più particolare della narrazione, forse a causa delle peculiarità e dei poteri già descritti. Durante la narrazione si dimostra una donna forte, abile, dalla grande umanità, in grado di instaurare buoni rapporti con tutti i suoi familiari. Soprattutto alla fine, dopo la sua morte, il fatto che lei continui ad essere presente con le sue apparizioni nelle vite di Alba e Esteban, per sorreggerli, consigliarli e aiutarli, dimostra il suo grande ruolo umano nella storia e la grandezza del personaggio. È anche grazie a lei ad alla sua abitudine di tenere numerosissimi diari che permette ad Alba di raccontare questa stupenda storia.

BLANCA: è una donna per così dire ribelle che ha avuto incomprensioni e contrasti con il padre per tutta la sua vita. È stata infatti costretta a nascondere sempre il suo amore per Pedro Terzo, perfino dopo la scoperta del padre. Solo alla fine è il padre stesso a permetterle di scappare all’estero con lui per coronare finalmente il suo sogno d’amore. Anche nel matrimonio obbligato con Jean de Satigny gioca il ruolo della vittima della situazione ma è ancora il bel rapporto con la madre che la sorregge e la accoglie sempre ad aiutarla ad andare avanti e vivere la sua vita.

ALBA: è l’ultima donna della saga familiare, a cui è dedicata tutta la parte finale del libro. Come la madre anche lei fu costretta a nascondere il suo amore per Miguel e a viverlo di segreto, a causa del nonno e della situazione politica. Come sua madre Blanca è disposta a tutto per amore del suo uomo, per il quale infatti subisce inimmaginabili torture. Nella narrazione si dimostra una persona molto bella e umana che riesce per prima a domare lo spirito violento del nonno Esteban rendendolo capace di amore verso di lei e di ritrovare una pace ormai perduta.

PEDRO TERZO GARCIA: fin da giovane si dimostra un ragazzo molto coraggioso e tenace nel portare avanti la rischiosa relazione con Blanca, che poi capirà essere l’unico amore della sua vita.

Si ritrova ad amarla sempre più anche quando subisce le violenze da parte del padrone e quando deve stare separato da lei degli anni.

ESTEBAN GARCIA: è un figlio illegittimo del padrone Trueba, l’unico dei tanti che non accettò mai la situazione in cui i figli legittimi godevano di tutti i privilegi della loro condizione mentre a lui non spettava nemmeno il riconoscimento del padre. Infatti probabilmente è più per vendetta che per convinzione politica che alla fine del romanzo fa catturare Alba e la tortura per estorcere informazioni su Miguel. È essenzialmente un personaggio negativo, in tutte le azioni che compie.

MIGUEL: è l’uomo amato da Alba, un estremista di sinistra, uno dei fautori del golpe contro il governo di destra. È la causa della grande sofferenza di Alba durante la cattura ma lei non gliene farà mai una colpa poiché entrambi erano stati spinti dall’amore. Tante sofferenze porteranno poi, presumibilmente, ad un periodo di felice riconciliazione perché persino Esteban Trueba accetta la loro relazione e permette loro una vita insieme.

ROSA: sorella di Clara, è una delle figlie dei coniugi del Valle. Nota per la sua bellezza, è la prima donna amata da Esteban che però dovrà patire per la sua morte. Muore infatti prematuramente causando un trauma nella sorellina Clara da cui guarirà solo dopo nove anni.

JAIME E NICOLAS: sono i fratelli gemelli di Blanca, la prima parte della loro vita la trascorrono in un collegio, diventando più presenti con la nascita di Clara. È soprattutto Jaime a farle da padre fino alla sua tragica morte durante il colpo di stato. Nicolas vive anche l’amore con Amanda, sorella di Miguel senza mai comprendere il vero e autentico sentimento che prova Jaime per lei, e che però non sarà mai ricambiato.

Mi ha colpito molto la figura di Jaime, molto altruista e determinato nel diventare medico per mettersi al servizio degli altri

NIVEA E SEVERO: sono i capostipiti della famiglia di cui sono narrate le vicende. Genitori di Rosa e Clara e modelli per tutti i figli.

AMANDA:è la fidanzata di Nicolas quando fa la sua comparsa nel romanzo. Era una donna molto bella, che portava sempre moltissimi gioielli e grandi vesti che le stavano larghe rispetto alla sua esile corporatura. Rimasta incinta chiese a Jaime, che stava specializzandosi in medicina, di aiutarla ad abortire. Questo fatto generò la divisione da Nicolas ed un approfondimento del rapporto con Jaime, che poi si scoprì innamorato di lei. Morirà dopo il colpo di stato.

FERULA:è la sorella di Esteban Garcia. Una donna dalla bellezza particolare ma non curata, che aveva passato tutta la sua vita da nubile per assistere la madre, donna Ester, gravemente malata di artrite. Era sempre stata molto autoritaria anche con il fratello con cui però ebbe sempre un rapporto conflittuale. Instaurò un bel rapporto invece con Clara, diventando, dopo un periodo di odio, persino gelosa del marito che poteva averla con sé sempre.

Luoghi:

La vicenda è ambientata in Sud America e si può supporre che di preciso si tratti del Cile. Gli eventi si svolgono principalmente alle Tre Marie, nella residenza dei del Valle, nella casa di Esteban e Clara.

Tempi:

La vicenda si svolge nel nostro secolo ed occupa un arco temporale di circa un secolo o poco meno.

Sono ricorrenti le anticipazioni durante tutta la vicenda.

Narratore:

Nella parte iniziale del racconto il narratore è esterno, come il punto di vista.

Poi subentra un narratore interno, ossia Esteban Trueba, e quindi il punto di vista diventa interno.

