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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Recensioni’ Category

giovedì
Set 20,2012

“La stessa nozione di patria, nel senso nobile e sentimentale del termine, è infatti legata alla relativa fugacità della nostra vita, che ci mette a disposizione troppo poco tempo perché possiamo affezionarci a un altro paese, ad altri paesi, ad altre lingue.”

Che cos’è la patria dopo vent’anni di separazione? Che cosa significa la memoria e come può essere condivisa? Su questi temi si costruisce la storia dell’ultimo romanzo di Kundera, L’ignoranza. Nelle vicende di una donna e di un uomo che, dopo aver vissuto per oltre vent’anni lontani da Praga in esilio volontario e con storie tra loro lontane, avendo in comune solo un dimenticato amore adolescenziale conclusosi burrascosamente, ritornano, nella terra d’origine e, casualmente, si rincontrano.
La donna, Irena, ha vissuto a Parigi, fuggita dalla madrepatria col marito perché questo si sentiva minacciato (la scelta quindi dell’esilio non era stata sua, ma solo accettata o subita), rimasta vedova e poi legatasi a un altro uomo, decide, su pressioni esterne e non per autentica esigenza, di tornare a Praga, alla caduta del regime comunista.
L’uomo, Josef, fa il veterinario e anche per lui sono stati più di venti gli anni di soggiorno lontano dalla patria. La sua nuova vita si è svolta in Danimarca, lì ha amato una donna, si è sposato, è rimasto vedovo. Poco prima della morte, la moglie (il comunismo era crollato in tutti i paesi dell’Est) lo aveva sollecitato a tornare; sarebbe andata con lui, avrebbe visto per la prima volta quel mondo conosciuto da lei solo attraverso le parole del marito, avrebbero condiviso nuovi ricordi, ma questo progetto si era spezzato contro la realtà della morte. Josef però aveva deciso di rispettare ugualmente questo suo ultimo desiderio, sarebbe stato come condividere ancora qualcosa con lei. Prendere l’aereo, viaggiare, soprattutto tornare, significa ripercorrere nella mente nomi, volti e luoghi del passato: non c’è felicità in tutto ciò, solo imbarazzo. E “l’ignoranza” delle trasformazioni che sono avvenute in tanti anni negli amici, nei rapporti, nelle vite di tutti rendono difficile ogni incontro.
Il patrimonio di ricordi di vent’anni si racchiude in pochi momenti di vita, ognuno (dice Kundera) ricorda solo attimi significativi del proprio vissuto: di una intera storia d’amore possono restare solo alcuni attimi, poche immagini, qualche parola. E anche dell’infanzia e dell’adolescenza ciò che dura nella memoria non è uguale per tutti, dipende dal peso che a certi episodi soggettivamente si è dato. Così anche la fama degli uomini può svanire, ma questo non dipende solo dall’ordine di grandezza della personalità in questione, quanto dall’intelligenza, dalla sensibilità dei posteri.
I due protagonisti (maggiore attenzione è forse data dall’autore alla donna) si incontrano casualmente: Irena riconosce subito nell’uomo il ragazzo per amore del quale aveva desiderato la morte; Josef sta al gioco ma non sa (e non saprà mai) chi sia quella donna. L’incontro è di pochi minuti, ma qualcosa li accomuna, li unisce, così fissano un successivo appuntamento. Entrambi avevano, dentro di sé, paragonato la loro vicenda a quella di Ulisse. Aveva davvero desiderato il ritorno a Itaca? O anche per lui il lungo nóstos aveva rappresentato una necessità morale? E Penelope, ritrovandolo, lo avrà davvero amato di nuovo?
Gli amici, gli altri, non riescono (se si esclude N., l’amico di Josef) a porre le domande giuste o ad avere un autentico interesse per le esperienze successive all’allontanamento dalla patria, vissute in luoghi lontani e ignoti.
Il forte senso di estraneità, la sensazione di avere altrove la propria dimensione più vera svanisce in Irena quando incontra, all’appuntamento prefissato, Josef: un’intesa immediata, una sintonia rara, il desiderio che si accende e infine l’amore, intenso, inebriante, dimentico delle mille barriere erette nel tempo. Anche l’uomo è sereno, rivive emozioni e sensazioni che credeva spente da sempre: ma c’è una sostanziale distanza tra i due, lui ignora chi sia la donna con cui sta vivendo quel momento prodigioso, mentre lei si illude di un insperato recupero del passato. Quando l’equivoco viene alla luce, il prodigio si spezza, ritorna la sofferenza e la fatica e non resta che tornare a quella che forse è la vera “patria”, quella che è il presente e con cui è più facile confrontarsi, oppure accettare gli affetti noti, la propria conosciuta realtà.
Come sempre in Kundera, i momenti di riflessione si intrecciano con le vicende: un po’ di filosofia, qualche idea illuminante, molta capacità di collegare il particolare al generale. La lettura così dà al lettore la sensazione di un’esperienza arricchente, di un impegno intellettuale anche laddove il messaggio non sia del tutto originale o particolarmente profondo. La brillante scrittura dell’autore ceco favorisce una lettura rapida e partecipe del libro, e permette sia di avere uno strumento in più di comprensione del nuovo mondo emerso dalla società dei Paesi dell’Est a conclusione dell’esperienza socialista, sia di fermarsi a riflettere su che cosa possa significare per ognuno passato, patria, bisogni e speranze.

L’ignoranza di Milan Kundera
Titolo originale: L’ignorance

 

giovedì
Set 20,2012

La SV. è invitata alla presentazione di “Destini che nessuno sa”, l’ultimo romanzo di Nicolò Angileri, che le Edizioni La Zisa mandano in questi giorni in libreria, che avrà luogo venerdì 28 settembre, alle ore 17, presso la Sala Martorana di Palazzo Comtini, in via Maqueda 100, a Palermo. All’iniziativa, patrocinata dalla Camera dei Deputati e dalla Provincia Regionale di Palermo, interverranno: Pippo Fallica, Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati; Giovanni Avanti, Presidente della Provincia di Palermo; Nicola Zito, Questore di Palermo; Silvana Saguto, Presidente del Tribunale di Palermo Sezione M.P.; Alessia Sinatra, Sostituto Procuratore della procura di Palermo; Domenico Barone, Criminologo; Claudia Mandracchia, Editor Mondadori; Roberto Sardina, Attore e regista. Modererà Rino Cascio, Giornalista Rai.

