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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Puglia – Salento’ Category

venerdì
Set 19,2014

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Alla settantottesima Fiera del Levante, inaugurata nei giorni scorsi a Bari dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, 40 sindaci del Salento, con il sindaco di Melendugno Marco Potì in testa, hanno manifestato il loro dissenso all’installazione del gasdotto della TAP, applaudendo quando il presidente della Regione Nichi Vendola  ha ribadito che la Puglia non è la pattumiera degli altri. Per il Presidente Renzi si può ancora discutere sull’approdo, ma il ministro dell’Ambiente Galletti, che ha da poco approvato il rapporto di Valutazione impatto ambientale della TAP, insiste sul fatto che l’approdo è ormai stato deciso con 58 prescrizioni. Di diverso parere è il ministero dei Beni culturali che è contrario al deturpare le coste salentine. Il gasdotto dovrebbe approdare su un’incantevole spiaggia la Caciulara San Basilio, a San Foca, una delle cinque marine di Melendugno, sul Mare Adriatico, insignita per ben quattro volte della Bandiera blu e delle cinque Vele di Legambiente, distante appena un chilometro e mezzo dalla riserva naturale di interesse internazionale, Le Cesine. «Siamo in una zona ad alta intensità turistica – ha detto Carmen Mancarella, direttore della rivista “Spiagge”  –  dove i giovani si sono inventati un lavoro puntando sul turismo e sulla tutela delle risorse naturali, tra numerosi siti di interesse comunitario e un sito archeologico di straordinaria bellezza, Roca Vecchia, la Micene del Salento. Su appena 500 metri di arenile, che viene puntualmente segnalato dalle riviste di turismo tra le spiagge più belle della Puglia, ci sono tre stabilimenti balneari e un albergo. Tra le dune depongono le uova le ormai rare tartarughe di mare, caretta caretta.  E la storia di questo gasdotto sta diventando una storia infinita.

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La TAP AG ha progettato l’approdo di un gasdotto che parte dall’Azerbajian, risparmia le coste della Grecia, attraversa le montagne, per arrivare in Albania dalla cui costa dovrebbe immettersi in mare, poggiandosi per 111 chilometri sui fondali del Canale d’Otranto, un mare particolarmente esposto alle correnti e a forte rischio sismico. Il gasdotto approda poi su una delle marine di Melendugno.

Il tubo di acciaio ricoperto da cemento armato si immergerà sotto le dune di sabbia con un micro tunnel a una profondità di 18 metri. La voragine scavata nei fondali per ottenere l’immersione del gasdotto sarà ricoperta da cemento armato e malta.

È dal novembre dello scorso anno, che è stato presentato un contro rapporto al Ministero dell’Ambiente, curato da ben 25 esperti, coordinati dal professore del Politecnico di Bari Guido Borri. «Abbiamo convocato gli esperti – ha precisato il sindaco di Melendugno, Marco Potì – perché potessero liberare il Comitato No Tap e il territorio dall’accusa di campanilismo o sindrome Nimby. C’è un lavoro serio dietro le osservazioni presentate, non potranno dire che siamo degli estremisti incompetenti, ci sono dei grandi professionisti per svelare tutti i punti più controversi del progetto». Lo scempio sarà evidente perché il gasdotto dopo essere riemerso in pineta, che sarà praticamente rasa al suolo per due ettari, si snoderà via terra. Per consentirne il passaggio e creare le zone di sicurezza e la viabilità di emergenza intorno, saranno divelti 1900 ulivi secolari, in un paese che vanta di detenere il 4 per cento della produzione di olio, a livello regionale. A Melendugno, poi, in località Masseria del Capitano dove ci sono i dolmen preistorici Placa e Gurgulante sarà realizzata la centrale di depressurizzazione, con camini alti dieci metri per smaltire i fumi. Intorno il deserto: 12 ettari di terreno, vasto quasi quanto 24 campi di calcio, dove non sarà ammessa alcuna attività. I Consigli comunali dei Comuni interessati hanno peraltro deliberato inidoneo il luogo destinato ad ospitare la centrale di depressurizzazione perché si trova molto vicina ai centri abitati di Melendugno, Vernole e Calimera e perché sorge in una zona non industrializzata, fatta di masserie e uliveti che caratterizzano il tipico paesaggio salentino. Non si indica nel progetto dove si andrebbe ad attingere l’acqua necessaria a far funzionare l’impianto con il grave rischio di prosciugare il già delicato equilibrio delle falde freatiche salentine. Intanto il cammino del  gasdotto non finisce qui perché attraverserà anche i vigneti di Negroamaro del Nord Salento per arrivare ad immettere il gas nella centrale di Mesagne. Ironia della vicenda è che questa opera sarà dismessa tra 50 anni e i tubi di acciaio, ricoperti di cemento armato per un diametro di tre metri, saranno abbandonati in balia delle correnti marine e lentamente corrosi.

                                                                                        H.di P.                 

giovedì
Set 18,2014

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  Dal palcoscenico alla strada Un evento collettivo che cresce di anno in anno giungendo alla sua quarta edizione. La naturale evoluzione di un’esperienza singola, personale e necessaria. Un appuntamento per riflettere ogni anno sui cambiamenti e le nuove modalità dell’azione artistica e teatrale. “Artisti-barboni per un giorno” sabato 4 ottobre vedrà artisti provenienti da tutta Italia invadere le piazze e le strade della città di Lecce. Per una notte decine di artisti si esibiranno, con la stessa modalità di Fanculopensier’off, su un piccolo palchetto a s-vendere al dettaglio la propria arte e presentarsi come lavoratori. Si inizia alle 19 presso lo Scipione Ammirato con una assemblea pubblica che vedrà coinvolti artisti, pubblico, operatori culturali e dell’informazione e tutti coloro che vorranno intervenire a discutere sul tema L’arte come bene quotidiano… artista e lavoratore.

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Cronaca dai luoghi dell’arte. Alle 21.30 i partecipanti all’ssemblea si sposteranno verso piazza Sant’Oronzo dove gli artisti si esibiranno dalle ore 22.00 a mezzanotte tra il centro e le piazzette limitrofe per tornare
alle 24.00 tutti in piazza Sant’Oronzo per il gran finale.

 Perché le rivoluzioni, quando passano atraverso l’arte, sanno essere pacifiche, portatrici di riflessione e gioia. Perché le più grandi battaglie si combattono insieme lungo le strade della quotidianità. “Artisti-barboni per un giorno” è un progetto di Nasca Teatri di Terra e Ammirato Culture House, sostenuto dal Comune di Lecce, diretto dall’attore Ippolito Chiarello e a cura di Marcella Buttazzo e Mariliana Bergamo. “Artisti-barboni per un giorno” lavora in partnership con Lecce2019. Per info 
+ 39 327.7357690 nascaquantestorie@ippolitochiarello.it o ancora la pagina FB Barbonaggio Teatrale. Ufficio stampa Calliope Comunicare Cultura calliopeufficiostampa@gmail.com Ref. Elena Riccardo cell. 338.83221161

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  NOTE DI APPROFONDIMENTO COS’E’ IL BARBONAGGIO TEATRALE E’ una modalità di proposta artistica che si ispira all’esperienza dell’attore Ippolito Chiarello, che propone i suoi spettacoli, oltre che in teatro, anche per strada o luoghi non teatrali, su un palchetto, vendendoli a pezzi. Il progetto del Barbonaggio teatrale, partito il 28 agosto 2009 da Andria, festival Castel dei Mondi, produttore dello spettacolo teatrale Fanculopensiero stanza 510, ispirato dal libro edito da Feltrinelli Fanculopensiero di Maksim Cristan, dopo oltre 150 città/luoghi toccati in Italia ha fatto tappa a Barcellona, Madrid, Parigi, Londra e Berlino. Il Barbonaggio ormai è diventato un “movimento” seguito da molti artisti, anche in solitaria e che barboneggiano ricordando nei loro materiali che l’ideazione è riconducibile al percorso artistico di Ippolito Chiarello, che nel tempo ha registrato il sostegno di Teresa De Sio, Claudio Santamaria, Raiz, Giulia Anania, Erica Mou e Giorgio Barberio Corsetti tra gli altri, e che i Negramaro hanno voluto sul palco del “Casa 69 Tour” assieme alle più belle firme del teatro italiano. In questi tre anni l’esperienza del Barbonaggio Teatrale ha portato 1 multa, 1 attore, 1 film, 3 persone in viaggio, 5 nazioni, 6 città europee, 11 monologhi, 150 nuovi attori-barboni, 169 città, 250 repliche, 335 giornate lavorative, 20.000 km, 10.000 spettatori. www.youtube.com/playlist?list=PL393F1611B4A0C2AF

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  IPPOLITO CHIARELLO Artista pugliese eclettico, che spazia dal teatro al cinema, alla musica. In questi campi si è cimentato principalmente come attore, ma ha praticato anche la strada della regia e della formazione anche in ambito di disagio sociale. Ha lavorato per circa dieci anni con la Compagnia Koreja di Lecce (1995-2004) per poi intraprendere una sua strada indipendente legata alla sua sigla teatrale NASCA TEATRI DI TERRA e al lavoro come scritturato o in collaborazione con altri gruppi italiani e stranieri. Il suo percorso di ricerca (spettacoli, progetti, formazione) si focalizza nel recupero della relazione pubblico-artista e ha generato la modalità del Barbonaggio Teatrale come strumento di diffusione e di promozione.