Commento:

Credo che sia il libro più bello letto durante il biennio. È proprio perfetto perché sa unire il sentimentalismo con l’avventura, la tensione, i momenti malinconici; la fantasia e la realtà fuse insieme. A prescindere dal fatto che trovo che il modo di scrivere della Allende sia semplicemente stupendo nella sua semplicità non banale, credo che i personaggi creati siano ognuno per qualcosa di particolare molto significativi e soprattutto vivi, grazie proprio alle sue capacità descrittive.

Era un libro di una certa lunghezza che però non mi è stato di difficile lettura proprio perché mi ha appassionato e tenuta alta la tensione fino all’ultimo.

Mi hanno positivamente colpito i personaggi di Clara e Alba, nonna e nipote, molto simili se si pensa a come hanno lottato per farcela da sole in ogni occasione, senza mostrare segni di debolezza e restando salde ai loro principi e valori.

PAULA

Paula è un romanzo della scrittrice cilena Isabel Allende, pubblicato nel 1995.

TRAMA

L’opera scaturisce dal desiderio dell’autrice di entrare in contatto con la figlia ventottenne Paula, ammalatasi di porfiria, una malattia rara e gravissima, che l’ha condotta in un coma irreversibile. La vicenda si svolge dal giorno del ricovero di Paula in un ospedale a Madrid, città dove da poco viveva con il marito Ernesto, avvenuto il 6 dicembre 1991, fino alla sua morte, giunta esattamente un anno dopo, il 6 dicembre 1992, nella casa di Allende a San Francisco. La madre le resta a fianco tutto il tempo, durante il ricovero nella capitale spagnola, alloggiando in un misero motel, dove, di sera, scriveva il romanzo. Le sorti di Paula, però, peggiorano sempre di più, e la sua degenza in ospedale diviene inutile, tanto che viene trasferita a casa di Allende, a San Francisco, in modo che possa essere circondata da amici e parenti. E alla fine se ne andrà, circondata dalle persone che ha amato, che l’hanno amata e che l’ameranno per sempre.

ANALISI DEL TESTO

Il romanzo si presenta come un “diario” che Allende dedica alla figlia, dove l’autrice narra della sua vita, creando così una sorta di autobiografia. I temi che emergono sono molteplici: dolore, sofferenza, tristezza, amore, gioia di vivere e voglia di vivere; l’amore materno è il sentimento predominante. Non a caso, a volte il lettore può sentirsi estromesso, come se questa storia d’amore e dolore riguardasse solo due persone, Isabel e Paula. Allo stesso tempo, però, il lettore è coinvolto, e la vita di Allende diventa la sua vita e la vita di Paula. Allende scrive senza veli, si espone al lettore, dà sfogo ai suoi dolori, ai suoi pensieri, alle sue preoccupazioni, e per questo il lettore condivide il sentimento di dolore che ella prova. Un dolore lancinante, immenso, il dolore di una madre che vede sua figlia morire fra le braccia, mentre lei, impotente, piange lacrime di vita. È un romanzo di una vita, che narra della vita, della morte, di tutti gli uomini e di tutte le donne; un romanzo diretto al cuore, che riempie l’animo.

L’ISOLA SOTTO IL MARE

L’isola sotto il mare (titolo originale La isla bajo el mar) è un romanzo di Isabel Allende pubblicato nel 2009.

Il romanzo, ambientato nei Caraibi e nella Louisiana di fine Settecento, narra le vicende della schiava nera Zarité Sedella, soprannominata Teté che, attraverso parecchie vicissitudini, soprusi e violenze, riesce alla fine a conquistare la propria libertà.

LA TRAMA

Zarité Sedella, piccola mulatta congolese, all’età di nove anni viene venduta al ricco latifondista Toulouse Valmorain, che la impiega come schiava nelle faccende domestiche nella sua tenuta di Santo Domingo, risparmiandole così il duro lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero. La sua bontà naturale, forza di spirito e grande senso della dignità la portano a condividere segreti e spiritualità con gli altri schiavi e a riconoscere le miserie dei padroni bianchi, fino a farla diventare il centro di un microcosmo che riflette tutte le contraddizioni del mondo coloniale: i padroni bianchi con le loro fragilità familiari; i militari e le cortigiane; gli schiavi e le angherie che subiscono che portano a progetti di ribellione. Zarité si innamora dello schiavo Gambo, che è uno dei più accesi sostenitori della necessità di una ribellione. Quando Valmorain decide di spostarsi a New Orleans, all’epoca ancora colonia francese in suolo americano, porta con sé anche Zarité, che però si batte per ottenere la libertà per sé e per la sua famiglia, mentre alle vicende familiari si intrecciano gli avvenimenti che porteranno alla ribellione degli schiavi caraibici e alla costituzione della prima repubblica nera indipendente al mondo, Haiti.

 

martedì
Nov 5,2013

 dal mio cuore al tuo web

“Dal mio cuore al tuo” questo il titolo del nuovo libro di Matilde Maisto, appena ultimato e reperibile on line sui siti “Il cigno rosa” e “Sfogliando.it”.

 La vita d’oggi per molti sembra essere affamata di sazietà, di soddisfacimento dei bisogni immediati, dice la Maisto, prendendo spunto da H. De Lubac, eppure, nonostante tutto, viviamo uno squilibrio, un “misterioso zoppicare”. Da una parte, infatti, sperimentiamo in mille modi i nostri limiti; dall’altra ci accorgiamo di essere senza confini nelle nostre aspirazioni.

 La presente antologia offre circa 30 poesie che accedono agli abissi del cor inquietum e alle sue attese profonde: si muovono dal buio alla visione, attraverso la ricerca umana. Il lettore è chiamato ad accogliere i versi come se gli arrivassero chiusi in una bottiglia che arriva sulla spiaggia dal vasto oceano.

