Cancello ed Arnone News

Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Sociologia’ Category

martedì
Giu 23,2009

Riceviamo e Pubblichiamo:

Caro Marcello,

Lo storiografo, lo studioso che scrive di storia, va per archivi od Istituti similari, accumula prove, estrae fatti dagli atti, sentenze, senza tralasciare nulla che possa fare luce sugli avvenimenti. La verità è una brutta bestia se gli viene fatto il torto di metterla a tacere. Il borgo di San Giorgio ha percorso le strade e le piazze, diviso per fazioni. Le case di destra invise a quelle di sinistra, nella stessa traversa, la dignità era diversa. I pantaloni rattoppati, il di dietro abbassato sugli ginocchi, si spiavano a vicenda in una guerra senza quartiere. Ognuno diviso dall’altro, tiravano la cunnana spalle alla muntagna, con la cicca della sigaretta incuneata nell’orecchio. I Padroni di mestieri, i pescivendoli, il Rais, invero un’unica corporazione, pesavano sulla loro miseria. I Sagnuggioti, figure fatiscenti, tenute sotto controllo, camminavano spinti dal vento, la Baronia che amava questo giogo, si crogiolava bevendo spremute d’aranci “ i villa,“ protetti dai guardiani di terra che come cani azzannavano chi s’avvicinava, perfino i ragazzi con la palla. Ogni tentativo di coagulazione, dunque aveva breve esistenza, le provocazioni, i sotterfugi, l’avevano vinta. Il coraggio degli altri, spaventa i deboli. L’interesse personale è un amo nella mano pronto per essere lanciato, dunque si creano alibi,  privano le opere della sostanza, annacquano la verità ed ottengono il potere che altrimenti non avrebbero raggiunto

Il Professore Ennio Salvo d’Andria è la fonte politica, in un mare di semianalfabeti, attrezzi da lavoro. Il suo carisma culturale oltre che umano, raccoglie i giovani e riesce ad inculcare nella coscienza di alcuni, il valore della dignità, il principio della libertà. Il fascismo aveva intimorito gli animi, privandoli della libertà, la Democrazia Cristiana, aveva sbiancato la camicia nera e vi aveva attaccato la croce, dunque la ragione si piegava nel confessionale. L’insegnamento sotto il  simbolo del Partito Socialista Democratico, del Professore Ennio Salvo D’Andria, seppure con indicibile fatica, era riuscito ad infondere il necessario coraggio, il significato delle sue parole, avevano penetrato la scorza, il resto, è ascritto al sindacato. Un’altra storia è quella del cimitero ma il minimo comune denominatore, è la sua presenza, l’incitamento con l’attività politica. Lo sciopero della Tonnara, ebbe inizio, il sindacalista Messina, guidò il fronte con questa forza alle spalle ed i Tonnaroti, non retrocedettero di un passo. Il sindacalista assegnati gli emolumenti, aveva svolto il suo compito, i Tonnaroti, con il basco in mano, ritornarono a servire il padrone, i più riottosi furono sbarcati.

Il borgo di San Giorgio, dunque riprese il viatico che gli era noto, d’altronde chi ha vissuto camminando con la testa chinata sul mento, pur avendo la possibilità di alzarla, non riesce, l’abitudine gli mantiene la postura, insomma la corporazione perpetra il suo potere sui buoni  Sagnuggioti.

