Cancello ed Arnone News

Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Medicina/Sanità e Salute’ Category

giovedì
Set 18,2014

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“PROGETTO SALUTE” A SAN SALVATORE TELESINO (BN)

VISITE GRATUITE ALLA TIROIDE A BORDO DEGLI HOSPITAL CAR

 

 

 

Diffondere la cultura della prevenzione, migliorare le conoscenze riguardanti le cause delle patologie ad alto impatto sociale, realizzare specifici studi epidemiologici sul territorio: ritorna nelle piazze dei Comuni campani “Progetto Salute”, la campagna di screening e di diagnosi precoce promossa dall’Associazione House Hospital onlus, dall’Associazione Uniti contro le malattie neoplastiche onlus (Umana), dall’Istituto di Chimica Biomolecolare – sezione di Sassari del Cnr e dall’Associazione malati endocrini irpina (Ameir).

 

La campagna di screening toccherà di nuovo il territorio della provincia di Benevento, infatti, in collaborazione con l’Asl sannita, gli Hospital Car, i camper sanitari ad alta tecnologia, ritorneranno nel Comune di San Salvatore Telesino, dove sabato 20 e domenica 21 settembre dalle ore 9.00 alle ore 13.30, in Via della Repubblica, medici specialisti e personale infermieristico saranno a disposizione gratuitamente per effettuare visite specialistiche endocrinologiche ed esami diagnostici per la prevenzione e la diagnosi precoce delle patologie che riguardano la tiroide.

 

 

 

 

 

 

martedì
Set 16,2014

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I RAPPRESENTANTI DELL’ASSOCIAZIONE HOUSE HOSPITAL

ALLA PRIMA RIUNIONE DEL COMITATO CONSULTIVO E PARTECIPATIVO DELL’ISTITUTO NAZIONALE TUMORI FONDAZIONE PASCALE

 

Si riunisce per la prima volta il Comitato Consultivo e Partecipativo dell’Istituto Nazionale Tumori – Irccs – Fondazione Pascale di Napoli e l’Associazione House Hospital sarà presente con propri rappresentanti alla riunione che si terrà il prossimo 23 settembre alle ore 11.30, presso la Sala Consiglio dell’Istituto.

All’ordine del giorno i seguenti argomenti: elezione del coordinatore e adozione del regolamento.

L’Associazione House Hospital, presieduta dalla dottoressa Rosa Vitiello, è entrata far parte di tale organismo per la meritoria azione svolta sul territorio nel campo del volontariato, della prevenzione e della ricerca scientifica.

Si tratta dell’ennesimo riconoscimento istituzionale per l’associazione campana, infatti, il Comitato Consultivo e Partecipativo è un organismo previsto negli enti sanitari per l’analisi partecipata della qualità dei servizi, al quale possono attivamente partecipare, in qualità di componenti, le organizzazioni di volontariato accreditate.

A rappresentare l’associazione campana all’interno del Comitato sarà la dottoressa Elena De Vinco e il dottor Francesco Cremona, rispettivamente responsabile del settore politiche sociali e direttore scientifico di House Hospital.

 

 

martedì
Set 16,2014

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Franco Falco

Oltre i limiti della colonna Alfredo Bucciero e le tecniche innovative di neurochirurgia 

