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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Religione/Teologia’ Category

VISITA ALLA CITTA’ DI POMPEI

domenica
Gen 13,2008

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Pompei è opera di Dio, tempio dello Spirito, luogo di conversione e di riconciliazione, di misericordia e di preghiera, di spiritualità e di santità. È città di Maria, venerata come Vergine del Rosario, alla cui scuola milioni di pellegrini imparano ad ascoltare le parole del suo figlio Gesù e a farne una ragione di vita.

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mercoledì
Gen 9,2008

Chiesa abbaziale San Martino Vescovo

COMUNE DI MACERATA CAMPANIA

Conferenza stampa venerdì 11 gennaio ore 11 e 30

Si svolgerà venerdì 11, alle 11 e 30, nella sala consiliare del Comune di Macerata Campania, una conferenza stampa di presentazione della sei giorni dedicata a Sant’Antonio Abate.
La rassegna di eventi comincerà sabato 12 gennaio e si concluderà giovedì 17 con il tradizionale spettacolo di fuochi pirotecnici.
Ad illustrare il programma della sei giorni ci saranno il parroco della chiesa di San Martino Vescovo, Don Gianfranco Boccia e il sindaco di Macerata Luigi Munno. In sala è prevista anche la presenza del presidente dell’Ept di Caserta Enzo Iodice.
La festa di Sant’Antonio Abate, organizzata dal comitato diretto da Alfonso Munno, è patrocinata dal Comune di Macerata Campania e dall’Ept.
Tra gli appuntamenti che si caratterizzano per il folklore, questa festa, è sicuramente una delle più note dell’intera provincia di Caserta e nei giorni della sfilata dei carri richiama tantissimi turisti provenienti da tutta la regione.

Programma
Sabato 12

Ore 16 – Apriranno la festa gli artisti di strada
16 e 30 – Inizia la sfilata dei carri e l’esibizione nella frazione Caturano

Domenica 13
Ore 16 e 30 – Artisti di strada
17 e 30 – spettacolo di fuochi pirotecnici
18 – Esibizione dei carri davanti al sagrato della chiesa di San Martino
Triduo di preparazione alla festa liturgica
14-15-.16

Lunedì 14
Ore 18 – Santo Rosario meditato
18 e 30 – Celebrazione eucaristica (presiede mons. Tommaso Acconcia, del clero della diocesi di Caserta)

Martedì 15

Ore 19 e 30 – Nella chiesa abbaziale concerto di canti gospel a cura del “Raul Gospel Choir”

Mercoledì 16

Ore 16 e 30 – Inizio dei giochi tradizionali in piazza De Michele
19 – Benedizione del fuoco e degli animali davanti alla chiesa
19 e 30 – Degustazione della “pasta ‘ lesse” in piazza De Michele

Giovedì 17

Ore 8 e 30 Celebrazione eucaristica
9 – Inizia a girare per le strade del paese il carro per la raccolta dei beni in natura offerti dal popolo
11 – Processione con il venerato simulacro di Sant’Antonio Abate
11 e 30 – Celebrazione eucaristica solenne
12 e 30 – Tradizionale spettacolo di fuochi pirotecnici in piazza De Gasperi: ‘ a signora ‘ e fuoco, ‘o porco, ‘o ciuccio
15 – Tradizionale riffa dei beni in natura raccolta nelle ore del mattino in piazza Croce
18 – Esibizione dei carri in piazza De Gasperi. Al termine la premiazione e il sorteggio del maiale
23 e 30 – Spettacolo di fuochi pirotecnici a conclusione della festa

I 14 carri partecipanti

1) ‘I Ragazzi del 2000’; 2) ‘U carr e Vasc ‘o Vast; 3) Popolo and Lia cià cià; 4) ‘E Facc Nov; 5) Suoni Antichi; 6) Cantica Populare Caturanese; 7) Incanto Popolare; 8) ‘U Massar; 9) I Ragazzi sconosciuti; 10) I Furastieri; 11) I Ragazzi del York Caffè; 12) I Gladiatori; 13) I Magnifici 40; 14) Past ‘E Less Sound Group.