Un gruppo di ragazzi, mortificati, umiliati dalla corporazione e dai Sagnuggioti buoni, per non continuare a passare l’inverno, all’addiaccio, sotto il pino di Anaggio, con fatica costituì il Circolo ricreativo, sportivo e culturale, con Teatro e squadra di calcio. Il Maestro Angelo Accordino, fu eletto Presidente per il teatro e per evitare divisioni. Il circolo e la squadra carichi di successo andavano a gonfie vele, dunque andati via i soci fondatori, per lavoro, il Maestro colse l’occasione e si staccò, evidentemente gli si era ristretto l’orizzonte e creò l’Alternativa. Una compagnia di ragazzi con qualche adulto, ammaestrati nella recitazione dell’Ovvio, con testi avulsi dalla durezza del lavoro della tonnara, della condizione di vita inumana, la scarsa remunerazione, disatteso il contesto storico. La condizione dei Pescatori, dei Tonnaroti, dei subalterni, era aberrante, il rapporto umano inesistente. Il Maestro Angelo Accordino, insegnante di scuola elementare, dunque è documentato sulla storia locale, insomma ha la conoscenza della realtà degli avvenimenti. La verità, invero è una brutta bestia se si cerca di assoggettarla agli interessi personali. L’autore, è ossessionato dal potere della politica, ha tentato candidature nelle Amministrative, con esito negativo, per riuscirci non gli restava che ingraziarsi gli uomini di Gioiosa Marea, dunque ha piegato la verità, al suo tornaconto e chissà in quante altre occasioni. Io ho un episodio, sono stato testimone. Una sera, per la  Festa del Santo Patrono – Estate in – i Palischermi appaiati dietro la porta del campo di calcio, sotto la Cattolica, il San Giorgio ed il Santa Flavia, adibiti a palcoscenico, con accortezza e disinteresse, mandati in fumo, ospitavano la compagnia teatrale del Maestro Angelo Accordino. L’Alternativa era omaggiata dal successo. Mi fermai ad ascoltare, la scena della messa in acqua delle barche per calare la tonnara, varò al grido di “ VIVA SAN NICOLA “ La circolazione del sangue, mi si fermò, le gambe non sapevano dove andare e restavano inchiodate al terreno, gli occhi stralunati guardavo il palcoscenico e non credevo alle mie orecchie. Avrei voluto entrare in scena e gridargli “MANIPOLATORE “ Il teatro è la casa della verità. San Nicola, patrono di Gioiosa, non aveva nulla a che vedere con i Tonnaroti. Un mistificatore, il rispetto che nutrivo, di colpo è scemato e se per caso, nelle venute a San Giorgio, vedevo arrivare la sua alfa, evitavo d’incontrarlo. Mi rivoltava lo stomaco.

La verità è della storia e nessuno si può arrogare il diritto di genufletterla ai propri interessi.

Se questa è la base sulla quale è stata collocata l’attività sociale del Professore Ennio Salvo D’andria e presumo la dimenticanza artistica, mi pare che necessiti di una revisione, della luce della verità. Questa storia, deve avere la sua naturale collocazione.