Un caso disperato quello della dodicenne V. V. di C. Sono proprio i genitori della piccola a raccontare il loro calvario iniziato circa quattro anni fa, quando la loro primogenita ha cominciato ad avere difficoltà a camminare ed una evidente alterazione della postura. In un centro ospedaliero universitario le hanno diagnosticato una grave forma di scoliosi, per cui viene proposto di applicarle un busto gessato dietro pagamento di mille euro. Non convinti, i genitori richiedono altri pareri medici, iniziando un calvario di consulti neurochirurgici ed ortopedici. La bambina viene visitata da diversi specialisti campani e tutti fanno diagnosi di spondiloptosi di L5, ma consigliano di andare al nord o addirittura in Francia, non ritenendosi all’altezza del caso. Si tratta infatti di una malattia congenita, caratterizzata dallo scivolamento nel bacino della quinta vertebra lombare, che trascina con sé la colonna vertebrale soprastante e le radici nervose dirette agli arti inferiori. La terapia è solo chirurgica e necessita per la sua complessità di essere effettuata in centri di alta specialità da chirurghi di prim’ordine. La piccola V. viene visitata da specialisti del nord ed anche della Francia, ma tutto è una grande delusione, perché non si giunge mai a conclusione. La piccola V. è oramai da mesi allettata. Disperati e frastornati i genitori giungono al dottore Alfredo Bucciero primario del reparto di neurochirurgia di una nota clinica, il quale senza indugi invita a far ricoverare la bambina presso il suo reparto per operarla al più presto. V. viene operata nel mese di giugno u.s. L’intervento dura circa sette ore e riesce perfettamente: la vertebra dislocata viene riallineata, l’intera spina dorsale assume una curvatura regolare e le radici nervose vengono collocate nella loro normale sede. Le funzioni degli arti inferiori della paziente iniziano un progressivo recupero, anche in virtù di un programma riabilitativo. Ai genitori della bambina ritorna la serenità: “Siamo grati al dottore Bucciero per quello che ha fatto. Ha infatti eseguito brillantemente un intervento che molti ci avevano sconsigliato per i gravi rischi, per le gambe e per la vita stessa, che avrebbe potuto comportare. Nostra figlia cammina correttamente, è ormai una bambina normale, tornerà a scuola e potrà saltare e correre serenamente con le sue coetanee, ma più di tutto può e possiamo guardare con serenità al suo futuro. Questi sono i motivi che ci hanno indotto, pubblicizzare la nostra vicenda, al di là dei risvolti che appartengono unicamente alla nostra vita privata. Noi non vorremmo che altri vivessero la nostra situazione e tutti devono sapere che in Campania più precisamente a Napoli c’è questo grande medico ma soprattutto un grande uomo”. Le conclusioni che tutti noi possiamo trarre sono ovvie: stimoliamo coloro che hanno funzioni di responsabilità nel campo sanitario ad individuare le vere eccellenze della nostra regione, potenziandone le capacità operative con servizi e mezzi sempre più innovativi e competitivi.

