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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Religione/Teologia’ Category

VANGELO DI DOMENICA 9 DICEMBRE 2012

domenica
Dic 9,2012

 

DOMENICA 9 DICEMBRE 2012
BISOGNO DI PROFETI da Giovanni Battista a oggi
Vangelo Luca 3,1-6

Era l’anno quindicesimo del regno dell’imperatore Tiberio. Ponzio Pilato era governatore nella provincia della Giudea. Erode regnava sulla Galilea, suo fratello Filippo sull’Iturea e sulla Traconitide, e Lisania governava la provincia dell’Abilene, mentre Anna e Caifa erano sommi sacerdoti. In quel tempo Giovanni, il figlio di Zaccaria, era ancora nel deserto. Là Dio li chiamò. Allora Giovanni cominciò a percorrere tutta la regione del Giordano e a dire: « Cambiate vita, fatevi battezzare, e Dio perdonerà i vostri peccati». Si realizzava così quello che aveva scritto il profeta Isaia nel libro delle sue profezie: Ecco, una voce risuona nel deserto: Preparate la strada al Signore che viene! Spianate le vie per il suo passaggio: Le valli siano tutte riempite, le montagne e le colline abbassate. Raddrizzate le curve delle strade, togliete tutti gli ostacoli. Allora tutti vedranno che Dio è il Salvatore.

Il Vangelo di questa domenica (Luca 3,1-6) colloca nella storia, nelle concrete situazioni geografiche, politiche, religiose, la presenza di Giovanni il Battezzatore: si fa riferimento al 15º anno dell’imperatore di Roma di Tiberio; al procuratore in Palestina Ponzio Pilato; alle regioni governate da Erode e da suo fratello Filippo; ai sommi sacerdoti Anna e Caifa.
È molto importante per avvertire pienamente la forza e il significato della profezia collocarla storicamente per comprendere il messaggio e insieme la storia personale dei profeti, il confronto aspro, dialettico, spesso lacerante con il potere; le accuse e le calunnie nei loro confronti, l’isolamento, spesso l’eliminazione con la morte violenta; i profeti hanno sempre lasciato tracce indelebili nei cuori e nelle coscienze di persone, comunità e popoli.
“In quel tempo Giovanni, il figlio di Zaccaria, era ancora nel deserto. Là Dio lo chiamò”. Giovanni non ha seguito quindi suo padre nel sacerdozio, non è diventato un funzionario del culto, ma ha sentito in profondità il coinvolgimento ad esserci, a gridare, a denunciare, a proporre la strada della giustizia e della verità. “Allora Giovanni cominciò a percorrere tutta la regione del Giordano e a dire:-Cambiate vita e fatevi battezzare e Dio perdonerà i vostri peccati-.” La sua presenza è avvertita come una attuazione delle parole del profeta Isaia: “Una voce grida nel deserto: preparate la via del Signore, spianati i suoi sentieri. Le valli siano tutte riempite, le montagne e le colline abbassate. Raddrizzate le curve delle strade, togliete tutti gli ostacoli. Allora tutti vedranno che Dio è il Salvatore”. La conversione, riguarda l’interiorità che diventa scelte, presenze, azioni personali e comunitarie, culturali, etiche e politiche, nella società e nelle diverse religioni, nella Chiesa. L’appello del profeta Giovanni e dei tanti profeti a lui seguiti fino ad oggi riguarda la giustizia nel mondo dell’illegalità e della corruzione; la nonviolenza e la pace, nel mondo delle armi e delle guerre; l’attenzione e il rispetto, l’accoglienza e il sostegno ad ogni persona, a partire dalle persone povere, fragili, affaticate, ai margini, nel mondo dei forti, dei potenti e dei prepotenti che umiliano ed escludono; l’attenzione premurosa verso tutti gli esseri viventi nel mondo dello sfruttamento delle risorse, dell’inquinamento e della distruzione dell’ambiente vitale; la dimensione interiore, spirituale, da nutrire costantemente per non ridursi al conformismo, alla superficialità, al materialismo; per essere capace di coerenza fra l’essere, il dire e l’agire concreto, quotidiano. C’è sempre stato, c’è sempre bisogno dei profeti: per essere provocati, scossi, incoraggiati, sostenuti. Sarebbe doveroso ad esempio, ricordarli non in modo nostalgico, bensì vivo, perché possano continuare a parlarci, nella società e nella Chiesa. Perché non si studiano nelle scuole, a partire dai seminari dove ci si prepara a diventare preti, le storie di don Mazzolari, don Milani, padre Turoldo, p. Balducci, don Tonino Bello, don Diana, don Puglisi? Nella Chiesa dovrebbero essere indicati spesso come modelli di fede, di dedizione, di coerenza; invece, se ne parla poco o per niente, perché anche oggi provocano e scuotono; nelle scuole dovrebbero essere studiati perché il loro essere credenti e preti è stato vissuto come un’apertura di universalità: pensiamo, ad esempio, all’opposizione al fascismo di don Mazzolari; alla Lettera ad una professoressa e alla Lettera ai giudici di don Milani; alla poesia struggente di padre Turoldo su tante dimensioni della vita, compresa la sofferenza e la morte; all’uomo planetario di padre Balducci; alla poesia e alla concretezza della prossimità di don Tonino Bello; alla coerente solitudine di don Diana e don Puglisi nell’affrontare le organizzazioni criminali pagando con la vita. Esempi luminosi, da guardare e ascoltare, perché ci precedono nel cammino
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sabato
Dic 8,2012