 La Maisto dedica il libro a tutti coloro che amano la poesia e le piace ricordare una frase pronunciata da don Tonino Bello “E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino, e nel giardino fiorirà l’albero della giustizia, e frutto della giustizia sarà la pace.

 “Dal mio cuore al tuo” è un insieme di miei componimenti poetici, prosegue la Maisto, frutto delle mie esperienze quotidiane con la mia incolmabile voglia di sentirmi viva e palpitante d’amore per tutte le persone a me care. Amo molto, inoltre, quella fascia di umanità che si batte per un futuro di Pace e di Uguaglianza fra tutti gli uomini della terra; auspico un mondo privo di ingiustizie e discriminazioni sociali, un mondo in cui ogni uomo possa sentirsi libero e felice. Sono una sognatrice, lo so, ma finchè avrò un alito di vita continuerò a sognare e a sperare, conclude la Maisto

 

 

I COLORI DELL’AUTUNNO

giovedì
Set 19,2013

LA NATURA PARLA

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(opera di Luigi Rossetto: autunno dorato – 50×60) http://www.rossettoluigi.it

BELLA POESIA DI FILIPPO CRUDELE

Autunno

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Autunno

Un pastello carota,
colora con arte
ogni caduca foglia

Prima timido,
pallido, giallo;
poi arancio, rosato,
infuocato e spavaldo.

Brucia e infiamma
quel verde mantello,
che presto imbrunisce
e danzando col vento,
si disperde e svanisce

.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.

L’autunno è una delle quattro stagioni dell’anno. Si distinguono quello astronomico e quello meteorologico.

Autunno astronomico

L’autunno astronomico nell’emisfero boreale ha inizio il giorno dell’equinozio d’autunno, il 22 o il 23 settembre, e termina il giorno del solstizio d’inverno, il 21 o 22 dicembre. Avvicinandoci a questo periodo la parte illuminata e le ore di luce diminuiscono. Il 23 settembre i raggi del sole sono perpendicolari all’equatore e il circolo d’illuminazione passa per i poli.

Autunno meteorologico

L’autunno meteorologico inizia invece il 1º settembre e termina il 30 novembre. Viene quindi considerata come la stagione comprendente i tre mesi di settembre, ottobre e novembre nell’emisfero Nord, o quella comprendente i mesi di marzo, aprile e maggio nell’emisfero Sud.

IL DOLCE INCANTO DELL’AUTUNNO

mercoledì
Set 18,2013

Carissimi lettori, desidero ricordarvi la magia dell’autunno nei suoi meravigliosi colori e nella malinconia delle poesie. L’Autunno, secondo me, è un vero incanto….una varietà di colori caldi e passionali che rendono viva l’arte di ogni artista.

ALCUNE POESIE

Autunno

Il cielo ride un suo riso turchino
benché senta l’inverno ormai vicino.
Il bosco scherza con le foglie gialle
benché l’inverno senta ormai alle spalle.
Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,
benché senta nell’onda il primo gelo.
é sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo
un fiore strano,un fiore a ombrello,un fungo.
(M. Moretti)

Motivo autunnale

Soffia sui campi la tramontana;
gli alberi scuote.
e dai rami inariditi
stacca le morte foglie.
Il vento le sparge,
lontano per i campi:
restan sol i neri fusti
che tristi agitano i rami spogli.
(P. Javorov)

Bosco d’autunno

Ha messo chiome il bosco d’autunno.
Vi dominano buio, sogno e quiete.
Né scoiattoli, né civette o picchi
lo destano dal sogno.
E il sole pei sentieri dell’autunno
entrando dentro quando cala il giorno
si guarda intorno bieco con timore
cercando in esso trappole nascoste.
(B. Pasternak)

Foglie gialle

Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle
come farfalle
spensierate?
Venite da lontano o da vicino
da un bosco o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso che vi porta via?
(Trilussa)

IMMAGINI PER SOGNARE

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venerdì
Mag 24,2013
CALLIOPE 2013 Il vincitore Abbro con altri finalisti e membri della Giuria
CALLIOPE 2013 Un momento della Premiazione
Chiusa la 1^ edizione del Concorso di Poesia promosso da New Melody

 La proclamazione trasmessa da Italiamia nel programma Anja Show

 CANCELLO ED ARNONE – “Io posso vederti./ Momento di sospensione viva./ Un attimo rapito al tempo./ Un’immagine carpita al mondo/… E quando non ho niente per conoscerti,/ io…io posso immaginarti./ Fantasìa, pensiero, magìa”: questi i versi d’esordio e di chiusura dell’autentico inno “All’Arte, un dono di Dio, un bisogno dell’uomo” col quale la giovane poetessa Paola Torrico, originaria di Francolise, si è aggiudicata il massimo trofeo della “Sezione Giovani” del Premio nazionale di Poesia “Calliope 2013-1^ Edizione” promosso dall’associazione culturale New Melody. Seconda in classifica la diciottenne Raffaella Palmieri di Capua, autrice di “Rivedo te”. Al 3° posto ex aequo il sedicenne Micheleandrea Benedetto (Castellana Grotte/BA -“La disperazione”) e Rosamaria De Paola (San Prisco-“Anima e luce”). Per la “Sezione Adulti”, vincitore assoluto Luigi Abbro, pensionato di San Nicola la Strada, con “La mamma”, toccante composizione attraversata dalle trepidanti premure di una madre per il figlio disabile. Ecco i versi conclusivi: “Lo guardava e sorrideva./ Fu la gioia di un istante ma quel tanto le bastò./ Poi tornò nel suo angolino. E’ ancor lì che si domanda:/ -Che sarà di lui domani, quando io non ci sarò?/ Non ha ancora la risposta./ E consuma la sua vita confidando solo in Dio/ tra speranze sempre vaghe e certezza di dolore/”. In seconda posizione Ada Varriale, ospite della casa-albergo San Francesco, che aveva presentato la poesia “Con il mio cuore per te Sean”. Terzi classificati ex aequo Maria Raviele (Piedimonte Matese -“Anna”) ed Enrica Romano (Sant’Arpino –“Mille Criste”).

