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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Poesia/Letteratura’ Category

L’ANGOLO DELLA TENEREZZA

giovedì
gen 14,2010

Da “ LE TUE LABBRA “ di franco Pastore (Andropos) :
(Ediz. Andropos in the Word – Sa. dic.2009)

Nedda
Il sole riscaldava
come se fosse giugno,
solo morte e miseria
ella stringeva in pugno.
L’amore del suo Janu
era l’unica certezza,
per una volta sola
desiderò l’ebbrezza.
Le cime dei castagni,
le mosse, adagio, il vento,
fu atto di coraggio.
L’ardore dell’amore
sentì nelle sue vene,
e tutto fu delirio
lanciato sulle pene.
Un gallo non lontano
cantò forte il suo verso,
scapparono lontano,
ma nulla fu diverso.
Una morale sterile
lo giudicò peccato:
il frutto del suo ventre
fu presto condannato.
Perse, alla fine, il sogno,
la vita la sconfisse,
rimase sola al mondo:
dolor la crocifisse.
_______
Ispirata dalla celebre novella del Verga
“La Lupa”, della raccolta “Vita dei campi”.

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I TRAGICI GRECI

giovedì
gen 14,2010

A cura di Franco Pastore
ll teatro tragico per i Greci era una rappresentazione drammatica dell’esistenza, ma soprattutto la “realtà poetica” della polis. Sommi artefici della straordinaria produzione tragica furono Eschilo, Sofocle ed Euripide, che in modo differente interpretarono la coscienza religiosa e la gloria di cui viveva Atene, mettendo a nudo le ansie e le miserie del popolo greco e rappresentando tutta l’anima e lo spirito di una civiltà. Il motivo della tragedia greca è lo stesso dell’epica, cioè il mito, ma dal punto di vista della comunicazione essa sviluppa mezzi del tutto nuovi: il mythos (μύθος, racconto) si fonde con l’azione, cioè con la rappresentazione diretta (δρᾶμα, dramma, deriva da δρὰω, agire), in cui il pubblico vede con i propri occhi i personaggi che compaiono come entità distinte che agiscono autonomamente sulla scena (σκηνή, in origine il tendone dei banchetti), provvisti ciascuno di una propria dimensione psicologica. Rimangono, però, molti punti oscuri sull’origine della tragedia, a partire dall’etimologia stessa della parola trago (i)día (τραγῳδία): si distinguono in essa le radici di τράγος “capro” e ᾄδω “cantare”, quindi il “canto del capro”, forse in riferimento al capretto consegnato in premio al vincitore della competizione tragica.

EURIPIDE (Εὐριπίδης)
Nacque, secondo la tradizione, a Salamina lo stesso giorno in cui avvenne la famosa battaglia, (480 a.C.) da una famiglia ateniese rifugiata sull’isola per sfuggire ai Persiani. Il suo nome verrebbe dall’Euripe, il canale dove si svolse la battaglia. Aristofane suggerisce a più riprese nelle sue commedie la bassa estrazione sociale del poeta, confermata da Teofrasto contemporaneo di Socrate e suo amico. Si propose pubblicamente come tragediografo, a partire dal 455 a.C.. La sua prima opera, Peliadi, ottenne il terzo premio. Divenne presto popolare. Compose: La Medea, l’ Andromaca, l’Ecuba, l’Alcesti, le Supplici, l’Eracle, Le Troiane, L’ Elettra, l’Ifigenia in Tauride, l’Elena, Ione, Fenicie, l’Oreste, l’Ifigenia in Aulide, le Baccanti, Il Ciclope e Reso.
Morì a Pella, il 406 a.C..


L’Eracle (Ἡρακλῆς)