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  Suoi spettacoli fortunati sono OGGI SPOSI, un varietà tragicomico contemporaneo in repertorio con successo ormai da 10 anni e FANCULOPENSIERO STANZA 510. Ha incontrato/lavorato tra gli altri: nel cinema Claudio Santamaria, Valentina Cervi, Beppe Fiorello, Donatella Finocchiaro, Fabrizio Gifuni, Giorgio Colangeli, Edoardo Winspeare, Fluid Video Crew, Giovanni Albanese, Antonio Morabito, Aldo Giovanni e Giacomo, Isabella Ferrari, Marco Travaglio; nel teatro e nella musica Dario Fo, Teresa De Sio, Francesco Niccolini, Simona Gonella, Maria Cassi, Negramaro, Raiz, Sud Sound System, Laura Curino, Richard Fowler, Cesar Brie, Alfonso Santagata, Marco Baliani, Giorgio Barberio Corsetti, Renata Molinari, Barbara Toma, Vincent Longuemar.

mercoledì
Set 17,2014

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Venerdì 19 settembre presso il Nuovo Cinema Paradiso di Melendugno

Con “Versi Divini” 10 giovani attori di Talìa

interpretano i grandi del novecento

In scena le opere di Pavese, Saba, Montale, … Merini e Bodini

A fine spettacolo la degustazione di vini

 

 

La Scuola d’arte drammatica della Puglia “Talìa”, a conclusione del corso di recitazione tenutosi a Lecce dall’ottobre 2013 al luglio 2014, porta in scena lo spettacolo “Versi Divini”. L’appuntamento è per venerdì 19 settembre ingresso ore 20.30, sipario ore 21.00 presso il Cine-teatro “Nuovo Cinema Paradiso” in Piazza Risorgimento a Melendugno (Le)  .

 

Sul palco gli alunni attori, diretti da Maurizio Ciccolella, interpretano le opere di alcuni celebri poeti del novecento: Pavese, Saba, Montale, Merini, Campana, Jahier, Ungaretti, Pasolini, D’Annunzio, Bodini, Gozzano e Caproni. I giovani attori saranno accompagnati da alcuni brani musicali e intermezzati da brevi momenti di musica dal vivo con il violino di Eleonora Cavaliere e il fagotto di Cristian Cavalera. In scena: Emanuela Remigi, Bianca Chiriatti, Maria Luisa Carrozzo, Mariangela Montinari, Bibi Esposito, Sabrina Agrimi, Walter Arnesano, Simone Maci, Umberto Giancane, Domenico Carusi.

 

Come suggerisce il titolo, nel corso della serata sarà offerta una degustazione di vini a fine spettacolo. L’idea è quella di un evento tra l’alta poesia, la musica e la convivialità.

 

La Scuola Talìa continuerà anche per l’annualità 2014/2015 l’esperienza di formazione a Lecce grazie alla collaborazione dell’Associazione di formazione professionale ADSUM, accreditato dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e Regione Puglia. Si tratta di un corso di 600 ore professionalizzante il cui bando è aperto fino al 10 ottobre e scaricabile sul sito www.motumus.it.

 

Foto in buona risoluzione a richiesta.

 

Alcuni collegamenti utili:

Evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/697030893714359/

Sito della scuola: www.scuolatalia.it

martedì
Set 9,2014

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STORIE DI CREAZIONE DI VALORE

MILANO E LA PUGLIA

IN VISTA DELL’EXPO 2015

 

 

  1. Martedì 23 settembre 2014, alle ore 17,30, a Milano, Cafè MIB di Piazza Affari (Via Gaetano Negri 10) ospiterà l’Incontro con il professor Francesco Lenoci, Docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Vicepresidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, dal titolo “Storie di Creazione di Valore: Milano e la Puglia in vista dell’EXPO 2015”.

 

L’Incontro è organizzato dalla Banca Popolare di Puglia e Basilicata (Area Territoriale Nord BPPB) e dall’Associazione Regionale Pugliesi di Milano.

 

Interverranno: il dottor Michele Stacca, Presidente della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, il cavalier Dino Abbascià, Presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, il dottor Franco Bossola, Direttore Area Territoriale Nord di BPPB e il dottor Giuseppe Saracino, Direttore  di Staff Area Territoriale Nord di BPPB.

 

Seguirà buffet.

 

martedì
Lug 29,2014

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Le bellezze naturali del Salento sono la risorsa fondamentale del nostro territorio, la cui fruizione si pone come ineludibile presupposto per lo sviluppo del turismo e quindi lo sviluppo economico. Da alcuni anni, però i salentini assistono impotenti allo “scippo” delle loro più belle spiagge, dei loro più incantevoli scorci di mare…tutti ormai nelle rapaci mani di chi, con quattro soldi di concessione e lucrando somme notevoli, pretende di fornire il “servizio” di cabine e ombrelloni a chi ne farebbe volentieri a meno!  Il tutto sotto il paravento dell’occupazione e dello “sviluppo del territorio”, applicando, però, di fatto un metodo che porta a sottrarre alla libera fruizione le zone di maggiore bellezza, destinandole ai lidi privati, e lasciando a chi non può permetterselo i tratti di spiaggia più brulli e disagevoli. Capita così che tanti salentini, che magari con il  frutto di decennali sacrifici hanno edificato una casetta al mare per poter passare le ferie, si vedano precluso il passaggio da quello che diviene di fatto un altro odioso balzello: QUELLO CHE UN TEMPO ERA UN DIRITTO DI TUTTI E’ DIVENTATO UN PRIVILEGIO PER CUI BISOGNA PAGARE, spesso molto salato!Peraltro, questo sistema non influisce neanche positivamente sul turismo, in quanto provoca un notevole aumento dei costi che può scoraggiare chi deve badare a quanto spende per la vacanza, indirizzandolo magari verso le spiagge greche o della ex jugoslavia, dove è più facile trovare il mare gratis per tutti.Sia chiaro: non siamo contrari in linea di principio alle spiagge private, ma riteniamo che chi non ha voglia o possibilità di andare nei lidi privati, sostenendo i relativi oneri, debba avere la libertà di poter scegliere anche i posti più belli, al pari di chi può spendere. Ormai, però, imperversa la completa monopolizzazione di interi tratti di mare: le spiagge di Torre dell’Orso, di San Foca o degli Alimini sono ormai off-limits per i salentini, completamente in mano ai concessionari che spesso stipulano convenzione con i villaggi turistici che ben poco apporto danno all’economia salentina.Giovanni D’AGATA presidente dello “Sportello dei Diritti”, chiede al Presidente VENDOLA, norme che garantiscano la libera fruizione del territorio a tutti, anche a chi ha difficoltà a pagare gli onerosi balzelli richiesti per avere la disponibilità di un ombrellone nei lidi privati.

Lecce, 29 luglio 2014                                                                                                                                                                                            

Giovanni D’AGATA

giovedì
Gen 17,2013

 Comunicato Stampa

 

La cerimonia di assegnazione del Premio “Donato Menichella” si svolgerà a Roma, martedì 19 febbraio 2013, alle ore 10,30, presso Piazza della Minerva 38. Sarà, quindi, la prestigiosa sede della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, messa a disposizione con grande sensibilità culturale dal Direttore della stessa dottor Sandro Bulgarelli, ad ospitare l’undicesima edizione della manifestazione promossa dalla Fondazione Nuove Proposte, presieduta dall’avvocato Elio Michele Greco.

 

Donato Menichella  mise al servizio del bene comune uno straordinario talento personale. Fu, inter alia, un grande Governatore della Banca d’Italia. Preservò la stabilità monetaria e la estese al cambio e agli assetti bancari. Individuati come obiettivi lo sviluppo e il riequilibrio territoriale, riuscì a conseguire brillantemente il primo e ad avviare con decisione il secondo.

 

La finalità del Premio è quella di onorare, nel ricordo e nel segno di un grande economista del passato, il Menichella appunto, studiosi e istituzioni finanziarie di oggi che si sono impegnati nel proporre e realizzare progetti di crescita nel nostro Paese.

 

I premiati dell’undicesima edizione del Premio “Donato Menichella” saranno:

 

  • dottoressa Anna Maria Tarantola, Presidente della RAI, per gli studi socio-economici;

 

  • Banca Popolare di Cortona e Co.Fidi Puglia, per le attività culturali.

 

Il Premio Testimonianza di Nuove Proposte ad Istituti precedentemente premiati con il Premio “Donato Menichella”, che hanno confermato la loro vocazione culturale, sarà conferito a BCC di Cambiano, Banca Carime, BCC di San Marzano di San Guseppe, Credito Valtellinese.

 

La dottoressa Anna Maria Tarantola terrà la lectio magistralis “Comunicare l’Economia”.

 

Le laudatio dei premiati saranno svolte dal professor Innocenzo Cipolletta, Presidente Università di Trento e dal professor Francesco Lenoci, Presidente Comitato Scientifico del Premio “Donato Menichella”.

