Cancello ed Arnone News

Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Religione/Teologia’ Category

mercoledì
Gen 2,2013

CANCELLO ED ARNONE – Come ogni anno il 31 dicembre 2012, nella Parrocchia Maria Regina di Tutti i Santi, il parroco Don Sabatino Sciorio ha celebrato l’Adorazione di Fine Anno “Te Deum” e l’affidamento del nuovo anno a Maria.

Dopo il canto di esposizione, è seguita una breve adorazione: “O Gesù nostro Dio e Salvatore, noi ti adoriamo presente nell’Eucarestia e ti esprimiamo tutta la nostra riconoscenza per i benefici che, nella tua bontà, ci hai concesso in questo anno che sta volgendo al termine. Pensando a tutti i doni ricevuti dal Signore, eleviamo a Lui la nostra comune preghiera. dicendo insieme: Noi, ti lodiamo e ti ringraziamo, Signore. La preghiera è continuata pregando per la perfezione che risplende in tutto il creato, per il mistero dell’ incarnazione, per il dono dello Spirito Santo. Per averci creati e conservati in vita, per il dono della fede, per averci soccorso con la santa Grazia. Per il battesimo che ci ha rigenerati, per il dono dell’Eucarestia con cui ci alimenta, per i Sacramenti che ci sostengono lungo il cammino. Per il dono della Parola, per averci riconciliato con il Signore, per averci chiamati a far parte del suo gregge. Per averci tenuto lontano da tanti mali, per averci confortato nella sofferenza e sostenuto nelle prove, per averci custodito dalla disperazione. Per la salute, il lavoro, il dono dell’intelletto, per il bene che ci hai concesso di fare, per l’amore che ci ha ispirato di donare. Per il dono di una famiglia, per l’affetto ricevuto dai nostri amici, per le piccole gioie nelle quali ci dimostra la sua benevolenza, donandoci un pegno della gioia eterna che ci attende al termine dei nostri giorni.

Dopo aver pregato per i bambini che hanno ricevuto il sacramento del Battesimo; per i ragazzi e le ragazze della nostra Comunità che hanno ricevuto la Cresima; per i bambini che hanno ricevuto la loro Prima Comunione;   perchè non ha mai mancato di offrirci il suo perdono nel sacramento della riconciliazione; sono state ricordate anche le coppie di sposi che hanno consacrato il loro amore celebrando il sacramento del matrimonio; sono stati ricordati coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’ordine; ed infine quanti ci hanno lasciato e ci hanno fatto fare l’esperienza di te.

Molto toccante la preghiema per la “Pace”: Padre, tu sei misericordia e bontà infinita, fà che nel cuore degli uomini trovi ascolto la tua voce che ci invita a camminare nelle vie della riconciliazione e della pace e concedi ai responsabili delle nazioni forza e saggezza nel loro impegno di custodi e difensori della sicurezza dei popoli a loro affidati. Padre, che in Cristo tuo Figlio hai riconciliato a te il mondo intero: agisci con la forza dello Spirito Santo nell’intimo dei cuori perché i nemici si aprano al dialogo; gli avversari si stringano la mano e a tutti i popoli sia garantito un avvenire di pace e di concordia. Te lo chiediamo per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Dopo la celebrazione della Santa Messa, conclusa la preghiera del dopo comunione, il sacerdote e l’assemblea si sono alzati in piedi e Don Sabatino ha infuso l’incenso nel braciere posto sulla mensa, mentre cantava e proclamava: “Salga a te Signore, l’incenso della nostra preghiera al termine di questo anno di grazia; come il profumo rimpie questo tempio, così la tua Chiesa spanda nel mondo la soave fragranza di Cristo nel nuovo anno che inizia.

TE DEUM

Il Te Deum laudamus o brevemente Te Deum (latino per “noi ti lodiamo, Dio”)è un inno cristiano in prosa di origine antica. Nella Chiesa cattolica il Te Deumè legato alle cerimonie di ringraziamento; viene tradizionalmente cantato la sera del 31 dicembre, per ringraziare dell’anno appena trascorso, oppure
nella Cappella Sistina ad avvenuta elezione del nuovo Pontefice.
Questa sera in unione di preghiera con tutta la Chiesa ringraziamo per l’anno appena trascorso e chiediamo al Signore della vita di assisterci, guidarci e consolarci per il nuovo anno. Dio buono e misericordioso assisti il Romano Pontefice, la gerachia ecclesiastica, l’Italia, l’Europa E il mondo intero.

Te Deum laudamus (cantato dai fedeli insieme al coro parrocchiale)

Noi ti lodiamo, Dio,
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella lode;
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento col tuo Sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell’assemblea dei Santi.

Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia:
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno

Dopo l’orazione del Te Deum, don Sabatino ha esposto sull’altare un meraviglioso quadro della Madonna ed il sacerdote con i ministri si è recato davanti all’immagine della Vergine Maria, mentre il popolo cantava un inno alla Madonna. Giunto davanti alla sua immagine ha proclamato: E’ giusto davvero – cantarti beata, o Vergine Madre: la sempre beata – la tutta illibata, la madre di Dio! Tu degna d’onore – più dei Serafini, tu degna di gloria – più dei Cherubini, intatta portatsi – nel gremo il Dio Verbo: te Madre di Dio – con canti esaltiamo! (dalla liturgia bizantina).

A cura di Matilde Maisto

 

martedì
Gen 1,2013
FEDERAZIONE
DEI CRISTIANO POPOLARI

DEMOCRAZIA CRISTIANA 
TERZO POLO DI CENTRO 
Formulo i più cordiali auguri

per un prospero e sereno

2013 ! 
Il Segretario nazionale D.C.

Angelo Sandri 
segreteria.nazionale@dconline.info 
www.democraziacristiana.info 
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VANGELO DEL GIORNO – Martedì 01 Gennaio 2013 