Notizie sulla festa
La festa in onore di Sant’Antonio Abate è forse la festività più importante e sicuramente più sentita dal popolo maceratese e dalle popolazioni dei paesi limitrofi. Tale festa è caratterizzata sia da momenti dedicati al culto del Santo che da momenti di puro e storico folklore popolare.
II culto, inteso come devozione e venerazione, che i maceratesi tributano a S. Antonio Abate segue i normali canoni della liturgia ecclesiastica e, nei giorni di festività, questi si concretizzano in funzioni religiose come da liturgia.
Per quanto riguarda il folklore abbiamo invece una serie di momenti di che girano intorno alle ormai consolidate “battuglie di pastellessa”.

La Storia
La “battuglia di pastellessa” ripropone gli strumenti di uso contadino: le botti, i tini, le falci e gli altri arnesi sotto una nuova veste di natura musicale. Già nel XIII secolo il paese si presentava come una comunità prevalentemente agricola ed artigianale, dove il lavoro dei campi richiedeva l’uso di una ricca gamma di attrezzi e strumenti che venivano fabbricati dagli artigiani locali. Costoro, per mettere in evidenza la robustezza dei loro prodotti, percuotevano con magli le botti, i tini e le falci e gli altri attrezzi creando una commistione di suoni che scoordinati ed asincroni apparivano persino assordanti, ma che con i voluti o forse fortuiti miglioramenti ritmici portarono alla creazione di quelle peculiarità sonore che ancora oggi caratterizzano la musicalità di “pastellessa”.

Il nome “pastellessa” deriva da una specialità tipica della cucina povera: la past e llesse (pasta con le castagne secche).
Oggi, come ieri, il 17 gennaio, in occasione della festività di Sant’ Antonio Abate, a Macerata Campania si tiene la tradizionale sfilata delle “battuglie di pastellessa”, accompagnati da una serie di momenti ricchi di significato e di tradizione popolare.
La festa in onore del Santo infatti è caratterizzata da quattro momenti legati alla devozione e alla tradizione folkloristica maceratese, infatti durante la giornata del 17 Gennaio si succedono:

– i fuochi pirotecnici “figurati”;
– la sfilata dei carri;
– la riffa;
– il fuoco (la “lampa”).

L’iconografia tradizionale dei fuochi pirotecnici figurati, comprende la presenza di un’immagine femminile (‘a signora), di un animale domestico (‘u puorco), di un animale da tiro (‘u ciuccio) e di un attrezzo da lavoro (‘a scala).

La “signora ‘e fuoco”: la figura femminile rappresenta il demonio negli episodi delle “tentazioni” nella vita del Santo. Questo tema del Santo tentato nella carne dal demonio a forma di donna è quello più caro all’iconografia popolare. In aspetto discinto, castigato, giovane, e dal viso angelico la donna/demonio è identificata nell’immagine di cartapesta che viene bruciata in piazza a significare l’alto potere (in senso figurato) del fuoco purificatore.
Il “porco”: per quanto concerne la presenza del porco nell’iconografia di S.Antonio Abate, anche per Macerata Campania, essa è da attribuire alla tradizione popolare secondo la quale nel maiale deve vedersi il diavolo, che, sconfitto dal Santo, fu da Dio condannato a seguire il santo sotto questo aspetto.
Il “ciuccio”: non vi è spiegazione logica nel rito della distruzione con il fuoco purificatore di un animale domestico di cui il Santo è protettore!
Il “ciuccio” sta a rappresentare qualche altro essere animalesco che sia stato l’immagine falsa sotto la quale il demonio si è presentato al Santo per tentarlo o per contrastarne il percorso verso la santità.
La “scala”: non si ha notizia della eventuale motivazione giustificativa di questa presenza, a meno che non si tratti di un ex-voto riferibile a qualche miracolo operato dal Santo e nel quale la scala assume una presenza negativa, demoniaca e perciò da purificare.
Questi quattro simboli rappresentano per il popolo l’aspetto prevalente della figura di “Santantuono” e la sua forza protettiva dalle insidie del mondo. La loro distruzione col fuoco, con il popolo festante, rappresenta la vittoria del bene contro il male, dell’uomo di fede contro le tentazioni terrene.