 

 

Martina Franca, 17 gennaio 2013

 

* * * * *

Donato Menichella, nato a Biccari (Foggia), nel 1921 entrò nei ruoli della Banca d’Italia. Nel 1924 passò alla Banca Nazionale di Credito. Nel 1931 divenne Direttore Generale della Società Finanziaria Italiana, holding del gruppo Credito Italiano. Fu Direttore di entrambe le sezioni dell’IRI nel 1933 e Direttore Generale dal 1934. Fu Direttore Generale della Banca d’Italia dall’aprile 1946. Dal maggio 1947, data in cui Einaudi divenne Ministro, esercitò le funzioni di Governatore. Fu nominato Governatore nell’agosto 1948; le sue dimissioni ebbero effetto nell’agosto 1960.

 

 

 

Anna Maria Tarantola, nata a Casalpusterlengo (Lodi), ha conseguito con lode la laurea in Economia e commercio ed ha frequentato la London School of Economics per il conseguimento del Master of Philosophy in Economics. Ha insegnato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È stata Direttore presso Banca d’Italia delle filiali di Varese, Milano, Brescia e Bologna; è diventata Vice Direttore Generale nel gennaio 2009. Da giugno 2012 è Presidente della RAI. Autrice di numerose pubblicazioni in materia bancaria e finanziaria, su temi quali: economie locali, donne e economia, crisi, funzionamento dei mercati, stabilità finanziaria, credito cooperativo.

sabato
Gen 12,2013

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di Francesco Lenoci

Docente Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano

Vicepresidente Associazione Regionale Pugliesi – Milano

 

 

MANDURIA: UNA DELLE CAPITALI DEL VINO

È per me – che sono nato a Martina Franca e vivo, lavoro e insegno a Milano – motivo di grande gioia parlare a Manduria, una delle capitali del vino (rectius: del grande vino), vale a dire di quel vino capace, grazie al suo equilibrio e alla sua freschezza, di donare al bevitore avveduto un’emozione di intima soddisfazione e di intensa felicità.

Che si tratti di grande vino è certificato, da ultimo, dal riconoscimento attribuito dagli esperti per il secondo anno consecutivo di miglior rosso d’Italia al Primitivo di Manduria “Es” 2010 di Gianfranco Fino. Complimenti.

Ma, mi piace sottolinearlo, è certificato anche dalla storia: quella  meravigliosa che emerge dal Museo della civiltà del vino Primitivo. Complimenti.

 

Il 20 dicembre, con il berretto da economista, sono stato relatore in materia di rapporto banche-imprese presso il Chiostro di San Domenico a Noci.

L’ho  detto due giorni fa, lo ripeto stamattina, 22 dicembre 2012, presso l’Aula Magna del Liceo Classico Scientifico “Galilei – De Sanctis” di Manduria.

A mio avviso, a seguito della crisi finanziaria e economica viviamo in un’epoca in cui si è avverato ciò che un timido ed eccentrico docente di matematica pura aveva previsto nel 1896, nel libro “Attraverso lo specchio”. In precedenza aveva scritto “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Il suo nome è Lewis Carroll.

“Nel Regno della Regina Rossa per mantenere il proprio posto, occorreva . . . . come adesso . . . . correre a più non posso; per andare da qualche altra parte, occorreva . . . . come adesso . . . . correre almeno il doppio”.

Due giorni fa ho aggiunto una considerazione brutta, cattiva, infame . . . .che ribadisco stamattina: “Per andare da qualche altra parte, per avanzare, . . . . se fai impresa al Sud . . . .non basta correre almeno il doppio, ma occorre correre almeno il triplo”.

 

Quando. . . . a Manduria, per mantenere il vantaggio competitivo di essere capaci di produrre un vino impareggiabile come il Primitivo di Manduria . . . . occorre correre almeno il triplo?

Adesso. . . . starsene freddi e morti, ad esempio con riguardo all’assurdo progetto di impiantare a Manduria dei parchi eolici,  è inconcepibile!

Adesso. . . . non crescere è un errore!

Adesso. . . . non sognare è un errore blu!

Ne sono più che convinto: Se non si sogna . . . . non si progetta; e se non si progetta . . . . non si realizza.

 

Ciò premesso, raccogliendo l’invito di Rosanna Rossetti, presidente del Lions Club di Manduria, e del vostro dirigente scolastico Addolorata Micelli,  devo parlarvi di prospettive future, declinando le variabili crescita economica e giovani.

 

CRESCITA ECONOMICA

Parlare di crescita economica quando tutti parlano di crisi, recessione, decrescita, rigore. . . .non è per niente semplice.

Mi avvalgo, al riguardo, di un’efficace, quantunque angosciante, fotografia della situazione attuale scattata da Lorenzo Jovanotti Cherubini. La foto, in realtà, è un sonetto rap chesi intitola “L’ingorgo”.

L’ingorgo si formò per congestione

senza un vero motivo scatenante.

Si cominciò ad andare lentamente

fino a totale immobilizzazione.

 

Passarono i minuti, poi le ore:

non si poteva andare, né voltarsi.

Qualcuno cominciò ad abituarsi.

Spensi il motore e stetti ad aspettare.

 

La radio che diceva sta passando

e lo diceva ormai a ripetizione:

pensai che fosse una registrazione.

 

Restammo nell’ingorgo fino a quando

l’ingorgo diventò la condizione.

Si morì di vecchiaia, lì aspettando.

 

Sta già passando, diceva il presidente

col suo consiglio intorno a fargli il coro;

ritornerà mobilità e lavoro,

intanto andiamo avanti come sempre.

 

Blocchi nelle autostrade e in tangenziale:

ingorgo condizione permanente.

Nascevan bimbi e ci moriva gente

dentro a quell’immobilità totale.

 

Nessuno che prendeva decisioni,

nessuno a immaginare altri scenari. . . .
Nessuno a immaginare altri scenari. . . .Restando, ovviamente, in campo economico, segnalo che  in Italia c’è ancora poca osmosi tra ricerca applicata, innovazione tecnologica e rapporti università-imprese.

Eppure la ricerca produce conoscenza  e l’innovazione la sfrutta per generare vantaggi competitivi.

L’ultima edizione dell’Innovation Union Scoreboard (IUS 2011 del 7 febbraio 2012) divide i 27 paesi dell’Unione Europea  in quattro gironi.

La prima in classifica è la Svezia.

L’Italia figura al sedicesimo posto e si colloca nel terzo girone insieme a Grecia, Spagna, Portogallo, Malta, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca  e Slovacchia.

Povera Italia!

Non mi stancherò mai di ripeterlo. La capacità innovativa è una delle priorità strategiche per lo sviluppo del nostro Paese, un progetto ineludibile se vogliamo davvero restare nel gruppo delle economie più avanzate.

 

Come se non bastasse, l’Italia è inserita nell’area dell’euro.

Un’area, purtroppo, che:

  • Ø è affetta da grave miopia;
  • Ø ha serie difficoltà di crescita;
  • Ø è dilaniata da liti e, sovente, da insulti tra le  contrapposte fazioni che, non avendo ancora capito di trovarsi sullo stesso treno, si accapigliano . . . . per un posto in prima classe.

Povero Vecchio Continente!

 

Crescita economica. . . .L’analisi  sulla crescita per il 2013 della Commissione Europea individua cinque priorità:

1)   lottare contro la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi;

2)   ripristinare la normale erogazione di prestiti all’economia;

3)   portare avanti un risanamento di bilancio differenziato e favorevole alla crescita;

4)   promuovere la crescita e la competitività nell’immediato e per il futuro;

5)   modernizzare la pubblica amministrazione e correggere il malfunzionamento della giustizia civile.

Faccio alcune considerazioni sulla prima priorità: lottare contro la disoccupazione e le conseguenze sociali della crisi.

La strategia “UE 2020” fissa due obiettivi specifici per il 2020: un tasso di occupazione delle persone tra i 20 e 64 anni nell’UE pari al 75% e una riduzione di almeno 20 milioni del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale.

Nell’ambito del Programma Nazionale di Riforma dello scorso anno, l’Italia ha fissato i corrispondenti obiettivi nazionali in:

­   un tasso di occupazione del 67-69% (più basso della media UE);

­   una riduzione di 2,2 milioni del numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale.

Come è andata la marcia di avvicinamento ai citati obiettivi? Non bene, ahinoi.

Per rendersene conto, testiamo adesso l’indicatore di grave deprivazione materiale, precisando  che individua la quota di persone che vivono in famiglie con almeno 4 tra le 9 seguenti difficoltà:

­   non riuscire a sostenere spese impreviste;

­   avere arretrati nei pagamenti per mutuo, affitto, bollette;

­   non potersi permettere in un anno una settimana di ferie lontano da casa;

­   non potersi permettere l’acquisto di un’automobile;

­   non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni 2 giorni;

­   non potersi permettere di riscaldare adeguatamente l’abitazione;

­   non potersi permettere l’acquisto di una lavatrice;

­   non potersi permettere l’acquisto di un televisore;

­   non potersi permettere l’acquisto di un telefono. . . .

 

Dobbiamo crescere! Ma come si fa a crescere?  Semplice, come ho detto prima, lottando, ripristinando, portando avanti, tagliando, promuovendo, modernizzando, correggendo. . .  .manca un gerundio, il più importante di tutti, massimizzando. . . .  .cosa?. . . . i nostri vantaggi competitivi: la capacità creativa, la dotazione culturale, il gusto della qualità, la consapevolezza della nostra unicità, la capacità di cogliere e soddisfare i desideri irrazionali, la forza della tradizione, la vocazione estetica, lo stile di vita, la flessibilità.