Ho frequentato, “ ‘U Prufissuri Barbitta, “ negli anni. Il suo nome circolava per casa. La mia famiglia lo conosceva e gli era molto legata. Mio padre gli era stato compagno, e lo nominò segretario della sezione locale del partito social democratico. Mio Padre non aveva mai fatto politica e gli arrivava il giornale a casa. Amavo la lettura, era un’occasione per leggere, mi soddisfaceva sapere e la mia fantasia galoppava. I libri di scuola, mi parevano molto ristretti, non erano aperti. La nozione, le regole, non mi bastavano, avevo bisogno di andare oltre quelle parole e mi distraevo. La scrittura e la lettura, mi attraevano ed in segreto scribacchiavo. Mio fratello Pippo, soleva chiamarmi mangiacarta. Le risorse economiche erano molto esigue e quando racimolavo qualche soldo, regalo di  nonna, il mio pensiero correva alla libreria Piccione. Ho frequentato la scuola media ed abitavo a Patti, in casa di Ottavio, cugino di nonna. Franco, mio fratello più grande, c’era stato, mia madre intendeva farci studiare, lui era insofferente alla scuola, risolveva le dispute a pugni, minando la quiete della famiglia, dunque abbandonò la scuola d’avviamento. Mio padre che  non si arrendeva al lavoro, non è emigrato ma stava poco a casa, decise d’affidarlo al Professore Salvo D’Andria che lo portò a Firenze, nel Castello di Sammezzano. Il rapporto con la mia famiglia non s’interruppe mai, si susseguì fino a Santino. Io ascoltavo e  mi avvicinavo alla baracca, ero attratto della sua cultura, i suoi amici artisti. Uno di questi, Jack Freiling (?) ebbe a dipingere un totano, sulla fiancata di poppa della barcuzza di mio padre per ringraziarlo ed in omaggio alla copiosa pesca. Il  Maestro Gianni Consolo, che si dilettava a dipingere, alcuni anno dopo, lo ravvivò che si era sbiadito. Un pomeriggio salii a Malamura, gli mostrai le poesie che avevo partorito, mi mise a disposizione una macchina da scrivere dicendomi: “ ricordati che non danno da mangiare. “ Malamura, con due alti pini ai lati dell’ingresso, apriva le sue porte e finestre, il terrazzo, sul golfo di San Giorgio, il panorama era un incanto, una bellezza mozzafiato. Le opere d’arte coprivano le pareti, le ante delle porte, mi davano qualche brivido, la creazione pittorica, insomma era un’altra bellezza, nelle pennellate, scorreva il dolore e la sofferenza. Il servizio militare mi rimandò a casa, stressato e debilitato ed una mattina, cercando di recuperare la gioia, che avevo lasciato sulle onde del mare che avevano cullato la mia infanzia, le forze, nell’orizzonte che tratteneva sospese le isole, camminando sulla spiaggia verso “ petra longa,” ecco che ad un tratto m’accorgo che sull’arenile, si svolgeva attività lavorativa. Il Professore Salvo, Pippo, mio fratello, Nino Currò, qualche altro che mi sfugge, stavano gittando le fondamenta del “ Brigantino. “ Ciccio Brunone, nipote del prete Risica, emigrato in Scozia e vecchio amico del Professore, venuto in vacanza, si adoperò nel suo lavoro di Chef e Disc jokei e l’estate esplose con Beatles e Rolling Stones. San Giorgio si svegliò e divenne un luogo di turisti e vacanzieri. La gente dei paesi vicini, accorreva festosa, ritrovandosi a ballare fino a notte inoltrata. Il Professore, seduto sulla poltrona, stava in pausa con i gattini, Chinotto e Tamarindo sulle ginocchia, Black, un cane di grossa stazza, nero con delle striscie bianche sul muso e sugli orecchi, seduto sulle zampe posteriori, in silenzio, ascoltava Carlo Salvo, il fratello, che alla pianola suonava l’Opera 47. La mattina che l’alba tentava d’affacciarsi, mi accompagnava a casa proteggendomi dai cani randagi. Il suo sguardo sereno, incuteva rispetto. La mia abitudine di  scherzare, nel servizio ai tavoli, che svolgevo in collaborazione con Santino, mio fratello, una sera sciroccosa, subì un’arresto. Un attacco pretestuoso, sconsiderato, una provocazione fascistoide,  in determinate categorie di persone, ancora alberga, questa inciviltà. Il Signor Ciccino Cicirello detto u mocu, figlio della corporazione dei pescivendoli, con un’acrimonia inusitata, m’inchiodò ai tavoli, disprezzando il mio servizio, non soddisfatto, saltando a criticare “ La Testa del Dragone, “ sapendomi amico del Professore Giuseppe Alibrandi. Il coraggio degli altri, spaventa i deboli e le accuse più insensate, mortificano la ragione. La speculazione stupra la natura, l’amministrazione pubblica che ha l’obbligo di proteggerla, la butta a mare con un bel calcio.

Cordiali saluti.