La sfilata dei carri di “Santantuono” o di “Pastellessa” è il momento più importante del folklore maceratese.
Nella tarda mattinata della giornata del 17 Gennaio, ultimo giorno della festività di S. Antonio Abate, tutti i carri si dispongono lungo la via Garibaldi. Da qui poi partono, uno alla volta, per esibirsi davanti al Comitato dei festeggiamenti, alle varie associazioni ed autorità, nella piazza al centro del paese, dove il popolo si raccoglie per assistere all’esibizione e all’accensione dei fuochi pirotecnici “figurati”.
È questo il culmine della festa: le voci della piazza, la frenesia della folla, il suono assordante degli strumenti si fondono e rendono questa esperienza unica e coinvolgente.
Anticamente i carri venivano allestiti su carrette e trainati da persone. Successivamente le carrette furono sostituite da carri trainati da buoi o da cavalli ed abbelliti con frasche di palme, sotto le qualio trovavano alloggio i “suonatori”, con i rispettivi peculiari strumenti, e il capo battuglia” il quale scandiva il tempo e la durata dell’esecuzione.
Oggi tutti hanno sostituito col trattore il lavoro del bue e del cavallo, e i carri hanno aquisito dimensioni molto più imponenti di quelli originali, ma nonostante ciò, la manifestazione conserva ancora i contenuti tradizionali.
L’esibizione dei carri, il giorno di Sant’Antonio Abate, è il momento finale di una serie di preliminari che sono i tasselli che formano l’intera “immagine del carro ‘e Santantuono”. Il primo tassello è quello dell’allestimento dei carri. Questi vengono organizzati da persone del paese già uniti per rioni o per semplici gruppi di suonatori, i quali iniziano ad individuare il percorso preparatorio ed a distribuire incarichi e mansioni. Alcuni preparano il piano di interventi strutturali e di ampliamento della superficie di carico del carrello/rimorchio (che poi diventerà il “carro e ‘Santantuono”), mentre altri iniziano a controllare la sonorità di botti e “cupelle” e ad intervenire con il procedimento della battitura dei cerchi e delle doghe, nel caso che le botti o le tinello risultassero desonorizzate. Altri ancora pensano alla scenografia e studiano drappeggi, colori, slogan. Tutti insieme poi s’incontrano per dedicarsi al problema musicale, infatti già da qualche mese precedente alla festa si dà inizio alle cosiddette prove del carro momenti in cui si riascoltano le registrazioni dell’anno precedente e si decidono quali filastrocche scegliere o se proporne di nuove.
Tutti questi interventi mirano a preparare il carro per il giorno della festa. Anche ora il “carro” è il centro di tutta la manifestazione di religiosità, oggetto e soggetto centrale di un folclore iniziato moltissimi secoli addietro! Alla fine dei preparativi il “carro di pastellessa” si presenta, al di là di addobbi, festoni, catenelle di carta ed altri ornamenti colorati, sostanzialmente come un grosso carro con dei rami di palma disposti ad arco con l’effigie di “Santantuono” appesa al primo arco di palme a significare che l’aspetto folkloristico è motivato dalla devozione ai Santo. I carri, così preparati, sfilano per le vie del paese e dei paesi limitrofi, mentre gli occupanti cantano filastrocche, mottetti e cantilene e percuotono ritmicamente botti, tini e falci.

Il Fuoco riportato su un libro che il Santo regge con la mano sinistra, è una delle rappresentazioni iconografiche del santo più ricorrente, in quanto esso rappresenta il fuoco purificatore che ricorda come questo Santo sia considerato anche il vincitore del male, colui che sconfisse il diavolo.

La “lampa” (il grande falò) viene accesa dalla gente nelle strade e nelle piazze fin dalle prime ore della sera per solennizzare il giorno dedicato a Sant’Antonio Abate.

La “riffa” è il momento di chiusura di tutto l’impianto delle manifestazioni folkloristiche di “Santantuono”. La festa si chiude con la vendita all’asta dì tutti i beni in natura (e non!) raccolti durante la processione del Santo oppure offerti in precedenza dai credenti. L’asta di questi beni in natura si fa per raccogliere soldi da distribuire in beneficenza. Ciò che non si riesce a vendere viene consegnate al parroco perché lo dia ai poveri. Oltre alla vendita all’asta dei beni in natura offerti dal popolo, a Macerata Campania, si sorteggia un maiale allevato da alcune famiglie per coprire parte delle spese.

GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

domenica
Dic 30,2007

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

1° GENNAIO 2006

NELLA VERITÀ, LA PACE

1. Con il tradizionale Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, all’inizio del nuovo anno, desidero far giungere un affettuoso augurio a tutti gli uomini e a tutte le donne del mondo, particolarmente a coloro che soffrono a causa della violenza e dei conflitti armati. È un augurio carico di speranza per un mondo più sereno, dove cresca il numero di quanti, individualmente o comunitariamente, si impegnano a percorrere le strade della giustizia e della pace.

2. Vorrei subito rendere un sincero tributo di gratitudine ai miei Predecessori, i grandi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, illuminati operatori di pace. Animati dallo spirito delle Beatitudini, essi hanno saputo leggere nei numerosi eventi storici, che hanno segnato i loro rispettivi Pontificati, il provvidenziale intervento di Dio, mai dimentico delle sorti del genere umano. A più riprese, quali infaticabili messaggeri del Vangelo, essi hanno invitato ogni persona a ripartire da Dio per poter promuovere una pacifica convivenza in tutte le regioni della terra. Nella scia di questo nobilissimo insegnamento si colloca il mio primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: con esso desidero ancora una volta confermare la ferma volontà della Santa Sede di continuare a servire la causa della pace.

Il nome stesso di Benedetto, che ho scelto il giorno dell’elezione alla Cattedra di Pietro, sta ad indicare il mio convinto impegno in favore della pace. Ho inteso, infatti, riferirmi sia al Santo Patrono d’Europa, ispiratore di una civilizzazione pacificatrice nell’intero Continente, sia al Papa Benedetto XV, che condannò la Prima Guerra Mondiale come « inutile strage » (1) e si adoperò perché da tutti venissero riconosciute le superiori ragioni della pace.

3. Il tema di riflessione di quest’anno — « Nella verità, la pace » — esprime la convinzione che, dove e quando l’uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende quasi naturalmente il cammino della pace. La Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Ecumenico Vaticano II, chiusosi 40 anni or sono, afferma che l’umanità non riuscirà a « costruire un mondo veramente più umano per tutti gli uomini su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno con animo rinnovato alla verità della pace ».(2) Ma quali significati intende richiamare l’espressione « verità della pace »? Per rispondere in modo adeguato a tale interrogativo, occorre tener ben presente che la pace non può essere ridotta a semplice assenza di conflitti armati, ma va compresa come « il frutto dell’ordine impresso nella società umana dal suo divino Fondatore », un ordine « che deve essere attuato dagli uomini assetati di una giustizia sempre più perfetta ».(3) Quale risultato di un ordine disegnato e voluto dall’amore di Dio, la pace possiede una sua intrinseca e invincibile verità e corrisponde « ad un anelito e ad una speranza che vivono in noi indistruttibili ».(4)

4. Delineata in questo modo, la pace si configura come dono celeste e grazia divina, che richiede, a tutti i livelli, l’esercizio della responsabilità più grande, quella di conformare — nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell’amore — la storia umana all’ordine divino. Quando viene a mancare l’adesione all’ordine trascendente delle cose, come pure il rispetto di quella « grammatica » del dialogo che è la legge morale universale, scritta nel cuore dell’uomo,(5) quando viene ostacolato e impedito lo sviluppo integrale della persona e la tutela dei suoi diritti fondamentali, quando tanti popoli sono costretti a subire ingiustizie e disuguaglianze intollerabili, come si può sperare nella realizzazione del bene della pace? Vengono infatti meno quegli elementi essenziali che danno forma alla verità di tale bene. Sant’Agostino ha descritto la pace come « tranquillitas ordinis »,(6) la tranquillità dell’ordine, vale a dire quella situazione che permette, in definitiva, di rispettare e realizzare appieno la verità dell’uomo.

5. E allora, chi e che cosa può impedire la realizzazione della pace? A questo proposito, la Sacra Scrittura mette in evidenza nel suo primo Libro, la Genesi, la menzogna, pronunciata all’inizio della storia dall’essere dalla lingua biforcuta, qualificato dall’evangelista Giovanni come « padre della menzogna » (Gv 8,44). La menzogna è pure uno dei peccati che ricorda la Bibbia nell’ultimo capitolo del suo ultimo Libro, l’Apocalisse, per segnalare l’esclusione dalla Gerusalemme celeste dei menzogneri: « Fuori… chiunque ama e pratica la menzogna! » (22,15). Alla menzogna è legato il dramma del peccato con le sue conseguenze perverse, che hanno causato e continuano a causare effetti devastanti nella vita degli individui e delle nazioni. Basti pensare a quanto è successo nel secolo scorso, quando aberranti sistemi ideologici e politici hanno mistificato in modo programmato la verità ed hanno condotto allo sfruttamento ed alla soppressione di un numero impressionante di uomini e di donne, sterminando addirittura intere famiglie e comunità. Come non restare seriamente preoccupati, dopo tali esperienze, di fronte alle menzogne del nostro tempo, che fanno da cornice a minacciosi scenari di morte in non poche regioni del mondo? L’autentica ricerca della pace deve partire dalla consapevolezza che il problema della verità e della menzogna riguarda ogni uomo e ogni donna, e risulta essere decisivo per un futuro pacifico del nostro pianeta.