 

CRESCITA ECONOMICA E GIOVANI

La crescita economica non può fare a meno dei giovani. La bassa crescita dell’Italia negli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte ai giovani di contribuire allo sviluppo economico e sociale con la loro capacità innovativa.

Se è vero che la crescita economica non può fare a meno dei giovani,  è altrettanto vero che i giovani non possono fare a meno della crescita economica.

Una considerazione per tutte. La spesa pensionistica in Italia è significativamente maggiore rispetto a quella dei paesi OCSE (14,1% sul PIL rispetto al 7% medio).

Nel 2010 tra i paesi OCSE l’Italia era il secondo paese più anziano dopo il Giappone, con 2,6 persone in età di lavoro (20-64 anni) per ogni anziano (65+). Tendenza in aumento, a causa della bassa fertilità e dell’elevata speranza di vita.

Se tali dati  vengono letti assieme alla prospettiva di un profilo del rapporto spesa pensionistica/PIL crescente fino al 2030, si comprende che l’invecchiamento della popolazione pone questioni di sostenibilità della spesa sociale che sono ben lungi dall’essere risolte. Va inoltre considerato che dai primi anni novanta i salari e gli stipendi d’ingresso dei più giovani si sono ridotti in termini reali, senza essere compensati da una più rapida progressione salariale nella successiva carriera lavorativa.

 

Da un po’ di tempo si parla di giovani come generazione tradita, esclusa . .   . .di adulti contro giovani. Tutti i giornali e i media riportano titoli quali: “L’Italia è contro i giovani”, “L’Italia non è un Paese per giovani” . . . .

In data 22 maggio 2012 il Rapporto annuale ISTAT circa la situazione del Paese ha ribadito che il numero dei giovani  Neet (Not in Education, Employment or Training, 15-29 anni) ha superato   2,1 milioni di unità, pari al 22,7% della popolazione di questa età (Cfr. pag. 124).

Siamo di fronte ad un enorme spreco di risorse . . . . di risorse umane . . . .di vite!

 

Una considerazione fondamentale. Per parlare di giovani, per parlare ai giovani ho bisogno di aiuto  e non posso indossare, come ho fatto fino ad adesso, solo il berretto da economista.

 

L’aiuto lo chiedo a don Tonino Bello: un testimone-maestro, un vescovo-poeta, un profeta-prossimo santo, che ha  indicato chiaramente che per tutti noi, per i giovani in particolare, è necessario coltivare una speranza indistruttibile e affrettare la cadenza dei  passi.

 

A questo punto sorge spontanea  una domanda difficile: cosa si intende per “giovani?”

 

LE VARIEGATE ACCEZIONI DI “GIOVANI”

La scienza statistica utilizza, prevalentemente,  un’accezione classica di giovani (da 18 a 29 anni) e un’accezione di giovani not in education, employment or training   (da 15 a 29 anni).

Se don Tonino Bello fosse qui, quale di queste due accezioni utilizzerebbe?. .  . . Nessuna delle due: ne utilizzerebbe un’altra, anche se di difficilissimo computo per gli statistici. Direbbe:

 

“Vi ricordate i versi di Trilussa intitolati Favole?

Pe’ conto mio la favola più corta

è quella che se chiama Gioventù:

perchè. . . .c’era una vorta .  .  . .

e adesso nun c’è più.

 

E la più lunga? È quella de la Vita:

la sento raccontà da che sto ar monno,

e un giorno, forse, cascherò dar sonno

prima che sia finita . . . .”

 

La commenterebbe così:

“La gioventù si vive una volta sola, ma potete rimanere con il cuore giovane per tutta la vita.

Ragazzi, se voi volete, c’è sempre la gioventù, perché si è giovani non sulla base del numero degli anni che si è vissuto, ma sulla base del saper coltivare degli ideali per i quali valga la spesa battersi.

Ragazzi, fate in modo che quando questa favola della vita, la più lunga, finirà, voi possiate sentirvi sempre col cuore giovane”. (Cfr. Renato Brucoli, “L’alfa”,  in Giovani, Edizioni Messaggero Padova, 2009, pagg. 59-60).

Avere il cuore giovane è essenziale per affrettare la cadenza dei passi, per correre, per correre velocemente.

Sappiamo tutti che quando si corre velocemente (pensate ad un centometrista) si sollevano i piedi da terra: un fermo immagine mostra che si sollevano da terra entrambi i piedi. Se don Tonino Bello fosse qui, apprezzerebbe l’immagine di ragazzi che, correndo, si sollevano da terra? Non ho dubbi: l’apprezzerebbe moltissimo e direbbe:

“Ragazzi, non lasciatevi suggestionare dal mito di dover camminare con i piedi per terra, perché quello è un mito che viene adoperato moltissimo, strumentalmente dal mondo degli adulti.

A furia di camminare con i piedi per terra, ci stiamo appiattendo alla banalità più assurda.

Io credo che siete voi, invece, che dovete impregnare di luce, di sogno, di entusiasmo, di passione la vita così arida, così secca degli adulti”.

 

E, un attimo dopo, aggiungerebbe:

“Ragazzi, istituite un fondo internazionale di speranza.

Raccogliete gli scampoli superflui della vostra innocenza, i ritagli della vostra limpidezza, gli spezzoni eccedenti della vostra voglia di vivere.

Fate una colletta dei vostri sogni impossibili. Raccontate i residui delle vostre illusioni.

E inviate, adesso,  a noi adulti il pacco dono della vostra misericordia”.

 

Permettetemi di allargare il discorso a come è cambiato il contesto in questi ultimi anni. È chiaro che, se volessi parlarne compiutamente, avrei bisogno di un corso di laurea. Ma, io seguo la strada tracciata da don Tonino Bello, con una variante: anziché una favola di Trilussa, utilizzo una recente canzone di Lorenzo Jovanotti Cherubini che, pensate un po’, è contenuta nell’album “Ora”.

 

Ci ascoltano al telefono

Ci guardano i satelliti

Ci intasano nel traffico

Controllano gli acquisti

Ci rubano le password

Ci frugano nel bancomat

Ci irradiano

Ci scannerizzano

Ci perquisiscono

 

Ci sommano le cellule

Controllano i rifiuti

Ci spiano telecamere piazzate sui semafori

Ci seguono col radar

Ci usan per i calcoli

Controllano le cose che guardiamo alla parabola

 

Controllano le cose che facciamo la domenica

Ci fanno propaganda elettorale nella predica

Ci impongono censure sulle cose da sapere

Ci danno indicazioni sulle fonti di piacere

Ci dicon cosa bere

Ci copiano lo stile

Ci giudicano in base a quale zona uno vive

Ci timbrano la mano per uscire dal locale

(Cfr. Lorenzo 2011, Sulla frontiera)
In un siffatto contesto sociale, sapete qual è la considerazione di Jovanotti? . . . . Qual è il ritornello che ripete più volte?
Eppure non mi sono mai sentito così libero.

Eppure non mi sono mai sentito così libero.
Perché io danzo. Perché io danzo sulla frontiera.

Perché io danzo. Perché io danzo sulla frontiera.

 

 

DANZARE LA VITA ORGANIZZANDO LA SPERANZA

A questa considerazione ho associato immediatamente, dal primo momento che ho ascoltato la canzone di Jovanotti, un meraviglioso pensiero di don Tonino Bello:

“Il ritmo della danza è ripetizione di passi, è invenzione di mosse, è strategia, è calcolo armonico, è movimento, è comunicazione. In ultima analisi, è il ritmo stesso della vita . . . . purché, ragazzi, si scelga di danzarla”.

Ci sono. .  . . con il suo aiuto sono arrivato alla soluzione.

La soluzione che don Tonino Bello indica ai ragazzi, per stare in linea con i tempi che corrono, è scegliere di danzare la vita:

  • senza stancarsi di ripetere i passi;
  • inventando nuove mosse sempre e comunque;
  • perseguendo una strategia che trasformi i movimenti in calcolo armonico;
  • comunicando.

 

Mi limito, stamattina, ad approfondire solo uno dei citati punti.

Inventare nuove mosse sempre e comunque significa, in termini operativi, accrescere nel nostro Paese la propensione imprenditoriale.

Alla penultima cerimonia di consegna dell’Oscar di Bilancio, a Milano, presso la sede della Borsa Italiana, sui tre maxi schermi campeggiavano due scritte:

  • Ø orgogliosi di essere italiani;
  • Ø orgogliosi di fare impresa.

Chi è l’imprenditore? È una persona capace di “creare” valore aggiunto, tanto valore aggiunto, vedendo quasi sempre “il bicchiere mezzo pieno”.

Come ne veniamo fuori da un mondo in cui gli antichi valori sono andati giù, in cui il mare ha inghiottito le boe, sicure e galleggianti, cui attraccavamo le imbarcazioni in pericolo?

Secondo don Tonino Bello non basta più enunciare la speranza: occorre organizzarla. Sottoscrivo, sottoscrivo . . . .sottoscrivo, indicando nei giovani capaci di dar vita ad attività imprenditoriali la punta più avanzata di organizzatori della speranza. Ad essi rivolgo i pensieri di don Tonino Bello:

“Chi spera non fugge: cammina . . . .corre . . .  .danza.