Il libro: Nicolò Angileri, “Destini che nessuno sa”, Romanzo, Pagine 160, Euro 14,00, Edizioni la Zisa (ISBN: 978-88-6684-026-8)

Romanzando un’agghiacciante vicenda di cronaca realmente accaduta a Palermo alcuni anni fa – una sordida storia di sfruttamento di minori e di film pedopornografici, Nicolò Angileri tratteggia il ritratto di un quartiere e delle figure che vi si muovono, alcune con ferocia, altre con rassegnazione, i bambini spesso con l’innocenza violata da adulti insensibili a tutto tranne che al richiamo del denaro. Per tutti, nel quartiere, i buoni come i cattivi, vige un tabù: non si fanno denunce alla polizia, non si è spioni. Il ricordo delle passate sofferenze e la consapevolezza che solo parlandone le potrà superare riusciranno a convincere uno dei piccoli abusati a raccontare tutto. Sullo sfondo, nel romanzo, si muovono personaggi indimenticabili delle battaglie civili di quegli anni contro la mafia, la delinquenza, l’ignoranza, come don Pino, padre Puglisi, che fu sempre al fianco degli oppressi e alla ribellione alle regole dell’omertà dedicò la vita.

Nicolò Angileri (Ficarazzi, 1970), sposato e padre di due figli, svolge dal 1989 con passione il suo lavoro di poliziotto. All’interno della Squadra Mobile ha svolto il proprio incarico presso la sezione omicidi e la sezione antirapina; da circa dieci anni è in servizio presso la sezione specializzata in danno di minori. Nel 2009, in collaborazione con Raffaella Catalano, ha pubblicato la sua prima opera, “Angeli e orchi”, con la quale nel maggio del 2010 ha vinto il premio letterario “Racalmare Leonardo Sciascia scuola”; nel luglio dello stesso anno ha vinto il premio speciale al concorso internazionale “Incostieramalfitana”.

http://www.lazisa.it/angileri_destini.html

Le Edizioni La Zisa aderiscono ad Addipizzo e tutti i volumi sono certificati “Pizzo free”.

 

Davide Romano – Resp. Ufficio stampa Casa editrice La Zisa

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mercoledì
Set 19,2012

 

Nei racconti Oscar Wilde dà prova della sua arte di sublime narratore. L’ironia acuminata, i sofisticati aforismi rivivono in tre ritratti spregiudicati della società vittoriana: un gentiluomo inseguito dal Fato, una misteriosa “Gioconda in zibellino”, un giovanotto dalla sorprendente fortuna.

Il gusto del paradosso esalta splendori e miserie della condizione umana.

 

IL MILIONARIO MODELLO

 

La storia, descritta con uno stile velatamente ironico ma delicato, è anche improntata a un certo raffinato decadentismo, tipico di Wilde. Il breve racconto (non più di quattro o cinque pagine) narra la storia di un giovane bello e di modeste risorse che, grazie ad un incredibile, quanto inaspettato colpo di fortuna, riesce ad arricchirsi ed a coronare il suo sogno d’amore. Il gioco della narrazione sta proprio nel finale totalmente a sorpresa che ribalta improvvisamente le prospettive che avevano fino ad un instante prima ingannato il lettore.

Hughie, così si chiama il giovane, è il figlio di un cavaliere, discende quindi presumibilmente da una famiglia nobile, i cui fasti sono stati notevolmente ridimensionati (il padre non lascia al figlio che la spada di cavaliere e qualche libro). Totalmente negato nelle attività imprenditoriali, e quindi incapace di far soldi col proprio lavoro, dopo aver tentato con le attività più disparate di crearsi una propria forma di sostentamento («Aveva provato a far di tutto[…] Si era messo in Borsa per sei mesi, ma che cosa può fare una farfalla, tra tori e orsi?…»), Hughie si rende conto di essere impedito, nel coronare il suo sogno d’amore, sposare Laura, la figlia di un ex colonnello in pensione, dalle sue scarse rendite.

Tutto questo fino a quando, un giorno, entrando nello studio di un suo amico pittore, Trevor, non fa uno strano incontro con un modello che sta posando per un quadro, con tutta l’apparenza di un perfetto mendicante. Mosso a compassione dalla miseria di costui, Hughie, dallo spirito solitamente poco pratico ma generoso, gli regala una sovrana d’oro, pur non trovandosi certamente nelle condizioni da potersi permettere simili elargizioni.

La sera stessa, rincontrato l’amico Trevor, egli viene a sapere che quel modello dall’apparenza di mendicante, che in seguito al suo gesto di generosità, aveva voluto sapere tutto di lui, non è affatto un poveraccio, bensì uno dei più ricchi uomini d’affari d’Europa, che per eccentricità, si faceva dipingere in foggia di mendico. Appreso l’errore commesso, Hughie si dispera, temendo di aver offeso l’orgoglio di quell’uomo potentissimo, e si dà del disgraziato. Le sue convinzioni e i suoi timori si acuiscono ancora di più quando, il mattino successivo si vede arrivare a casa un portavoce del barone Hausberg, l’uomo che lui aveva scambiato per un bisognoso ed a cui aveva fatto addirittura la carità.

L’elemento di sorpresa interviene al momento in cui si scopre che il portavoce del barone non è venuto per esigere scuse da Hughie, ma per recapitargli, in premio alla sua generosità, un assegno di diecimila sterline che consentiranno al giovane il matrimonio.

Il racconto si conclude con una frase ad effetto, in cui è finalmente spiegato il gioco di parole del titolo: «Alan [si tratta di Trevor] osserva: I modelli milionari sono abbastanza rari; ma, per Giove, i milionari modello lo sono ancor di più!».

Con uno stile scorrevole e delicato, non privo di qualche francesismo qua e lа, Wilde ci dà in questo racconto un buon saggio della sua prosa ironica e raffinata al tempo stesso.