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Nel celebrare la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, Madre di Dio e Madre nostra, ci proponiamo di contemplare le cose grandiose che Dio ha compiuto in Lei (cfr. Lc 1,49). (altro…)

venerdì
Dic 7,2012

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Oggi 7 Dicembre ricorre la festività di Sant’Ambrogio, protettore della città di Milano. Una ricorrenza molto importante per i milanesi perchè apre il periodo delle festività Natalizie.

Infatti il “Ponte di Sant’Ambrogio rappresenta la prova generale del Natale tra chi ne approfitta per decorare albero e presepe e chi si dedica all’acquisto dei regali.

Per Sant’Ambrogio, come da tradizione, un milanese su sei si dedicherà allo shopping natalizio, soprattutto alla fiera degli Oh bej Oh bej o nei mercatini di Natale. E quest’anno chi sceglierà di acquistare i regali nei mercatini ambulanti, in oltre otto casi su dieci sarà servito da uno straniero. Il commercio ambulante, a Milano è infatti ormai terra di conquista con appena il 16% delle attività itineranti in mano a italiani, straniero l’83%”.

I più attivi nello shopping? I trentenni e i quarantenni . Mentre i pensionati sono quelli che passeranno più tempo in famiglia, quasi il 70%. La tradizione del patrono milanese è ancora forte tra le imprese: nella provincia di Milano sono 78 quelle che portano il nome del santo patrono del capoluogo meneghino. Sia nella versione classica “Sant’Ambrogio” (68 imprese sul totale provinciale delle imprese che hanno scelto come denominazione sociale il nome del Santo) che in quella “Sant’Ambroeus” (10 imprese sul totale). Quasi la metà del totale delle imprese italiane con lo stesso nome (155 “Sant’Ambrogio” e 13 “Sant’Ambroeus”).

Le attività a cui si dedicano sono le più varie: ci sono immobiliari, imprese di costruzioni, onoranze funebri ma anche manifatture di ceramiche, terme, scuderie e calzolerie. “Sant’Ambrogio  è un momento importante di festa per Milano, di aggregazione e ritrovo in una appartenenza condivisa per tutti i milanesi che amano la loro città. Una festa prima di tutta religiosa e delle famiglie e anche un’occasione per il rilancio dei consumi nelle prossime feste che, per le piccole imprese diffuse e per i negozi di vicinato, segnano l’andamento complessivo di tutto l’anno. Ecco perchá bisogna partecipare all’insegna dell’ottimismo e festeggiare in preparazione al Natale”.

 