Cambia la storia, non la subisce.

Costruisce il futuro, non lo attende soltanto.

Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma.

Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare.

Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti, non la gloria del navigatore solitario”.

 

E ancora.

“La speranza è la tensione di chi, incamminatosi su una strada, ne ha già percorso un tratto e orienta i suoi passi, con amore e trepidazione, verso il traguardo non ancora raggiunto”.

 

L’avvertenza è che il nostro Paese si contraddistingue per l’esistenza di tante PMI, molte delle quali sono imprese familiari.

Qual è il problema più serio che affligge le imprese familiari? È il passaggio generazionale. La statistica ci dice che solo il 33% delle imprese supera il primo passaggio generazionale e solo il 15% delle imprese familiari sopravvive alla terza generazione.

La causa va individuata nel fatto che il genitore aveva tanta voglia di emergere ….il figlio o il nipote, di solito, no!

Lo spirito imprenditoriale è un’attitudine. Chi ce l’ha innata è sicuramente avvantaggiato. Chi non ce l’ha innata, deve impegnarsi parecchio per acquisirla. È comunque certo che lo spirito imprenditoriale non si trasmette dal DNA dei genitori a quello dei figli.

Cosa deve fare chi  “da grande” vuol fare l’imprenditore? È mio profondo convincimento che, per conseguire un simile obiettivo, occorrono sostanzialmente tre cose:

  • istruzione,
  • preparazione,
  • determinazione.

Provo a spiegarmi.

 

L’istruzione allenta i vincoli economici e culturali che legano gli individui al proprio ambiente di origine.

L’istruzione ti fa  capire tante cose.

L’istruzione consente di superare un problema enorme, vale a dire l’incomunicabilità.

È  grazie all’istruzione che si comprende il significato di un pilastro ai fini dell’attività di impresa:  per ottenere un duraturo successo l’impresa deve sapere, deve saper fare e  deve farlo sapere.

Il nostro sistema industriale è caratterizzato dalla presenza di un numero rilevantissimo di micro e piccole imprese e da un numero relativamente ristretto di medie e grandi imprese.

Le medie imprese non amano essere visibili. Spesso, infatti, sono guidate da imprenditori riservati, che non si aspettano alcun vantaggio da una maggiore notorietà personale e dei propri modelli di gestione.

È un errore blu, perché la notorietà è essenziale, indispensabile, necessaria per competere nei settori di riferimento del made in Italy.

Tutto ciò  si impara a scuola!

 

Con riguardo alla “preparazione” ritengo doveroso richiamare la valorizzazione del capitale intellettuale, che non è solo capitale umano, ma anche capitale relazionale e capitale strutturale.

Un’avvertenza  per l’uso: se si lavora presso aziende all’avanguardia, non importa se ubicate in Italia o all’Estero, s’impara il mestiere al meglio.

 

Resta da spiegare cosa intendo per “determinazione”. Utilizzo per farlo la risposta che  Julio Velasco diede qualche anno fa ad un giornalista, che gli chiedeva come facesse a scegliere, a parità di tecnica, un pallavolista per l’allora invincibile nazionale italiana. Gli rispose:  “Semplice . . . . scarto quelli che hanno gli occhi di bue e prendo quelli che hanno gli  occhi di tigre”.

Mi permetto di aggiungere che un buon imprenditore, oltre a “occhi di tigre” deve possedere “orecchie alla Dumbo”.

 

Nelle ultime Considerazioni Finali del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ci sono una domanda e un’esortazione che mi hanno particolarmente colpito. La domanda è: “Quale Paese lasceremo ai nostri figli?”. L’esortazione è: “Torniamo alla crescita”.

Perché l’esortazione alla crescita?. .  . . Perché i ritmi di crescita dell’economia italiana negli ultimi quindici anni non sono sufficienti a sostenere le prospettive di una popolazione che invecchia, di giovani generazioni spesso scoraggiate, spesso escluse, spesso tradite.

Mi permetto di aggiungere che la crescita non è  una missione impossibile. Il nostro Paese c’è già riuscito una volta, negli anni cinquanta, sotto la  guida di un grande Pugliese, un grande Economista, un grande Governatore della Banca d’Italia: Donato Menichella.

Vi regalo una frase tanto cara a Donato Menichella: “Il futuro nostro, dei nostri figli . . . .  sta in noi, in tutti noi”.

Abbiamo ascoltato prima “La lampara”, una meravigliosa preghiera  di un altro grande Pugliese, don Tonino Bello, con accompagnamento  al violino  del maestro  Ivan Zittano. Ne ripeto adesso un frammento:

“Concedi, o Signore, a questo popolo che cammina

l’onore di scorgere chi si è fermato lungo la strada

e di essere pronto a dargli una mano

per rimetterlo in viaggio”.

È stupefacente la richiesta di don Tonino (concedi l’onore di scorgere chi si è fermato lungo la strada . . . .), ma a me convince, eccome se convince. Riflettiamoci insieme . . . . Chi, adesso, è fermo lungo la strada, incapace di proseguire il cammino da solo?  . . . .

Quando penso a qualcuno fermo lungo la strada. . . .io penso ai ragazzi,  oggi mortificati da un’istruzione in certi casi inadeguata, da un mercato  del lavoro che sovente li discrimina a favore dei più anziani, da un’organizzazione produttiva che troppo spesso non premia il merito, non valorizza le capacità.

E chi sono i ragazzi? . .  .Sono il futuro dell’umanità. . . .adesso!

Ebbene, è mio profondo convincimento che dobbiamo fare di tutto, dobbiamo fare di più . . . . come ci ha insegnato con la sua parola e il suo esempio don Tonino Bello . .  . . per  stimolare in tutti, nei ragazzi in particolare, una creatività più fresca, una fantasia più liberante e la gioia turbinosa dell’iniziativa.

Dobbiamo convincerci e convincerli che, per crescere, occorre spalancare la finestra del futuro, progettando insieme, osando insieme, sacrificandosi insieme.

 

È ciò che mi piace definire “la logica della staffetta”. La staffetta è quella gara meravigliosa  (sto pensando alla 4×100 metri in atletica leggera) che consente a quattro atleti normali di battere quattro campioni. Ci possono riuscire perché ciò che conta è far viaggiare veloce il testimone e per farlo occorre, soprattutto, essere affiatati nei cambi: un frazionista deve cominciare a correre prima che arrivi l’altro e quest’ultimo deve arrivare alla giusta distanza dal primo.

Se è, però, vero che quattro frazionisti affiatati possono battere quattro campioni, è anche vero che se cade per terra il testimone . . . .non perde il frazionista che ha commesso l’errore . . .  .ma perde l’intera squadra.

 

 

Mi avvio alle conclusioni, tornando a parlare di vino, di grande vino.

Dopo tutto quello che vi ho detto, capite che condivido completamente quanto affermato dal Presidente Produttori Vini Manduria S.c.A.. Ve lo leggo.

 

“Per generare un vino impareggiabile come il nostro Primitivo di Manduria, in cui probabilmente la poetessa Saffo avrebbe rintracciato la nouvelle ambrosia, occorre dedicare particolari cure ai vitigni, perché essi producano un’uva delicata che, per esprimersi al meglio, richiede un’amorevole e costante dedizione che solo i piccoli agricoltori possono dare. La meccanizzazione, infatti, non è realizzabile.

Ma i piccoli artigiani, maestri e poeti delle loro vigne, rischiano di scomparire travolti da una repentina ed incalzante trasformazione della società civile che esige un profondo cambiamento, quasi epocale, nel modus operandi.

Perciò necessita un complesso adattamento della mentalità per affrontare una nuova vita lavorativa irta di nuove difficoltà.

Dovranno affrontare una mentecatta burocrazia che li ha equiparati al mondo dell’industria e che ha posto nuove regole e balzelli difficilmente sopportabili per chi adotta la millenaria tradizione del sacrificio, non scevro di un mutuo ausilio, ma velata da una vena di anarchia.

Dovranno scrollarsi di dosso quel fatalismo che li induce a demandare ad altri l’impegno per valorizzare il prodotto del loro sudore.

Dovranno avere fiducia nelle loro forze e nel loro ingegno, per traghettarsi da piccolo “villano” a piccolo “agricoltore”, aggiornandosi per capire le esigenze del nuovo che avanza; solo in questo modo potranno adottare scelte e decisioni utili al loro benessere.

Dovranno rinunciare a quella piccola furbizia del tornaconto personale a danno di altri, necessario probabilmente una volta per difendersi e sopravvivere.

Dovranno avere il coraggio di essere arbitri del proprio destino.

Dovranno non dimenticare mai che hanno un’importante missione da compiere: continuare ad essere, attraverso il loro vino, degni ambasciatori, nel mondo della propria piccola patria.

Se i nostri piccoli agricoltori sapranno sopravvivere, sopravvivrà anche il nostro incomparabile Primitivo di Manduria DOC” (Cfr. Fulvio Filo Schiavoni, “Luci e ombre sul Primitivo di Manduria DOC”,  in Alceo Salentino, giugno 2012, pag. 3).