Maria Santissima Madre di Dio, solennitÃ

Signore, da chi andremo ? Tu hai parole di vita eterna Gv 6, 68
Oggi la Chiesa celebra : MARIA SS.MA MADRE DI DIO (Solennità ) 
Santo(i) del giorno :
S. GIUSEPPE MARIA TOMASI, Cardinale , S. ZYGMUNT (Sigismondo) Gorazdowski, Sacerdote e fondatore
Meditazione del giorno Attribuita a San Cirillo d’Alessandria :
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata
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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,16-21. 
Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.
Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.
Traduzione liturgica della Bibbia
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Meditazione del giorno: Attribuita a San Cirillo d’Alessandria (380-444), vescovo e dottore della Chiesa
Omelia pronunciata al Concilio di Efeso nel 431
< D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata
Ti salutiamo, Maria, Madre di Dio, tesoro nascosto di tutto il creato, astro che non muore, corona della verginità, scettro dell’ortodossia, tempio indistruttibile, dimora dell’infinito, Madre e Vergine, a causa di colui che è chiamato benedetto nei santi vangeli, colui che viene nel nome del Signore (Mt 21,9; Sal 118,26).
Rivolgiamo il nostro saluto a te, che hai contenuto nel tuo seno verginale colui che i cieli non possono contenere. Grazie a te la Trinità è glorificata e adorata su tutta la terra; grazie a te il cielo esulta, gli angeli e gli arcangeli sono nella gioia, i demoni sono messi in fuga, il tentatore è caduto dal cielo, gli uomini decaduti elevati al cielo. Grazie a te il mondo intero, schiavo dell’idolatria, è giunto alla conoscenza della verità, il santo battesimo è accordato a coloro che credono, con l’olio di letizia (Sal 45,8), le Chiese sono state fondate su tutta la terra, le nazioni pagane sono condotte alla conversione.
Che potrà ancora dire? E’ grazie a te che la luce del Figlio unigenito di Dio ha brillato per coloro che erano nelle tenebre e nell’ombra della morte (Lc 1,79; Is 42,7)… Chi potrà celebrare degnamente le lodi di Maria? Ella è madre e vergine contemporaneamente. Quale meraviglia! Chi ha mai sentito dire che il costruttore non possa abitare il tempio da lui stesso edificato? Chi può far critiche a colui che dà alla sua serva (Lc 1,48) il titolo di madre? Ecco dunque che il mondo intero è nella gioia… Ci sia dato di venerare ed onorare l’invisibile Trinità cantando le lodi di Maria sempre Vergine, cioè¨ la santa Chiesa, e quelle di suo Figlio e del suo Sposo senza macchia.
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<< O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta, speranza certa,
carità perfetta e umiltà profonda.
Dammi, Signore, senno e discernimento
per compiere la tua vera e santa volontà.
Amen. »
SAN FRANCESCO (Preghiera davanti al Crocifisso)
domenica
Dic 30,2012

PAROLA DEL SIGNORE

Il commento è di Padre Gian Franco Scarpitta

La crisi della famiglia è una crisi di fede; per questo la famiglia di Nazaret è un esempio, un modello. La loro non è stata una vita facile: Giuseppe si è accollato un figlio non suo; la Madre se l’è visto inchiodare a una croce; delle sofferenze di lui, poi, non parliamo neppure. Non è stata una vita facile; ma sono rimasti uniti, e uniti con amore, perché ciascuno di loro era teso a realizzarsi non secondo calcoli di umana convenienza, di personale interesse, ma secondo Dio. (commento di mons. Roberto Brunelli)

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2, 41-52

I genitori di Gesù si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza;
ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.
Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti;
non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava.
E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».
Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Ma essi non compresero le sue parole.
Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

IL COMMENTO DI PADRE GIAN FRANCO SCARPITTA. Il Bambino divino entrato nel mondo ha raggiunto l’uomo sotto tutti i suoi aspetti. Ha assunto un’epoca contrassegnata, una dimensione sociale e un nucleo familiare e pertanto la prima dimensione che ha vissuto il Verbo Incarnato è pari a quella di tutti gli altri uomini, poiché essa riguarda vita familiare, il vissuto di sottomissione ai genitori, le ansie della crescita, le difficoltà dell’adolescienza e della prima giovinezza.

LA FAMIGLIA: UN UNIVERSO DA ESPLORARE. Oltre che un valore da salvaguardare e da difendere, la famiglia è anche un universo da esplorare. Non la si può interpretare unilateralmente o darvi una visione a senso unico, perché la sua realtà è molto dinamica e complessa. Molte volte l’atteggiamento di una persona rispecchia il proprio ambito familiare, altre volte se ne distacca.Nella maggior parte dei casi la timidezza è acquisita dall’ambiente in cui si vive (da famiglie chiuse o poco comunicative), mentre altri episodici fenomeni dimostrano che esser timidi e paurosi non corrisponde ad appartenere ad un nucleo familiare di tal fatta. Dalle famiglie umili e illetterate molto spesso sorgono talenti intellettuali, altre volte dai nuclei familiari elevasti per dottrina sorgono giovani votati allo sbando e al deperimento. Parecchie famiglie facoltose e benestanti possono vivere il dramma del figlio immaturo e viziato che precipita nel baratro della droga; parecchi nuclei semplici e dimessi partoriscono elementi virtuosi e apprezzabili. Nella liturgia di oggi si riscontrano tipologie differenti di situazioni familiari, legate ad altrettanti problemi o situazioni contingenti. Per esempio, il caso di Anna, seconda moglie di Elkana accanto a Peninna (la poligamia era legittima e legale nel tempo in cui si scrive) è speculare del dramma di tante giovani coppie costrette ad rassegnarsi a non poter avere figli per ragioni di sterilità. Nei versi precedenti si descrive infatti il pianto di Anna che non ha potuto generare figli, la vana consolazione del marito e il premio del Signore che concede successivamente alla sterile moglie la possibilità di avere un bambino. Di conseguenza adesso Anna si impegna a mostrare riconoscenza a Dio consacrando il proprio figlio Samuele alla vita del tempio. E tuttavia per inciso si sottende ad un problema esacerbante per non poche famiglie appena formate: l’impossibilità di avere figli. Come vivono le aspiranti mamme una situazione del genere? Quali atteggiamenti assumono, come si comportano gli sposi che si ritrovano a dover soffrire l’impossibilità di mettere prole al mondo, dopo aver sognato per tanti anni il matrimonio e la vita familiare nella gioiosa compagnia dei figli? Da quello che personalmente ho riscontrato non è facile da parte loro accettare quella che ora – a ragione – definiscono una condanna, poiché riguarda la frantumazione di un intero progetto di vita agognato da tanti anni, comporta lo smorzamento di un grande entusiasmo coltivato da tempo, la rottura di una serenità che credevano di aver raggiunto almeno in parte. Non sono poche le turbative psicologiche alle quali si va incontro in circostanze come queste. Non sempre è facile consolare queste coppie (soprattutto le mamme) con discorsi relativi alla volontà divina orientata diversamente, in altre parole dicendo loro che forse il Signore ha impostato per essi un programma diverso da quello della prole, magari nella dedizione maggiore al coniuge o al volontariato. Se è da una parte è aberrante notare che si ricorre con estrema facilità alla nefandezza dell’aborto, dall’altra è spiacevole fare esperienza di giovani mamme depresse e demoralizzate per aver subito aborti involontari mentre avrebbero preferito portare avanti la gravidanza. Senza contare il fatto che moltissimi aborti volontariamente portati a termine generano a lungo andare stati di smarrimento e di angoscia in chi li ha procurati, perché il sentire materno prima o poi, immancabilmente, emerge. Nelle circostanze suddette e in altre simili le coppie necessitano di continuo sostegno morale e materiale, si richiede che non siano lasciate sole e che a loro si conceda quanta più vicinanza e solidarietà; soprattutto perché determinate esperienze incidono nella visione pessimistica della vita sponsale e familiare e l’afflizione e lo scoramento che esse comportano non facilitano la crescita nella coppia.