Rappresentata intorno al 423 a.C.
Ambientazione: Tebe Antagonista: Lico
Protagonista: Eracle Personaggio d’aiuto: Teseo
Trama: Impegnato nella sua ultima fatica con Cerbero, Eracle è assente da casa e Lico ne approfitta per usurpare il trono di Tebe. A nulla valgono i lamenti dei Tebani, interpretati dal coro, perché l’usurpatore minaccia di togliere la vita a Megara, moglie di Eracle, e ai suoi figli, nonché al vecchio padre Anfitrione: la scena si svolge intorno all’altare di Zeus dove la famiglia dell’eroe implora per la salvezza. Quando ogni speranza sembra perduta ed i bambini sono già vestiti con i paramenti funebri, giunge Eracle che ha portato Teseo fuori dagli inferi nel corso della lotta contro il cane infernale: accecato dall’ira, uccide Lico. Ma Era, nemica giurata di Eracle, invia Iris, la sua messaggera, e Lissa, il demone della follia, con uno scopo: fare impazzire Eracle per costringerlo ad uccidere i suoi stessi figli. Lissa tenta di convincere Iris dell’ingiustizia che compirebbe nell’indurre l’eroe alla follia, ma la volontà di Era non può essere disattesa. Un messo giunge in scena per raccontare dell’eccidio compiuto da Eracle: credendo i suoi figli la progenie di Euristeo, che gli aveva imposto le fatiche, li uccide senza pietà insieme alla moglie Megara. Atena giunge in tempo per salvare solo Anfitrione, fermando Eracle con un masso lanciatogli in petto: successivamente viene legato e, al suo
risveglio, si ritrova incatenato alle colonne del suo palazzo, in preda all’amnesia. Anfitrione gli mostra i cadaveri dei familiari e gli svela che è lui stesso l’artefice dello scempio: Eracle, in preda allo sconforto, medita il suicidio. A salvarlo dal suo intento sarà Teseo, giunto a Tebe dopo essere venuto a conoscenza delle minacce di Lico nei confronti di Megara e dei figli dell’amico, e lo invita a seguirlo ad Atene. Prima di andare via sorretto da Teseo, l’eroe affida ad Anfitrione l’incombenza dolorosa di seppellire i suoi cari.
Sinossi: L’Eracle di Euripide è una tragedia tipica del grande poeta, problematica validità della religione olimpica e la precarietà dell’uomo di fronte al divino. Euripide ha inteso creare intorno all’eroe il vuoto totale: al culmine della gloria, egli diviene oggetto della peggiore delle catastrofi per sua stessa mano. Euripide modifica alcuni particolari della storia – nel racconto tradizionale le fatiche erano imposte ad Eracle in qualità di espiazione dell’assassinio di Megara e dei figli – per fare di Eracle l’eroe di fronte alla tragedia della vita. Il doloroso rimprovero agli dei , in particolare ad Era, che per gelosia di una mortale (v. 1305) ha permesso tanta sofferenza, è il grido dell’uomo impotente di fronte al fato. L’umanizzazione dell’eroe dinanzi al dolore è disarmante e ancora più sconvolgenti sono le motivazioni addotte da Teseo per consolare l’amico, secondo cui “Nessuno è senza colpa, né uomo né Dio” . Euripide ha inteso modificare il ruolo di Eracle rispetto alla tradizione che va da Pindaro in poi, secondo un’idealizzazione etica nuova e umana.

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OMAGGIO AD UN GRANDE POETA

giovedì
gen 14,2010

GIOSUE’ CARDUCCI

Giosuè Carducci nacque il 27 luglio 1835 a Valdicastello nei pressi di Lucca. Studiò presso la Scuola Normale di Pisa, dove ottenne il diploma in magistero. A venticinque anni giunse a Bologna, il 10 novembre 1860, professore di letteratura italiana. Nell’ aula universitaria di Via Zamboni 33, non ripetè, in tanti anni, mai la stessa lezione. Era infastidito dagli intrusi spinti da curiosità e fu proprio questo sentimento a risolvere l’allontanamento dall’aula di Dino Campana, che lo venerava e l’aveva studiato a lungo. Inizia il suo impegno politico, dapprima nella sinistra mazziniana e, contemporanea-mente, con la sua ricerca poetica intrisa di classicismo si oppone al romanticismo.
Nel 1878, con l’ Ode alla regina d’ Italia diventa anche poeta ufficiale di Casa Savoia.
Le poesie degli ultimi anni cedono a una visione più pacata e intimistica. Nel 1906, gli fu assegnato il Premio Nobel, un anno prima della sua morte a Bologna. Parlare oggi di Carducci è sfida non facile, lontano da tutto ciò che impregna la vita attuale. Ma se è vero che la poesia ha un valore eterno, allora si può avanzare la tesi che Carducci fu come le sue “fonti” all’origine della stessa. La natura, il cosmo, l’universo, il paesaggio, le città, fu pittore e scultore di immagini e uomini. Le Odi barbare e le Rime nuove ne sono sensibile testimonianza.
Walt Whitman cantò l’America, Emile Zola cantò la Parigi di fine ‘800, Carducci cantò dell’Italia le origini mitiche, la cultura contadina, i campi di grano trionfanti al sole o il freddo dell’inverno e della morte, le città silenziose o vocianti, i grandi uomini, come un antico greco cui fosse stata restituita la lira.
Poeta civile, dal sensuale linguaggio originario, ma allo stesso tempo epico ed eroico, fu con-sapevole di uno straordinario passato da tradurre in versi. Il poeta vate che deve educare l’uomo, conservare e diffondere ideali. Da qui una certa retorica nel Carducci che usava, con un linguaggio impressionistico, che sono il nerbo per così dire “virile” del suo scrivere.
La poesia di Carducci per poter sorreggere il pathos patriottico inseguì più la perfezione tecnica che un profondo e intimo percorso. Per questo, ne è difficile, oggi, la lettura, così soggettiva com’è l’interpretazione dell’uomo contemporaneo, dopo gli stravolgimenti formali del verso libero, dell’ermetismo. Oggi si comprende più il frammento che non la costruzione classica di poesie che sono sculture ma anche opere di architettura monumentale e, dicendola con il Momigliano: «Carducci è l’ultima tempra d’uomo che abbia avuto la nostra poesia, l’ultimo poeta che nel mondo non abbia veduto solo se stesso, ma anche il prossimo»
Così Gabriele D’Annunzio, studente di liceo, gli scrive: «Illustre signore, quando ne le passate sere d’inverno leggevo avidamente i suoi bei versi, e gli ammiravo dal profondo dell’animo e sentivo il cuore battermi forte di affetti nuovi e liberi, mi venne mille volte il desiderio di scriverle una letterina in cui si racchiudessero tutti questi sentimenti e questi palpiti giovanili… Io voglio seguire le sue orme: voglio anch’io combattere coraggiosamente per questa scuola che chiamano nuova… anch’io mi sento nel cervello una scintilla di genio battagliero, che mi scuote tutte le fibre, e mi mette nell’anima una smania tormentosa di gloria e di pugne…». Morì a Bologna il 16 febbraio 1907