La proclamazione dei finalisti è avvenuta – in una gratificante atmosfera di festa e comunque di riflessione – nell’ambito del programma “Ania Show” ripreso dalle telecamere di Italiamia (canale 87-satellitare 936) e trasmesso nella serata di mercoledì 22 maggio. Una cerimonia davvero speciale per il cui migliore allestimento molto si è adoperato in precedenza il comitato organizzatore presieduto dalla scrittrice Tilde Maisto e che, oltretutto, ha premiato il massiccio impegno profuso in tutte le fasi operative dal giornalista Mattia Branco vera “anima dell’iniziativa” ed al quale sono giunti tantissimi apprezzamenti. Gli stessi tributati all’intero staff che ha fatto corona intorno ad Anja e ad Alex, proponendo performances musicali e coreutiche di notevole valore artistico. I trofei, le targhe e le pergamene sono stati consegnati ai finalisti dai membri della Giuria – Aldo Cervo, Gaetano Ciaramella, Antonio Leone, Maria Luisa Santonicola, Grazia Graziano – e da alcuni componenti del Comitato d’Onore – Saverio Dionizio, Luigi Antonio Gambuti, Valerio Iermano, Paolo Mesolella – intervenuti al bell’approdo conclusivo del “Calliope 2013”. Importante quanto gradita anche la partecipazione dell’artista grazzanisana Filomena Florio che ha voluto donare ai primi classificati due sue pregevoli stampe. Felice il vincitore Luigi Abbro (“Ho provato un senso di profonda soddisfazione per il consenso attribuito ad una poesia che racconta un tema di scottante umanità”); riconoscente la finalista Enrica Romano (“E’ stato importante riportare all’attenzione di tutti le mille donne armene crocifisse, nel 1917, dall’esercito turco. Mille Criste che mi vennero in sogno ad ispirarmi i versi, silenziose ma non mute”); pieni d’evidente letizia tutti gli organizzatori ed i fruitori di un evento che, in buona sostanza, si è imposto, sulla quotidiana prosa che ogni giorno ci avvolge, come una piccola-grande rivincita della poesia.

RAFFAELE RAIMONDO

mercoledì
Mag 22,2013

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Massiccia partecipazione di giovani al Concorso di Poesia

Mercoledì 22 maggio la Cerimonia finale in onda su Italiamia

CANCELLO ED ARNONE – Sarà certamente contenta Calliope, la Musa greca della Poesia, d’aver conquistato ancora tanti fedelissimi partecipanti al Premio a lei dedicato e promosso, in quest’anno 2013, dall’Associazione “New Melody”. Ormai è tutto pronto per il “rendez-vous” finale programmato per mercoledì prossimo, 22 maggio, quando alle ore 21, sulla rete televisiva Italiamia – canale 87, satellitare 936 -, nell’ambito della trasmissione “Anja Show”, andrà in onda – alla prestigiosa presenza del Comitato d’Onore, della Giuria e del Comitato organizzatore – la cerimonia di assegnazione dei riconoscimenti, in un piacevole mix di recitazione, canto e danza. La 1^ edizione del Premio nazionale di Poesia “Calliope 2013” giungerà così al suo migliore approdo. Da vari angoli della nostra provincia e d’Italia, ma anche dall’Egitto e dal Canada, sono pervenuti componimenti che la Commissione giudicatrice ha letto e selezionato con grande attenzione e sicura imparzialità.

Ricca di emozioni, sofferenze, slanci di felicità e ricorrenti sogni, la documentazione che resta e che potrebbe confluire in un volume. Tutto ciò che ha ruotato intorno al “Calliope 2013” s’è in fondo caratterizzato per l’espressione-comunicazione dei più diversi sentimenti umani (dal dolore alla gioia, dallo sdegno all’amore, dai ricordi alle speranze…) e ciascuno dei poeti in competizione ha “scoperto” se stesso, la sua interiorità profonda, la sua originale interpretazione della vita e del mondo. Indubbiamente alcuni, costatando gli esiti, rimarranno delusi, in quanto pensavano di poter vincere; eppure proprio costoro non dovranno abbandonare il campo, giacché, se la loro produzione poetica è davvero importante e valida, prima o poi il meritato consenso arriverà.

Vediamo ora come si svilupperà l’appuntamento del 22 maggio. In apertura, per le sezioni “fuori concorso” “Dialetto” ed “Estero”, saranno attribuite attestazioni di encomio rispettivamente alla piccola Daniela Mentino di Castelvolturno per la poesia <Tiemp’ ‘e Primmaver’> e a padre Antonio Raimondo -missionario francescano al Cairo- per <Canti del Deserto>. Subito dopo, si assegneranno menzioni speciali a Federico Verrengia, Carmine Paolo ed Arianna Cuomo (allievi dell’Iac “Foscolo” di Cancello ed Arnone); a Teresa Tracy Gravante e Pasquale Perretta (Iac “Gravante” di Grazzanise); ai giovani Angela Volpicelli (Isis Castelvolturno) e Andrea Vitale (Liceo classico “Foscolo” di Vairano Patenora). Il momento clou naturalmente coinciderà con la proclamazione della classifica dei finalisti per entrambe le sezioni – “Giovani” e “Adulti” – del Premio. Al momento restano ancora segreti i precisi piazzamenti; dunque è possibile anticipare soltanto i nomi che, ovviamente, riportiamo in ordine alfabetico.