OCCORRE CREDERE NELLA FAMIGLIA. Nella famiglia occorre credere, anche se non poche esperienze minano la nostra fede in essa. Anche quando nel corso della vita di convivenza problemi suscitati dai ragazzi e dai giovani con le loro pretese a volte assurde ci destabilizzano; anche quando vi sono drastici incidenti di percorso quali la fuga di un giovane nella droga o nel furto o in altre alienazioni facili dovute molto spesso alla mancata incomprensione all’interno della propria casa. Anche quando la figlioletta improvvisamente per imprecisati motivi scappa di casa o a sorpresa fa trovare il proprio cadavere appeso ad una corda… Anche se molte volte il mancato dialogo con i genitori, le incomprensioni e le situazioni di contrasto e i dissapori tendono a disfare l’unione della famiglia. Anche se il salario non è sufficiente a garantire il sostentamento mensile di tutti, il costo della vita è sempre più insostenibile e la perdita dell’impiego dell’unico che porta i soldi a casa (generalmente il padre) induce a volte ad atti impropri di disperazione.Occorre credervi sempre e comunque, ed eliminare tutto quello che possa ostacolare in noi la speranza e la certezza fondate sul nucleo familiare.

QUALI CONDIZIONI PER AVERE FEDE NELLA FAMIGLIA? Ma domandiamoci: quali sono le condizioni per perseverare in questa fede? Quale visione della famiglia può incoraggiarci in determinate occasioni aberranti? Rispondiamo: la famiglia sacrale fondata sul matrimonio, cioè sulla nostra fede di essere stati eletti da Dio che ci ha motivati e radicati nell’unità sacramentale. Nella misura in cui si concepisce la famiglia come vincolo sacramentale indissolubile voluto da Cristo, la stessa fede nel Signore ci induce a vivere anche l famiglia secondo la volontà del Signore e di conseguenza a coltivare fiducia, speranza, coraggio e determinazione nella prova e nel dolore.

LA FAMIGLIA DI GESU’ NON DIVERSA DALLE NOSTRE IN QUANTO A PROBLEMI E TENTENNAMENTI. La famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria non era affatto differente dalle nostre quanto ai problemi e alle possibilità di tentennamento: le turbative di coscienza da parte di Giuseppe sono ben note quando questi sa di aver accolto nella propria casa una donna incinta non importa seppure per volontà e per intervento divino e in circostanze ostili e avverse come quelle dell’epoca la tentazione di dover abortire poteva anche esserci. Come pure in tempi di persecuzione erodiana poteva subentrare la volontà di disfare quel nucleo familiare che tanto costava a Giuseppe o ancora potevano ingenerarsi occasioni di attrito e di dissapore fra i due coniugi o fra questi e il figlioletto Gesù. E invece nella Santa famiglia di Nazaret la Scrittura e la Tradizione se da una parte enumerano i problemi e le difficoltà insormontabili, dall’altra ci parlano sempre di unità, di coesione e di concordia. E soprattutto ci raccontano della fede vissuta, condivisa e consolidata fra i tre membri, come nell’episodio dello smarrimento di Gesù e del suo ritrovamento al tempio dopo tre giorni. E’ vero che Gesù avrebbe potuto avvertire i genitori della sua assenza sulla via del ritorno da Gerusalemme, è altrettanto vero che Maria e Giuseppe dovevano essersi angosciati e impauriti nel cercarlo per ogni dove, domandando in giro di lui e percorrendo trafelati la strada per la quale poteva essere passato nel tentativo di ritrovarlo. Tuttavia Gesù nella sua età predolesenziale (12 anni) era già in grado, secondo la cultura dell’epoca, di apprendere anche da solo la Legge, i Profeti e di entrare così in relazione con il mondo rabbinico e giudaico. Quello che aveva fatto era pertanto in un certo qual modo legittimo anche dal punto di vista legale e in ogni caso “Perché mi cercavate? Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. La risposta sottende sia al fatto che Gesù doveva essere stato educato dai suoi in senso religioso, sia alla verità che lui stesso, Verbo Incarnato, stava ora educando i suoi stessi genitori in tal senso e che pertanto vi era un legame con i suoi intessuto sull’orlo della fede e della devozione alla Parola di Dio. E proprio questa fede animava ogni atto e ogni momento di convivenza di Maria, Giuseppe e di Gesù, consentendo il superamento ordinario degli immancabili assilli e delle difficoltà. La famiglia matrimoniale, a differenza di tutti gli altri sistemi di convivenza non condivisibili, si fonda sulla fede incondizionata in Colui che ci ha amati e creati e che sa cosa fare di noi (S. Agostino) e comporta che nel suo nome si trovino soluzioni ai problemi e ragioni di speranza.

Il commento al Vangelo è di Padre Gian Franco Scarpitta

giovedì
Dic 27,2012

di Matilde Maisto

CANCELLO ED ARNONE –Ieri 26 dicembre 2012, nella cornice della Chiesa dedicata alla bellissima Maria Regina di tutti i Santi, in P.zza San Francesco, il Coro di “Santa Cecilia” storico coro polifonico città di Pignataro Maggiore, ensemble vocale dell’omonima associazione musicale, diretto egregiamente dalla direttrice prof.ssa Rosaria Argenziano, ha presentato, per il secondo anno consecutivo, lo splendido concerto dal titolo “Cantiano il Natale”. Arie e musiche di canti natalizi di ottima fattura, riuscendo a strappare applausi  a scena aperta al numerosissimo pubblico di Cancello ed Arnone.
Il merito del successo per la splendida esibizione va coralmente a tutti i componenti dell’ensemble, presieduto dal Presidente prof. Giovanni Caimano, e chiaramente alla prof.ssa Rosaria Argenziano che da un quarto di secolo offre alla musica la sua preziosa opera di concertista, di studiosa, di professionista, di docente e di talent scout, rivolta soprattutto alla cura di corali e gruppi vocali, oltre che di singole individualità.
Il concerto, che vedeva al pianoforte il m.stro Arcangelòo Di Bernardo, ha presentato all’attento pubblico l’opportunità dell’ascolto di pezzi di rara bellezza come: Tu scendi dalle stelle (Sant’Alfonso Dè Liguori), Fermarono i cieli (Sant’Alfonso dè Liguori), Il est ne’le divin enfant (Melodia tradizionale francese), Deck the hall (tradizionale inglese); O Tannembaum (Melodia tradizionale tedesca), Ninna nanna (Mozart), Bianco Natal (Berlin), Quanno nascette ninno (Sant’Alfonso dè Liguori),We wish you a Merry Christams,Ninna nanna (Brahms), Happy XMas (John Lennon – Yoco Ono)
Il Coro di Pignataro, nato da oltre un secolo, è formato da un insieme di voci eccezionali, che mettono in evidenza un livello vocale di grande affiatamento, in cui l’armonizzazione dell’esecuzione è accompagnata da timbri forti e toni caldi ed essenziali, mai fuori dal tracciato del rigo musicale diretto dal m° Argenziano, che è riuscita a trarre dalle voci del coro, prodotti di grande qualità espressiva e vocale. Tra i solisti, si sono distinti il tenore Salvatore Sopio ed il soprano Rosanna Loasses, entrambi in possesso di un timbro canoro di rara bellezza.
Ma tutto il programma è stato un susseguirsi di emozioni e di belle performance, diretto dal m° Rosaria Argenziano con scioltezza, grande godibilità ed immediata fruizione.