6. La pace è anelito insopprimibile presente nel cuore di ogni persona, al di là delle specifiche identità culturali. Proprio per questo ciascuno deve sentirsi impegnato al servizio di un bene tanto prezioso, lavorando perché non si insinui nessuna forma di falsità ad inquinare i rapporti. Tutti gli uomini appartengono ad un’unica e medesima famiglia. L’esaltazione esasperata delle proprie differenze contrasta con questa verità di fondo. Occorre ricuperare la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, in ultima istanza trascendente, per poter valorizzare al meglio le proprie differenze storiche e culturali, senza contrapporsi ma coordinandosi con gli appartenenti alle altre culture. Sono queste semplici verità a rendere possibile la pace; esse diventano facilmente comprensibili ascoltando il proprio cuore con purezza di intenzioni. La pace appare allora in modo nuovo: non come semplice assenza di guerra, ma come convivenza dei singoli cittadini in una società governata dalla giustizia, nella quale si realizza in quanto possibile il bene anche per ognuno di loro. La verità della pace chiama tutti a coltivare relazioni feconde e sincere, stimola a ricercare ed a percorrere le strade del perdono e della riconciliazione, ad essere trasparenti nelle trattative e fedeli alla parola data. In particolare, il discepolo di Cristo, che si sente insidiato dal male e per questo bisognoso dell’intervento liberante del Maestro divino, a Lui si rivolge con fiducia ben sapendo che « Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca » (1 Pt 2,22; cfr Is 53,9). Gesù infatti si è definito la Verità in persona e, parlando in visione al veggente dell’Apocalisse, ha dichiarato totale avversione per « chiunque ama e pratica la menzogna » (22,15). È Lui a svelare la piena verità dell’uomo e della storia. Con la forza della sua grazia è possibile essere nella verità e vivere di verità, perché solo Lui è totalmente sincero e fedele. Gesù è la verità che ci dà la pace.

7. La verità della pace deve valere e far valere il suo benefico riverbero di luce anche quando ci si trovi nella tragica situazione della guerra. I Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et spes, sottolineano che non diventa « tutto lecito tra le parti in conflitto quando la guerra è ormai disgraziatamente scoppiata ».(7) La Comunità Internazionale si è dotata di un diritto internazionale umanitario per limitare al massimo, soprattutto per le popolazioni civili, le conseguenze devastanti della guerra. In molteplici circostanze e in diverse modalità, la Santa Sede ha espresso il suo sostegno a tale diritto umanitario, incoraggiandone il rispetto e la pronta attuazione, convinta che esiste, anche nella guerra, la verità della pace. Il diritto internazionale umanitario è da annoverare tra le espressioni più felici ed efficaci delle esigenze che promanano dalla verità della pace. Proprio per questo il rispetto di tale diritto si impone come un dovere per tutti i popoli. Ne va apprezzato il valore ed occorre garantirne la corretta applicazione, aggiornandolo con norme puntuali, capaci di fronteggiare i mutevoli scenari degli odierni conflitti armati, nonché l’utilizzo di sempre nuovi e più sofisticati armamenti.

8. Il mio grato pensiero va alle Organizzazioni Internazionali e a quanti con diuturno sforzo operano per l’applicazione del diritto internazionale umanitario. Come potrei qui dimenticare i tanti soldati impegnati in delicate operazioni di composizione dei conflitti e di ripristino delle condizioni necessarie alla realizzazione della pace? Anche ad essi desidero ricordare le parole del Concilio Vaticano II: « Coloro che, al servizio della patria, sono reclutati nell’esercito, si considerino anch’essi ministri della sicurezza e della libertà dei popoli. Se adempiono rettamente a questo dovere, concorrono anch’essi veramente a stabilire la pace ».(8) Su tale esigente fronte si colloca l’azione pastorale degli Ordinariati militari della Chiesa Cattolica: tanto agli Ordinari militari quanto ai cappellani militari va il mio incoraggiamento a mantenersi, in ogni situazione e ambiente, fedeli evangelizzatori della verità della pace.