 

IL DELITTO DI LORD ARTHUR SAVILE  (Miss Fletcher)

Scritto da Oscar Wilde nel 1887, questo breve racconto è una gemma.
Il sottotitolo, serio e severo, recita: Uno studio sul dovere.
Sì, perchè il protagonista, Lord Arthur Savile, si trova a dover compiere, suo malgrado, un dovere tanto sgradito quanto imprevisto: commettere un omicidio.
La vicenda ha  inizio ad un ricevimento, tenuto nella magione di Lady Windermere, colei che, con il suo celebre ventaglio, sarà l’indimenticabile primadonna di una fortunata commedia di Wilde.
Tra gli invitati, un certo Septimus Podgers, chiromante di fiducia dell’eccentrica padrona di casa che, nutrendo per lui una fiducia cieca, si appresta a trascorrere un intero anno su una mongolfiera, essendole state predette sventure sia per mare che per terra.
Così Lady Windermere, entusiasta, presenta l’uomo ai suoi ospiti, insistendo perchè questi si facciano leggere la mano e loro, uno ad uno, volentieri si sottopongono all’esperimento.
Anche Lord Artur, ovviamente, cede alla curiosità.
Dapprima gli viene svelato che farà un viaggio, quindi che perderà un lontano parente.
Ma Podgers è un tipo misterioso e non svela tutta la verità, anzi, suscita a tal punto l’interesse del povero Savile, che questi si sente quasi costretto a recarsi nello studio del chiromante,  dove finalmente gli sarà rivelato cosa si legge nel palmo della sua mano: un assassinio.
Il nobiluomo, disperato, si mette a vagare per Londra, cammina tutta la notte, senza meta, è  oppresso dalla preoccupazione per il destino che lo attende e lo sarà ancora, il giorno dopo, quando il suo primo pensiero andrà a Sybil Merton, la fidanzata che è in procinto di sposare.
Quale felicità potrebbe mai attenderli, si chiede affranto Arthur, con questa spada di Damocle dell’omicidio, con il crudele ed ineluttabile fato che lo travolgerà?
Si risolve, pertanto, nel compiere il suo dovere.
E per quanto terribile, non lo considera un peccato, bensì un sacrificio necessario.
Sceglie così, con cura certosina la sua vittima: Lady Clementina Beuchamp, una cara vecchia signora alla quale è molto affezionato.
Crudele? Affatto, tragicomico semmai.
La signora è molto malata e Savile, recandosi in visita da lei, le porterà in dono una scatoletta d’argento acquistata in Bond Street nella quale, sostiene, è contenuta una medicina miracolosa.
In realtà, in quella scatola c’è una pillola di veleno.
Mirabile e spassoso è il dialogo che intercorre tra Lady Beuchamp e il suo ospite.
E’ uno scambio di battute fulminanti, in cui la signora si domanda quale sia il momento più opportuno per assumere quel nuovo farmaco, convincendosi che forse le conviene preservarlo per quando avrà il prossimo attacco.
E lui, l’aspirante assassino, affabile, le chiede quando prevede che avverrà.
E insiste, con bel modo, le domanda, quasi ansioso, se sia proprio certa che entro un mese un nuovo attacco la coglierà, deve accertarsi, con la dovuta cautela, che tutto si svolga come destino vuole.
Non sarà così, ahimé, la povera Clementina perirà di morte naturale e la pasticca letale finirà tra le mani di Sybil, prima che Arthur si affretti a gettarla nel fuoco.
A Lord Savile tocca a questo punto trovare una nuova vittima.
E Wilde, con il consueto garbo scrive: quindi riguardò la lista dei suoi amici e parenti e, dopo attenta considerazione, si decise a far saltare in aria suo zio, il decano di Chichester.
A lui Lord Arthur fa recapitare un orologio esplosivo, pensando così di aver risolto, una volta per tutte, il suo spinoso problema.
Viste le premesse, non vi sarà difficile immaginare che le cose non andranno proprio come previsto dallo sfortunato Savile, ma non voglio rivelarvi tutti i particolari di questo racconto sagace e pungente, lascio a voi scoprire in che modo Arthur si libererà del destino scritto per lui.
Sposerà la sua Sybil e, scrive Wilde , il loro amore non fu ucciso dalla realtà. Si sentirono sempre giovani.
E’ breve questo racconto, ma,  come sempre, è  ricco di motti arguti, di stilettate beffarde, di battute taglienti e della grande saggezza di Wilde.
In fondo, par di capire, che altro è la vita, se non una recita?
Così sembra che sia e ciascuno, volente o nolente, ha la sua parte.
Lo lascio spiegare a Oscar, con un brano tratto da questa sua opera,  ennesima brillante perla di perfezione stilistica.

Gli attori sono così fortunati.
Possono scegliere se recitare in una tragedia o in una commedia, se soffrire o essere allegri, se ridere o sciogliersi in lacrime.
Ma nella vita reale è diverso.
Molti uomini e donne sono costretti a recitare parti per le quali non hanno la minima predisposizione.
I Guildestern personificano Amleto, e i nostri Amleto devono fare i buffoni come il principe Hal.
Il mondo è un palcoscenico, ma i ruoli sono mal distribuiti.

 