Molto soddisfatto il parroco Don Sabatino Sciorio che ha organizzato l’evento.

(Foto scattate da Mattia Branco)

domenica
Dic 23,2012

PAROLA DEL SIGNORE

Il commento della IV Domenica di Avvento

è di Don Alberto Brignoli

È una pagina splendida, tutta al femminile, quella di Luca (Lc.1,39-48) con la quale la Liturgia ci prepara al Natale: l’incontro di due donne incinte che portano la vita nel loro grembo, la più giovane che fa sussultare di gioia il bambino in grembo alla donna che tutti ritenevano sterile. È una pagina che solo la donna può gustare pienamente. Da una parte tutto è così umanamente normale eppure tutto è così straordinariamente divino. Maria, una giovane donna sorpresa dalla sua inattesa maternità che si allontana dal suo paese per andare ad incontrare la anziana cugina Elisabetta sconcertata per la sua maternità da tutti ritenuta impossibile. In questa storia nella quale Maria, giovane donna ebrea, è la protagonista, si intrecciano tutti i sentimenti che accompagnano l’esperienza femminile chiamata a vivere la complessa ricchezza della vita umana: sorpresa, sgomento, meraviglia, solitudine, paura, desiderio di condivisione, gioia, ringraziamento… E in questa storia così fatta di carne, Maria ascolta nel profondo del suo cuore una Parola che ravviva, dà senso: Maria accoglie la Parola che diventa la sua carne e genera un Figlio che è Parola diventata carne e tutto ciò che è carne, ogni sentimento, ogni sussulto è ormai espressione della Parola incarnata. Tutto ciò che è umano, in Maria, accogliente della Parola di Dio, diventa una epifania, una impronta di Dio. (commento di Mons. Gianfranco Poma)

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1, 39-45

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo
ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».

IL COMMENTO DI DON ALBERTO BRIGNOLI. Elisabetta nostra madre e sorella. Mi ha sempre affascinato, nella mia immaginazione, l’incontro tra queste due donne ebree, una molto giovane, l’altra più avanti negli anni, accumunate dalla parentela, dalla gravidanza e dalla straordinarietà del modo in cui, per entrambe, ciò è avvenuto. Il Vangelo è, insieme, ricco nella sua descrizione ma pure scarno di particolari, dal momento che dedica al loro incontro vari versetti (tra l’altro rimasti nella memoria di ogni credente, lungo i secoli, soprattutto per il Cantico di Maria) ma al tempo stesso sorvola sui tre mesi trascorsi da Maria in compagnia di Elisabetta, in modo particolare nel momento della nascita di Giovanni, a cui possiamo presumere che Maria abbia assistito. Che cosa si saranno dette (oltre al “Magnificat” e a un pezzetto di “Ave Maria”) durante quei momenti trascorsi insieme? Come avranno commentato, tra di loro, ciò che stava avvenendo “dentro” – non c’è avverbio più appropriato – la loro storia personale? Che cosa avranno detto riguardo a questo Dio manifestatosi a loro e ai loro mariti in modo così particolare?

ELISABETTA: UNA FIGURA TANTO VICINA A NOI. Tra l’altro, dei quattro coniugi, solo Elisabetta è quella che non riceve – stando ai Vangeli – alcuna rivelazione divina riguardo la sua maternità: eppure, è quella che più degli altri tre sperimenta su di sé la grandezza della potenza di Dio, in quanto “vecchia” e “sterile”. La più “miracolata”, la più “baciata dalla misericordia di Dio”, è “colmata di Spirito Santo” nonostante nessuno lo avesse a lei rivelato direttamente dall’alto, né in sogno, né in visione, come fu per Zaccaria, per Maria e per Giuseppe. Forse, è proprio questo che la rende ancor più vicina a noi: a noi, parte di quell’umanità che, senza clamori né eclatanti rivelazioni dall’alto, continua a credere con insistenza e a sperare contro ogni speranza, confidando solo nella misericordia di Dio, nonostante tutto. Non voglio certo sminuire la grandezza della Madre di Dio, o quella di figure di uomini giusti come Giuseppe e Zaccaria, ma Elisabetta ha qualcosa di particolare che la rende molto più simile a noi: ed è l’ordinarietà e la quotidianità della sua esistenza e del suo modo di vivere la fede, il suo nascondimento messo in atto dal momento in cui scopre di essere incinta (rimase nascosta cinque mesi, ci dice Luca), il suo sentirsi un nulla di fronte alla grandezza della cugina più giovane (atteggiamento che trasmetterà a suo figlio, il quale lo ripeterà nel suo rapporto con il Messia), la sua insistenza a rimanere fedele alle promesse di Dio nel momento in cui dovrà – insieme al marito zittito perché troppo presuntuoso e diffidente – dare il nome al proprio figlio contro il parere della tradizione e della legge. Una donna forte, coraggiosa, tenace, come tante esaltate nella Sacra Scrittura, ma come molte altre presenti nella storia dell’umanità, in ogni dove e in ogni quando, che senza fare rumore intorno a sé hanno scritto pagine di vita vissuta e di fede professata di fronte alle quali ci sentiamo veramente poca cosa. E tra esse, ci mettiamo molte delle nostre mamme e delle nostre nonne, donne che hanno sperimentato la sofferenza e il dolore sulla propria pelle, e hanno sempre risposto con un “sì” anche quando tutto intorno a loro diceva “no”. Elisabetta è nostra madre e sorella, madre di quell’umanità umile ma talmente amata ed esaltata da Dio da essere considerata il vertice più alto della Creazione (“tra i nati di donna, non ne è sorto uno più grande di Giovanni il Battista”), proprio a motivo della sua umiltà.