 

Mi permetto solo di aggiungere che ciò che consente alle imprese di avere successo (oltre al capitale strutturale prima menzionato)  è la staffetta, che deve avvenire:

  • Ø tra grandi e ragazzi;
  • Ø tra uomini e  donne  di buona volontà, ovunque siano nati;
  • Ø tra i giovani, nella meravigliosa accezione di don Tonino Bello.

 

Io ho dedicato tanti anni della mia vita allo studio delle imprese.

So di una sola impresa in Italia, che ha sempre chiuso i bilanci in utile e che ha distribuito almeno un dividendo tutti gli anni.

Due anni fa alla Convention per i 25 anni di quell’impresa, nel palazzo dello sport di Pesaro sono stati installati a beneficio dei 10.000 presenti due maxi schermi.  Sul primo maxi schermo è apparsa una  frase, accolta da un applauso: “Se vuoi andare veloce, devi correre da solo”. E poi c’è stato  un boato. Cos’era successo?  Sull’altro maxi schermo era apparsa la seguente frase: “Ma se vuoi andare ancora più veloce e ancora più lontano, devi correre insieme agli altri”.

 

La logica della staffetta non è un’utopia; la logica della staffetta è ciò che consente alle imprese di avere  un successo duraturo.

 

Concludo con una meravigliosa esortazione di don Tonino Bello:

“Ragazzi, non abbiate paura

di riscaldarvi adesso,

di innamorarvi adesso,

di incantarvi adesso,

di essere stupiti adesso,

di entusiasmarvi adesso,

di guardare troppo in alto adesso,

di sognare adesso.

 

Ragazzi, non fate mai, mai. . .  .mai riduzioni sui sogni”.

 

giovedì
Dic 20,2012

  

Bari 19/12/12.
Il 7° Reggimento Bersaglieri di Bari concluderà oggi il trasferimento presso la nuova sede stanziale di Altamura, dopo circa vent’anni di permanenza nel capoluogo pugliese.

Al seguito della Bandiera di Guerra del Reggimento e del Comandante, il colonnello Domenico d’Isa, le ultime componenti operative e logistiche del 7° varcheranno per l’ultima volta i cancelli della caserma “Milano” per trasferirsi nella caserma “Trizio” di Altamura, già sede dal 31° Reggimento Carri.

Il 7° Bersaglieri, recentemente rientrato dal Libano, dove ha operato nell’ambito dell’operazione LEONTE XI, dal mese di settembre, è impegnato nell’operazione Strade Sicure a Napoli e Caserta. Inoltre, una compagnia del 7° Reggimento Bersaglieri su base VBM “FRECCIA” sta terminando in questi giorni, presso il poligono di Capo Teulada, l’ultima fase di approntamento per l’impiego nell’operazione ISAF in teatro afghano, prevista per il secondo semestre 2013.

Maggiore Domenico Occhinegro

giovedì
Dic 20,2012


25 studenti di 4° anno impegnati in 5 progetti nell’agroalimentare:

un olio nuovo, un festival, un sito, la “frisedda” e il PanSorriso

 

«Vogliamo crearci un lavoro vero, qui nel Salento

e vogliamo persino iniziare a guadagnare a 17 anni»

 

Lecce – Alla dichiarazione del premier Mario Monti: “Il mio desiderio è che il 2013 possa essere l’anno degli investimenti in capitale umano, scommettendo sui propri giovani e sulle loro competenze e sui loro talenti”, i giovani del sud si dimostrano profetici e, anziché aspettare gli investimenti delle imprese, decidono di fare da sé e diventare imprenditori a 17 anni, mentre frequentano il 4° anno superiore di un istituto tecnico economico.

 

Hanno iniziato ad occuparsi di agroalimentare appena un anno fa, quando erano al terzo anno, e oggi, al quarto, sono già pronti ad una sfida che, se non impossibile, è sicuramente azzardata: «vogliamo crearci un lavoro vero, qui al sud, entro il nostro diploma e vogliamo lavorarci già da ora, mentre siamo ancora a scuola e vogliamo persino iniziare a guadagnare»

 

Sono i 25 studenti della classe 4°B del settore economico/informatico dell’Istituto “Galilei Costa” di Lecce i quali, suddivisi in cinque gruppi di attività, stanno avviando in questi giorni, non delle simulazioni, ma delle vere e proprie azioni di marketing e di organizzazione concrete, capaci di creare business e un possibile introito in denaro. Chi l’ha detto, infatti, che gli studenti non possono guadagnare del denaro mentre sono ancora a scuola, se lavorano su qualcosa per cui aziende e clienti sono disposti a spendere?

 

Da qui la scommessa, quindi, di riuscire a tradurre in pratica quotidiana, reale, fatta di contatti, marketing e vendite, tutto quello che apprendono durante le lezioni e, così facendo, costruire le basi di quello che potrebbe diventare il loro futuro lavoro fra 18 mesi, quando otterranno il diploma. L’area d’azione, come già detto, è quella della “tripla A” di agricoltura, alimentazione e ambiente, un’area in cui i giovani salentini hanno implementato l’ormai nota “Dieta Med-Italiana” e su cui stanno puntando tutta la loro attenzione. Si muoveranno tra prodotti già consolidati, come olio e friselle, e nuove proposte da lanciare per la prima volta sul mercato. E non mancheranno realizzazioni di importanti eventi e nuovi siti web.

 

Questi i cinque progetti.

Antonio, Francesco, Gabriele, Jacopo, Matteo M. e Matteo S. tra pochissimi giorni annunceranno e lanceranno sul mercato nazionale ed internazionale un “nuovo” prodotto. La parola “nuovo” è virgolettata in quanto il prodotto in sé non lo è affatto nuovo (in realtà ha più di 7.000 anni) mentre è nuovissimo e originale il concept e l’immagine che lo accompagna. I sei studenti del Galilei Costa garantiscono che riusciranno a stupire persino i più autorevoli e navigati esperti e produttori del settore. La loro è una vera e propria azione di marketing avanzato, dal design e dalla registrazione del marchio al packaging e alla commercializzazione. Hanno colto alcuni aspetti mai colti prima, o meglio, mai messi in evidenza sotto questa luce. Una sfida aperta tra sei diciassettenni ed il mercato globale. Come guadagneranno? Semplice, tramite la vendita di questo “nuovo” prodotto della gastronomia salentina.

 

La “società” formata da Andrea, Evelina, Federico, Martina e Pierluigi si sta invece occupando di far conoscere al resto d’Italia e anche all’estero, a partire dal 2013, un antico e apprezzato prodotto da forno locale, meritevole, a loro parere, di essere diffuso e commercializzato al pari della piadina, della bruschetta e persino della pizza. Parliamo delle “frise” (o friselle, frisedde, friseddhre), un pane biscottato (cotto due volte) che diventa duro e durevole e che, al bisogno, necessita solo di un po’ d’acqua per riammorbidirsi e prestarsi alla consatura, ossia diventa pronto ad essere guarnito, sia in maniera tradizionale, semplicemente con olio extravergine, pomodoro e sale, che in maniera personale e creativa. Anche in questo caso i giovani studenti hanno creato e registrato un marchio, “Frisedda Regina”, attraverso il quale cercheranno di consorziare i migliori produttori locali e diffondere e commercializzare questa nuova ma antica tradizione culinaria della Puglia salentina. Anche in questo caso il guadagno scaturirà dai margini ottenuti dalla vendita del prodotto.

Mentre Andrea, Daniele, Giulia, Marco, Paola e Veronica sono già al lavoro per la realizzazione del “Festival della Dieta Med-Italiana”, una importante e originale kermesse agro-eno-gastronomica che avrà luogo nel centro di Lecce dal 25 al 28 aprile 2013. L’evento ha l’obiettivo primario di condurre e concentrare nel capoluogo salentino un’ingente quantità di persone (esperti, ricercatori, chef, nutrizionisti, giornalisti e semplici visitatori) attraverso l’organizzazione di seminari, esposizioni, mostre, degustazioni e importanti congressi, tutti incentrati sullo stile alimentare e di vita più importante e famoso del mondo, la Dieta Mediterranea. Naturalmente i riflettori saranno puntati sui prodotti della terra e della pesca e sulla loro lavorazione, con particolare attenzione ai produttori, presenti sia in proprio che tramite le organizzazioni di categoria e territoriali (Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Confartigianato, Cna, Gal, Gac, etc.). In questo caso i ragazzi cercheranno di ritagliarsi un margine di guadagno ottenuto da una quantità di “entrate” (noleggio stands, sponsorizzazioni, …) maggiore delle uscite (spese di organizzazione e pubblicizzazione).

Sono quattro invece i ragazzi, Manuela, Nilo, Roberta e Stefano, che stanno lavorando a quello che sarà il portale nazionale italiano sulla Dieta Mediterranea. All’indirizzo www.dietameditaliana.it, infatti, a breve saranno pubblicate pagine e pagine di informazioni e news, ricche di contenuti, le quali, oltre a descrivere nei dettagli le caratteristiche della “dieta” più famosa del mondo, riporteranno tutti i Centri e le istituzioni che si occupano di dieta mediterranea in Italia. Ci saranno anche tutti gli eventi che hanno luogo nel Bel Paese insieme anche alle iniziative internazionali in cui figurano contributi o partecipazioni italiane. Saranno persino create delle schede descrittive degli esperti e dei ricercatori che operano sul tema e dei loro lavori. Obiettivo degli studenti è quello di creare un unico e potente centro informativo su tutto ciò che avviene in Italia sulla promozione e diffusione della buona e sana dieta mediterranea. Se l’obiettivo sarà raggiunto, sarà semplice immaginare che il portale diventerà così di fondamentale importanza per tutte le aziende che operano nel settore e, quindi, capace di attirare pubblicità e contributi, le quali rappresenteranno un’ottima possibilità di guadagno per chi ci lavora.