venerdì
Dic 7,2012

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Un tempio che celebrasse e custodisse la memoria e le spoglie dei martiri cristiani, vittime delle persecuzioni dei Romani: questa la volontà di Ambrogio, vescovo di Milano e fondatore, attorno al 386d.C., della Basilica Martyrum che oggi porta il suo nome. L’edificio fu eretto infatti nel luogo in cui erano sepolti Gervasio e Protasio, le cui spoglie dovevano riposare all’interno della chiesa assieme a quelle di altri martiri. Interessata, a più riprese, da rifacimenti ed ampliamenti, la Basilica di Sant’Ambrogio assunse il suo aspetto definitivo fra il IX e il X secolo, caratterizzandosi come il più grande e solenne esempio di architettura romanica lombarda. Al vescovo Ansperto, in particolare, si deve la costruzione dell’ampio quadriportico che si stende davanti all’ingresso del tempio. I capitelli di ogni pilastro sono adorni di decorazioni che evocano piante, animali mitologici e figure di mostri. L’atrio porticato, assieme alla facciata “a capanna”, tipica dell’architettura lombarda, è fra gli elementi che contraddistinguono maggiormente la fisionomia dell’edificio. Al livello inferiore, nella facciata si aprono tre archi che seguono il ritmo del porticato. Nella loggia superiore, cinque arcate di altezza decrescente (la maggiore al centro) assecondano l’inclinazione del tetto a spiovente. Due campanili svettano ai lati: quello “dei monaci”, a destra, ha la stessa età della chiesa e ne condivide l’aspetto austero. Quello “dei canonici”, a sinistra, è più alto e slanciato e fu eretto nel 1144, ma gli ultimi due piani furono aggiunti nel XIX secolo. Numerosissime opere d’arte e testimonianze storiche sono tuttora raccolte all’interno della basilica, scandita dal tradizionale impianto a tre navate. Fra i capolavori di maggiore interesse spiccano senz’altro il ciborio a baldacchino in stucco del X secolo (di fattura lombardo-bizantina) e l’altare aureo voluto dal vescovo Angilberto II nel IX secolo per custodire le sacre reliquie: un esempio emblematico dell’arte orafa carolingia, eseguito con tecniche a sbalzo su lamine in argento e d’oro, impreziosito da smalti, perle e pietre preziose. Nella navata centrale è posto il sarcofago di Stilicone, un capolavoro di scultura del IV secolo, denso di rappresentazioni biblico-teologiche. Sul sarcofago poggia il pulpito romanico ricomposto nel 1201. Risale, invece, all’epoca rinascimentale lo splendido coro ligneo, originariamente composto da 26 stalli a baldacchino (di cui uno cuspidato riservato all’abate) decorati con figure arboree, angeli e scene della vita di sant’Ambrogio. Notevole anche il mosaico absidale: su un fondo di tessere dorate spicca, al centro, la figura del Cristo Pantocratore circondato dai martiri Gervasio e Protasio e dagli arcangeli Gabriele e Michele. Difficile la datazione di questa vasta opera, le cui parti risalgono probabilmente ad epoche differenti, fra il IX e il XIII secolo. Fra le testimonianze più antiche e rare vi è, poi, il Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro, voluto dal vescovo Materno nel IV secolo per ospitare le spoglie del martire Vittore. La fama di questo luogo è dovuta soprattutto alla splendida decorazione musiva, che offre la più antica raffigurazione di Sant’Ambrogio, caratterizzata da un sorprendente realismo. Il busto di san Vittore è posto sotto la sommità della cupola, mentre le pareti sono decorate con le immagini di altri vescovi e santi. Ai lati della basilica si aprono lunghe serie di cappelle ornate con opere che rappresentano quasi tutti gli stili e le epoche, dal Medioevo al Settecento. Nella Cappella dei Santi Bartolomeo e Satiro, in particolare, si conservano i resti di un ciclo di affreschi realizzato da Gian Battista Tiepolo e purtroppo danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La visita agli interni termina idealmente nella grande cripta costruita nella seconda metà del X secolo, durante i rifacimenti che interessarono soprattutto la zona absidale. Qui riposano ancora oggi le spoglie dei santi Gervasio e Protasio e dello stesso sant’Ambrogio. Uscendo dalla basilica e percorrendone il fianco sinistro si incontra il Portico del Bramante: parte del progetto di costruzione di una nuova canonica approntato dal celeberrimo architetto rinascimentale su commissione di Ludovico il Moro. Al centro del portico, un grande arco che fungeva da ingresso monumentale alla basilica per il duca e la sua corte. Da vedere, infine, la Pusterla di Sant’Ambrogio che attualmente ospita la Mostra permanente di criminologia e delle armi antiche.

da: cercaturismo.it

domenica
Dic 2,2012

PAROLA DEL SIGNORE

Il commento della I^ domenica di Avvento è di Monsignor Gianfranco Poma

Alzatevi, guardate in alto e lontano, perché la vostra liberazione è vicina. Uomini e donne in piedi, a testa alta, occhi alti e liberi: così vede i discepoli il Vangelo. Gente dalla vita verticale. Il Vangelo ci insegna a leggere il presente e la storia come grembo di futuro, a non fermarci all’oggi, ma a guardare avanti: questo mondo porta un altro mondo nel grembo. Un mondo più buono e più giusto, dove Dio viene, vicino come il respiro, vicino come il cuore, vicino come la vita. (padre Ermes Ronchi)