UN INCONTRO CHE CHIUDE IL CAMMINO DELL’AVVENTO. Se guardiamo al cammino fatto in questo Tempo di Avvento così breve, ci rendiamo conto di come non ci potesse essere conclusione più appropriata che quella dell’incontro con la figura di Elisabetta. In una umanità sconvolta per ciò che continuamente vede accadere nel mondo in cui si trova a vivere (le drammatiche notizie di stragi di innocenti ascoltate in questi giorni sembrano riportarci alle terrificanti immagini della Liturgia della Parola della 1ª domenica), lo Spirito di Dio pervade la vita non dei grandi della storia o dei potenti di turno, ma degli umili e dei semplici che si sanno fidare di Dio e che sono capaci di far risuonare la Parola di Dio anche nel deserto del quotidiano (2ª domenica). È di quest’umanità – che ben conosce la concretezza della vita di ogni giorno con le sue ricchezze ma anche con le sue difficoltà, e che sa unire la fede con la vita(3ª domenica) – che Dio si serve per rivelare il suo messaggio di salvezza. E se ne serve, anche se le apparenze che essa dà a vedere non sono certo di vitalità e di vigore.

NELLA VITA CONTA L’ESSERE NON L’APPARIRE. Da questa donna già provata dal peso degli anni e ancor più dall’incapacità a generare vita, Dio sa trarre il germe di un’umanità nuova. Allora, ciò che conta nella vita non è l’apparire, ma l’essere; ciò che conta, di fronte a Dio, non è l’immagine di noi stessi che diamo al mondo, magari camuffata dietro il mito dell’eterna giovinezza o di un’efficienza totale e assoluta anche dove questa non c’è, ma la fiducia incondizionata in lui, per il quale davvero nulla è impossibile. Se dunque Elisabetta, come spesso diciamo, è anche immagine di una Chiesa di antica tradizione curva sotto il peso degli anni e delle proprie fatiche, apparentemente incapace a rigenerarsi e che guarda con speranza alle giovani Chiese piene di vitalità, non facciamoci prendere dalla delusione o dallo scoraggiamento ogni volta che abbiamo l’impressione che le nostre chiese si svuotino, che le nostre assemblee invecchino, che le nostre attività vadano a vuoto: da Betlemme, infatti, “così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele”. Dio è capace ancora oggi di stupire l’umanità. E quando vedremo le sue fattezze nella grotta di Betlemme, lo stupore e la meraviglia pervaderanno ancor di più il nostro cuore.

 

sabato
Dic 22,2012

  (Un’antica immagine di Maria SS. delle Grazie, situata in una cappella a Lei dedicata)

CANCELLO ED ARNONE – Mercoledì 19 dicembre u.s. nella Parrocchia Maria Regina di tutti i Santi, Don Sabatino Sciorio ha tenuto il 2° incontro Biblico-Spirituale relativo alla nuova stagione 2012/2013.

In prossimità del Santo Natale, opportunamente, è stato affrontato il tema della “Nascita di Gesù”.

La dottrina mariana è tutta costruita in riferimento a Cristo e al suo mistero di salvezza, leggiamo dal foglio che Don Sabatino ci fornisce, per fare seguire al meglio la Parola di Dio. Poi prosegue: essa guida ad una fede più profonda in Cristo. Il concepimento di Gesù fu verginale senza concorso umano. Maria ha generato (biologicamente) il corpo umano in cui Dio infonde, nel medesimo istante, l’anima (umana) creata: dall’unione del corpo generato da Maria e dall’anima creata da Dio si costituisce una natura umana concreta, individuale. Ma essa nello stesso momento in cui questa natura umana comincia ad essere, è assunta dalla Persona del Verbo: è la stessa Persona del Verbo che l’assume come sua propria natura. Questo significano le parole: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. E così, Maria è la madre, vera e propria, di questo nuovo membro della razza umana, questo uomo nuovo nato nel mondo. Essa è la Madre del Verbo, poiché questo uomo nuovo non è altri che il Verbo. Nella natura umana Egli è stato generato da Maria. La relazione di maternità che intercorre fra Maria ed il Verbo fattosi carne è unica, singolare. In forza di questa relazione, Maria ha raggiunto una dignità unica: ha toccato con l’opera del suo concepimento i limiti della divinità. Ogni maternità è costituita da una relazione interpersonale ricca di conoscenza, amore affezione, donazione, confidenza reciproca: questo è “naturale”. E dobbiamo pensare che tutto questo fu presente nella relazione Maria – Cristo. Ma nel caso di Maria si tratta di un figlio che è Dio. Ed allora questa maternità è “piena di grazia” e di santità. La grazia è prima di tutto l’amore stesso eterno con cui il Padre ama la creatura umana: da questa fonte scaturiscono tutti i doni che divinizzano la persona umana in cristo. Avendo il Padre deciso di inviare il Verbo nella nostra umanità, nello stesso atto ha simultaneamente voluto che Maria Gli fosse madre: per questo Ella è stata arricchita della più alta santità. Strettamente connessa col mistero della divina maternità, è la fede nella verginità di Maria. Maternità e verginità sono talmente collegate che bisognerebbe dire sempre: la maternità verginale di Maria. E’ una verginità reale e perpetua. Reale, perché essa riguarda veramente l’intera persona di Maria, anche il suo corpo. Perpetua, cioè prima del parto di Gesù, durante il parto e dopo il parto. Maria, nella dottrina della fede e nella nostra esperienza cristiana, non è una figura marginale. All’origine di tutto sta l’imperscrutabile decisione del Padre di comunicare la sua vita divina all’uomo, nel Figlio mediante il dono dello Spirito Santo (=predestinazione in Cristo). La realizzazione di questa decisione è l’incarnazione del Verbo, il Verbo incarnato, nel quale ogni cosa sussiste ed ad immagine del Quale ciascuno di noi è stato creato. Nella stessa decisione di inviare il suo Figlio, è inclusa la persona di Maria come pre-destinata a generare nella natura umana il Verbo – Unigenito Dio. L’esperienza di fede della Chiesa ha progressivamente approfondito il mistero del Cristo, vero Dio e vero uomo. In dipendenza da questa progressiva scoperta, la Chiesa vive la progressiva scoperta del mistero di Maria dentro al Mistero del Verbo incarnato: una scoperta che ebbe la sua “pietra miliare” nella definizione dogmatica della divina e verginale maternità di Maria. In vista di questa singolare missione, il Padre la preservò dal peccato originale, la ricolmò dell’abbondanza dei doni di grazia (piena di grazia) e, nel suo sapiente disegno, “volle…che l’accettazione di colei che era predestinata a essere madre precedesse l’Incarnazione” (LG 56; EV 1/430). In forza di questo consenso, Ella “quasi plasmata dallo Spirito Santo” (cfr. LG 56; EV1/430), consacrò totalmente se stessa all’opera e alla persona del suo Figlio, presentandolo al Padre nel tempio e soffrendo con Lui morente sulla Croce. In tal modo, Maria, sotto di Lui e con Lui, servì al mistero della nostra redenzione, partecipando al mistero della Risurrezione del Cristo in modo unico, essendo stata assunta nella Gloria in corpo e anima, appena terminato il corso della sua vita.

giovedì
Dic 20,2012

Don Rocco Noviello

Parrocchia Maria SS Assunta in Cielo

(Cancello Arnone)