LA SFINGE SENZA ENIGMI
La sfinge è da sempre emblema dell’enigma: la tematica dell’autenticità è affidata alla centralità del “SEGRETO” nella costruzione dell’identità di Lady Alroy, la cui storia è presentata dalla vittima inconsapevole di tali misteri, l’ingenuo Lord Murchison.
Il narratore anonimo, che resterà tale per tutto lo svolgimento del racconto, ha in un certo senso il ruolo di “analizzatore”, quasi fosse lui stesso il lettore del racconto, ricomprendo solo nel finale con una lucida sentenza che s-Vela la realtà del mistero con cui la donna s’era fatta veste.
Il tema della VERITA’ si puntualizza dalle prime righe attraverso la descrizione del Lord 1: un seguace dei Tory, del Pentateuco e della Camera dei Lord. Si profila dunque un personaggio bel lontano dl “pensiero di massa” e quindi dalla massificazione delle influenze che si stava sviluppando in quel periodo.
Lady Alroy è una donna dalla perturbante bellezza: la sua fotografia mostra, nello sguardo assente e nel sorriso penetrante, la presenza di un segreto. Una Gioconda, manifesto simbolo d’ambiguità e mistero.
Il primo casuale incontro avviene in Bond Street ed emblematico è l’utilizzo di questa particolare via: Bond Street è infatti una delle principali strade dello shopping londinese, dove ora hanno luogo in particolare negozi d’arte e artigianato, e dove ha sede la “Fine Art Society’ (dal 1876) e la “Sotheby’s. Non pare dunque essere accidentale la scelta di questo luogo per il primo incontro: ricordando l’evento cardine del Crystal Palace del 1851, che segnò definitivamente l’inizio della logica del consumismo e del commercio degli oggetti non più per necessità ma per pura estetica e desiderio, Lady Alroy potrebbe in tal senso essere paragonata all’oggetto feticcio e al suo nuovo potere di fascinazione che proprio all’epoca stava prendendo piede.
Dopo averla assiduamente cercata invano per il ‘Solito Row’ 2, rassegnato il Lord arriva a considerare la sua “belle inconnue” un mero sogno (sottolineando l’accostamento positivo fra “sogno” e “sconosciuto”).
E’ ancora per caso che avviene il secondo incontro, ad una cena, dove la donna alimenta il suo alone di mistero: arriva in ritardo, parla a bassa voce e chiede al Lord di non accennare ad alcuno di averla vista per strada.
Il segreto di Lady Alroy3 alimenta l’incontenibile curiosità del Lord, rimasto inevitabilmente vittima di quella “vaga atmosfera di mistero che la circondava”.
Dopo un primo appuntamento al quale la donna non si presenta, infelice e turbato Lord Murchison le indirizza una lettera sperando di poterla incontrare nuovamente. Sulla scia dell’enigma Lady Alroy, acconsentendo al nuovo appuntamento, prega il Lord di non indirizzare più la posta a quell’indirizzo, evitando ovviamente di giustificare la sua richiesta, alimentando così ulteriormente la trepidazione del Lord.
Nonostante i successivi incontri fra i due amanti, l’atmosfera misteriosa e inavvicinabile che circondava la donna non accennava a calare: Lord Murchison la paragona agli “Strani Cristalli” che si vedono nei musei, opachi e trasparenti a seconda della loro posizione 4.
C’è una forte ambiguità nei sentimenti del Lord stesso:
« Amo così tanto la sua persona nonostante i suoi segreti o la amo proprio per via dei suoi segreti? »5
Deciso a chiederla in moglie, persuaso che il matrimonio avrebbe posto fine ai suoi misteri, si diedero appuntamento per la settimana seguente. Poche ore prima dell’incontro però, passeggiando ‘casualmente’ per strada, Lord Murchison scorge la donna entrare in una casa, con il viso coperto da un fitto VELO. Nell’entrare nella casa perde un fazzoletto, che il Lord raccoglie e conserva nella tasca.
Convinto di aver svelato la presenza di un uomo nel suo mistero, il Lord pretende spiegazioni, Verità.
Furibondo e indispettito il Lord non crede alle parole della donna, che nega di aver visto qualcuno, e se ne và lasciandola in un torrente di lacrime.
Il giorno seguente si rifiuta di leggere la lettera di Lady Alroy, rispedendola alla mittente ancora sigillata. Decide dunque di imbarcarsi per la Norvegia.
Al ritorno scopre la notizia della morte della donna “che aveva tanto amato”.
Logorato dalla curiosità di scoprire (di S-VELARE) il mistero, decide finalmente di recarsi alla casa che custodiva il segreto: “Si sedeva sul divano, LEGGENDO e bevendo talvolta del Te”.
Si conclude così il racconto, con ancora un velo di dubbio nella mente del Lord, che con un «Chissà?» dimostra la sua incertezza alla sentenza dell’amico, l’anonimo narratore, per il quale non ci sono dubbi:
« LADY ALROY ERA SEMPLICEMENTE UNA DONNA CON IL PALLINO PER IL MISTERO, CHE SI ERA COSTRUITA UN SEGRETO PER POTERSI ILLUDERE DI ESSERE UN’EROINA DA ROMANZO, MA ESSA STESSA NON ERA ALTRO CHE UNA SFINGE SENZA SEGRETI».
Vale la pena puntualizzare alcuni segnali che Wilde ci offre durante la narrazione:
•    Innanzitutto si constata il definitivo abbandono dell’ambientazione gotica. Nonostante il racconto abbia numerosi punti in comune con “Il Velo Dissolto” di G. Eliot, quali il Velo che copre il volto della donna e il tema del segreto, non è presente in Wilde alcuna svolta di carattere gotico: né è un lampante esempio il colore giallo associato al primo casuale incontro (Lady Alroy è seduta all’interno di una macchina gialla)
•    La presenza, affatto inusuale nei romanzi di Wilde, della “pericolosità del libro”: la narrazione non a caso ha inizio mentre i due amici percorrono una strada in direzione della Madeleine, chiesa parigina inizialmente costruita per ospitare la Biblioteca Nazionale. Si dice in seguito che Lady Alroy leggesse seduta sul divano e la sentenza finale del narratore anonimo non lascia dubbi: “voleva illudersi d’essere un’eroina da romanzo”
•    Alla donna è associato il simbolo della luna: la sua apparizione alla cena è descritta con “entrò come un raggio di luna” e il simbolo ricompare sotto forma di “pietra di luna” che portava sempre, quasi ad indicare che la donna, analogamente alla luna, non brillasse di luce propria, bensì avesse bisogno di un sole – segreto per emanare luce
•    Significativa è la perdita del fazzoletto di Lady Alroy nel momento in cui viene “s-velata” dal Lord: troviamo ancora una volta la tematica della “perdita del Velo”

1« Lord Murchison sarebbe stato il migliore fra gli uomini se solo non avesse sempre detto la verità»

2 In originale Wilde scrive “Wretched Row”, plausibile gioco di parole sul nome del célèbre viale di HYDE Park, il “Rotten Row”

3 Si noti che anagrammando Alroy sortisce “Royal” che può significare sia“regale” che “reale”, evidenziando l’ambiguità della donna.

4 Altro riferimento, ancora più esplicito, alla fascinazione degli oggetti e al Crystal Palace.

5 Wilde sottolinea ancor più esplicitamente questa tematica nel Dorian Gray, innamorato del ruolo d’attrice di Sybil ma non della sua autenticità.

 

Oscar Fingal O’Flahertie  Wills Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900) fu un celebre poeta, aforista, scrittore, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese.
Autore dalla scrittura apparentemente semplice e spontanea, ma sostanzialmente molto ricercata ed incline alla ricerca del bon mot, con uno stile talora sferzante e impertinente egli voleva risvegliare l’attenzione dei suoi lettori e invitarli alla riflessione. È noto soprattutto per l’uso frequente di aforismi e paradossi, per i quali è tuttora spesso citato.
L’episodio più notevole della sua vita, di cui si trova ampia traccia nelle cronache del tempo, fu il processo e la condanna a due anni di prigione per avere violato la legge penale che codificava le regole morali in materia sessuale della sua stessa classe sociale.
Molti i libri scritti sulle sue vicende e sulle sue opere, tra le quali, in particolare, i suoi testi teatrali, considerati dai critici dei capolavori del teatro dell’800.