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 21, 25-28.34-36

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti,
mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso;
come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

IL COMMENTO DI MONSIGNOR GIANFRANCO POMA. Da anni, ormai, il fedele praticante andando alla Messa festiva, viene avvertito che quasi ogni domenica è dedicata ad una intenzione, un problema, una categoria di persone, un avvenimento ritenuto importante per la vita della comunità cristiana, tanto che la purezza lineare dell’anno liturgico scompare dietro gli interessi pure nobili del momento. La conseguenza è che alla forza pedagogica della Liturgia si sovrappone il bisogno di sensibilizzare, di formare, di aiutare…comunque di impegnare la comunità alla concretezza dell’impegno per i bisogni e le urgenze del momento. Forse, è arrivato il momento di ritornare alla essenzialità della Liturgia per riscoprirne la bellezza e il ruolo insostituibile nella formazione della personalità dell’uomo credente e della comunità. Iniziando l’anno liturgico con la prima domenica di Avvento, nonostante la crisi economica che investe la nostra società, le strade si riempiono di luminarie e le vetrine si adornano di attrattive, perché nonostante tutto, il Natale consumistico non si spenga. Oggi più che mai alla comunità credente, diventata sociologicamente minoranza, è offerta la possibilità, che diventa responsabilità, di riscoprire la ricchezza di ciò che le è dato di vivere. Che cosa può significare per il mondo globalizzato alla ricerca di nuova organizzazione, governato dalle leggi del mercato e della finanza, nel quale ogni ideologia si è dissolta, ogni certezza e ogni valore etico si è relativizzato, l’inizio dell’anno liturgico? Soltanto la nostalgia di ormai improbabili “Bianchi Natali”, in attesa che scenda dal cielo un romantico “dolce palpito di amore”? Soltanto un sussulto di tenerezza che per un attimo riunisce attorno al presepe una famiglia i cui ritmi di vita sono solitamente dettati da impegni urgenti che tendono a relativizzare le relazioni personali?

L’AVVENTO: INIZIO DELL’ANNO LITURGICO. La Liturgia ripropone l’inizio dell’anno liturgico, l’ “Avvento”: neppure la comunità credente (anzi, proprio perché tale) può esimersi dal porsi la domanda fondamentale del senso di questo inizio, se non vuole ridursi a continuare una tradizione che sopravvive stancamente solo nei suoi aspetti folcloristici. Il Concilio Vaticano II è iniziato proprio con la riforma liturgica auspicandosi che la Chiesa, “vivendo la propria fede, celebrasse il mistero e celebrandolo, lo vivesse”: la Liturgia è la memoria viva del mistero.