 

Programma di Natale 2012:

 

Lunedì 24 Dicembre

ore 23.30 Santa Messa di natale e Bacio del Bambino

 

Martedì 25 Dicembre(Natale del Signore)

Ore 11.00 Santa Messa

Ore 18.00 Santa Messa

 

31 Dicembre

Ore 17.00 Santa messa

Canto del del Te deum

 

-1 Gennaio – Capodanno ore 11.00 Santa Messa

Ore 18.00 Santa Messa

 

-04 Gennaio 2013 (1°venerdi del Mese)

– ore 8.00 Santa Messa

– ore 16.00 ora di Adorazione

– ore 17.00 Santa Messa

 

– Domenica 06 Gennaio(Solennità dell’Epifania)

ore 11.00 Santa Messa

ore 18.00 Santa Messa

seguirà bacio del Bambino

Concerto di natale in parrocchia

 

Messe esterne:

Sabato 26 Gennaio nella casa albergo per anziani

Ore 18.00 Santa Messa

 – Dal 31 Gennaio al 2 Febbraio preparazione

Festa di San Biagio nella Cappellina triduo di preghiera

Ore 17.00 Santa Messa

con benedizione Eucaristica

Il parroco Don Rocco Noviello

giovedì
Dic 20,2012

Vescovo Di Cerbo

 

Ieria mattina, 19 dicembre, nella centralissima chiesa di Santa Lucia in Piedimonte Matese, il Vescovo Mons. Valentino Di Cerbo, ha celebrato una Santa Messa per tutti i giuristi della Diocesi. A celebrare con il Vescovo Di Cerbo c’era il giovane sacerdote don Lucio D’Abbraccio il quale è stato riconfermato da Sua Eccellenza nostro assistente ecclesiastico. Al termine della Santa messa il Vescovo e don Lucio hanno salutato i giuristi presenti augurando loro un buon natale e sereno 2013. In particolar modo Sua Eccellenza il Vescovo ha formulato gli auguri, anche a nome di don Lucio, estendendoli anche alle loro famiglie. A Sua Eccellenza Mons. Di Cerbo diciamo un doppio grazie. Grazie per aver celebrato la Santa Messa, grazie per la Sua sensibilità verso i problemi del prossimo e soprattutto grazie per aver riconfermato Don Lucio come nostro amato assistente ecclesiastico e suo delegato per noi giuristi. A don Lucio formuliamo il nostro augurio affinché continui ad esserci sempre accanto.

domenica
Dic 16,2012

PAROLA DEL SIGNORE

Il commento della III Domenica di Avvento – Gaudete è di Padre Gian Franco Scarpitta

Siamo tutti cercatori di felicità. La nostra vita si consuma dietro l’affannosa ricerca della gioia e possiamo leggere le nostre vite proprio dal desiderio che portiamo in noi stessi di dimorare nella gioia. Tutti, bene o male, cerchiamo la felicità ma non sappiamo bene a chi dare retta. Anche la Bibbia ha qualcosa da dirci: nella Scrittura si usano più di venticinque termini per descrivere la felicità! E questo per smentire chi pensa che la religione sia un’esperienza mesta e dolorante… (e per invitare i cattolici che vivono la fede come crocifissione a convertirsi!). E in questa terza domenica di Avvento, in attesa del Signore, è proprio la gioia ad essere la protagonista della liturgia. Sofonia esulta perché davanti alla disastrosa indifferenza di Israele il Signore, invece di scatenare la sua legittima ira, promette una nuova alleanza. Paolo invita i Filippesi a gioire per la presenza del Signore che continuamente viene a visitarci là dove siamo. Ma è il Battista, protagonista del tempo di avvento, a osare di più. (commento del teologo Paolo Curtaz)

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 3, 10-18 

Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?».
Rispondeva: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: «Maestro, che dobbiamo fare?».
Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi che dobbiamo fare?». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo,
Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella. 

IL COMMENTO DI PADRE GIAN FRANCO SCARPITTA. Conversione, fede, amore… cioè gioia. L’episodio del pressante interrogatorio a cui Giovanni il Battista sulle rive del Giordano riassume le caratteristiche portanti dell’Avvento: conversione, fede, amore. Egli viene infatti interpellato innanzitutto dalla gente comune, che vuol sapere da lui quale sia l’atteggiamento da assumere in questo momento importante in cui vanno “raddrizzati i sentieri del Signore”; ad essa Giovanni fornisce una risposta proporzionata ed equilibrata: fuggite la mediocrità e datevi alla generosità disinteressata secondo le vostre forze. Come diceva una canzone: “Si può dare di più, senza essere eroi”. Anche i pubblicani – noti per la loro disonestà interessata – si avvicinano a lui per porgli lo stesso quesito e anch’essi ricevono una risposta proporzionata al loro stato e alla loro condizione: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”, cioè non ricorrete ai raggiri e alle truffe per ottenere guadagni illeciti e immeritati. E infine anche i soldati chiedono orientamento e ottengono ancora una volta una risposta consona e appropriata a loro: “Non maltrattate e non estorcete nulla a nessuno”, cioè non ricorrete alla violenza e al furto. Ciascuno insomma si comporti rettamente, considerando la propria formazione e la propria condizione attuale, l’importante è realizzare concretamente il bene, facendo frutti di conversione. Giovanni stava di fatto battezzando con un rito esteriore che significava l’avvenuto pentimento dai peccati da parte di chi veniva bagnato sul capo, che così intendeva convertirsi e attendere con fede la venuta del Messia.

GIOVANNI INSEGNA A PRATICARE L’AMORE. Giovanni predica insomma l’amore, ma non da intendersi nel senso filantropico o comunque restrittivo. Egli insegna a praticare l’amore che scaturisce dall’avvenuta trasformazione interiore e che ha dato vita alla fede nel Dio che è Amore e che si manifesterà in Gesù Cristo Figlio di Dio. Siffatto amore raggiunge tutti e vuole avere la corrispondenza da parte di tutti, quindi ciascuno vi può aderire e corrispondere proporzionatamente alle proprie possibilità.

LA RICERCA DELLA GIUSTIZIA. Nell’amore siamo invitati anche ad essere latori di giustizia e di equità, e ad instaurare un sistema di convivenza valevole per tutti, nel quale vi siano le condizioni per godere ciascuno del proprio diritto avendo riconosciuta la propria dignità. La ricerca della giustizia vuole però che prima ancora di ogni sistema di legiferazione ciascuno di noi sia effettivamente giusto, che accolga cioè nella propria vita il fatto che Dio vuole renderlo giusto e integro.

