
Una poesia d’ amore, soltanto d’amore
di Tilde Maisto
Non posso immaginare la mia vita senza te.
Sei tu passato, presente, futuro
Sei l’amore, l’amico, l’amante
Sei sempre tu la mia salvezza e la mia speranza.
Solo tu sei capace di viziarmi, sgridarmi ed amarmi!
Dovessi campare altri cent’anni
solo tu sarai il mio compagno!
Qualche anno fa ho inviato questi miei brevi versi alla mia grandissima amica e poetessa Cristina Bove, per chiederle un giudizio spassionato su quanto avevo elaborato. Lei mi ha fatto capire che, in effetti, la poesia è dentro di me, dovrei solo imparare a portarla allo scoperto, trovando le parole giuste. Ma per fare questo non esiste alcun metodo, c’è solo bisogno di scrivere tanto. Io sono già stata felice per le sue gentili parole (ma so che Cristina è sempre amabile e non mi avrebbe mai detto qualche cosa che avesse potuto, in qualche modo ferirmi).
Tuttavia la mia vera sorpresa è avvenuta quando ho trovato questi versi pubblicati nella sua bellissima rubrica “Il Giardino dei Poeti”, ed ancora più sorprendenti sono stati i commenti di alcuni bravissimi poeti.
Ne sono veramente orgogliosa, per cui mi fa piacere riportarli qui, e che dire….? Sono senza parole, perciò solo GRAZIE A TUTTI.
Scusate se non l’ho fatto prima, ma non mi ero mai accorta di questi vostri meravigliosi commenti.
Ciao a tutti e felice 2010, con affetto Tilde
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Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brillChe c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettin
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte
.
Quando diventa adulto comincia ad intravedere la vecchiaia e non sa come affrontarla. Dovrebbe essere un bambino e mantenere lo stupore e il candore, godere delle coccole e delle carezze, ridere degli scherzi e delle facce buffe, trovare sempre nuovi nomignoli. Non dovrebbe mai smettere di parlare quella lingua fatta di parole evocative, di versi, di suoni, di strane assonanze. L’amore deve aspettare i pacchi dei doni e non desiderare di aprirli per non smettere di immaginare il contenuto, giocare con i nastri e le coccarde prima ancora che con il nuovo giocattolo. Non deve conoscere il senso del tempo. Quando impara cosa vuol dire “dopo”, ha già perso il “prima” e non riesce più ad essere felice del momento presente. L’amore deve correre, saltare, nascondersi ed inseguire. Quando rimane seduto ad aspettare è ormai un vecchio stanco, divenuto scorbutico e scostante, che teorizza dell’”io” e di tutto ciò che avrebbe potuto essere. Da vecchio avrà capito cosa significa essere in ritardo, dire una parola di troppo, trovare compagni non disposti a fare lo stesso gioco. Avrà capito il significato delle parole “potere”, “ricchezza”, “povertà”, “lavoro”, “dovere”, “regola”, “colpa”, “peccato”, “punizione”, “Dio”.
Quelle parole serviranno solo a comporre il significato della parola “morte”.
L’amore deve rimanere un bambino per dialogare con gli altri bambini, compagni, figli, fratelli, genitori. Deve vedere i vecchi come bambini più saggi e immaginare che il mondo sia fatto di cose più piccole. Un amore, proprio come insegnano ai bambini, non rimane mai da solo.
Quando si sentirà abbandonato, quell’amore smetterà di essere dolce, romantico, istintivo, scanzonato e potrà solo scegliere tra diventare vecchio o finire.
Quell’amore, se rimarrà un bambino, non saprà fare nulla, se non amare.

IMMAGINE IMMAGINARIA
Tutto il giorno
in bevuta di pensieri.
Esplode la felicità
nello squillo
d’un piano immaginario;
nell’onirico
d’umana natura
escandescenza vogliosa
d’un modellismo da escogitare
nel “vuoto” d’una serratura:
plasmando in sguardi
di sbircio
errante fantasia trascendente
su punta d’occhi curiosi,
capricciosi
d’un bere eterno, vorace…
e qui
il potere di spogliare
(di nascosto)
una qualsiasi vita
in una qualsiasi scelta
da credere in conferma
di propri profumi lasciati.