Al gran finale della sezione “Giovani” andranno Michelangela Benedetto (Castellana Grotte-Bari), Rosamaria De Paola (San Prisco), Raffaella Palmieri (Capua) e Paola Torrico (Capua). Per la sezione “Adulti” la competizione per ricevere il massimo trofeo vedrà protagonisti Luigi Abbro (San Nicola la Strada), Anna Maria Raviele (Piedimonte Matese), Enrica Romano (Sant’Arpino) e Ada Varriale (Cancello ed Arnone). A chi sarà assegnato il “Calliope 2013”? E’ questa la domanda cui finalmente sarà data risposta durante la spettacolare serata di “Anja Show”.

RAFFAELE RAIMONDO

C.ARN-Promotori-ed-organizzatori-del-Premio-CALLIOPE-1024x578

venerdì
Mag 17,2013

raimondo-webLa Giuria ha concluso l’esame degli oltre 100 componimenti poetici in concorsoMercoledì 22 maggio in onda su Italiamia lo speciale di “Anja Show” per la proclamazione dei vincitori

CANCELLO ED ARNONE – La 1a edizione del Premio nazionale di poesia “Calliope” si dirige ormai verso il traguardo finale: infatti, mercoledì 22 maggio vi sarà la proclamazione dei vincitori nel corso di una trasmissione “speciale” del programma televisivo “Anja Show” in onda – dalle ore 21 alle 23 – su Italiamia, canale 87, satellitare 936. Il “Calliope” 2013 – promosso dall’Associazione musicale-culturale “New Melody”, col patrocinio morale del Comune di Cancello ed Arnone, della Provincia di Caserta e della Regione Campania, e sostenuto giornalisticamente dai Portali on line “Sfogliando.it” e “La Voce del Volturno” – ha fatto registrare una ragguardevole partecipazione: per la Sezione Giovani, 49 i concorrenti, che hanno complessivamente presentato 62 composizioni; per la Sezione Adulti, 24 i poeti in competizione con 47 componimenti proposti nell’insieme. Il Comitato organizzatore – presieduto da Tilde Maisto e composto da Mattia Branco, Anja D’Ambrosio, Arkin Jafuri ed Antonio Foniciello – ha provveduto, in tempo utile e con notevole impegno, ad ogni necessaria annotazione, all’ordinata raccolta dei testi in copia anonima ed al certosino approntamento dei fascicoli poi consegnati a ciascuno dei membri della Commissione giudicatrice formata da Aldo Cervo (scrittore e critico letterario), Gaetano Ciaramella (poeta), Grazia Graziano (psicologa), Antonio Leone (designer), Raffaele Raimondo (cronista free lance), Maria Luisa Santonicola (scrittrice) e Mario Zannone (direttore della rivista culturale “Minima et Moralia”). Nell’oratorio della parrocchia di Arnone, generosamente messo a disposizione da Don Rocco Noviello, si sono tenute le riunioni della Giuria per le quali ha assunto il compito di puntuale segretaria verbalizzante la scrittrice Santonicola. Al termine dei lavori di attenta lettura e di selezione secondo criteri valutativi ampiamente discussi e condivisi, è stato affidato alla “brillante penna” del professor Cervo il perfezionamento formale delle “motivazioni” dalla cui sostanza era già emersa la classifica delle poesie finaliste che soltanto per pochi giorni ancora rimarranno top secret. Naturalmente, fra i partecipanti al Premio “Calliope” e fra i loro estimatori, è molto viva l’attesa. Nulla intanto è finora trapelato sui nomi dei vincitori. Si è saputo però che il Comitato organizzatore, in coerenza col vero spirito dell’iniziativa soprattutto finalizzata alla valorizzazione della creatività poetica, ha chiesto comunque alla Giuria di esprimere il giudizio anche su alcune poesie “fuori concorso” poiché scritte in vernacolo o perché inviate da autori non residenti in Italia. Pertanto, ad integrazione dei vincoli imposti dal regolamento di un concorso definito “nazionale” e limitato a componimenti “in lingua italiana”, inediti e mai premiati, si sono venute a costituire di fatto, accanto alle previste Sezioni – Giovani e Adulti -, due piste aggiuntive denominate “Dialetto” ed “Estero” che sfoceranno, durante la cerimonia del 22 maggio, nell’attribuzione di “menzioni speciali”; un riconoscimento che, peraltro, sarà assegnato pure alle istituzioni scolastiche che hanno favorito l’adesione di scolari e studenti al “Calliope” 2013. In questa fase di vigilia è in piena attività la macchina organizzativa che vede impegnati il predetto Comitato e lo staff artistico di “Anja Show”: ferve, per un versante, la predisposizione di trofei, targhe e pergamene; nel contempo si scelgono brani musicali e si provano danze in vista dell’ulteriore arricchimento di una manifestazione che sarà interamente ripresa dalle telecamere di Italiamia. Tutto ciò per onorare degnamente la lieta conclusione di un importante evento culturale e rendere un particolare e spettacolare omaggio alla poesia ed ai suoi cultori.

13 Maggio 2013

domenica
Mag 5,2013

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Seconda Domenica di Maggio

Non è importante l’età. il colore della pelle, la ricchezza: la mamma è

sempre la mamma!

 

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La festa della Mamma nel mondo

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Mamma
Se fossi un pittore,
dipingerei un quadro
con tutti i colori del creato.
Al centro metterei
un cuore tutto d’oro
e sotto scriverei:
Mamma, tu sei il più bel tesoro!