lunedì
Set 17,2012


STELLA è una bella bambina di otto anni che vive un dramma, spesso il suo amato papà fa con lei giochi che devono restare segreti altrimenti, l’angelo custode piangerebbe cosi forte da morirne. E in breve anche Stella e la sua mamma lo seguirebbero. In “Perché nessuno mi crede? Storia di Stella”, Massimiliano Frassi racconta la storia vera di una bambina abusata che, come tante volte purtroppo accade, percorre una via crucis dove alla prima violenza ben presto se ne aggiungono tante altre. Stella trova il coraggio di chiedere aiuto ma il padre è facoltoso, molto influente: nessuno crede alla bambina, l’uomo conquista o intimidisce chi potrebbe aiutarla. Stella comincia a essere curata come bugiarda e mitomane, i metodi sono molto discutibili e lei rischia di diventare davvero una piccola malata di mente. Gli anni passano, negli intervalli fra un elettroshock continuano le violenze paterne. Di ritorno da un ricovero Stella è ascoltata dalla madre, che finalmente mette in fila tanti piccoli indizi e infine le crede. Andranno via, ma lei è ormai vittima di comportamenti autodistruttivi e la strada per riuscire a ritrovare la voglia di vivere è troppo lunga e incerta. Stella non ce la fa. Il libro spinge a riflettere su una violenza sempre nascosta, di cui si accorge solo quando un caso eclatante visibili i suoi protagonisti. E invita a una maggiore attenzione verso parole e comportamenti di bambini spesso troppo soli.

Il libro: Massimiliano Frassi, “Perché nessuno mi crede?! Storia di Stella”, Edizioni La Zisa, Pagine 112, Euro 9,90 ISBN: 978-88-6684-018-3 (http://www.lazisa.it/frassi_perche.html)

Con sguardo attento e delicato, ma soprattutto con passione e partecipazione, l’autore, da anni impegnato attivamente nella lotta alla pedofilia, ci racconta un percorso esemplare di tante vicende di abuso sui bambini: l’“orco” che si nasconde proprio fra le persone più vicine, l’incredulità generale, la deriva emotiva che inevitabilmente travolge le piccole vittime, segnandone la crescita e la difficile maturazione. Protagonista di questa storia dell’orrore è una bambina colpita a tradimento, e poi una ragazza, una donna che ha smarrito il filo dell’esistenza e non riuscirà a ritrovarlo. Inascoltate restano le sue richieste d’aiuto, fino a convincerla di essere lei stessa causa del suo male. Questo libro è un invito ad ascoltare i bambini, quando tentano di dirci cosa realmente gli stia capitando, per aprire uno spiraglio al futuro, perché «nessun dolore è per sempre».

Massimiliano Frassi (1969), giornalista e scrittore, è fondatore e presidente dell’Associazione Prometeo onlus, che da più di dieci anni si occupa di lotta alla pedofilia, sostenendo le vittime dei pedofili e lavorando per creare una presa di coscienza del problema da parte della società. È stato promotore di una proposta di legge contro la pedofilia e ha ricevuto riconoscimenti sia in Italia che all’estero. Fra le sue opere: “I bambini delle fogne di Bucarest”, “L’inferno degli angeli”, “Ho conosciuto un angelo – la storia di Tommaso Onofri” (scritto con la collaborazione della mamma del piccolo Tommaso). Per le Edizioni La Zisa ha pubblicato il best seller “II libro nero della pedofilia”.

Il libro verrà presentato, in anteprima nazionale, a Bergamo, il 28 settembre, alle ore 16, presso la  Sala Conferenze c/o Sede territoriale della Regione Lombardia, in via XX settembre n.18. Interverranno: Massimiliano Frassi, Autore e Presidente Associazione Prometeo; Elena Martellozzo, criminologa presso Scotland Yard Londra, docente di criminologia presso la Westminster University; Reginald Jooke, ispettore capo, unità crimini sui minori Scotland Yard; e Gabriella Vitali D’Andrea

www.associazioneprometeo.org

sabato
Set 8,2012

Sinossi

Lo specchio cieco e altri racconti raccoglie diversi testi narrativi scritti con pathos e intensità da Joseph Roth, negli anni successivi alla prima Guerra mondiale. Vi sono ritratte figure destinate al fallimento, alla rinuncia, al naufragio, imprigionate nella strettoia invalicabile della loro mediocre condizione sociale, condizionate da un sistema sociale gerarchico e impietoso che le condanna all’infelicità. Con grandiosa maestria Roth prefigura la condizione di annichilimento che porterà presto l’Europa davanti a una delle più grandi catastrofi del Novecento. In questo orizzonte “fare carriera” significa scegliere un lavoro che dia abbastanza soldi per morire, “avere un figlio” equivale ad abdicare alla vita e ad abolire l’amore e la felicità. I protagonisti di questi racconti si confrontano drammaticamente con la loro misera condizione sociale, che li rende subalterni delle classi nobili, inchiodati al dovere verso i valori consacrati e all’obbedienza nei confronti dei ceti superiori.

Lo specchio cieco (1925), capolavoro lirico, è la storia della giovane Fini che,  in una Vienna, incupita dalla guerra, diventa donna e, poco più che bambina, scivola nel misterioso mondo delle passioni infelici e fatali. Personaggio femminile descritto dall’autore con grande pietas e capacità introspettiva.

… Cadde nell’acqua, mandò ancora un grido sommesso, sprofondò giù e la corrente la portò con sé, nascondendola agli sguardi della gente. La trovarono tre miglia più avanti. Il corpo gonfio, con ninfee bianche e piante verdi tra i capelli, la bocca semiaperta….

Il capostazione Fallmerayer (1933) narra la travolgente passione di un uomo comune per una donna aristocratica. Risoluto a trasformare il suo sogno d’amore in realtà, egli riesce, superando ogni barriera sociale, a conquistare la donna oggetto del suo desiderio. Alla fine ritrova, con un gesto leale, la propria umanità e integrità. Tuttavia, un incidente ferroviario dischiude al capostazione Fallmerayer l’opportunità di una vita diversa.

Il singolare destino del capostazione austriaco Adam Fallmerayer merita, senza dubbio, di essere annotato e fissato sulla carta. Si rovinò la vita, che, detto per inciso, non sarebbe mai stata brillante – e forse nemmeno sempre felice – in un modo sorprendente. Sulla base di tutto ciò che gli uomini possono sapere gli uni degli altri, sarebbe stato impossibike predire a Fallmerayer un destino insolito. Eppure questo lo colse e lo afferrò – e lui stesso sembrò abbandonarvisi addirittura con una certa voluttà…

In due racconti magistrali, affiora la lotta sommessa tra dovere e desiderio, lusinghe di passioni fatali e un triste destino di rinunce, mentre si prefigura l’inabbissarsi di un mondo che è al tempo stesso l’Impero asburgico e la civiltà ebraica dell’Europa orientale. Fra i grandi del Novecento, Joseph Roth più di ogni altro coltiva il gesto inconfonsibile del narratore.