LA GIOIA DELLA VENUTA DI GESU’. Ma in sintonia con il profeta Sofonia, che nella Prima Lettura annunciava la liberazione e la pacificazione universale, Giovanni in tutto questo processo ci ragguaglia che la venuta del Signore è indice di gioia, poiché l’obiettivo della conversione, della fede e della carità non può essere che questo: la gioia contrassegnata dall’attesa fiduciosa che il Signore venga.La venuta di Dio si va avvicinando e l’attesa, che ha assunto connotati di conversione e di predisposizione, adesso diventa anche sinonimo di gioia. L’arrivo del Signore a Natale ci rallegrerà, motiverà le nostre speranze, accrescerà il vigore della nostra attesa, accentuerà la nostra preparazione, questo perché è in se stessa un’attesa di gioia e non di trepidazione. La gioia comporta certamente serenità interiore e fiducia, benessere e stabilità d’animo, ma per ciò stesso comporta apertura al prossimo nella condivisione e nella carità. Chi gioisce dona e moltiplica il dono di se stesso: “Non angustiatevi per nulla… siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!” Come Giovanni Battista aveva promesso la novità di vita per ciascuno (“Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”) così anche Paolo si mostra esultante nel monito alla gioia e alla letizia in vista della prossima venuta del Signore. E in effetti non può essere diversamente: la presenza di Dio nella nostra vita ci da’ motivo di estinguere le nostre apprensioni e di scongiurare la disperazione e la resa; ci dona il coraggio e la fiducia che scaturiscono dalla fede, la quale ci rende costanti nella prova, risoluti e determinati nel bene. La speranza, che poggia sulla fede e da essa si dirama (Moltmann), dandoci la certezza della vicinanza di Dio, accresce la confidenza verso Dio e aiuta ad attendere con fiducia il suo intervento nelle nostre vicende. La motivazione e lo slancio che ci derivano dalla comunione con Dio producono di conseguenza la serenità nei confronti degli altri, dando l’esperienza concreta della certezza che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20, 20) e che quindi la carità apporta molte più soddisfazioni di quanto ne precludano la protervia e la chiusura egoistica. L’attesa del Signore nella fede, nella speranza e nella carità è quindi motivo di gioia e di contentezza, come pure ragione di letizia è la stessa vicinanza del Dio che esce da se stesso per rendersi uno di noi.

lunedì
Dic 10,2012

 

Venerdì 7 dicembre u.s. Don Sabatino Sciorio, nella parrocchia Maria Regina di Tutti i Santi, ha dato inizio alla nuova stagione di incontri biblici, che durante la scorsa stagione, hanno avuto molto successo, sempre con una grande affluenza di fedeli.

Tema del I Incontro Biblico-Spirituale: L’annunciazione del Signore.

Per fede Maria accolse la parola dell’Angelo e credette all’annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio nell’obbedienza della sua dedizione (Benedetto XVI Motu Proprio Porta fidei, 13).

A tal proposito Don Sabatino Sciorio  ha precisato che con la Lettera apostolica Porta fidei dell’11 ottobre 2011, Benedetto XVI ha indetto un Anno della fede. Esso ha avuto inizio l’11 ottobre 2012, 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e terminerà il 24 novembre 2013. Solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo.

Con la promulgazione di tale Anno il Santo     Padre intende mettere al centro dell’attenzione ecclesiale ciò che, fin dall’inizio del suo Pontificato, gli sta più a cuore: l’incontro con Gesù Cristo e la bellezza della fede di Lui. D’altra parte, la Chiesa è ben consapevole dei problemi che oggi la fede deve affrontare e sente quanto mai attuale la domanda che Gesù stesso ha posto: “Il Figlio dell’uomo, quando tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” (Lc 18,8). Per questo, “se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione ed una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci”.

Per incarico di Benedetto XVI, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha redatto una Nota con indicazioni pastorali per l’Anno della fede. Quest’anno vuol contribuire ad una rinnovata conversione al Signore Gesù e alla riscoperta della fede, affinchè tutti i membri della Chiesa siano testimoni credibili e gioiosi del Signore risorto, capaci di indicare alle tante persone in ricerca la porta della fede. L’inizio dell’Anno delloa fede coincide con il ricordo riconoscente di due grandi eventi che hanno segnato il violto della Chiesa ai nostri giorni: il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, voluto dal beato Giovanni XXIII (11 ottobre 1962), e il 20° anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, offerto alla Chiesa dal beato Giovanni Paolo II (11 ottobre 1992)”. Nella Nota si ribadisce che nel corso di quest?anno della fede sarà utile invitare i fedeli a rivolgersi con particolare devozione a Maria, figura della Chiesa, che in sé compendia e irraggia le principali verità di fede. E’ dunque da incoraggiare ogni iniziativa che aiuti i fedeli a riconoscere il ruolo particolare di Maria nel mistero della salvezza, ad amarla filialmente ed a seguirne la fede e le virtù. Per questo motivo vogliamo quest’anno Vivere con Maria l’Anno della Fede attraverso proiezioini ed incontri biblici. Tuttavia, ancora oggi si avvertono le conseguenze di una certa predicazione disancorata dalla Scrittura e di talune pratiche devozionali che hanno distorto la figura di Maria. Una Madonna che viene spesso, ancora oggi, da molti, intesa come più buona e comprensiva di Dio e posta come cuscinetto tra la terribile ira del Padreterno e l’umanità peccatrice. Chi fu realmente Maria? Che sappiamo di Lei? Come era la sua vita quotidiana? Quali furono le difficoltà che, come tutti gli esseri umani, dovette affrontare? Cercheremo di rispondere a questi interrogativi, esaminando attentamente i testi evangelici che parlano di Maria e i documenti storici che descrivono l’ambiente nel quale è nata, è mcresciuta, e di come ha maturato quella fede straordinaria che l’ha portata a essere discepola di suo figlio. Scopriremo che nella Maria dei vangeli non c’è alcuna traccia della dolce mammina celeste dei visionari, bensì emerge una donna forte, coraggiosa, capace di affrontare tremende difficoltà pur di essere la fedele seguace del Cristo. In questa ricerca terremo ben presenti le sagge indicazioni che la Chiesa ha dato per parlare di Maria, a partire dal Concilio Vaticano II, che “esorta caldamente i teologi e i predicatori della parola divina ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure dalla grettezza di mente nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio” (Lumen Gentium, 67), per permettere una vera devozione della Madre di Gesù Cristo, “devozione che non consiste né in uno sterile e passeggero sentimento, né in una vana credulità, ma procede dalla fede vera, dalla quale siamo spinti all’imitazione delle sue virtù” (LG, 67).

CATECHISMO MARIANO

Quale saluto rivolse l’Angelo a Maria? L’Angelo salutò Maria con queste parole: “Rallegrati, opiena di grazia, il Signore è con Te”. (Lc 1, 28). Nelle parole dell’Angelo c’era il saluto del Padre celeste alla Figlia più diletta e amata, del Figlio alla sua tenera Madre, dello Spirito Santo alla sua Immacolata Sposa, di tutto il cielo e di tutti gli Angeli che salutavano in Maria la loro Regina.