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sabato
Set 13,2014

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  NETWORK DELLE RETI ONCOLOGICHE IN REGIONE CAMPANIA ECCO LE PROPOSTE DEL DOTTOR CANZANELLA DELL’ECPC PER REALIZZARE IL PROGETTO   Un Network delle Reti Oncologiche anche in Regione Campania per unire e integrare riabilitazione, cure palliative e Hospice: questo il progetto lanciato recentemente dall’European Cancer Patient Coalition, l’organismo internazionale che riunisce oltre trecento associazioni europee di volontariato accreditate in ambito oncologico. Il progetto si pone l’obiettivo di condividere tutte le informazioni utili a fornire standard di assistenza più elevati a tutti i pazienti oncologici, così come confermò il dottor Sergio Canzanella, manager per l’Italia meridionale dell’Ecpc, nonché dirigente dell’Associazione House Hospital onlus, membro della Commissione Cure Palliative della Regione Campania e segretario della Sezione regionale della Campania della Società Italiana Cure Palliative. E lo stesso dottor Canzanella annunciò la presentazione agli organi istituzionali della Regione Campania e al presidente della Giunta, l’onorevole Stefano Caldoro, di una serie di proposte che possono essere così riassunte: definire standard di qualità telematiche di appropriatezza e di metodiche per la loro valutazione al fine di ridurre la mortalità per cancro; ridurre il divario in mortalità per cancro mediante un più razionale impiego delle risorse disponibili; ridurre la migrazione sanitaria favorendo una riduzione del divario tecnologico, organizzativo e assistenziale; incrementare la copertura da parte dei Registri Tumori del territorio regionale; facilitare la creazione di Reti telematiche dei Registri Tumori; sviluppare la rete oncologica dedicata in particolare allo sviluppo e all’applicazione di nuove metodologie diagnostiche e terapeutiche ad alto contenuto tecnologico; incremento delle risorse da destinare alla lotta contro il cancro; implementare la continuità assistenziale; puntare sulla riabilitazione, intesa come ripristino di tutte le funzioni che il tumore e le terapie possono aver alterato, non solo da un punto di vista fisico, ma come obiettivo della qualità della vita del malato guarito o non guarito, al fine di riprendere il più possibile le condizioni di vita normali, limitando il deficit fisico, cognitivo e psicologico e potenziandone le capacità funzionali residue; sostenere le cure palliative, intese come prevenzione, identificazione, valutazione e trattamento dei sintomi fisici, funzionali, e dei problemi psicologici, sociali e spirituali del malato durante tutto il decorso della malattia, soprattutto nella fase avanzata-terminale, avendo come obiettivo quello di migliorare la qualità della vita del malato. L’integrazione tra terapie oncologiche e cure palliative deve avvenire precocemente nel percorso di cura in ogni fase di malattia; combattere il dolore, che è presente alla diagnosi nel 25% dei malati di tumore, nel 50% durante i trattamenti antitumorali, e in fase avanzata-terminale nel 75-80% dei soggetti. Il dolore non può pertanto considerarsi solo un sintomo della fase avanzata-terminale. Per tale motivo il medico che prende in cura il malato oncologico deve essere in grado di riconoscere precocemente il dolore e di saperlo trattare in modo adeguato. Una percentuale compresa tra il 3 e il 5% dei malati soffre di dolori persistenti e intrattabili nonostante un corretto approccio terapeutico. Tali situazioni devono essere precocemente riconosciute e portate all’attenzione dello specialista algologo, in qualsiasi fase della malattia oncologica; fronteggiare la patologia neoplastica, che può avere profonde ripercussioni sulla sfera psicologica, affettiva, familiare, sociale e sessuale sia del paziente sia dei suoi familiari. La letteratura psico-oncologica riporta che il 25-30% delle persone colpite da cancro presenta un quadro di sofferenza psicologica, caratterizzata in particolare dalla presenza di ansia, depressione e da difficoltà di adattamento, che influenza negativamente la qualità di vita, l’aderenza ai trattamenti medici e la percezione degli effetti collaterali, la relazione medico-paziente, i tempi di degenza, di recupero e di riabilitazione. Tale sofferenza può cronicizzare se non identificata e quindi trattata.

sabato
Set 6,2014

 

logaltoospedale

 

Primo incontro del direttore generale Luigi Muto dell’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta con le rappresentative sindacali aziendali. La discussione che ne è scaturita è stata proficua, franca, diretta. La prima scelta operativa del Direttore è stata quella di incontrare congiuntamente le sigle dei medici e quelle del comparto. La seconda di non invitare i rappresentanti provinciali, proprio per il migliore confronto possibile con il personale interno.

Il Direttore ha sostenuto la necessità di un’ampia collaborazione, ma ha auspicato che i sindacati tutti possano mostrare un atteggiamento fattivo. L’Azienda Ospedaliera è chiamata a sostenere importanti sfide. Fondamentale è anche instaurare un migliore rapporto con l’Asl nel rispetto dei propri compiti e dei ruoli, proprio per rendere possibile al nosocomio casertano di dedicarsi al suo ruolo naturale, che è quello dell’alta specializzazione.

Il Direttore ha parlato singolarmente con i rappresentanti sindacali per conoscere da ognuno le esigenze prioritarie. Se i primi interventi saranno la riduzione del convenzionamento, sarà prevista anche la dotazione di un’autonomia finanziaria ai responsabili delle strutture, creando un plafond economico. Questo per evitare lungaggini legate ai passaggi burocratici. Inoltre, sarà verificato il certificato di agibilità per tutti i locali, per la sicurezza dei reparti e delle sale operatorie. Ai responsabili di struttura verrà richiesta anche una maggiore presenza, non solo di mattina, ma anche di pomeriggio e, se necessario, di sera.