 

Joseph Roth nasce in Galizia nel 1894. Cresciuto in un ambiente ebraico ortodosso, studia letteratura tedesca a Vienna e si arruola da volontario nella Grande Guerra. Giornalista e scrittore di successo, grande viaggiatore, dopo aver vissuto a Berlino lascia la Germania in seguito all’ascesa al potere di Hitlet. Muore a Parigi nel 1939. Tra i suoi capolavori “Fuga senza fine (1927)” – “La Marcia di Radetzky (1932)” – “La cripta dei Cappuccini (1938)” e “La Leggenda del santo bevitore (1939)”, portato al cinema nel 1988 da Ermanno Olmi, Leone d’Oro al Festival di Venezia.

 

 

 

martedì
Set 4,2012

 

“Ogni mattina, dietro le scogliere di Kingsport, dal mare si alza la nebbia.

Candida e spumeggiante, raggiunge in cielo le nuvole sue sorelle, portando segni di teneri pascoli ed antri di leviatani.
Quando cadono poi le ultime piogge dell’estate, picchiando sui tetti scoscesi dei poeti, le nuvole fanno evaporare quei sogni e li inviano agli uomini, perché questi non possono vivere senza fantasticare di antichi e bizzarri segreti, e di conversazioni meravigliose scambiate di notte dai pianeti.
Quando i sogni volano come un fiume verso le grotte dei Tritoni, e le conchiglie delle città sottomarine suonano melodie segrete apprese dagli Antichi, si concentrano grossi banchi di nebbia in un cielo gravido di antiche leggende, e chi guarda le scogliere in direzione dell’oceano, non vede che un vapore latteo, come se la barriera degli scogli fosse l’orlo del mondo, e nell’aria solenne di quel paese stregato sembra di udire il  tintinnio delle boe.
Poi, a nord dell’antico porto di Kingsport, le rocce diventano sempre più alte e indiscrete, e la più settentrionale è sospesa nel cielo come una nuvola scura di aria congelata.
Rimane immota come un punto nel cosmo, perché proprio lì la costa si ritrae improvvisamente verso il possente Miskatonic, le cui acque vi si gettano dalle pianure, superando Arkham e portando le leggende nate nelle foreste ed alcuni ricordi particolari delle colline del New England.
Per i marinai di Kingsport, quello scoglio ha la stessa funzione che assume la Stella Polare per i marinai di altri paesi.
Al calar della notte, certe volte si riesce ad intravedere dietro la sua punta le costellazioni dell’Orsa Maggiore, di Cassiopea e del Dragone.
Sembra che appartenga anch’esso alla volta celeste, e quelle stelle quando sale la nebbia, di giorno o di notte, lo nascondono davvero alla vista degli uomini.
I marinai sono affezionati a quelle rupi a picco sul mare, ad esempio a quello che somiglia ad un profilo che chiamano Padre Nettuno, o quell’altro che chiamano Scala in Salita perché i differenti piani di roccia sembrano dei gradini.
Questo, però, fa loro un po’ paura, poiché è molto vicino al cielo.
I portoghesi approdati sulla costa dopo una lunga traversata, si segnarono il petto nel vedere quello scoglio, ed i primi yankee temevano di salire lassù più del diavolo.
Eppure su quello scoglio c’è una vecchia abitazione, e di sera si possono vedere brillare le luci dalle sue finestre pannellate.
Quella casa è lì da sempre, e la gente crede che vi abiti un uomo che parla alle prime nebbie del mattino, e che vede probabilmente delle cose fantastiche nell’oceano, quando la linea delle scogliere si trasforma nell’orlo del mondo, ed il tintinnio delle boe risuona solenne tra i vapori lattei di quel paese stregato.
La gente lo dice tanto per dire, visto che su quello scoglio misterioso non ci sale mai nessuno, e che gli abitanti del paese evitano con cura di puntarvi il cannocchiale.
Qualche turista estivo ha cercato di curiosare con il proprio binocolo, ma non ha visto che il vecchio tetto grigio, di legno e spiovente, le cui ali sfiorano il basamento cinerino, ed un po’ di luce gialla che, di sera, filtra dalle finestre nascoste dal tetto.
I turisti estivi non credono alla leggenda che in quella casa, da centinaia di anni, viva lo stesso Abitante, ma la gente di Kingsport  non dà ascolto a quegli sciocchi.
Perfino il Vecchio Terribile – lui che parla a minuscoli pendoli  di piombo chiusi nelle bottiglie, che paga l’emporio con antichissime monete d’oro spagnole, e che ha degli idoli misteriosi nel giardino della sua decrepita fattoria di Water Street – sa soltanto che era già tutto così quando suo nonno era giovane.
E dice anche che doveva trattarsi di cose incredibili, quando un Belcher, uno Shirley, un Pownall o un Bernard, era governatore della provincia di Sua Maestà della baia del Massachusetts.
Un’estate venne a Kingsport un filosofo.
Il suo nome era Thomas Olney, ed era un professore dell’università di Narrangasett Bay (…)”.

Il bellissimo racconto The strange high house in the mist, scritto dal solitario di Providence probabilmente verso il 1920, è ricco di immagini straordinarie con i suoi mostri ed i suoi sogni; la fantasia viaggia a mille all’ora ed il brivido sale lentamente dalla spina dorsale fino al cervello.

In questa edizione:

Un sottomarino in balia di forze misteriore. Un musicista straordinario minacciato dall’orrore. Un medico dagli strani disturbi. Un’abitazione fantasma. Dal fondo dell’oceano ai tetti di Parigi, da un’afosa New York alle brume del New England, un faccia a faccia con l’incubo, il viaggio nell’immaginazio di un maestro della letteratura fantastica.