Infine, ma non meno importante, Andrea, Giorgio, Mattia e Michael hanno assunto l’impegno di curare il marketing di un nuovo prodotto dolciario nato sei mesi fa, concepito appositamente per la Dieta Med-Italiana, il “PanSorriso”, un dolce particolarissimo creato dal pasticciere Giovanni Venneri che, grazie all’uso di prodotti naturali del Salento come olio extravergine d’oliva Adamo e miele, che sostituiscono rispettivamente burro e zucchero, risulta essere al tempo stesso buono, naturale, digeribile e, soprattutto, sano, caratteristiche queste molto rare in un prodotto dolciario, come ben sanno tutti i golosi. L’artigiano di Alliste, creatore del PanSorriso, ha deciso di affidare alla creatività e all’intraprendenza degli studenti leccesi il delicato compito di far conoscere, apprezzare e, quindi, acquistare la sua nuova creatura. Ad oggi i ragazzi ne hanno concepito il nome, il logo e la forma e hanno già avviato diverse iniziative promozionali, attraverso sia il web ed i social network che i mezzi più tradizionali.

Tra queste spicca questa estrosa e attualissima campagna:

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Quelli di:

Repubblica Salentina

è uno Stato d’anima!

lunedì
Dic 10,2012

di Francesco Lenoci

Patriae Decus della Città di Martina Franca
Docente Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano
Vicepresidente Associazione Regionale Pugliesi – Milano

Torno sempre con grande gioia nella mia Città: Martina Franca.
Nell’introduzione al libro di Nicola Marturano “L’Arciconfraternita del Carmine di Martina Franca” Nuova Editrice Apulia, novembre 2012, che ha visto la luce anche grazie al prezioso intervento del professor Antonio Alemanno e del professor Vito Fumarola, la professoressa Mimma Pasculli Ferrara rivela di aver conosciuto la nostra Città prima nel libro di un grande Senese che se ne era innamorato, Cesare Brandi, e poi nella realtà. Il titolo di quel libro è “Martina Franca”: contiene tante stupende foto e i meravigliosi testi di Cesare Brandi.
Il libro “Martina Franca” è  stato pubblicato a Milano (nella Città dove io vivo, lavoro e insegno) da uno dei pugliesi che ha dato il meglio di sé in quella città, contribuendo in maniera significativa alla sua crescita. Il mondo è proprio piccolo: si tratta di un Martinese, di in cugino di mio nonno paterno: il suo nome è Guido, il suo cognome  Le Noci.
In realtà, si chiamava Lenoci come mio nonno, come mio padre, come me. . . ma, non riuscendo a condividere la filosofia di vita che contraddistingueva Martina, per prenderne le distanze, prese a scrivere il suo cognome diviso in due parole.
Il libro di Nicola Marturano vuole dare valore storico, artistico e sociale ai primi trecento anni dell’Arciconfraternita. Ci riesce alla grande! Complimenti e Grazie di cuore!
Questa mia breve relazione vuole essere memoria viva della devozione alla Madonna del Carmine, nella consapevolezza di quanto diceva San Bernardo di Chiaravalle “De Maria nunquam satis” (su Maria non si dirà mai abbastanza).

LA DEVOZIONE ALLA MADONNA
Torno sempre con grande gioia nella Chiesa del Carmine.
Qui mia madre ha ricevuto il sacramento del battesimo e il sacramento della cresima.
Qui mia nonna materna recitava il rosario e un Pater, Ave, Gloria a San Simone Stock.
Quante coincidenze, quanti ricordi! Nell’ultimo libro che ho letto “L’innocenza ritrovata”, di Raffaele Cera, Joseph Tusiani (il poeta delle quattro lingue: inglese, latino, italiano e dialetto garganico) scrive: “La vita vera non è quella che abbiamo vissuto, ma quella che ricordiamo di aver vissuto”.
Ricordiamo di aver vissuto, sicuramente, alcune giornate della nostra vita:  quelle che definiamo indimenticabili. Per il combinarsi delle combinazioni,  io, due di quelle  giornate  le ho vissute in questa Chiesa: nella Chiesa del Carmine . . . . grazie all’Arciconfraternita del Carmine.
E di ciò ringrazierò per sempre don Michele Castellana e Paolo Miola, rispettivamente, padre spirituale e priore dell’Arciconfraternita del Carmine.
La prima giornata indimenticabile risale al 29 dicembre 2010, due anni fa; la seconda al 16 luglio 2012, sei mesi fa. Due anni: poco rispetto ai trecento anni dell’Arciconfraternita, ma tanto, tantissimo per me.

Il 29 dicembre 2010  qui svolsi la lectio magistralis “Padre Pio e don Tonino  Bello devoti della Madonna”.
Padre Pio e don Tonino Bello . . . .  due grandi Doni che il Padreterno ha fatto alle terre di Puglia e al Mondo intero, due grandi organizzatori della Speranza con la Loro parola, il Loro esempio, il Loro conforto, le Loro lacrime,  il Loro sorriso, le Loro carezze, le Loro benedizioni.
Tanti di voi erano presenti anche quella sera. Vi rivelo un segreto: spero di rifare quanto prima  quella lectio, perché voglio aggiungere Papa Giovanni Paolo II. Comincio da questa sera, 8 dicembre 2012, ad elaborare il testo.

Don Tonino Bello celebrò la sua prima messa, ad Alessano, esattamente 55 anni fa. La foto-ricordo reca una scritta “Sotto l’azzurro manto di Maria Immacolata, don Tonino Bello sacerdote per sempre”.  Dopo qualche anno dovette trasferirsi a Molfetta, perché Papa Giovanni Paolo II  lo nominò Vescovo.
Vi leggo uno straordinario dialogo tra questi due prossimi Santi, avvenuto a Roma nel 1986, in occasione della visita ad limina.

“Molfetta è sul mare?
Si, Pietro, è sul mare. Un mare più grande di quello di Galilea . . . .
E qual è l’attività principale degli abitanti?
Pescatori, Pietro. Pescatori come te. E viaggiatori infaticabili su tutte le strade del mondo. Come te, come Paolo, come Filippo, come Tommaso. . .
Amano il Signore Gesù?
Come te, Pietro. Lo amano da morire. Ma lo tradiscono, anche. Come te . .  . .  anzi, più di te.
La mano del Pescatore cercava Molfetta su una carta geografica, e quando il dito si è finalmente arrestato, Pietro ha fissato i suoi occhi profondi nei miei. Allora ho riconosciuto Karol Wojtyla e, insieme alla forza del suo sguardo, ho sperimentato il senso delle parole di Gesù: Pietro, conferma i tuoi fratelli.
Mi ha chiesto se in diocesi ci sono molti poveri. Se le mie città sono violente. Se la speranza vi è di casa. Se la fiducia convive con i giovani. Se la fede del popolo è inquinata. Se i sacerdoti sono generosi fino alla follia. Se i laici vivono con autenticità i valori del Vangelo . . . .
Non ricordo che cosa gli ho risposto. Forse mi sono espresso con impacciata forzatura, così come un uomo innamorato può parlare della sua donna.
Mi ha incaricato di dare un saluto alle Suore e al Seminario Regionale, e di portare la sua benedizione agli ammalati.
Dieci minuti, veloci come dieci secondi, in cui si sono come densificate le emozioni di tutta una vita.
Arrivederci Pietro. Quando mi hai abbracciato con la tenerezza di una fraternità antica, mi sono accorto che le tue spalle si sono incurvate sotto il peso del mondo.
Per questo, da oggi, ti voglio più bene”.

Siamo in tanti a voler bene al Beato Papa Giovanni Paolo II. Non scorderò mai le parole che  pronunciò dal balcone del Duomo di Milano e dal palco allestito sullo Stradone della nostra Martina, né ciò che disse  a Roma il 16 giugno 2002, proclamando  Santo  Padre Pio. Quel giorno, Papa Giovanni Paolo II  disse: “Insegna anche a noi, ti preghiamo, l’umiltà del cuore, per essere annoverati tra i piccoli del Vangelo, ai quali il Padre ha promesso di rivelare i misteri del suo Regno”.

“L’umiltà del cuore” . . . .Padre Pio ha sempre guardato alla Vergine Maria quale prototipo di umiltà. “Devi pensare”, affermava Padre Pio, “che Gesù, la fonte di acqua viva, non può arrivare a noi senza un canale: il canale è Maria. Gesù non viene a noi se non per mezzo della Vergine.
Abbandoniamoci nelle mani della Madre celeste, se vogliamo trovare benessere e pace”. E concludeva: “Imitiamo la Vergine nella santa umiltà e nella riservatezza”.
La preghiera di Padre Pio, che sto per leggere, ne è piena testimonianza.
“Madre mia, come mi sento confuso sì carico di colpe di fronte a te, purissima  Immacolata fin dal primo istante del tuo concepimento, anzi fin da che ab eterno purissima fosti concepita nella mente di Dio. Abbi pietà di me; uno sguardo tuo materno mi rialzi, mi purifichi, mi elevi a Dio, elevandomi sul fango della terra, per assurgere a colui che mi creò. . . . Profondi in me quell’amore materno che ardeva nel tuo cuore per Lui”.