Riguardo all’atto aziendale, il Direttore resta in attesa di quelle che saranno le prescrizioni impartite dalla Regione in merito alla relazione del commissario Sarnelli. Facile aspettarsi che le prescrizioni riguarderanno ulteriori tagli alle unità complesse e alle semplici, cui ci si dovrà attenere.

L’addetto stampa

         (Enzo Battarra)

venerdì
Set 5,2014

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I media ovviamente non potevano fare altro che NASCONDERE CON FORZA questa scoperta. Dovete sapere, infatti, che esiste un’erba il cui principio attivo, combinato con il ferro, è in grado di uccidere il tumore in sole 16 ore! Il suo nome è  “Artemisia annua”.

Ovviamente questa erba è boicottata dalle lobby perchè non costa nulla e la soluzione al problema cancro è molto rapid. Le case farmaceutiche puntano a soluzioni molto più durature e dispendiose per trarre profitto dalla salutedei pazienti, ma noi speriamo che ci aiutate a condividere questa notizia e farla giungere a chi davvero ne ha bisogno.

Come già sappiamo, il cancro è la malattia più letale esistente. Questa erba, l’ Artemisia annua, è una di quelle cure che può uccidere fino al 98% le cellule tumorali in appena 16 ore.

Vale a dire, secondo le ricerche pubblicate in “Life Science”, l’artemisinina, derivata dall’ Artemisia annua, è stata utilizzata nella medicina cinese e può uccidere il 98% di cellule del cancro del polmone in meno di 16 ore.

In realtà però l’erba in questione da sola sconfigge il 28% delle cellule cancerogene; è la sua combinazione con il ferro che porta alla totale distruzione del tumore: artemisinina + ferro =guarigione…

In passato l’artemisinina è stata utilizzata come un potente rimedio antimalarico ma ora è dimostrato che questa cura è efficace anche nella lotta contro il cancro. Questo perché quando si aggiunge del ferro alle cellule tumorali infettate, attacca selettivamente le cellule “cattive”, e lascia quelle “buone” intatte.

Gli scienziati che seguono le ricerche, condotte presso l’Università della California, hanno dichiarato: “In generale i nostri risultati mostrano che l’artemisinina ferma il fattore di trascrizione ‘E2F1′ e interviene nella distruzione delle cellule tumorali del polmone, il che significa che controlla la crescita e la riproduzione delle cellule del cancro”.

Utilizzando una varietà resistente alle radiazioni delle cellule del cancro al seno (che aveva anche una elevata propensione per l’accumulo di ferro) l’artemisinina si è dimostrata avere un tasso di uccisione del cancro del 75% dopo appena 8 ore, e uno del quasi 100% dopo appena 24 ore.

FONTE: healthyfoodhouse.com

 

giovedì
Set 4,2014

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RIABILITAZIONE, CURE PALLIATIVE E HOSPICE IN UN NETWORK DELLE RETI ONCOLOGICHE IN REGIONE CAMPANIA

ECCO LA PROPOSTA DEL DOTTOR CANZANELLA, MANAGER DELL’EUROPEAN CANCER PATIENT COALITION

Riabilitazione, cure palliative e hospice, tre realtà sanitarie che dovranno necessariamente unirsi tra loro per realizzare un Network delle Reti Oncologiche che permetta anche in Regione Campania una condivisione di tutte le informazioni utili a fornire standard di assistenza più elevati a tutti i pazienti oncologici, indipendentemente dalla sede in cui risiedono. Tutto ciò non può far dimenticare come umanizzazione, rapporto medico-paziente, informazione, supporto psicologico siano parole-chiave nella gestione di pazienti con patologie oncologiche. Questo l’obiettivo che si pone l’European Cancer Patient Coalition, l’organismo internazionale che riunisce oltre trecento associazioni europee di volontariato accreditate in ambito oncologico, così come conferma proprio il manager per l’Italia meridionale dell’Ecpc, il dottor Sergio Canzanella, a sua volta anche dirigente dell’Associazione House Hospital onlus, membro della Commissione Cure Palliative della Regione Campania e segretario della Sezione regionale della Campania della Società Italiana Cure Palliative.