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La madre

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra,
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all’Eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.
(Giuseppe Ungaretti)

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A mia madre

Ora che il coro delle coturnici
ti blandisce nel sonno eterno, rotta
felice schiera in fuga verso i clivi
vendemmiati del Mesco, or che la lotta
dei viventi più infuria, se tu cedi
come un’ombra la spoglia
(e non è un’ombra,
o gentile, non è ciò che tu credi)
chi ti proteggerà? La strada sgombra
non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto d’una
vita che non è un’altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell’eliso
folto d’anime e voci in cui tu vivi;
e la domanda che tu lasci è anch’essa
un gesto tuo, all’ombra delle croci.
(Eugenio Montale)

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Lettera alla madre
<<Mater dulcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi,
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.>> – Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore,
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. –
<<Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell’ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro,
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dulcissima mater.>>
(Salvatore Quasimodo)

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Se fossi pittore

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni:
mia madre ha sessant’anni,
e più la guardo e più mi sembra bella.

Non ha un accenno, un guardo, un riso, un atto
che non mi tocchi dolcemente il core;
ah, se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!

Vorrei ritrarla quando china il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso

Pur, se fosse il mio priego in ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;

vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.
(Edmondo De Amicis)

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Supplica a mia madre – Pier Paolo Pasolini

E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

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Mamma

L’amore vero che di più si sente,
che dentro il cuore è come una gran fiamma,
è uno solo, uno solamente:
l’amore che si sente per la Mamma.

Il nome Mamma, è il nostro pio riparo,
da ragazzetti, fino in sepoltura;
ed è speranza, vita e grande faro:
magico dono di Sacra Natura.

La Mamma è una persona cara e dolce,
che porta pace in questo mondo rìo…
ed è un toccasana, quando molce,
la vita all’uomo, dopo il Sommo Dio.

Mia Madre conta già ottantun’anno
ed è tuttora vispa, qual fanciulla,
sebbene ha conosciuto ogni malanno
d’una vita penosa, scialba e brulla.

E se per caso, d’Ella m’allontano,
assai ci soffro ed in mio cuore bramo:
presto ritorno, le bacio la mano,
e stiamo insieme, come frutto a ramo
(Poesia trovata su internet di cui non conosciamo l’autore)

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mamma,
non piangere più, mio amato bene,
che più della vita mia sei ogni cosa,
tutto di me, mamma, t’appartiene,
vorrei blandire ogni tua pena oscosa
per te darei la giovinezza mia
come tu l’hai data a me,
e quando s’addensa la malinconia
vorrei cullarti con un dolce canto.
Se a volte, mamma, scordo la tua pena
fammi sentire appieno l’amarezza,
voglio che tu sia sempre serena
e meritar da te ogni carezza.
(Poesia trovata su internet di cui non conosciamo l’autore)

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È ancora presto, mamma!
(Silvana Pagella)

È ancora presto,
mamma,
parlare d’avversità:
ascoltiamo,
ora,
la soffice terra
che si ridesta
col suo grave respiro.

Sentiamo:
è primavera,
e la natura
si riveste
di colori vivaci
canta
intorno a noi.
Attualmente,
esiste solo il presente,
mamma.

È ancora presto,
mamma,
pensare
alla desta tristezza
del domani;
oggi,
ricordiamo i fiori
che ci richiamano
alla cortese attenzione
delle nostre pupille.

Seguiamo
il mutamento
del firmamento,
sopra di noi,
che varia tinte tenui
e stupende.
L’eternità è fatta d’oggi,
mamma

Origliamo,
nella quiete
più assoluta,
la soave eco
dell’apparente freschezza
ed allegra stagione
di primavera,
mamma!

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La matri mia
(Carmelo Vaccaro)

Mi ricoddu ddu iornu quannu minnii
pirchi ora l’aiu caputu che dda ti pirdii,
Cuntu li iorna che aiu passatu senza di tia
ni stu paisi che ora vidu tristi comu a mia.
Ti lassai chiancennu ni na seggia
senza pinzari che stava iernu ni na caggia,
lu tiempu a passatu senza pinzari
che m’avissu piaciutu vidiriti ‘nvicchiari.
Ni stù avissi vulutu stàriti vicinu
ppi farimi accucciari, vasari e tiniriti li manu,
li stissi manu che quann’era picciriddu
mi cummighiavanu ppi ‘un sintiri friddu.
‘un ci nnè paroli ppi cuntari la luntananza
di stà mamma che campa cu la spiranza.
mi ricoddu ddu iornu quannu minnii
pircchi ora l’aiu caputu che dda ti pirdii.

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Ora Nel Vento (Luciano Somma)

Nell’oceano
Dei tuoi desideri repressi
Navigava il tuo credo di madre
Per istinto felina e protettiva.
“ Donna partorirai con gran dolore… “
e lo sapevi quando, per vocazione,
sentivi dentro al tuo ventre
ad ogni parto
i palpiti e gli spasmi
e tu stringevi i denti
senza un lamento piena d’emozione.
Poi ad uno ad uno, col passar degli anni,
ti lasciarono sola per andare
in una terra dove il pane è duro
a fare i vu’ cumprà o gli accattoni
ma tu non lo sapevi.
Nell’ultimo sospiro li chiamasti
come un appello antico, una preghiera,
e in quel momento
non tutti li vedesti al capezzale.
Ora madre senza confini, senza più desideri
tu certamente ascolti
echi dei vu’ cumprà, di quei tuoi figli,
nel vento, nell’azzurro, nella pace
dei tuoi incomunicabili silenzi…

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Occhi materni (Silvana Pagella)
Guardando
il volto di mia madre,
il mio giovane sguardo
s’incanta
sui suoi occhi;
occhi d’una bellezza infinita,
occhi d’un verde caldo,
dolci e pii.
Sono iridi
che m’inducono
a riflettere,
che leggono
i miei dolori,
le mie ansie,
i miei timori.
Sono occhi
che sempre mi vedono,
pur da lontana.
Fissando le pupille
Di mia madre,
comprendo che la sua vita
non è stata felice.
Ella ha sofferto,
e, sempre, soffrirà
per me e con me.
Quegli occhi materni
Che contemplo ogni giorno,
mai una volta m’infastidiscono:
son occhi che m’amano
più degli occhi altrui.
O, cari occhi di mamma,
tesoro e conforto magnifico!