IL RISVEGLIO DELLA FEDE. Oggi per noi, tutto comincia da qui: dalla fede in cui crediamo e che celebrando viviamo. Tutto ha senso dalla serietà della nostra fede: “è ormai tempo di svegliarvi dal sonno”, scrive San Paolo nella lettera ai Romani (Rom.13,11). Oggi, dalle circostanze in cui siamo posti a vivere, siamo stimolati a riscoprire la freschezza della fede risvegliandola dal torpore in cui rischiamo di addormentarla. L’inizio dell’anno liturgico è anzitutto un risveglio, aprire gli occhi, la mente, il cuore: rinasce la vita! Ma è il risveglio ad una luce che viene dall’alto, la rinascita al dono gratuito di una vita che rigenera il mondo: l’esperienza della fede, non è una ideologia, né un’etica, ma l’incontro con una persona, Gesù Cristo. La Liturgia introduce il credente a questo incontro personale e lo conduce, nel corso dell’anno liturgico, verso la trasformazione della vita in Cristo, non attraverso la imitazione morale ma per la forza operante di Cristo stesso. La Liturgia è il centro dell’esperienza della fede in Cristo, il Figlio di Dio che in Gesù di Nazareth (non un mito) ha assunto la carne dell’uomo, nascendo da una donna, per condividere fino alla morte, e alla morte in croce, la debolezza umana e per risorgere nella pienezza della vita del Padre. In Gesù di Nazareh, nella sua risurrezione, è apparso tutto l’Amore di Dio per l’uomo fragile, debole, peccatore. Il male, la morte, non sono il termine dell’avventura umana e del mondo: il punto più oscuro della fragilità, dell’annientamento, del non senso, diventa il trionfo della vita e dell’Amore. Con la morte in croce di Gesù, irrompe nel mondo l’Amore che vince la morte: la vita risorge! E tutto si illumina: tutto ciò che l’uomo opera, costruisce ha senso, non in quanto è il tentativo illusorio di mettersi le ali con le quali riuscire a travalicare il suo limite, ma solo come espressione del suo insopprimibile bisogno di spazi sempre più aperti di amore: le ali che l’uomo vuole darsi da sé, gli sono donate, quando soltanto crede che la sua piccola vita è un inesauribile dono infinito. Al centro della fede cristiana sta Gesù di Nazareth, l’uomo che muore e che risorge, il Figlio di Dio: un evento accaduto nella storia che si compie nell’eterno. In quanto accaduto nella storia è databile, passa, ma in quanto compiuto nell’eterno rimane per sempre. La risurrezione di Cristo ha cambiato il senso della storia: la storia circolare dei greci, che ritorna sempre uguale, è spaccata dalla novità dell’evento imprevedibile dell’irruzione della vita nuova di Gesù risorto; la storia lineare degli ebrei, che è il succedersi di interventi di Dio nella vita del suo popolo in attesa di un intervento finale, è interrotta da un evento che, nella sua modalità imprevedibile per la razionalità umana, non pone termine alla storia, ma ne anticipa il compimento e nel fluire del tempo, introduce un “già” la cui pienezza è in un “non ancora” verso cui continua a tendere. Così tutto diventa nuovo: il tempo, lo spazio, l’uomo, il mondo, l’universo, tutto è “segno”, “sacramento”, di una realtà che ci è donata e che ci sfugge, che gustiamo e che continuiamo a desiderare…La Liturgia è il momento nel quale questo diventa esperienza nuova della vita: Gesù che muore diventa il Cristo che risorge; Colui che è ucciso, dona la vita; il seme germoglia; abbandonato da tutti, riunisce tutti; il pianto della donna diventa la gioia dell’amore ritrovato, non nell’illusione miracolistica di un mondo trasformato in paradiso, ma nell’esperienza di un Amore reale, che si dona, si fa gustare e mai catturare. Si dona nel “segno”, è il continuo “già” e “non ancora”, dove tutto diventa “Liturgia”: che cosa sono i “sette” sacramenti, se non una schematizzazione simbolica di tutta la vita umana che, nella sua concretezza, compenetrata dalla forza di Cristo risorto, assume un significato, un senso così grande che la vita stessa diventa divina, eterna? E l’ “anno liturgico” è l’irrompere dell’eterno, dell’infinito nel tempo, del senso in ciò che sembra non averne: nella quotidianità delle nostre esperienze, con le gioie e le speranze, le delusioni e le tristezze, è presente la luce, la forza, l’amore di Cristo risorto, e noi siamo invitati a vivere ogni attimo come una “Pasqua”, passaggio dalla tenebra alla luce, dalla disperazione alla speranza, dalla schiavitù alla libertà, certi della sua presenza con noi, ogni giorno. L’Avvento è l’inizio dell’anno liturgico: nel mondo di oggi la comunità cristiana riprende il cammino della fede, dentro la storia con la certezza di una luce che la illumina e di una forza che la salva. Ma proprio qui è la sfida per la comunità cristiana che oggi ricomincia il nuovo anno liturgico: non è possibile che essa dia per scontato ciò che per l’umanità di oggi scontato non è più; non è possibile che essa non partecipi fino in fondo della situazione in cui l’uomo di oggi vive, se non vuole che l’esperienza liturgica si riduca ad una formalità che sopravvive con esausta nostalgia al suo passato. L’uomo, prima d’ora, non aveva mai cercato se stesso senza portarsi alla luce del lato misterioso e trascendente di una alterità. La nostra invece è la prima civiltà in cui l’essere umano cerca il modo di costruirsi con le sue stesse mani e alla luce della sua smisurata coscienza di sé. Forse, è proprio questo estremo sogno di emancipazione, il modo nuovo dell’uomo di oggi di rivivere l’arroganza e l’ingenuità dell’uomo primordiale di cui parla la Bibbia: anche la coscienza dell’uomo che continua a sentirsi credente, non può non sentirsi turbata.