“Presto presenteremo una serie di proposte concrete e fattibili – annuncia il dottor Canzanella – al presidente della Giunta regionale della Campania, l’onorevole Stefano Caldoro, da sempre sensibile e fortemente impegnato nei settori della riabilitazione, delle cure palliative e degli Hospice, per uno sforzo comune che ha lo scopo di tramutare la politica del dire in quella del fare. Il nuovo e ambizioso obiettivo sarà quello di creare un Network di tutte le Reti Oncologiche Regionali, compresa la Campania, per fornire standard di assistenza più elevati a tutti i pazienti oncologici. In Italia – spiega il dottor Canzanellal’87% delle Oncologie Mediche ha attivo un servizio di assistenza domiciliare e il 33% dispensa medicinali per la cura dei tumori a casa. Le O.M. del Nord trattano a casa in media 200 pazienti, 148 al Sud-Isole e 118 al Centro. Dal 2003, le PET per le diagnosi sono triplicate: erano disponibili per il 10% delle strutture, oggi per il 30% dei centri; mentre scintigrafie e RMN sono quasi raddoppiate passando dal 36 al 61% e dal 51 al 90% rispettivamente. Progressi più lenti negli apparecchi per radioterapia: nel 2001 presenti nel 46% delle strutture oncologiche, lo sono nel 60% nel 2009, mentre si registra una discesa media del 20% degli psicologi passati da 1,6 in media per centro oncologico nel 2005 a 1,3 nel 2009. Dal 2001, i servizi riabilitativi, passati dal 5% al 42% odierno, e quelli per i malati terminali hanno compiuto i progressi maggiori: le strutture per terapie anti-dolore sono quadruplicate, arrivando all’80% nel 2009, dal 70% nel 2005 e dal 20% nel 2001. Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 250mila nuovi casi di tumori, con una prevalenza di circa 2 milioni di casi. Tale dato acquista ulteriore rilievo se si considera l’invecchiamento della popolazione. Oggi, il 40% degli italiani ricoverati in strutture ospedaliere ha più di 65 anni a fronte di una incidenza nella popolazione globale del 20% di cittadini di età superiore a 65 anni. Se, come è prevedibile, dovesse continuare questo trend, nel 2020 la percentuale di ultra65nni potrebbe superare il 35% dell’intera popolazione con gravissime ripercussioni sul sistema sanitario. Diventa importante affrontare tale emergenza cercando di intervenire rapidamente con il coinvolgimento dei medici di medicina generale, sopratutto per quanto riguarda pazienti cronici ed anziani. Ovviamente, tale impegno – conclude il dottor Canzanella – verterà sull’attuazione delle linee programmatiche del Piano Oncologico incentrate sulla prevenzione primaria, secondaria e terziaria, e sulla presa in carico del paziente oncologico per tutto l’iter della malattia con l’attivo contributo di tutte le figure professionali coinvolte nel processo, così come nello sviluppo di una rete per le cure palliative e la terapia del dolore”.

martedì
Set 2,2014

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 Uno studio sosteine che questa abitudine influisce sull’altezza, le ossa e la massa muscolare delle generazioni future

Le conseguenze negative del tabacco sulla salute durante la gravidanza sono numerose sia per le donne che per il feto, ma ora rileva Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, un team di ricercatori dell’Università di Bristol sono andati oltre e hanno osservato che le fumatrici in questi nove mesi possono finire per condizionare anche la crescita dei nipoti. In particolare, secondo i risultati dello studio pubblicato sull”American Journal of Human Biology’, l’osservazione sui bambini che hanno avuto una nonna paterna che ha fumato durante la gravidanza avrebbero un’altezza e una massa muscolare inferiore. E se a fumare era stata la nonna materna, i nipoti avevano un eccesso di peso nell’adolescenza. Inoltre, essi hanno osservato che quando a fumare da ragazze erano state sia la nonna materna e madre i nipoti ed i figli misuravano e pesavano meno di quelli che avevano solo la madre fumatrice, ma non la nonna. “Questi potenziali effetti intergenerazionali effetti dei fumatori durante la gravidanza potranno essere considerati in futuro in studi sugli effetti del fumo materno sulla crescita e lo sviluppo del bambino”, ha affermato Marcus Pembrey, autore dello studio, ammettendo la sua utilità per l’analisi molecolare di questi legami intergenerazionali. Le conclusioni di questo studio evidenziano l’importanza di individuare più velocemente possibile se sei incinta per poter smettere quanto prima di fumare – ovviamente molto meglio se fatto prima.