La vostra gioia è il vostro dispiacere smascherato.
E lo stesso pozzo dal quale si leva il vostro riso,
è stato sovente colmato dalle vostre lacrime.
E come potrebbe essere altrimenti?
Quanto più il dolore incide in profondità nel vostro essere,
tanta più gioia potrete contenere.
La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa coppa
che è stata scottata nel forno del vasaio?
E il liuto che calma il vostro spirito non è forse
il legno stesso scavato dai coltelli?
Quando siete felici guardate nelle profondità del vostro cuore
e scoprirete che ciò che ora vi sta dando gioia è soltanto
ciò che prima vi ha dato dispiacere.
Quando siete addolorati guardate nuovamente nel vostro cuore
e vedrete che in verità voi state piangendo per ciò
che prima era la vostra delizia.
Alcuni di voi dicono: “La gioia è superiore al dolore,”
e altri dicono: “No, il dolore è superiore.”
Ma io vi dico che essi sono inseparabili.
Giungono insieme e quando uno siede con voi alla vostra mensa,
ricordatevi che l’altro giace addormentato sul vostro letto.
In verità siete sospesi tra dolore e gioia come bilance.
Solo quando siete vuoti siete immobili ed equilibrati.
Quando il tesoriere vi solleva per pesare l’oro e l’argento,
la vostra gioia o il vostro dolore devono necessariamente alzarsi o cader

Ti regalo un momento
che troverai forse banale
senza un incarto, senza
infiocchettature
una cornice di penombra
una musica appena percettibile
e un dolore lasciato sulla soglia
perdonami se scrivo sul biglietto
con inchiostro simpatico
se un giorno vorrai leggerlo
dovrai tenerlo approssimato al petto
per renderlo visibile
io foglia
ormai presa nel volo del mio inverno
t’impacchetto il silenzio
a colonna insonora d’un amore.
Concorso Internazionale di Narrativa e poesia
PREMIO CITTA’ DI CAIVANO – LE PAROLE PER TE
2009/2010 – DECIMO ANNO
Regolamento:
· Sezione A – Narrativa – Gli autori possono partecipare con un racconto non superiore alle 7 cartelle dattiloscritte.
· Sezione B – Poesia – Gli autori possono partecipare con un componimento non superiore ai 35 versi.
· Sezione C – Poesia in Vernacolo - Stesse modalità di cui sopra.
Saranno premiate le prime tre opere di ogni sezione, più eventuali menzioni di merito segnalate dalla giuria. La data ed il luogo di premiazione, prevista entro marzo 2010, sarà comunicata dalla segreteria a tutti i partecipanti.
· Durante la cerimonia di premiazione sarà assegnato il premio AD MAIORA a personalità che durante l’anno si sono contraddistinte nell’ambito Culturale, Scientifico, Artistico, Sportivo, Musicale e Umanitario.
· Gli elaborati, redatti in quattro (4) copie, di cui una firmata con indirizzo, numero di telefono ed indirizzo di posta elettronica, dovranno essere spediti alla segreteria del premio: Via Donadio 7 – 80023 Caivano – Napoli – Italia.
· A tutela dei dati personali l’organizzazione si ripromette di rimanere fedele alla legge 675/96.
· La scadenza per gli invii degli elaborati è fissata per il 10.01.2010 (farà fede il timbro postale).
· A parziale copertura delle spese di segreteria e richiesto un contributo di euro cinque (5).
· I lavori premiati e quelli ritenuti validi dalla giuria saranno pubblicati in un volume edito e distribuito da ALBUSedizioni. (www.albusedizioni.it). Una copia omaggio del volume andrà a tutti gli autori in esso inseriti.
· Gadget o attestato di partecipazione più una copia del libro a tutti i partecipanti che interverranno alla cerimonia di premiazione.
· Premio Speciale per la sezione poesia sarà assegnato dall’Associazione “Termopili D’Italia” di Castelmorrone (Caserta).
· Il Giudizio della giuria è insindacabile. Gli elaborati non saranno restituiti.
· I concorrenti con l’invio del lavori, implicitamente, accettano l’osservanza delle disposizioni di questo regolamento e autorizzano la pubblicazione restando comunque proprietari delle loro opere.
· La giuria sarà resa nota all’atto della premiazione.
· Info: 339.2740860 – 389.8001538 – oppure leparoleperte@alice.it – free-press@libero.it
L’evento letterario è organizzato dall’Associazione Culturale “Le parole per te”, dalla Pro loco di Caivano e dal Notiziario Caivanopress. Con la collaborazione delle Associazioni Culturali “Termopili D’Italia, “Elicona”, dell’Associazione artistico- Culturale “Leonardo”, la casa editrice ALBUSedizioni.
Per trasparenza, serietà e professionalità si accetta la collaborazione di chiunque sia interessato al progetto e alla realizzazione di momenti artistici – letterari, che non appartengono ai soli organizzatori, ma a tutta la comunità.
di Franco Pastore (Andropos)