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Ad una grande Mamma… (Silvano Montanari)

Ricordo, piccino, quando mi accudivi
con la dolcezza del tuo grande cuore
quando, ferito, dai doveri della Vita
lenivi le mie pene con il tuo Amore.

Azzurro, l’Angelo che ti teneva la mano
rosso, era il cuore, della tua passione
caldo, il pianto che scendeva muto
sulle tue guance ad ogni mio dolore.

Ora che il tempo è ormai fuggito
e come adulto, io ti sto osservando
ora, che i miei figli hanno bisogno d’aiuto
mi accorgo delle pene che hai patito.

Noi vecchi, piccoli, t’abbiamo conosciuto
quando il vigore ti bruciava in petto
quando la Vita, per tè era un successo.

Adesso, invece che ti vedo stanca
sola, senza più forza, l’Anima smarrita
mi rendo conto che per te, la Vita
ha ormai perduto così l’antico smalto.

Desidero però che tu conosca a fondo
quanto è grande il bene che ti voglio.

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Ero appena giunto (Reno Bromuro)

Ero appena giunto dove s’annida lo spermatozoo
che mi dicesti: “ama la vita e cresci sano e forte”.
Ogni giorno mi decantavi la vita,
ma la tua voce come pianto giungeva.
Se tuo marito rincasava ubriaco
se non avevi pane da masticare
se non avevi aria per respirare
se ti sentivi sola
quando avresti voluto compagnia
se dovevi stare zitta
quando avevi voglia di cantare
a me ti stringevi e con voce dolorosa dicevi:
“nasci presto che la vita è bella”.

Mi attaccai alla vita perché lo volesti
e non mi ribellai quando
col latte d’asina mi nutristi:
perché crescessi eri pronta a tutto.

Ti addossasti il dolore della vita
per darmi solo la parte più bella
ma i giorni di fame furono eterni.
In compenso venne tanta compagnia.

Pensando a quel giorno che il film volevo girare
impiccando uno dei fratelli ti grido:
grazie per aver alzato gli occhi dal ricamo.

Ama la vita, dicevi. E l’amo…
Ma vivo la fanciullezza negata
e solo dolore oggi è mio compagno.

Roma 2 luglio 1980

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Dopo lunghi silenzi (Franco Pastore

Dopo lunghi silenzi,
dalle rughe della vita,
con l’ansia del parlare,
con la voce della tua anima,
le tue parole.
Pezzi di vita,
sospiri sussurrati al vento,
con la pazza paura
che qualcuno
ne fraintenda il fine.
Pensieri semplici di madre,
affidati al figlio,
con la preghiera, sommessa, di scusarla:
– Sai, io non ho la tua cultura!-
Oh madre mia!
Son io che non ho la tua umiltà,
né la grandiosità del tuo coraggio.
Con le lacrime agli occhi,
ringrazio Dio
per averti avuto quale maestra d’amore,
quello che ti rende
più grande di un dio
ed il più umile dei servi,
quello che ti spacca il cuore
ed apre i cancelli dell’immenso.
È come guardarti dentro
e capire i tuoi silenzi
ed i tuoi sorrisi,
la tua bontà… il tuo amore per la vita.

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SOLO VENTO (Franco Pastore)

Alla finestra aperta,
sulla via,
la faccia triste
e gli occhi
di mamma mia.
Ti cerco ovunque,
ma tu non ci sei,
abbraccio Dora
ed i brividi di lei.
Quant’ho temuto in cuor
questo momento,
la vita umana, infine,
è solo vento,
che s’agita tra i sogni
e la speranza,
che anche la morte
sia un’illusione.
Il sole brilla
ai gerani
sul balcone.

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I tuoi occhi – A mia madre ( Franco Pastore)

Solo quelli son rimasti,
lucidi di dolore
e bagnati di pianto!
Attenti ad ogni sospiro
ed avidi di vita,
più che mai.
I tuoi occhi,
che da sempre
precedono le parole
e danno voce al cuore,
gonfio di piccole cose,
colmo d’amore.
Occhi vissuti nel sole,
che chiedono luce,
avidi di natura,
di musica, di canto.
Occhi pieni di fiducia,
di fede, di speranza.
Occhi che si spengono
ai sogni,
e si aprono alla pace.
Occhi che continueranno
a sorridere, tra noi,
come un regalo
a Natale.