IL SIGNIFICATO DEL “VIVERE L’ATTESA”. L’Avvento significa vivere l’attesa di Colui che entra nella vita di questa umanità autoconvinta di poter bastare a se stessa: oggi, significa, forse, vivere il desiderio di Dio di convincere gli uomini che senza il suo Amore di Padre, che in Gesù si è rivelato, non è possibile una vita fraterna. L’uomo credente sa di essere esposto alla tentazione psicologica di sentirsi diverso dal mondo, di chiudersi in forme isteriche di rigetto della modernità oppure di lasciarsi avvolgere dalla nebbia di forme religiose del passato, adeguandosi, in realtà, all’ autosufficiente coscienza moderna. Vivere l’attesa significa, per l’uomo di oggi, un attimo di fede pura: nel fragore della sua potenza fare silenzio per percepire se tutto ciò che è riuscito a fare gli basta, se non ha cancellato il bisogno di senso, di amore, per lasciare irrompere dentro di sè la presenza di un Altro che gli dà il gusto della vita e gli svela che tutto è bello, buono, solo se tutto è segno di un amore che il Padre vuole che venga condiviso da fratelli. Dio, Gesù, Cristo, Figlio di Dio, l’uomo e la donna, la vita, la morte, il mondo…: tutto ci interpella, tutto oggi sembra svanito. Tutto rinasce. La comunità credente comincia l’Avvento: il mistero infinito aggancia il finito. La fede è il coraggio di riprendere il cammino, sempre nuovo: l’uomo che chiude gli orizzonti, perché si illude di averne il possesso, si limita. Se continua a sentirsi fragile, sperimenta la venuta di Colui che gli dilata la vita all’infinito.

domenica
Nov 25,2012

PAROLA DEL SIGNORE

Il commento della XXXIV Domenica del Tempo Ordinario è di Padre Ermes Ronchi

La Solennità di Cristo Re, il ripensare alla storia di Gesù tra noi, ci aiuta a riflettere e correggere, se necessario, l’orientamento della nostra esistenza. Gesù, Figlio di Dio, fatto uomo, pare quasi abbia scelto i momenti più drammatici della sua vita, per affermare le grandi verità del Cielo, così da escludere ogni possibilità di ombre o ambiguità nella loro comprensione da parte nostra.(commento di mons. Antonio Riboldi)

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 18, 33b-37

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?».
Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?».
Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI. La regalità di Cristo è pienezza d’umano. Due uomini, Pilato e Gesù, uno di fronte all’altro. Il confronto di due poteri opposti: Pilato, circondato di legionari armati, è dipendente dalle sue paure; Gesù, libero e disarmato, dipende solo da ciò in cui crede. Un potere si fonda sulla verità delle armi e della forza, l’altro sulla forza della verità. Chi dei due uomini è più libero, chi è più uomo? È libero chi dipende solo da ciò che ama. Chi la verità ha reso libero, senza maschere e senza paure, uomo regale.

GESU’ RILANCIA LA DIFFERENZA CRISTIANA. Dunque tu sei re? Il mio regno però non è di questo mondo. Gesù rilancia la differenza cristiana consegnata ai discepoli: voi siete nel mondo, ma non del mondo. I grandi della terra dominano e si impongono, tra voi non sia così. Il suo regno è differente non perché riguardi l’al di là, ma perché propone la trasformazione di «questo mondo». I regni della terra, si combattono, i miei servi avrebbero combattuto per me: il potere di quaggiù ha l’anima della guerra, si nutre di violenza. Invece Gesù non ha mai assoldato mercenari, non ha mai arruolato eserciti, non è mai entrato nei palazzi dei potenti, se non da prigioniero. «Metti via la spada» ha detto a Pietro, altrimenti la ragione sarà sempre del più forte, del più violento, del più crudele. Dove si fa violenza, dove si abusa, dove il potere, il denaro e l’io sono aggressivi e voraci, Gesù dice: non passa di qui il mio regno. I servi dei re combattono per i loro signori. Nel suo regno no! Anzi è il re che si fa servitore dei suoi: non sono venuto per essere servito, ma per servire.

IL RE E PILATO. Un re che non spezza nessuno, spezza se stesso, non versa il sangue di nessuno, versa il suo sangue, non sacrifica nessuno, sacrifica se stesso per i suoi servi. Pilato non può capire,si limita all’affermazione di Gesù: io sono re, e ne fa il titolo della condanna, l’iscrizione derisoria da inchiodare sulla croce: questo è il re dei giudei. Che io ho sconfitto. Ed è stato involontario profeta: perché il re è visibile proprio lì, sulla croce, con le braccia aperte, dove l’altro conta più della tua vita, dove si dona tutto e non si prende niente. Dove si muore ostinatamente amando. Questo è il modo regale di abitare la terra, prendendosene cura.