9. Al giorno d’oggi, la verità della pace continua ad essere compromessa e negata, in modo drammatico, dal terrorismo che, con le sue minacce ed i suoi atti criminali, è in grado di tenere il mondo in stato di ansia e di insicurezza. I miei Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II sono intervenuti più volte per denunciare la tremenda responsabilità dei terroristi e per condannare l’insensatezza dei loro disegni di morte. Tali disegni, infatti, risultano ispirati da un nichilismo tragico e sconvolgente, che il Papa Giovanni Paolo II descriveva con queste parole: « Chi uccide con atti terroristici coltiva sentimenti di disprezzo verso l’umanità, manifestando disperazione nei confronti della vita e del futuro: tutto, in questa prospettiva, può essere odiato e distrutto ».(9) Non solo il nichilismo, ma anche il fanatismo religioso, oggi spesso denominato fondamentalismo, può ispirare e alimentare propositi e gesti terroristici. Intuendo fin dall’inizio il dirompente pericolo che il fondamentalismo fanatico rappresenta, Giovanni Paolo II lo stigmatizzò duramente, mettendo in guardia dalla pretesa di imporre con la violenza, anziché di proporre alla libera accettazione degli altri la propria convinzione circa la verità. Scriveva: « Pretendere di imporre ad altri con la violenza quella che si ritiene essere la verità, significa violare la dignità dell’essere umano e, in definitiva, fare oltraggio a Dio, di cui egli è immagine ».(10)

10. A ben vedere, il nichilismo e il fondamentalismo fanatico si rapportano in modo errato alla verità: i nichilisti negano l’esistenza di qualsiasi verità, i fondamentalisti accampano la pretesa di poterla imporre con la forza. Pur avendo origini differenti e pur essendo manifestazioni che si inscrivono in contesti culturali diversi, il nichilismo e il fondamentalismo si trovano accomunati da un pericoloso disprezzo per l’uomo e per la sua vita e, in ultima analisi, per Dio stesso. Infatti, alla base di tale comune tragico esito sta, in definitiva, lo stravolgimento della piena verità di Dio: il nichilismo ne nega l’esistenza e la provvidente presenza nella storia; il fondamentalismo ne sfigura il volto amorevole e misericordioso, sostituendo a Lui idoli fatti a propria immagine. Nell’analizzare le cause del fenomeno contemporaneo del terrorismo è auspicabile che, oltre alle ragioni di carattere politico e sociale, si tengano presenti anche le più profonde motivazioni culturali, religiose ed ideologiche.

11. Dinanzi ai rischi che l’umanità vive in questa nostra epoca, è compito di tutti i cattolici intensificare, in ogni parte del mondo, l’annuncio e la testimonianza del « Vangelo della pace », proclamando che il riconoscimento della piena verità di Dio è condizione previa e indispensabile per il consolidamento della verità della pace. Dio è Amore che salva, Padre amorevole che desidera vedere i suoi figli riconoscersi tra loro come fratelli, responsabilmente protesi a mettere i differenti talenti a servizio del bene comune della famiglia umana. Dio è inesauribile sorgente della speranza che dà senso alla vita personale e collettiva. Dio, solo Dio, rende efficace ogni opera di bene e di pace. La storia ha ampiamente dimostrato che fare guerra a Dio per estirparlo dal cuore degli uomini porta l’umanità, impaurita e impoverita, verso scelte che non hanno futuro. Ciò deve spronare i credenti in Cristo a farsi testimoni convincenti del Dio che è inseparabilmente verità e amore, mettendosi al servizio della pace, in un’ampia collaborazione ecumenica e con le altre religioni, come pure con tutti gli uomini di buona volontà.