Accordino Antonio

antonioaccordino@gmail.com

LA COMUNICAZIONE

giovedì
Giu 18,2009

PERCHE’ COMUNICHIAMO? IL COMPUTER SARA’ IN GRADO DI SUPERARE L’ INTELLIGENZA DEL CERVELLO UMANO?

di Lopreiato Antonella

Ci siamo mai chiesti se quello che diciamo arriva al destinatario in maniera corretta e nel modo in cui noi vogliamo che arrivi il messaggio? Il ricevente del messaggio ha sempre capito ciò che abbiamo espresso? Come ci accorgiamo dell’errore? L’altro ce lo fa capire oppure risponde ad una cosa diversa da quello che noi inconsciamente abbiamo espresso? Si, a volte è così ci facciamo innumerevoli domande ma il punto base cioè quello più importante è perché e come comunichiamo? Risponderemo con molta facilità: “attraverso la parola altrimenti come facciamo ad esprimerci”? Il messaggio è un codice che va espresso con un linguaggio verbale ma anche con quello gestuale attraverso codici prettamente stabiliti (con un significato esplicito, un senso logico e con i giusti toni). Un messaggio breve o lungo che sia l’importante è saperlo decifrare. I codici altro non sono che dei segni che vanno decrittati in modo tale che il ricevente ne intuisca il significato. Il canale è il mezzo fisico attraverso cui arriva il messaggio. La fonte è colui o coloro che ne distribuiscono le informazioni quotidianamente. Questi elementi fanno parte del circuito comune della comunicazione senza la quale non ci sarebbero né l’uno, né l’altro. Oggi infiniti messaggi ci arrivano all’orecchio e coinvolgono anche altri organi di senso come la vista. La mattina usciamo di casa per andare a lavoro e ci accorgiamo vagamente degli innumerevoli messaggi che ci persuadono continuamente. Manifesti di pubblicità fissati ovunque, volantini e depliant che vengono distribuiti tra le strade. Rendere pubblico un oggetto significa renderlo noto a più persone possibili per rendere quel prodotto vivo e consolidarlo nel tempo attraverso la saturazione della marca. L’obiettivo è arrivare alla mente della gente attraverso la persuasione, come già sottolineato, attirando più persone possibili. Meccanismi come l’attrazione per i colori o per una frase che ci colpisce perché rappresenta in qualche modo la vita quotidiana di ognuno incuriosisce e a volte proprio per farlo notare, stupisce. Le persone vogliono sentirsi protagonisti delle loro storia e in qualche modo il pubblicitario li rende felici rappresentandoli in prima persona. La pubblicità è una forma di comunicazione verbale e gestuale allo stesso tempo. Ci colpisce perché è vitale, piena di colori e sfumature tratte dalla natura quotidiana dell’uomo. I gesti sembrano essere nulli nel loro significato se non aggiungiamo la parola, in realtà è la parola che ha bisogno dei gesti. Sembra infatti che il gesto (linguaggio non verbale) ha un’importanza preminente rispetto al linguaggio del 60% in un secondo posto troviamo la parola con il 30% e per ultimo il tono con il 10%. Ma come si arriva al messaggio? E’ necessario un processo di cui noi ignoriamo l’esistenza poichè non curanti della padronanza del motore più interessante al mondo ossia “il cervello”, capace di immagazzinare miliardi di informazioni al minuto. Il cervello che non supera nemmeno le macchine elettroniche poiché anch’esse costruite per l’intelligenza dell’uomo, ha un sistema nervoso che con un meccanismo connettivo assorbe un flusso di segnali e di informazioni nei circuiti cerebrali, definito “plasticità sinaptica”. “Accanto a computers sempre più potenti ma che utilizzano meccanismi computazionali non paragonabili a quelli cerebrali, gli studiosi dell’intelligenza artificiale stanno sviluppando sistemi computazionali, quali le reti neurali, che partono dal principio fondamentale del funzionamento dei circuiti neurali, la plasticità sinaptica e la capacità di modificare la propria attività sulla base dell’apprendimento e della precedente attività. Così, i più entusiasti studiosi dell’intelligenza artificiale prevedono che nel corso del presente secolo non solo si avranno computers in grado di avere consapevolezza di sé e di sentire qualcosa di molto simile alle emozioni umane, ma ipotizzano addirittura una sempre più stretta simbiosi fra l’uomo ed un computer che abbia raggiunto il livello evolutivo non solo di una macchina intelligente ma addirittura di una macchina spirituale”. Senza troppo esagerare gli esperti che riferiscono questo concetto sono entusiasti ed orgogliosi di procedere i loro studi sui neuroni capaci si trasmettere l’informazione attraverso il processo della “sinapsi” (attività dei circuiti nervosi) e congiungerli nello studio dei dispositivi elettronici. Le esperienze del vissuto umano vengono fin dalla nascita assorbite dal cervello tramite l’apprendimento e la memoria. L’ evoluzione del sistema nervoso centrale capta i codici linguistici e li fissa nella memoria. Ricordiamo una cosa quando ci sembra interessante. Se non lo è, la dimentichiamo in breve tempo ecco perché esiste la memoria a breve e a lungo termine. Questo per i computer non è un problema. Ci accorgiamo di ricordare molto di più un’informazione se la viviamo in prima persona per questo le esperienze ci aiutano a crescere. Tutto dipende dal modo in cui cresciamo. Ad esempio se l’ambiente che circonda il bambino è tortuoso e violento (è provato che dipende dall’accuratezza della mamma nei primi anni di vita, nel distribuire le necessarie esigenze del bambino, oltre al nutrimento, carezze, abbracci, calore, insomma tanto amore poiché durante i primi mesi di vita il bambino è angosciato nel provare delle strane sensazioni come avere fame perciò la mamma lo deve proteggere da queste angosce, se non lo fa il bambino cresce disturbato e violento). Bisogna dare al bambino più di quanto si possa immaginare ma quello che conta di più è che la famiglia gli dia tanto amore fin da piccolo per fargli capire i valori della vita e aiutarlo a diventare un uomo sano e cosciente.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com