LA REGALITA’ DI CRISTO NON E’ POTERE MA PIENEZZA D’UMANO. Pilato poco dopo questo dialogo esce fuori con Gesù e lo presenta alla folla: ecco l’uomo. Affacciato al balcone della piazza, al balcone dell’universo lo presenta all’umanità: ecco l’uomo! l’uomo più vero, il più autentico degli uomini. Il re. Libero come nessuno, amore come nessuno, vero come nessuno. La regalità di Cristo non è potere ma pienezza d’umano, accrescimento di vita, intensificazione d’umanità: «il Regno di Dio verrà con il fiorire della vita in tutte le sue forme» (G. Vannucci).

giovedì
Nov 22,2012

Don Rocco Noviello

 

Nel pomeriggio di mercoledì  21 un gruppo di fedeli della parrocchia Maria SS Assunta in cielo  guidati da Don Rocco si è recato  nella basilica del Santo Rosario in Pompei. Durante il percorso il parroco ha spiegato l’importanza dell’anno della fede”riconoscere e pregare per la nostra fede”, e l’importanza della confessione nei luoghi sacri , poi  il parroco ha recitato un bel Rosario animato con canti e la novena alla medaglia miracolosa.

Nella basilica del santo Rosario, Don Rocco ha celebrato la santa messa, durante l’omelia ha raccomandato i fedeli di rivolgersi a Maria come la Madre del Salvatore , la sposa della Spirito santo e la creatura di Dio , il suo  insegnamento umile e la sua figura ci devono spronare ad essere  semplici e ad essere caritatevoli

Poi  il parroco nel salutare tutti ha  ricordato i vari appuntamenti della parrocchia: ogni mercoledì dalle 18.00 lettura della Bibbia, Sabato 1 Dicembre ore 15.30 nella cappellina di San Pio di Mazzafarro, dal  29 Novembre al 7 Dicembre novena all’Immacolata, 7 Dicembre (1° venerdi del mese) santa messa ore 8.00 e ore 17.00(Prefestiva ),  8 Dicembre l’Immacolata concenzione santa messa ore 11- ore 18.00 dicembre ore 18.00 Santa messa nella casa albergo per anziani.

Giuseppe Paolo

mercoledì
Nov 21,2012

di Mattia Branco


Padre Emanuele Zippo

Anche quest’anno Padre Emanuele Zippo, Passionista, ha voluto portare sul nostro territorio e precisamente a Castel Volturno Hotel La Perla, uno dei momenti del loro percorso di fede, soprattutto nei luoghi in cui lui è nato e a cui tiene tanto, forse perché questo angolo della terra ha bisogno di un vero rilancio anche di coscienza. Padre Emanuele che ha la sua famiglia a Cancello ed Arnone e a cui non fa mancare mai la sua presenza, malgrado i tanti impegni in giro per mondo, ha voluto incontrarci per illustrare questo evento che si svolgerà nei giorni 7/8/9 Dicembre 2012. Evento che cade nell’Anno della Fede” “La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” Ebrei 11.1- Padre Emanuele oggi riveste la carica di Consigliere Spirituale Nazionale di Iniziativa di Comunione che fa parte del Rinnovamento Internazionale Carismatico Cattolico. Padre Emanuele ci ha detto: “ Ho voluto di nuovo ritornare a Castel Volturno perché desidero dare un impronta cattolica  in un luogo frequentato da più religioni. Il nostro movimento è il frutto fra varie realtà carismatiche di valenza prettamente nazionale popolare. L’anno scorso è stato veramente un grande successo apprezzato anche dai miei superiori che erano alquanto diffidenti sulla scelta della location, ma quest’anno invece mi hanno sollecitato a ritornarci e noi ci saremo con un programma molto più intenso e pieno di grandi personaggi che porteranno la loro esperienza e la loro professionalità. Arriveranno fedeli da tutta l’Italia e anche da altre nazioni. Per me sarà anche l’occasione per presentare il mio terzo CD “APPARTENGO A TE”, lavoro preparato con il Gruppo “NdG” che mi collabora in queste iniziative di canti di lode. Quest’anno sarei felice vedere presenti più fedeli anche del nostro territorio a cui spero nel prossimo anno di dedicare dei corsi di evangelizzazione per migliorarci nel nostro cammino verso il Signore”.Il programma sarà reso noto nei prossimi comunicati stampa.

mercoledì
Nov 21,2012

 