La seconda giornata indimenticabile risale al 16 luglio 2012. A mezzogiorno ci fu la supplica alla Madonna del Carmine. Io mi permisi di postare su tante bacheche di Facebook e nella mia mente, nel mio cuore e nella mia anima una supplica che tratta un tema di strettissima attualità. Le parole le presi in prestito, come faccio spesso, dal Servo di Dio don Tonino Bello.

“Santa Maria,
Vergine del mattino, donaci la gioia di intuire,
pur tra le tante foschie dell’aurora,
le speranze del giorno nuovo.
Ispiraci parole di coraggio.

Non farci tremare la voce quando,
a dispetto di tante cattiverie e di tanti peccati
che invecchiano il mondo,
osiamo annunciare che verranno tempi migliori.

Non permettere
che sulle nostre labbra il lamento prevalga mai sullo stupore,
che lo sconforto sovrasti l’operosità,
che lo scetticismo schiacci l’entusiasmo,
e che la pesantezza del passato
ci impedisca di far credito sul futuro.

Aiutaci a scommettere con più audacia sui giovani,
e preservaci dalla tentazione di blandirli
con la furbizia di sterili parole,
consapevoli che solo dalle nostre scelte
di autenticità e di coerenza
essi saranno disposti ancora a lasciarsi sedurre.

Moltiplica le nostre energie
perché sappiamo investirle
nell’unico affare ancora redditizio
sul mercato della civiltà:
la prevenzione delle nuove generazioni
dai mali atroci che oggi rendono corto
il respiro della terra”.

Quella supplica io l’ho fatta indossando ciò  che  mi aveva  poco prima consegnato don Michele Castellana.
Dovete sapere che il 16 luglio 2012 sono stato nominato confratello onorario dell’Arciconfraternita del Carmine. Mia madre mi chiedeva cosa avrei ricevuto. Come tutte le madri confidava che al proprio figlio venisse dato qualcosa di importante. Mi chiedeva: “Ti assegneranno un loculo”? . . . .”Ma no”, dicevo io, “non credo proprio”.  Io pensavo di ricevere il corredo di un confratello: il camice bianco . . . .ma non me l’hanno dato, la mozzetta. . . .ma non me l’hanno data, il cappuccio. . . .ma non me l’hanno dato, il cingolo. . . .ma non me l’hanno dato,  il cappello. . . .ma non me l’hanno dato, il bastone. . . . ma non me l’hanno dato.
Afferma don Michele Castellana nella prefazione al Libro:
“Sono tante le generazioni che si sono succedute nei trecento anni dell’Arciconfraternita. Quante persone, quanti volti, quante presenze, quanti confratelli, quante consorelle, quante esperienze: tutti hanno contribuito alla crescita dell’Arciconfraternita. Solo il Signore sa. Lui li conosce ad uno ad uno.
Noi nel presente riceviamo il frutto del loro lavoro, della loro fedeltà alla Chiesa e all’Arciconfraternita. È un cammino di fede, di spiritualità e di testimonianza: è un patrimonio molto prezioso.
Cosa lega noi a questa moltitudine che ci ha preceduto? Una cosa sola: la devozione alla Vergine del Carmine”.

LO SCAPOLARE  DELLA MADONNA DEL CARMINE
Il segno distintivo della devozione  alla Madonna del Carmine, dal 16 luglio 1251 (sono passati 8 secoli), è l’abitino, o Scapolare. Senza dubbio alcuno, la componente più preziosa del corredo di un confratello e di una consorella. Come dice in versi il mio amico Benvenuto Messia:
“I fratille d’u Carmene sŏ bunaridde
e prŏprie tŭtte se mĕttene a Petidde”.
Io ho ricevuto l’abitino qui, il 16 luglio 2012.

“Per i Membri della Famiglia carmelitana Maria, la Vergine, Madre di Dio e degli uomini, non è solo un modello da imitare, ma anche una dolce presenza di Madre e Sorella in cui confidare”. Questa meravigliosa considerazione e le successive sono di  Papa Giovanni Paolo II.
“Questa intensa vita mariana, che si esprime in preghiera fiduciosa, in entusiastica lode e in diligente imitazione, conduce a comprendere come la forma più genuina della devozione alla Vergine Santissima, espressa dall’umile segno dello Scapolare, sia la consacrazione al suo Cuore Immacolato. È  così che nel cuore si realizza una crescente comunione e familiarità con la Vergine Santa, quale nuova maniera di vivere per Dio e di continuare qui in terra l’amore del Figlio Gesù a sua madre Maria.
Nel segno dello Scapolare si evidenza una sintesi efficace di spiritualità mariana, che alimenta la devozione dei credenti, rendendoli sensibili alla presenza amorosa della Vergine Madre nella loro vita.
Lo Scapolare è essenzialmente un abito. Chi lo riceve viene aggregato o associato in un grado più o meno intimo all’Ordine del Carmelo, dedicato al servizio della Madonna per il bene di tutta la Chiesa.
Chi riveste lo Scapolare viene introdotto nella terra del Carmelo, per  mangiarne i frutti e i prodotti,  e sperimenta la presenza dolce e materna di Maria, nell’impegno quotidiano di rivestirsi interiormente di Gesù Cristo e di manifestarlo vivente in sé per il bene della Chiesa e di tutta l’umanità.
Due, quindi, sono le verità evocate nel segno dello Scapolare: da una parte, la protezione continua della Vergine Santissima, non solo lungo il cammino della vita, ma anche nel momento del transito verso la pienezza della gloria eterna; dall’altra, la consapevolezza che la devozione verso di Lei non può limitarsi a preghiere ed ossequi in suo onore in alcune circostanze, ma deve costituire un abito, cioè un indirizzo permanente della propria condotta cristiana, intessuta di preghiera e di vita interiore, mediante la frequente pratica dei Sacramenti ed il concreto esercizio delle opere di misericordia spirituale e corporale.
In questo modo lo Scapolare diventa segno di alleanza e di comunione reciproca tra Maria e i fedeli: traduce in maniera concreta la consegna che Gesù, sulla croce, fece a Giovanni, e in lui a tutti noi, della Madre sua, e l’affidamento dell’apostolo prediletto e di noi a Lei, costituita nostra Madre spirituale.
Di questa spiritualità mariana, che plasma interiormente le persone e le configura a Cristo, sono uno splendido esempio le testimonianze di santità e di sapienza di tanti Santi e Sante del Carmelo, tutti cresciuti all’ombra e sotto la tutela della Madre”.
Conclude Papa Giovanni Paolo II: “Anch’io porto sul mio cuore, da tanto tempo, lo Scapolare del Carmine”. . . .Anch’io sperimento continuamente la protezione della Madre celeste. (Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera per i 750 anni dello Scapolare, 25 marzo 2001).
Karol Wojtyla ricevette lo Scapolare all’età di 10 anni. Per l’amore che nutriva verso la Madre celeste,  non se ne volle mai separare durante la sua vita terrena, nemmeno in sala operatoria dopo l’attentato del 13 maggio 1981. Quale segno di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, indossava lo scapolare  anche quando  intraprese il suo viaggio verso la vita eterna.

Alla Vergine Santissima, Stella del mare e Fiore del Carmelo, Papa Giovanni Paolo II ha affidato. . . . nientemeno .  . . . che  il terzo millennio.

Concludo, ricordando che alla Vergine Maria, coinquilina e compagna di viaggio, don Tonino Bello ci esorta a rivolgersi così:

“Santa Maria, Vergine della notte,
noi t’imploriamo di starci vicino
quando incombe il dolore,
e irrompe la prova,
e sibila il vento della disperazione,
e sovrastano sulla nostra esistenza il cielo nero degli affanni
o il freddo delle delusioni,
o l’ala severa della morte.

Liberaci dai brividi delle tenebre.
Nell’ora del nostro Calvario,
tu, che hai sperimentato l’eclisse del sole,
stendi il tuo manto su di noi,
sicché, fasciati dal tuo respiro,
ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà.

Alleggerisci con carezze di madre
la sofferenza dei malati.
Riempi di presenze amiche e discrete
il tempo amaro di chi è solo.
Spegni i focolai di nostalgia nel cuore dei naviganti,
e offri loro la spalla perché vi poggino il capo.

Preserva da ogni male i nostri cari che faticano in terre lontane
e conforta, col baleno struggente degli occhi,
chi ha perso la fiducia nella vita.
Ripeti ancora oggi la canzone del Magnifìcat,
e annuncia straripamenti di giustizia
a tutti gli oppressi della terra.

Non ci lasciare soli nella notte a salmodiare le nostre paure.
Anzi, se nei momenti dell’oscurità ti metterai vicino a noi
e ci sussurrerai che anche tu,
Vergine dell’avvento,
stai aspettando la luce,
le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto.
E sveglieremo insieme l’aurora.
Così sia”.

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