12. Guardando all’attuale contesto mondiale, possiamo registrare con piacere alcuni promettenti segnali nel cammino della costruzione della pace. Penso, ad esempio, al calo numerico dei conflitti armati. Si tratta di passi certamente ancora assai timidi sul sentiero della pace, ma già in grado di prospettare un futuro di maggiore serenità, in particolare per le popolazioni martoriate della Palestina, la Terra di Gesù, e per gli abitanti di talune regioni dell’Africa e dell’Asia, che da anni attendono il positivo concludersi degli avviati percorsi di pacificazione e di riconciliazione. Sono segnali consolanti, che chiedono di essere confermati e consolidati attraverso una concorde ed infaticabile azione, soprattutto da parte della Comunità Internazionale e dei suoi Organi, preposti a prevenire i conflitti e a dare soluzione pacifica a quelli in atto.

13. Tutto ciò non deve indurre però ad un ingenuo ottimismo. Non si può infatti dimenticare che, purtroppo, proseguono ancora sanguinosi conflitti fratricidi e guerre devastanti che seminano in vaste zone della terra lacrime e morte. Ci sono situazioni in cui il conflitto, che cova come fuoco sotto la cenere, può nuovamente divampare causando distruzioni di imprevedibile vastità. Le autorità che, invece di porre in atto quanto è in loro potere per promuovere efficacemente la pace, fomentano nei cittadini sentimenti di ostilità verso altre nazioni, si caricano di una gravissima responsabilità: mettono a repentaglio, in regioni particolarmente a rischio, i delicati equilibri raggiunti a prezzo di faticosi negoziati, contribuendo a rendere così più insicuro e nebuloso il futuro dell’umanità. Che dire poi dei governi che contano sulle armi nucleari per garantire la sicurezza dei loro Paesi? Insieme ad innumerevoli persone di buona volontà, si può affermare che tale prospettiva, oltre che essere funesta, è del tutto fallace. In una guerra nucleare non vi sarebbero, infatti, dei vincitori, ma solo delle vittime. La verità della pace richiede che tutti — sia i governi che in modo dichiarato o occulto possiedono armi nucleari, sia quelli che intendono procurarsele —, invertano congiuntamente la rotta con scelte chiare e ferme, orientandosi verso un progressivo e concordato disarmo nucleare. Le risorse in tal modo risparmiate potranno essere impiegate in progetti di sviluppo a vantaggio di tutti gli abitanti e, in primo luogo, dei più poveri.

14. A questo proposito, non si possono non registrare con rammarico i dati di un aumento preoccupante delle spese militari e del sempre prospero commercio delle armi, mentre ristagna nella palude di una quasi generale indifferenza il processo politico e giuridico messo in atto dalla Comunità Internazionale per rinsaldare il cammino del disarmo. Quale avvenire di pace sarà mai possibile, se si continua a investire nella produzione di armi e nella ricerca applicata a svilupparne di nuove? L’auspicio che sale dal profondo del cuore è che la Comunità Internazionale sappia ritrovare il coraggio e la saggezza di rilanciare in maniera convinta e congiunta il disarmo, dando concreta applicazione al diritto alla pace, che è di ogni uomo e di ogni popolo. Impegnandosi a salvaguardare il bene della pace, i vari Organismi della Comunità Internazionale potranno ritrovare quell’autorevolezza che è indispensabile per rendere credibili ed incisive le loro iniziative.

15. I primi a trarre vantaggio da una decisa scelta per il disarmo saranno i Paesi poveri, che reclamano giustamente, dopo tante promesse, l’attuazione concreta del diritto allo sviluppo. Un tale diritto è stato solennemente riaffermato anche nella recente Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha celebrato quest’anno il 60o anniversario della sua fondazione. La Chiesa cattolica, nel confermare la propria fiducia in questa Organizzazione internazionale, ne auspica un rinnovamento istituzionale ed operativo che la metta in grado di rispondere alle mutate esigenze dell’epoca odierna, segnata dal vasto fenomeno della globalizzazione. L’Organizzazione delle Nazioni Unite deve divenire uno strumento sempre più efficiente nel promuovere nel mondo i valori della giustizia, della solidarietà e della pace. Da parte sua la Chiesa, fedele alla missione ricevuta dal suo Fondatore, non si stanca di proclamare dappertutto il « Vangelo della pace ». Animata com’è dalla salda consapevolezza di rendere un indispensabile servizio a quanti si dedicano a promuovere la pace, essa ricorda a tutti che, per essere autentica e duratura, la pace deve essere costruita sulla roccia della verità di Dio e della verità dell’uomo. Solo questa verità può sensibilizzare gli animi alla giustizia, aprirli all’amore e alla solidarietà, incoraggiare tutti ad operare per un’umanità realmente libera e solidale. Sì, solo sulla verità di Dio e dell’uomo poggiano le fondamenta di un’autentica pace.