NEVICATA
Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinereo: gridi,
suoni di vita più non salgono da la città,
non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
non d’amor la canzon ilare e di gioventù.
Da la torre di piazza roche per l’aere le ore
gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.
Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati:gli amici
spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.
In breve, o cari, in breve -tu càlmati, indomito cuoregiù
al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.

Sinossi: Inverno del 1889, il poeta si trova nella propria
casa a Bologna . Fuori nevica, La neve attutisce
ogni rumore e dalla città non arrivano i suoni soliti della
vita quotidiana: il grido della fruttivendola e il cigolio dei
carri che passano. Anche i rintocchi dell’orologio della
torre giungono ovattati, così che sembrano sospiri di
un altro mondo. Gli uccelli, alla ricerca di cibo e di un
riparo, picchiano sui vetro appannati. E’ come il richiamo
di amici che non ci sono più: il richiamo al destino
di morte che lo attende e al quale il poeta, nonostante
la vitalità del suo animo, si dice pronto.

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“LA MIA VITA SENZA TE”

lunedì
gen 11,2010

innamorati

Una poesia d’ amore, soltanto d’amore

di Tilde Maisto


Non posso immaginare la mia vita senza te.

Sei tu passato,  presente, futuro

Sei l’amore, l’amico, l’amante

Sei sempre tu la mia salvezza e la mia speranza.

Solo tu sei capace di viziarmi, sgridarmi ed amarmi!

Dovessi campare altri cent’anni

solo tu sarai il mio compagno!

Qualche anno fa ho inviato questi miei brevi versi alla mia grandissima amica e poetessa Cristina Bove, per chiederle un giudizio spassionato su quanto avevo elaborato. Lei mi ha fatto capire che, in effetti, la poesia è dentro di me, dovrei solo imparare a portarla allo scoperto, trovando le parole giuste. Ma per fare questo non esiste alcun metodo, c’è solo bisogno di scrivere tanto. Io sono già stata felice per le sue gentili parole (ma so che Cristina è sempre amabile e non mi avrebbe mai detto qualche cosa che avesse potuto, in qualche modo ferirmi).

Tuttavia la mia vera sorpresa è avvenuta quando ho trovato questi versi pubblicati nella sua bellissima rubrica “Il Giardino dei Poeti”, ed ancora più sorprendenti sono stati i commenti di alcuni bravissimi poeti.

Ne sono veramente orgogliosa, per cui mi fa piacere riportarli qui, e che dire….? Sono senza parole, perciò solo GRAZIE A TUTTI.

Scusate se non l’ho fatto prima, ma non mi ero mai accorta di questi vostri meravigliosi commenti.