TALENTO E CARISMA, O SAGGEZZA?

venerdì
Mag 29,2009

Riceviamo e Pubblichiamo

Ogni sano individuo nella vita prova ad affermarsi nelle mansioni più convenienti. Si sforza ad essere protagonista di storia. Orienta le proprie energie verso traguardi promettenti, possibilmente col minimo sacrificio. I giovani, per esempio, sognano la scena dove cantare, ballare, recitare… Spesso, alcuni professionisti optano“chissà perché” per l’arte del governo, oppure in essa vengono irretiti, quando si rendono disponibili. Niente di meglio quando il medico o il laureato in… pur in possesso del relativo titolo, poco importa come raggiunto, s’accorge di non avere l’attitudine a svolgere la professione. Tra i mali si sceglie quello minore.

Qual è la componente principale che induce a preferire quegli incarichi che, nel proprio immaginario, sembrano garantire l’autorealizzazione? Il potere!  Vale a dire la capacità, la facoltà ovvero l’autorità di agire, esercitata quasi sempre per fini personali. Cosa ancora influenza una scelta di vita? Per l’esibizionista la visibilità; per l’arrivista l’ambizione; per il venale il facile arricchimento…

Ora, un conto è che vengo avviato al conservatorio perché è bene che apprenda un’arte per la quale mostro una particolare attenzione. Negli anni e con tanto costante impegno saprò forse mantenere il livello. Altro è che nasco con l’attitudine al suono del pianoforte. In pratica, ho l’appropriato talento, la dote naturale che meglio esprimerò attraverso il perfezionamento in un’adatta scuola. Il talentuoso che esibisce il suo ingegno, viene presto identificato ed acclamato. C’è chi si serve del proprio talento come mezzo per raggiungere fini altrimenti poco accessibili. In questo caso il suo onesto plebiscito s’accorge dell’uso volgare della sua virtù e col tempo non gli tributa quanto atteso, o forse non si risparmia in fischi e pernacchie.