REA SILVIA
“Proca, Albanorum rex, duos filios, Numitorem et Amulium habuit…” e,
secondo Livio, Rea Silvia era figlia di Numitore, discendente di Enea e re
di Albalonga. Il fratello minore Amulio usurpò il trono e, per evitare vi fosse
una discendenza maschile, costrinse Rea Silvia a diventare sacerdotessa
della dea Vesta, perché le vestali avevano l’ obbligo della castità per trenta
anni. Ora, accadde che Il dio Marte s’ invaghì della ragazza e la sedusse in
un bosco. Allorché Amulio seppe del parto di Rea, la fece arrestare e ordi-
nò ad una serva di uccidere i gemelli. La serva ne ebbe pietà e li affidò alle
acque del Tevere in una cesta.
Miracolosamente, la cesta si arenò nel luogo dove, una volta cresciuti, i gemelli avrebbero fondato Roma. Qui, una lupa che aveva appena perduto i propri cuccioli li nutrì e “eos lingua lambuit et lactavit ne parvuli frigore fameque perirent.”. In seguito, trovati dal pastore Faustolo, li fece allevare dalla moglie Acca Larenzia. Altri dicono che “Lupa” fosse il soprannome di Acca Larenzia, così chiamata per il suo carattere selvaggio e per la sua infedeltà al marito. Secondo un’altra versione, infine, Acca Larentia sarebbe stata una prostituta (in latino “Lupa”, da cui Lupanare). Divenuti adulti i due gemelli sarebbero tornati ad Alba Longa per uccidere lo zio e rimettere sul trono il nonno Numitore
Rea Silvia, intanto era stata fatta seppellire viva dallo zio, per aver violato l’obbligo di castità proprio delle vestali. Le fonti non concordano sulle modalità di applicazione della sentenza: qualcuna riferisce che Silvia ebbe un’agonia lenta, in prigione; altre ancora ad una morte per annegamento.
La figura di Rea Silvia, il suo amore fatale con il dio Marte, il parto dei due gemelli prodigiosi ancor’oggi riescono ad affascinarci, per il forte contrasto tra la perfidia di Amulio e la tenera vulnerabilità della giovane donna, Ma anche perchè, questa pagina di mitologia latina osserva il principio di una giustizia finale, che fa trionfare il bene e crea l’impossibile: l’edificazione della caput mundi, Roma.
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Fonti: Livio- Ab Urbe condita; Ennio- Annales; Virgilio –Eneide.
In occasione della Giornata della Memoria a ricordo della shoah, il comune di Coreno Ausonio (Frosinone) bandisce il primo Concorso Nazionale di poesia inedita avente per tema l’olocausto, fermo restando il detto vincolo i partecipanti potranno esprimersi in modo libero e personale.
Regolamento: I partecipanti dovranno inviare in busta chiusa una sola poesia su carta e, possibilmente, anche su dischetto in formato Word al seguente indirizzo: Comune di Coreno Ausonio – Assessorato alla Cultura – Concorso Nazionale di Poesia, Piazza Umbe rto I, 1 – 03040 Coreno Ausonio (FR). Le poesie, corredate dalla scheda d’iscrizione compilata in ogni sua parte, dovranno pervenire entro il 15 gennaio 2010. Non è prevista alcuna tassa di lettura. La giuria, il cui giudizio è insindacabile, sarà presieduta da Tommaso Lisi. La premiazione, che prevede la presenza obbligatoria dei vincitori, avverrà il 4 febbraio 2010 nella sala polivalente del Comune di Coreno Ausonio, in occasione della celebrazione della Giornata della Memoria. Al vincitore sarà assegnato il premio di € 300, al secondo classificato € 200 e al terzo € 100.
Le poesie dei vincitori, insieme a tutte quelle che saranno ritenute valide, saranno inserite in un’antologia che verrà presentata in concomitanza con la premiazione e la celebrazione della Giornata della Memoria.
Da “ LE TUE LABBRA “ di franco Pastore:
(Ediz. Andropos in the Word – Sa. dic.2009)

MORBIDEZZE
E’ qui,
nell’incavo della mano,
morbido e caldo
come il viso di un bambino
appena nato;
tenero, delicato
come un sogno mai sognato.
Chiudo gli occhi, confuso,
ed un solletico fuso
al piacere di un petalo,
che cosa…che cosa!
Un piccolo soffio di rosa,
che nell’incavo,
tra il medio e l’anulare,
comincia a giocare
e poi…
sembra che voglia andare
tra i tuoi sogni
ed i miei,
nel mio cuore e nel tuo,
attraverso la mano,
che trema,
sul tuo seno.

I TUOI SOGNI
I tuoi sogni
son pezzi di cuore,
sono “figli”
che porti per mano,
sono gemiti
e sprazzi d’amore.
Se qualcuno
lo perdi per strada
tu, di lacrime,
tutti li bagni
i tuoi sogni,
che son la tua rada,
finché il sangue
scorrerà nelle vene
e l’universo
scorgerai
in un raggio di sole.
Non riesco a dirti altro!
Un abbraccio forte Tilde