16. A conclusione di questo messaggio, vorrei ora rivolgermi particolarmente ai credenti in Cristo, per rinnovare loro l’invito a farsi attenti e disponibili discepoli del Signore. Ascoltando il Vangelo, cari fratelli e sorelle, impariamo a fondare la pace sulla verità di un’esistenza quotidiana ispirata al comandamento dell’amore. È necessario che ogni comunità si impegni in un’intensa e capillare opera di educazione e di testimonianza che faccia crescere in ciascuno la consapevolezza dell’urgenza di scoprire sempre più a fondo la verità della pace. Chiedo al tempo stesso che si intensifichi la preghiera, perché la pace è anzitutto dono di Dio da implorare incessantemente. Grazie all’aiuto divino, risulterà di certo più convincente e illuminante l’annuncio e la testimonianza della verità della pace. Volgiamo con fiducia e filiale abbandono lo sguardo verso Maria, la Madre del Principe della Pace. All’inizio di questo nuovo anno Le chiediamo di aiutare l’intero Popolo di Dio ad essere in ogni situazione operatore di pace, lasciandosi illuminare dalla Verità che rende liberi (cfr Gv 8,32). Per sua intercessione possa l’umanità crescere nell’apprezzamento di questo fondamentale bene ed impegnarsi a consolidarne la presenza nel mondo, per consegnare un avvenire più sereno e più sicuro alle generazioni che verranno.

sabato
Dic 29,2007

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COMUNICATO STAMPA

SAN PANCRAZIO SALENTINO – Mercoledì 2 gennaio 2008, alle ore 18,00, c/o l’Aula Consiliare del Comune di San Pancrazio Salentino (Br) si terrà la Terza Edizione della manifestazione “PACE..NEL NOME DI DON TONINO BELLO”.

L’iniziativa promossa dall’Associazione “Retinopera Salento” e patrocinata dalla Provincia di Brindisi e della Regione Puglia – Assessorato alla Cittadinanza Attiva, intende rilanciare ed incarnare un concetto molto caro a Don Tonino Bello: (altro…)

giovedì
Dic 27,2007

Il teologo lancia un appello dal portale dei video su Internet

“NON SPARATE I BOTTI DI CAPODANNO”

NAPOLI -Gli appelli contro i botti di capodanno finiscono sul portale You Tube. L’idea è venuta a padre Antonio Rungi, teologo morale campano, che dall’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=DOVKU5TX6UQ. lancia il suo appello. (altro…)

PROGRAMMA CELEBRAZIONI NATALIZIE 2007

lunedì
Dic 24,2007

di Tilde Maisto

CANCELLO ED ARNONE – Don Antonio Buompane, parroco della Chiesa dedicata a Maria Regina di tutti i Santi, sita in via Mazzini in Cancello ed Arnone, durante gli avvisi della domenica, ha segnalato le varie celebrazioni religiose previste per le festività natalizie 2007. (altro…)

domenica
Dic 9,2007

di Nunzio De Pinto

SAN MARCO EVANGELISTA – “L’Avvento è più che mai un tempo adatto ad essere vissuto in comunione con tutti coloro, e sono tanti, che sperano in un mondo più giusto e più fraterno” ad affermarlo è stato don Pasquale Scalera, parroco della Chiesa dello Spirito Santo, durante l’omelia dell’Avvento. (altro…)

lunedì
Ott 22,2007

Domenica 21 ottobre 2007, il papa Benedetto XVI, ha visitato la città di Napoli. Per l’occasione Padre Antonio Rungi, teologo morale campano, religioso passionista, in occasione della visita del Santo Padre, ha scritto una nota personale particolarmente incisiva il cui testo integrale è il seguente: “Benedetto XVI nella giornata di domenica 21 ottobre è stato per l’intera giornata nella città di Napoli. Poi si è spostato in auto dalla Marina alla Piazza Plebiscito, poi al Seminario Vescovile ed infine al Duomo e poi in serata ha fatto rientro in Vaticano. (altro…)

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