Lecce, 02 settembre 2014                                                                                                                                                                                            

Giovanni D’AGATA

martedì
Set 2,2014

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 Il gigante farmaceutico non ha segnalato i gravi effetti collaterali legati a farmaci anti-cancro in 2579 casi, uno dei quali con esito mortale

Nuova grana per Novartis in Giappone: il gigante farmaceutico renano, già nel mirino per la vicenda dei test clinici manipolati, ha ammesso di non aver correttamente segnalato al ministero della sanità 2579 casi di effetti secondari gravi provocati dai suoi medicinali. Uno di essi ha avuto esito mortale. Il 31 luglio – indica oggi Novartis – l’autorità nipponica sulla sicurezza farmaceutica e alimentare ha ordinato a Novartis Pharma Japan di migliorare le sue procedure dopo aver constatato una violazione delle regole relative alla divulgazione degli effetti secondari. I trattamenti in questione, segnale Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, risalgono sino al 2002 e concernono soprattutto tre farmaci: il Glivec (1.313 casi), il Tasigna (514) e l’Afinitor (261). Novartis ha presentato venerdì alle autorità i risultati delle sue indagini interne illustrando nel contempo le misure intraprese affinché quanto successo non si ripeta. Come noto la filiale giapponese di Novartis è stata al centro di diversi problemi, che hanno portato al siluramento dei principali dirigenti.

Lecce, 1 settembre 2014                                                                                                                                                                                            

Giovanni D’AGATA

domenica
Ago 31,2014

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Per Novartis un risultato stupefacente il trattamento sperimentale messo a punto dal gigante farmaceutico basilese che riduce del 20% il rischio di decesso cardiovascolare e di ricovero 

Lo studio e’ stata presentato presentato oggi a Barcellona durante la riunione annuale dello Società europea di cardiologia. Il trattamento sperimentale messo a punto da Novartis, gigante farmaceutico basilese, conosciuto con la sigla LCZ696, riduce del 20% il rischio di decesso cardiovascolare e di ricovero. I ricercatori hanno giudicato “stupefacenti” simili risultati. Infatti secondo quanto risulta dai risultati scientifici, Novartis ha sviluppato un nuovo farmaco contro l’insufficienza cardiaca che potrebbe sostituire buona parte dei preparati utilizzati da un quarto di secolo in qua. Alla Reuters, il direttore generale del settore pharma di Novartis, David Epstein, ha giudicato i risultati dei test migliori di “quanto avessimo mai potuto immaginare”. Viste le premesse, il medicamento potrebbe diventare un nuovo “blockbuster”, ossia essere in grado di generare ricavi annuali superiori al miliardo di dollari. Stando agli analisti, le vendite di LCZ696 nel 2019, ossia 4 anni dopo il lancio anticipato del farmaco, potrebbero salire a 1,9 miliardi dollari annui.Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, occorre cautela, anche se i risultati sono molto incoraggianti. Sottolineamo come il rischio che ogni persona ha di sviluppare la malattia cardiovascolare dipende dall’entità dei fattori di rischio; il rischio è continuo e aumenta con l’avanzare dell’età, pertanto non esiste un livello a cui il rischio è nullo. Tuttavia è possibile ridurre il rischio cardiovascolare o mantenerlo a livello favorevole abbassando il livello dei fattori modificabili attraverso lo stile di vita sano.

Lecce, 31 agosto 2014                                                                                                                                                                                            

Giovanni D’AGATA

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