H.P. Lovecraft

« Il sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto. »

 

Howard Phillips Lovecraft (Providence, 20 agosto 1890 – Providence, 15 marzo 1937) è stato uno scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense, riconosciuto tra i maggiori scrittori di letteratura horror insieme ad Edgar Allan Poe e considerato da molti uno dei precursori della fantascienza angloamericana.Autore di numerosi racconti, come Dagon, Il colore venuto dallo spazio, Il richiamo di Cthulhu e L’orrore di Dunwich, e di romanzi, tra cui Il caso di Charles Dexter Ward, Le montagne della follia e La maschera di Innsmouth, oltre ad alcuni racconti in versi, non molto apprezzato dai critici del suo tempo, probabilmente perché troppo straniante, non godette mai di buona fama se non dopo la sua morte. Molte delle sue opere sono state fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo, nella letteratura così come nel cinema e nella musica. Infatti, uno dei maggiori studiosi lovecraftiani, S.T. Joshi, definisce la sua opera come “un inclassificabile amalgama di fantasy e fantascienza, e non è sorprendente che abbia influenzato in maniera considerevole lo sviluppo successivo di entrambi i generi”.

giovedì
Ago 23,2012

 

Camera d’albergo, apparso per la prima volta nel 1940, è una profonda riflessione sui vizi e le pene dell’amore. Colette indaga sui misteri di una giovane coppia, apparentemente del tutto ordinaria, trovandosi ad inseguire, suo malgrado, le tracce dell’amante di lui, che se ne è andata senza lasciare alcun indizio dietro di sé. Ne scaturisce un racconto teso e bellissimo, che se da un lato ci riporta all’atmosfera del music-hall e degli anni teatrali di Colette – che tanta parte hanno avuto nelle sue opere giovanili, a cominciare da La vagabonda -, dall’altro appartiene già un’epoca di diversa maturità della scrittrice, che proprio in racconti come questo si rivela fra i più profondi osservatori dell’animo umano.
Una cittadina termale, una coppia perbene, una donna misteriosa, una vedette del music-hall. In vacanza con la sua gatta, Colette sfugge alla noia grazie a bizzarri compagni di villeggiatura, “che passano da un amore all’altro in meno tempo di quanto ne occorra per dirlo”. La sua penna acuminata ed elegante ci conduce tra segreti e bugie, vizi e tormenti, alla scoperta degli angoli più remoti dell’animo umano.

Camera d’albergo è una profonda riflessione sui vizi e le pene dell’amore, un racconto teso e bellissimo.

 

Colette

 

Colette, pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette (Saint-Sauveur-en-Puisaye, 28 gennaio 1873 – Parigi, 3 agosto 1954), è stata una scrittrice francese, considerata fra i maggiori della prima metà del XX secolo. Insignita delle più importanti onorificenze accademiche, nonché Grand’Ufficiale della Legion d’onore, fu la prima donna nella storia della Repubblica Francese a ricevere funerali di stato. Colette è stata una delle grandi protagoniste della sua epoca, un mito nazionale: oltre che scrittrice prolifica fu attrice di music-hall, spesso nuda durante le sue esibizioni, autrice e critico teatrale, giornalista e caporedattore, sceneggiatrice e critico cinematografico, estetista e commerciante di cosmetici. Ebbe tre mariti e un amante più giovane di lei di trent’anni, più volte fu al centro di scandali per le sue disinibite relazioni sentimentali con alcune personalità mondane, di ambo i sessi, della società francese.

Pur non provando simpatia per le femministe della sua epoca, la sua vita e la sua opera letteraria furono la testimonianza di una donna libera, anticonformista ed emancipata, che sfidò le convenzioni e le restrizioni morali dell’epoca, e che contribuì a rompere certi tabù femminili già a partire dalla sua prima creazione letteraria, il personaggio di Claudine “dall’ammiccante selvatichezza, dalla spregiudicata sensualità” e, come la definirà Willy, “una tahitiana prima dell’avvento dei missionari […], più amorale che immorale”. La fortunata serie delle Claudine, piena di un certo pigmento erotico, ai primi del XX secolo rivestiva un carattere osé notevole.

giovedì
Ago 9,2012

A Milano, una notte d’inizio estate del 1984, due bambine scompaiono da casa.

Vengono ritrovate nelle solitudini del quartiere di Lambrate: volevano giocare, ma si erano perse.

Due giorni dopo i genitori si presentano in questura: Patrizia e Valeria hanno lo stesso incubo, che si ripete. Ch cosa hanno visto dietro una finestra illuminata?

Una nuova indagine del commissario Melis in una Milano di peroferia, dove nelle strade sempre più deserte di una città afosa già abbandonata da chi può, si vedono ancora gli operai uscire dai cancelli delle grandi fabbriche, la sera, al suono lugubre delle sirene.

Estratto del libro:

“Oh dottore, è qui”. Le dita gialle di nicotina, l’aria perennemente infelice, il piccolo Sntanicchia sembrò sinceramente contento di vedere Melis, suo diretto superiore presso la Questura centrale sino a pochi mesi prima. A farla breve, alle 21,00 i coniugi Folicaldi e Maggi, età fra i trenta e i quaranta, si erano presentati insieme al commissariato per denunciare la scomparsa delle rispettive figlie, Patrizia e Valeria, figli uniche, entrambe di anni sei, compagne di classe e amiche inseparabili.  – Le due famiglie – spiegò Santanicchia – abitano in via Conte Rosso, in due case l’una di fronte all’altra – Era la prima volta che le bambine, uscite forse a giocare, non rientravano per l’ora di cena, e i genitori, sempre più preoccupati, si erano decisi a ricorrere alla Polizia…

Hans Tuzzi

Hans Tuzzi, pseudonimo di Adriano Bon (Milano, 1951), è uno scrittore e saggista italiano.
Studioso, consulente editoriale e docente universitario (master in editoria cartarcea e multimediale all’Università di Bologna), con lo pseudonimo Hans Tuzzi – che è il nome di un personaggio del romanzo L’uomo senza qualità di Robert Musil – ha scritto una serie di romanzi gialli ambientati a Milano e con protagonista il commissario Norberto Melis.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo:
Il maestro della testa sfondata, Perché Yellow non correrà, Come il cielo sull’Annapurna, Tre delitti un’estate. Calde vacanze per il commissario Melis, La morte segue i magi, L’ora incerta tra il cane e il lupo.

giovedì
Ago 9,2012
BuonPomeriggio,
Oggi parliamo di un libro edito dalla Butterfly Ed.
La scrittrice è una giovane donna, italianissima, Teresa Di Gaetano, già autrice di “La Sabbia delle Streghe – La leggenda di Prime Rose“. La copertina è stata realizzata da una bravissima illustratrice, Chiara Boz e a noi piace molto. Ma torniamo al romanzo….
 

Nina è una giornalista, vive in un appartamento tutto suo ed è circondata da amici che le vogliono bene; tutto questo, però, non basta più da quando Pietro è andato via. Adesso, Nina è una donna sospesa: colei che attraversa la città con le sue gambe, che scrive articoli con le sue mani, non è altro che l’ombra della donna che è stata. Persino i suoi migliori amici, Leo ed Elena, sembrano non capire la profondità del dolore che l’attanaglia e Nina, perseguitata dal ricordo di Pietro come da uno spettro, non può che sentirsi terribilmente sola. Sola, mentre affronta il dedalo di strade cittadine, mentre viene assorbita dal caotico paesaggio urbano, sfondo rumoroso e costante della vita dei protagonisti. La solitudine, però, dovrà combattere con la forza che Nina ha ancora dentro di sé, celata dietro la paura di ricominciare ad amare.