Ciao a tutti e felice 2010, con affetto Tilde

#1 31 Gennaio 2008 – 14:06
Cri, grazie!
Non riesco a dirti altro!
Un abbraccio forte Tilde
utente anonimo

#2 31 Gennaio 2008 – 21:38
una poetica dichiarazione d’amore. bella per la sua stesura, invidiabile per i sentimenti d’appagamento e completamento che esprime.
brava Tilde.
Natàlia
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Evaluna71

#3 08 Febbraio 2008 – 17:56
Che bella!!!
giovanna
utente anonimo

#4 23 Marzo 2008 – 05:18
Sono le dolcissime cose antiche e sempre nuove che osiamo pensare e talora dire quando abbandoniamo, per delizioso amore, ogni stupida difesa. Bella semplicità espressiva e sei pronta per miglioramenti ed approfondimenti poetici. Domenica Luise o mimma.
utente anonimo

#5 18 Dicembre 2008 – 09:46
Sono venuto a leggere qualcosa di tuo, ed ho trovato quanto siano simili le nostre due poesie, e…i nostri cuori. Complimenti e di nuovo tanti Auguri per…tutto. Ciao, Domenico.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente trimacassi

#6 18 Dicembre 2008 – 12:40
Quando si ama è così, complimenti e Auguri!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Paolam1221

#7 30 Giugno 2009 – 07:46
Sono passato a presenziare l’amore. Nulla di più è concesso al cospetto delle tue parole. In esse ogni raffinata dolcezza, ogni traccia del sublime. In esse tutto ciò per cui valga vivere.
Un abbraccio.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente eventounico

“LA BEFANA” GIOVANNI PASCOLI

lunedì
gen 4,2010

grnde

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brillChe c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettin
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte

sabato
gen 2,2010

bambini.

Quando diventa adulto comincia ad intravedere la vecchiaia e non sa come affrontarla. Dovrebbe essere un bambino e mantenere lo stupore e il candore, godere delle coccole e delle carezze, ridere degli scherzi e delle facce buffe, trovare sempre nuovi nomignoli. Non dovrebbe mai smettere di parlare quella lingua fatta di parole evocative, di versi, di suoni, di strane assonanze. L’amore deve aspettare i pacchi dei doni e non desiderare di aprirli per non smettere di immaginare il contenuto, giocare con i nastri e le coccarde prima ancora che con il nuovo giocattolo. Non deve conoscere il senso del tempo. Quando impara cosa vuol dire “dopo”, ha già perso il “prima” e non riesce più ad essere felice del momento presente. L’amore deve correre, saltare, nascondersi ed inseguire. Quando rimane seduto ad aspettare è ormai un vecchio stanco, divenuto scorbutico e scostante, che teorizza dell’”io” e di tutto ciò che avrebbe potuto essere. Da vecchio avrà capito cosa significa essere in ritardo, dire una parola di troppo, trovare compagni non disposti a fare lo stesso gioco. Avrà capito il significato delle parole “potere”, “ricchezza”, “povertà”, “lavoro”, “dovere”, “regola”, “colpa”, “peccato”, “punizione”, “Dio”.
Quelle parole serviranno solo a comporre il significato della parola “morte”.

L’amore deve rimanere un bambino per dialogare con gli altri bambini, compagni, figli, fratelli, genitori. Deve vedere i vecchi come bambini più saggi e immaginare che il mondo sia fatto di cose più piccole. Un amore, proprio come insegnano ai bambini, non rimane mai da solo.
Quando si sentirà abbandonato, quell’amore smetterà di essere dolce, romantico, istintivo, scanzonato e potrà solo scegliere tra diventare vecchio o finire.

Quell’amore, se rimarrà un bambino, non saprà fare nulla, se non amare.

sabato
gen 2,2010

panchina

IMMAGINE IMMAGINARIA

Tutto il giorno
in bevuta di pensieri.

Esplode la felicità
nello squillo
d’un piano immaginario;

nell’onirico
d’umana natura
escandescenza vogliosa
d’un modellismo da escogitare
nel “vuoto” d’una serratura:

plasmando in sguardi
di sbircio
errante fantasia trascendente
su punta d’occhi curiosi,
capricciosi
d’un bere eterno, vorace…

e qui
il potere di spogliare
(di nascosto)
una qualsiasi vita
in una qualsiasi scelta
da credere in conferma
di propri profumi lasciati.