Una bella iniziativa quella promossa da Ciro Mazzella di far celebrare la S.Messa presso l’albergo per anziani “S.Francesco in Cancello ed Arnone. Questa bella struttura  in un anno ha saputo creare un luogo di accoglienza per quelle persone che non avendo nessuno che li possa assistere a casa sono accolti con amore e professionalità per rendere più accettabile la loro solitudine. E’ in questo spirito di solidarietà che i cittadini di Cancello Arnone si stanno muovendo per dare loro momenti di conforto. La Messa è stata celebrata nell’ampio salone posto a piano terra alla presenza del personale, degli anziani e dai tanti fedeli che sono accorsi per assistere alla celebrazione dell’Eucarestia. Don Rocco nella sua omelia ha voluto ringraziare quanti si sono adoperati per questa iniziativa e tutti i presenti e ha voluto ricordare che era anche la giornata degli ammalati e delle persone sole e che lo stesso Papa  aveva celebrato questo evento invitando tutti a stare vicino alle persone che soffrono. Don Rocco ha anche invitato quanti lavorano in queste strutture di non fare il fine ultimo lo stipendio, che resta un elemento importante, ma che l’obiettivo deve essere soprattutto quello di portare amore e conforto a quelle persone che assistono, e che qualsiasi governo non deve mai sottrarre risorse in questo settore per poter dare il miglior servizio a queste persone che hanno bisogno di ogni tipo di assistenza. Dopo la Santa Messa, che si celebrerà di nuovo fra qualche mese, don Rocco ha rinnovato i ringraziamenti ed ha augurato buona domenica a tutti, mentre molti dei presenti si sono intrattenuti con gli anziani per scambiare qualche momento conviviale.

martedì
Nov 20,2012

SANTA MARIA LA FOSSA – ( di Angela Perillo)  “Un uomo che abbia pronta la volontà a credere, ama la verità che crede, riflette su lei e l’abbraccia con le ragioni che può trovare” (Tommaso d’Aquino, Summa Theologiæ). Radicare la fede nella conoscenza della Parola e nell’approfondimento della catechesi. Con questo proposito il parroco di S. Maria La Fossa , don Pasquale Buompane   ha deciso di proporre ai fedeli  una “Settimana della Fede”,  precisamente cinque giorni di incontri e forti momenti celebrativi in cui la comunità viene chiamata a riflettere, con l’ausilio di esperti teologi, sul Concilio Vaticano II e precisamente sulle quattro Costituzioni conciliari  . Una settimana di spiritualità dunque nell’Anno della Fede, iniziato l’11 ottobre di quest’anno  e che  si concluderà il 24 novembre 2013, solennità di Cristo Re. Non a caso, don Pasquale Buompane  vuole far coincidere l’inizio  della “Settimana della Fede” proprio  con la solennità di Cristo Re e precisamente domenica 25 novembre . Alle ore 16.00 infatti  ci sarà un’ora di Adorazione Eucaristica, seguita da una Santa Messa alle ore 17.00. Lunedì 26 alle ore 19.00 i fedeli saranno chiamati a riflettere sulla “Dei Verbum” , la più breve delle quattro Costituzioni del Vaticano II, la Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione ritenuta il capolavoro del Concilio , secondo molti teologi infatti , in essa si riassume tutto il messaggio del Vaticano II.  Il relatore della serata sarà don Peppino Sciorio, docente di Sacra Scrittura e parroco di S. Andrea del Pizzone.  Martedì 27 novembre, sempre alle ore 19 .00,  invece sarà ospite don Agostino Porreca che illustrerà la “Lumen  Gentium”, in italiano Luce delle Genti, sul Mistero della Chiesa . Il tema trattato in questa Costituzione  è la dottrina cattolica sulla Chiesa, l’autocomprensione che la Chiesa ha di se stessa, la sua funzione spirituale e la sua organizzazione. Terzo incontro mercoledì 28 con don Marcos Aparecido De Goes,  che illustrerà la “Gaudium et Spes”, (la gioia e la speranza). Si tratta di  uno dei principali documenti del Concilio Vaticano II e della Chiesa Cattolica. Fu promulgata da papa Paolo VI nell’ultimo giorno del Concilio, l’8 dicembre del 1965 e tratta della Chiesa nel mondo contemporaneo. Giovedì 29  sempre alle 19.00 sarà ospite don Vincenzo Di Lillo, coordinatore per la Campania dei Gruppi di Preghiera di  S. Pio,  che illustrerà la Costituzione apostolica “Sacrosanctum Concilium”, sulla Sacra Liturgia, promulgata nel 1963.  Essa è  alla base della riforma liturgica attuata negli anni seguenti. La Settimana della Fede si concluderà venerdì 30 novembre con una solenne Celebrazione Eucaristica sempre alle ore 19.00.

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