Qual è la differenza tra talento e carisma? Il talento è l’inclinazione naturale di una persona a far bene una certa attività. Il carisma è, in psicologia, la capacità di esercitare una forte influenza su altre persone. Per il Cristianesimo indica un dono divino, per esempio il dono della predicazione, della profezia…

All’inizio degli anni ottanta ero in servizio presso il Filangieri di Napoli, istituto penitenziario per minorenni. In periodo elettorale chiedevo a quelli prossimi alla maggiore età a chi avrebbero dato il voto potendo. La risposta fu: A chi ce fa ascì. Cioè? Alla Democrazia Cristiana! Loro o ssann ca nuie arrubbamm comm arrobbano lor. Per me, che sostenevo la cultura della legalità e ancora ero molto ingenuo, fu sconcertante dover ammettere la forse prevedibile risposta.  Evito di fare i nomi di chi raccoglieva, in questo sondaggio, più consensi, l’uno vale l’altro. Per carità! Tutte autorità talentuose e carismatiche. Oratori di riguardo capaci di influenzare le masse. Oggi abbiamo degli encomiabili e carismatici oratori, gli artisti del dire. Il nostro Presidente della Repubblica né è sicuramente l’emblema.

Niente di nuovo sotto al sole? C’è qualcosa di nuovo! L’attuale classe politica dominante governa aggravando il vecchio esercizio con l’intollerabile logica del giustiziere, chi ignora il concetto di processo imparziale e mette in atto la sua forma di giustizia quando ritiene che la reazione delle autorità sia insufficiente; con l’insopportabile logica del “Io sono, tu non sei nessuno”; con l’inaccettabile logica della repressione; con la vergognosa logica del calpestare lo scomodo, chi ha titolo per far valere la verità; con l’indecente logica dell’indifferenza verso i valori e i diritti umani. Queste strategie allignano là dove la massa è ignorante – colpa anche di una Scuola forse volutamente carente – ed educata ad allearsi con il più forte, educata agli illeciti, educata ad accontentarsi degli ammortizzatori sociali, dei 40 euro ogni due mesi, insomma della carne in bocca a Cerbero, del contentino, delle briciole.  Ha vita lunga questa Amministrazione? Fino a che le scarpe vanno un po’ strette a buona parte della massa, quella che garantisce il voto popolare, non quello qualitativo. In questo caso non siamo molto lontano. La massa sta accusando colpi spesso letali.

Chi potrebbe sovvertire il malefico gioco? Il saggio. Cioè? Chi forse non sa parlare, non è un oratore; chi forse almeno inizialmente, fino a che non gli si consente un periodo di prova, risulta scomodo, impopolare e poco carismatico; chi non ha bisogna di pompa prosopopea applausi conferme; chi non ha bisogno di codazzi e sostenitori; chi non ha bisogno di comprarsi l’altro; chi sa riconoscere la differenza tra ciò che è bene e ciò che è male, e sa scegliere di conseguenza l’azione che è volta al bene collettivo; chi sa desiderare il meglio per i più… Un esempio di un vivente uomo saggio? No, non sta nemmeno nella Chiesa funzionaria, quella dei teologi e delle improprie eccellenze. Ad esempio un uomo saggio dei nostri tempi è il Sindaco di Curitiba, architetto e pianificatore Jaime Lerner. Lo avevano scelto perché era un inoffensivo esperto di architettura. Un trentatreenne che non si era mai impegnato politicamente e che sembrò l’ideale per mettere d’accordo le diverse fazioni al potere. Oggi Curitiba, città di quel Brasile terzomondista, è esempio di città a misura d’uomo nel mondo. Cerca in Google Curitiba Brasile

Sabato pomeriggio, 23 maggio scorso, sono stato al Palapartenope di Fuorigrotta ad ascoltare quelli dell’Italia dei valori e alcuni gruppi musicali. Entrando ho incontrato tra la gente Luigi De Magistris vestito con una polo color rosa, pantaloni color tabacco con le tasche laterali cucite sulle gambe, scarpe tipo quelle da ginnastica. C’era più in là Di Pietro in camicia e cravatta circondato da un capannello di giovani.  Non c’era Polizia. Due poliziotti li ho visti nell’ala esterna al tendone destinata all’Ufficio Stampa. Un clima sereno e i presenti, si vedeva, erano spontaneamente intervenuti.