Quale sentimento provò la Vergine al saluto dell’Angelo?   Le parole dell’Angelo suscitarono in Maria turbamento. Quale ne fu la causa? Alcuni la attribuiscono al timore naturale che s’impossessa dell’uomo quando si trova a contatto col soprannaturale. Ma la vera causa della sorpresa della Madonna la troviamo nella sua umiltà. A maria sembra impossibile, perchè convinta della propria bassezza, che un simile saluto potesse essere rivolto a Lei. Solo chi è umile trema dinanzi agli elogi. Dice San Tommaso: ” per l’animo umile nulla desta più ammirazione quanto il sentire esaltare la propria eccellenza”.

Quale era il contenutio del messaggio portato dall’Angelo a Maria? Il contenuto del messaggio portato a Maria dall’Angelo lo conosciamo dal Vangelo di Luca: “Hai trovato grazia presso Dio… concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. (1, 31-34). Da queste parole la Madonna comprese chiaramente che Dio le riservfava la più sublime delle grazie, scegliendola, fra tutte le donne, a compiere l’altissima missione di madre di Dio. A conferma di quanto ha detto, l’Angelo le annunzia un altro concepimento prodigioso: “Anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepuito un figlio e nquesto è il sesto mese per lei, che tutti dicevao sterile: nulla è impossibile a Dio” (Ib., 36_47).

Quale fu la risposta della Madonna al messaggio dell’Angelo? La risposta di Maria fu : “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Con questa sublime risposta la Vergine prestava il suo pieno consenso al messaggio divino e accettava di diventare la Madre del Figlio di Dio. Le parole pronunciate dalla Madonna la innalzarono al grado più alto di gloria e portarono all’umanità il più grande beneficio.

Quale pienezza di sentimenti ci rivelano le parole di Maria? La risposta della Madonna ci rivela la sua grande fede nel credere e obbedire alle parole dell’Angelo e ci fa conoscere la sua profonda umiltà. Mentre viene innalzata alla sublime dignità di Madre di Dio, Ella si dichiara la “Serva del Signore”. Inoltre le parole di Maria manifestano il suo grande amore per gli uomini, poiché, accettando di divenire la Madre del Verbo Incarnato, accettava anche di cooperare alla salvezza del genere umano.

Che cosa avvenne dopo il consenso della Vergine alle parole dell’Angelo? Non appena Maria espresse il suo pieno consenso alle parole dell’Angelo, il Figlio di Dio si incarnò nel suo purissimo seno, dove, per virtù dello Spirito Santo, si formò il Corpo di Gesù, Uomo-Dio. Il mistero dell’incarnazione è un mistero di annientamento e di amore; Gesù per salvare gli uomini, prese la nostra natura umana, si fece in tutto simiole a noi, tranne che nel peccato (Ebr 4,15). All’inizio della creazione Dio, per un atto di amore, aveva creato l’uomo a sua immagine e somiglianza; nell’Annunciazione, invece, è Dio che diventa a nostra immagine e somiglianza nel seno della Vergine Santa.

Quali insegnamenti riceviamo dalla Madonna nell’Annunciazione? Nell’Annunciazione riceviamo da Mari9a insegnamenti di grande umiltà e di profonda fede.

Chi era Elisabetta? Secondola testimonianza del Vangelo, Elisabetta era moglie del sacerdote Zaccaria della classe di Abia, figlia della tribù di Aronne e parente della Madonna. Il Vangelo fa notare che Elisabetta e Zaccaria non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tuttie due avanti negli anni. Dio, in seguito, esaudì le preghiere di questi due giusti e concesse loro la grazia di diventare i genitori deol Precursore di Gesù, Giovanni Battista.

Quali esempi di virtù ci offre la Madonna nella visita a Elisabetta? Nella visita a Santa Elisabetta la Madonna ci offre esempi di carità e di umiltà. Quanta delicatezza di sentimento e quale squisita generosità in quel gesto di Maria! “Raggiunse in fretta una città di Giuda”, dice il Vangelo, per aiutare la sua bisognosa parente. Da quel giorno ebbe inizio la grande missione di Maria verso gli uominiu: portare Gesù alle anime, come lo porò la prima volta nella casa di Santa Elisabetta. In questo episodio rifulge anche la profonda umiltà della Vergine. L’Immacolata Maria corre a prestare il suo aiuto, dimentica completamente di sé e della propria grandezza.

Con quali parole di saluto la Madonna fu accolta da Santa Elisabetta? Le parole che Elisabetta rivolse alla Madonna non contengono un semplice saluto, ma hanno un valore soprannaturale, infatti mossa dallo Spirito Santo, così salutò la sua giovane parente: “Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?… E beata colei che ha creduto nell’adempimkento delle mparole del Signore” (Lc 1, 43-46). Per la prima volta nella storia, la Madonna viene chiamata “Madre del Signore” e proclamata “beata” per la sua fede.

Come rispose la Madonna al saluto di Santa Elisabetta? Al saluto di Santa Elisabetta la Madonna rispose col mirabile cantico del “Magnificat”, nel quale esalta la misericordia di Dio per le opere mirabili che ha compiuto in Lei.

Perchè la Vergine non rivelò al suo sposo Giuseppe che era incinta? Giuseppe, dopo il ritorno di Elisabetta, notò in Lei i segni evidenti della maternità, e la gioia di quell’incontro si mutò ben presto in amarezza. La Vergine volle lasciare a Dio stesso di scegliere il tempo e il modo più idoneo per rivelare a Giuseppe i segreti che nascondeva nel suo cuore.

Quale decisione pensò di prendere San Giuseppe nei confronti della Madonna? Se il fatto fisico spingeva a giudicare male, la vita di Maria era un incanto di bontà e di candore. Dice il Vangelo: “Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto” (Mt 1,19).

Chi intervenne a dissipare ogni dubbio dall’animo di San Giuseppe?  Fu Dio stesso che intervenne a dissipare ogni turbamento e dubbio dall’animo di San Giuseppe. Mentre questi stava per mettere in atto la sua decisione, Dio gli inviò un Angelo9 in sogno che gli rivelò il mistero della Maternità divina di Maria con queste parole: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un Figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1, 20-22).

Che cosa fece San Giuseppe dopo aver conosciuto dall’Angelo la rivelazione del grande mistero? Appena San Giuseppe ebbe la conferma da Dio che la maternità della sua purissima Sposa  era opera dello Spirito Santo, “fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa” (Mt 1,24). E’ facile immaginare con quale gioia ed esultanza del cuore Giuseppe abbia eseguito l’ordine divino di prendere la Vergine Maria con sé. E certamente ancora più grande fu la gioia della Madonna quando vide risolto così felicemente l’angoscioso dubbio che tormentava l’animo del suo castissimo Sposo.

 

A cura di Matilde Maisto

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