Un romanzo intenso sull’abbandono, sul vuoto creato dall’assenza – tutte le assenze, quelle di coloro che ci hanno lasciato così come quelle di chi c’è ancora, ma non riesce a comprenderci. Una storia indimenticabile che è danza d’opposti: il dolore e la speranza, la solitudine e il calore dell’amicizia, la morte interiore e la rinascita della fenice dalle sue stesse ceneri.
 Estratto del libro:
Hai riagganciato freddamente. Ho visto sul display del cellulare il tuo nome, PIETRO, e sotto chiamata terminata. Calde lacrime hanno iniziato a scendermi sulle guance.
“È davvero finita”, ho pensato tristemente, sconfitta. “Non c’è più alcuna speranza che qualcuno o qualcosa mi riporti da te, amore mio.”
Mi sono seduta sul letto a piangere. Nel frattempo, sul display del cellulare il tuo nome e chiamata terminata sono scomparsi.
“Ho paura”, ricordo di aver pensato, “che il mio cuore diventi gelido e indifferente all’amore.”
Mi sono alzata e diretta verso la finestra. Ho scostato la tenda: le autovetture scivolavano leggere sul nero asfalto. Con gli occhi pieni di lacrime, mi sono diretta in bagno. Ho fatto la doccia.
L’acqua si confondeva con il mio continuo lacrimare.
Quando qualcuno ti lascia è come ricevere uno sparo in pieno petto: ti senti morire, e il mondo, il mondo intero ti crolla addosso.Tutto ciò che non ti riguarda, per me, è diventato noia e tormento. Andare tutti i giorni in redazione sapendo che la tua presenza nella mia vita non ci sarà più, è un tormento al quale non so dare pace. Ogni santo giorno la tua cara immagine mi appare davanti gli occhi e così i ricordi, in questo sconfinato vuoto, diventano delle lance dalle quali non riesco a non farmi colpire.

L’autrice

 

Teresa Di Gaetano è diplomata in Giornalismo Radiotelevisivo, giornalista, ha collaborato per diverse testate giornalistiche locali.
Ha partecipato a due concorsi giornalistici che ha vinto. Il primo, presso un’emittente locale, prevedeva la realizzazione di un telegiornale per ragazzi nell’ambito di un progetto previsto dalla provincia. Il secondo, un concorso letterario-giornalistico, le ha permesso di partecipare ad uno stage di quattro mesi presso l’ADNKRONOS sezione cultura di Roma.
Inoltre, per due anni ha frequentato a Roma un corso di giornalismo ed ha avuto come insegnanti le migliori firme del giornalismo italiano.  Ha partecipato a diversi premi letterari, alcuni suoi racconti sono stati pubblicati nelle antologie dei premi. Ha scritto tre libri: Bubble, Bubble! Dodici racconti, Conchiglia… e altri racconti (Casa editrice Montedit) e il romanzo fantasy d’esordio La bambola di vetro (Casa editrice Montedit). Ha scritto anche una fiaba “La sabbia delle streghe – La leggenda di Primrose”.

QUI il suo blog.

Cosa ne dite di questa romantica storia? Chi di voi ha intenzione di leggere questo libro?

martedì
Ago 7,2012


Ed. ARACNE autore Dr. Matteo SIMONE

Ricco di elementi informativi e di momenti formativi, il lavoro si presenta al lettore come un memorandum e come un prontuario Sportivo oltre che manuale medico-chimico- terapeutico.

Mette in guardia la persona umana sulle conseguenze che possono derivare da una pratica sportiva usata tanto per…… senza un fine vuoi salutare, vuoi dilettantistico, vuoi amatoriale, vuoi competitivo.

Significativa è la descrizione del primo approccio dello psicoterapeuta con l’atleta, con definizioni esatte e precise nonché spiegazioni amichevoli che inducono a seguire i consigli in crescendo.

Interessante  si rivela la spiegazione sull’autoefficacia e sulla prestazione di successo ottimale (IZOF) valorizzata con varie tematiche per il raggiungimento di obiettivi specifici.

Non è trascurata la pratica per i diversamente abili: infatti essi possiedono abilità differenti che consentono loro di sostituire la condizione, nella quale vivono, in una “comparatio” che ripone fiducia in se stessi ad affrontare gli sports a loro più consoni.

Utile la trattazione sullo Sport in ambiente lavorativo con i consigli ad hoc per evitare disagi e infermità che possono ledere la persona umana.

Indispensabili sono i suggerimenti sulla preparazione alla Corsa prima e alla Maratona (metafora della vita) poi, la quale ultima, essendo un investimento di energie fisiche e di tempo, richiede consideratezza e ponderatezza per un corretto rispetto per sé e per gli altri.

La tematica sul DOPING è di un interesse peculiare: infatti, facendo riferimenti antropologici (uno fra gli altri CASTANEDA) è completa di significati e densa di fenomeni che propalano insegnamenti utili e concreti per spaziare un orizzonte vasto nella conoscenza della realtà, servendosi della “percezione”, elemento-cardine che porta alla “consapevolezza” requisito-base del livello di energia che fluisce nel mondo.

Chiare sono le motivazioni sulle sostanze dopanti che oltre a metamorfosare il corpo umano possono condurre al suicidio, a rapporti sessuali non protetti, a stato di ebbrezza, al possesso di un’arma.

Degno di nota è il metodo da usare per i momenti traumatici (EMDR) che si focalizza sulla risoluzione delle problematiche, dei disagi, dei conflitti, basandosi sull’elaborazione e sull’informazione con comportamenti più adatti, diminuendo la tensione, lo stress con una condivisione verbale dell’esperienza.

Nel caso della Psicologia dell’emergenza, significativo è l’intervento dello Psicologo che, attraverso i segni comportamentali riesce a stabilire una relazione sintomatica e di fiducia con una persona che chiede aiuto, usando il Metodo Gestaltico.

Insomma quest’opera di facile ed accessibile consultazione, possiede anche una copiosa bibliografia che permette riferimenti specifici ad autori con una valenza esperenziale alta ed un potenziale informativo curricolare eccellente.

PROF.ssa  ISA MAGLI

http://store.aracneeditrice.com/it/libro_new.php?id=5472

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

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