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(mamma delle nevi)

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A mia Madre Pensiero (Salvatore Armando Santoro)

Sentivo i tuoi passi
colpire lieve l’asfalto
e risuonare nella strada
come i rintocchi lente delle ore
ed il mio orecchio bambino
abbandonava ogni altro interesse,
il mio volto si illuminava
in un sorriso di gioia serena,
e ti correvo incontro.
E tu, stanca e felice,
mi aprivi tutto il tuo mondo
tra le tue braccia tremanti
e mi stringevi al cuore,
che ancora oggi
sento battere al mio.
Dove mai siete,
giorni spensierati
di una felicità
mai più conosciuta ?
Dove vi nascondete,
anni miei sereni
fatti di sogni
e piccole cose ?
Oggi mi resta
un mondo completo,
completo di cose volute,
di cose comprate,
di cose che non rappresentano nulla
nell’immensità dei desideri insoddisfatti
che mi tormentano ed affiggono.
Pensiero (Salvatore Armando Santoro)

Sfoglio i tuoi libricini,
e li accarezzo, mamma,
libri invecchiati,
di polvere coperti,
con le pagine qua e là
consunte e stinte.
Apro la nera copertina,
con incisa una croce
ed una scritta in oro,
e dentro,
mesto rileggo una preghiera.
Io, sì,
mamma mia stanca,
son’io che leggo la preghiera
che da bambino sussurravi mesta,
la sera,
seduti attorno a una caldana
in una casa
ormai vuota e lontana.
Io che non credo
ai santi ed ai martirii,
che mi rivedo bimbo,
e che pio ascolto,
seduti attorno al fuoco,
la vita di San Giovanni Bosco.
T’ascolto!
E la tua voce si confonde,
addolorata e flebile da lungi,
col forte ruggir del maestrale
che gelido s’aggira per le case
di questo vecchio borgo di Maremma,
e si disperde tra la densa nebbia
ch’umida e fredda sale su dal mare.

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Per te Mamma (Umberta Ortelli)
Sei dolce musica
nel mio pensiero.
Carezza nell’anima
il tuo ricordo.
Cascata
d’acqua limpida
il tuo sorriso,
odore
di fresca lavanda
la sericità del tuo viso.
Amore infinito
i tuoi occhi neri,
appassionati,
come la terra dove nascesti.
Portavi in te
il profumo delle zagare,
il caldo sole del sud,
la fierezza
di una terra antica.
Il riflesso
di un mare blu
imprigionato
nei tuoi capelli corvini.
Non ricordo
le fatiche, i dolori,
i tuoi tristi pensieri.
la ruga
sulla fronte.
Ricordo
le tue mani laboriose
la gioia nel donare,
il tuo cuore
pieno d’amore .
Cuore
che non mi ha aspettata
per farmi raccogliere
l’ultimo suo
battito.
Il nostro parlare
non si è concluso.
Si diffonde
intorno a me,
non metterò mai
fra noi
la parola
FINE.
Mamma cara!!

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Grazie di esistere Luciano Somma

Come sei bella mammina

Nel tuo sorriso c’è il sole

Vorrei trovare parole

Per dirti quanto ti amo !

Come sei dolce la sera

Quando carezzi il mio viso

Io sfioro sai il paradiso

E mi addormento felice.

Quanto sei cara al risveglio

Quando mi baci la fronte

Si apre un nuovo orizzonte

Davanti agli occhi col giorno.

Grazie di esistere mamma

Restami sempre vicino

Guidami lungo il cammino

Tu la mia luce sei vita .

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La primavera ti portò via Giovanna Li Volti Guzzardi
La primavera ti portò via
Dopo lunghi inverni di profonde
Sofferenze e dura malinconia,
Oh! dolce cara lontana mammina mia!
Un gran dolore mi afferrò al cuore,
Al petto, allo stomaco e alla mente
Come quando ti lasciai per fare l’emigrante!

Quanti chilometri di lettere
E fili di telefono attorcigliati al cuore,
Tanti infiniti sospiri e pianti,
Ma abbiamo costruito un ponte
Che ci ha sempre tenuti avvinti.
Adesso questo ponte è crollato,
L’ha spezzato il tempo con gli anni
Sulle tue esili spalle curve
Ed io mi ritrovo qui da sola,
Anche se tra la folla come sempre,
A combattere il mio urlo straziante
Che rimbomba di continuo nel mio cuore,
Come quando ti lasciai per fare l’emigrante!

Adesso sento che mi sei più vicina,
Un’ombra sottile aleggia al mio fianco
E t’immagino bella come quando ti ho lasciato.
Guardando questo cielo azzurro australiano,
Ti vedo su d’una nuvoletta che mi viene incontro,
Ti vedo tra un tappeto di stelle e ti riconosco
Perché so che sei la più luccicante,
Sei la mia stella oh mamma del mio cuore,
E guiderai col tuo eterno grande amore
Questa povera tua figlia emigrante per errore!
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Grazie Mamma,

 

perché mi hai dato la tenerezza delle tue carezze,
il bacio della buona notte, il tuo sorriso premuroso,

 

la dolce tua mano che mi dà sicurezza.
Hai asciugato in segreto le mie lacrime,

 

hai incoraggiato i miei passi,

 

hai corretto i miei errori,

 

hai protetto il mio cammino,

 

hai educato il mio spirito,
con saggezza e con amore

 

mi hai introdotto alla vita.
E mentre vegliavi con cura su di me

 

trovavi il tempo per i mille lavori di casa.
Tu non hai mai pensato di chiedere un grazie.


Grazie mamma!

Auguri Mamma (Rocco Fodale)
Forse perché mi nutro al tuo respiro,
sono venuto su tra mille note,
e in ogni dove sempre mi rigiro ,
vedo apparire serie le tue gote.

Mille speranze e mille sogni belli,
Bianchi cavalli liberi e spronati,
che ogni notte danzano fratelli,
Sul tuo cuscino dove sono nati.

Voglio riempire i tuoi momenti neri,
Di mille baci e mille tenerezze.
Ed abbracciarti con i miei pensieri,
e farti ricca di delicatezze.

Questo mio augurio mamma io ti dono,
Che ci puoi fare tu se sono sciocco?
Tanto più amata sei pel tuo perdono,
Buon compleanno dal tuo figlio Rocco.

 

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