lunedì
dic 28,2009

frasi20felicita


La vostra gioia è il vostro dispiacere smascherato.
E lo stesso pozzo dal quale si leva il vostro riso,
è stato sovente colmato dalle vostre lacrime.
E come potrebbe essere altrimenti?
Quanto più il dolore incide in profondità nel vostro essere,
tanta più gioia potrete contenere.
La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa coppa
che è stata scottata nel forno del vasaio?
E il liuto che calma il vostro spirito non è forse
il legno stesso scavato dai coltelli?
Quando siete felici guardate nelle profondità del vostro cuore
e scoprirete che ciò che ora vi sta dando gioia è soltanto
ciò che prima vi ha dato dispiacere.
Quando siete addolorati guardate nuovamente nel vostro cuore
e vedrete che in verità voi state piangendo per ciò
che prima era la vostra delizia.
Alcuni di voi dicono: “La gioia è superiore al dolore,”
e altri dicono: “No, il dolore è superiore.”
Ma io vi dico che essi sono inseparabili.
Giungono insieme e quando uno siede con voi alla vostra mensa,
ricordatevi che l’altro giace addormentato sul vostro letto.
In verità siete sospesi tra dolore e gioia come bilance.
Solo quando siete vuoti siete immobili ed equilibrati.
Quando il tesoriere vi solleva per pesare l’oro e l’argento,
la vostra gioia o il vostro dolore devono necessariamente alzarsi o cader

lunedì
dic 28,2009

1177576259gs-00301

Ti regalo un momento
che troverai forse banale
senza un incarto, senza
infiocchettature
una cornice di penombra
una musica appena percettibile
e un dolore lasciato sulla soglia

perdonami se scrivo sul biglietto
con inchiostro simpatico
se un giorno vorrai leggerlo
dovrai tenerlo approssimato al petto
per renderlo visibile

io foglia
ormai presa nel volo del mio inverno
t’impacchetto il silenzio
a colonna insonora d’un amore.

PREMIO CITTA’ DI CAIVANO

mercoledì
dic 16,2009

Concorso Internazionale di Narrativa e poesia

PREMIO CITTA’ DI CAIVANO – LE PAROLE PER TE

2009/2010 – DECIMO ANNO

Regolamento:

·         Sezione A – Narrativa – Gli autori possono partecipare con un racconto non superiore alle 7 cartelle dattiloscritte.

·         Sezione B – Poesia – Gli autori possono partecipare con un componimento non superiore ai 35 versi.

·         Sezione C – Poesia in Vernacolo -  Stesse modalità di cui sopra.

Saranno premiate le prime tre opere di ogni sezione, più eventuali menzioni di merito segnalate dalla giuria. La data ed il luogo di premiazione, prevista entro marzo 2010, sarà comunicata dalla segreteria a tutti i partecipanti.

·         Durante la cerimonia di premiazione sarà assegnato il premio AD MAIORA a personalità che durante l’anno si sono contraddistinte nell’ambito Culturale, Scientifico, Artistico, Sportivo, Musicale  e Umanitario.

·         Gli elaborati, redatti in quattro (4) copie, di cui una firmata con indirizzo, numero di telefono ed indirizzo di posta elettronica, dovranno essere spediti alla segreteria  del premio: Via Donadio 7 – 80023 Caivano – Napoli – Italia.

·         A tutela dei dati personali l’organizzazione si ripromette di rimanere fedele alla legge 675/96.

·         La scadenza per gli invii degli elaborati è fissata per il 10.01.2010 (farà fede il timbro postale).

·         A parziale copertura delle spese di segreteria e richiesto un contributo di euro cinque (5).

·         I lavori premiati  e quelli ritenuti validi dalla giuria saranno pubblicati in un volume edito e distribuito da ALBUSedizioni. (www.albusedizioni.it). Una copia omaggio del volume andrà a tutti gli autori in esso inseriti.

·         Gadget o attestato di partecipazione più una copia del libro a tutti i partecipanti che interverranno alla cerimonia di premiazione.

·         Premio Speciale per la sezione poesia sarà assegnato dall’Associazione “Termopili D’Italia” di Castelmorrone (Caserta).

·         Il Giudizio della giuria è insindacabile. Gli elaborati non saranno restituiti.

·         I concorrenti con l’invio del lavori, implicitamente, accettano l’osservanza delle disposizioni di questo regolamento e autorizzano la pubblicazione restando comunque proprietari delle loro opere.

·         La giuria sarà resa nota all’atto della premiazione.

·         Info: 339.2740860 – 389.8001538 – oppure leparoleperte@alice.it – free-press@libero.it

L’evento letterario è organizzato dall’Associazione Culturale “Le parole per te”, dalla Pro loco di Caivano e dal Notiziario Caivanopress. Con la collaborazione delle Associazioni Culturali “Termopili D’Italia, “Elicona”, dell’Associazione artistico- Culturale “Leonardo”, la casa editrice ALBUSedizioni.

Per trasparenza, serietà e professionalità si accetta la collaborazione di chiunque sia interessato al progetto e alla realizzazione di momenti artistici – letterari, che non appartengono ai soli organizzatori, ma a tutta la comunità.

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