Tra un gruppo musicale e l’altro sono saliti sul palco a lanciare il loro messaggio De Magistris, Sonia Alfano, Alberto Lucarelli. Tutti vestiti informalmente. Tutti hanno tenuto a dire di non aver scelto la carriera politica anche se in essa provvisoriamente coinvolti per vari motivi. Tutti hanno parlato con passione e con la voglia, dove gliene venisse offerta la possibilità, di apportare il proprio contributo a riparare il logoro Vecchio Stivale. Tutti giovani appassionati e desiderosi di fare piuttosto che blaterare, pronti a sbracciarsi le maniche. Alberto Lucarelli, professore di Diritto Pubblico all’Università Federico II di Napoli, è stato sicuramente convincente, non grazie all’arte del governo o per un dono divino. È un gratuito omaggio a quelli del gruppo Di Pietro? È che, per il momento, non c’è di meglio da raccontare agli onesti elettori disorientati e scoraggiati di fronte all’incerto ma necessario e inevitabile cambiamento.


Giovanni Carbone 28 maggio ’09

domenica
Apr 26,2009

11

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GIOVANI ALCOLIZZATI”? L’ITALIA È AL PRIMO POSTO NELLA CLASSIFICA MONDIALE. ALLARME DAL MINISTERO DELLA SALUTE

di LOPREIATO ANTONELLA

Esiste un altro male comune: l’alcol. Minorenni sempre più giovani fanno uso di mix alcolici e cocktail per rimanere all’interno di un gruppo e conformarsi con esso si lasciano andare ad alcol abusandone magari insieme a sostanze stupefacenti come la droga o pasticche e poi finiscono in coma. Il coma etilico comporta l’insorgenza di numerosi problemi celebrali e induce ad un rischio gravissimo di morte e si sa che il coma è come la morte, quasi certa ma se si mischiano sostanze allora la morte è garantita. Perché arrivare a questo? I minorenni non si rendono conto che la vita è importante e bisogna essere consapevoli dei rischi che si corrono. Bisogna dialogare riconoscendo i pericoli della propria vita.

Ragazzi sempre più giovani finiscono nell’abisso dell’alcol per conformarsi con i ragazzi di oggi che vogliono sentirsi liberi e stordirsi. Attratti dallo sballo, dalla voglia di sentirsi emancipati e dimenticare ci si ubriaca perché questa purtroppo è la realtà di oggi. Aumentano il consumo dell’alcol e di sostanze stupefacenti ed è allarme soprattutto nei locali. Si esce per divertirsi e per farlo si deve per forza bere fino ad ubriacarsi “altrimenti che gusto c’è?” Questo è ciò che i giovani pensano. Non ci si rende conto che si finisce per essere alcolizzati e che il fegato e la salute ne subiscono le conseguenze. Questa è la strada verso la dipendenza da alcol. Secondo i dati Istat “si inizia a bere a 11 anni, contro la media europea di 13″. Il resto è spiegato nell’ultima indagine Istat. Dal 1998 al 2007 il consumo di alcol fuori pasto tra i 14 e i 17 anni è passato dal 12,6 al 20,5 per cento: con le ragazze salite dal 9,7 al 17,9 e i maschi dal 15,2 al 22,7”. Purtroppo i dati aumentano nel 2009. Si teme per la salute dei giovani. Le donne aumentano sempre più e gli uomini in egual misura ma entrambi non hanno limiti né rispetto per la propria salute. Il benessere lo trovano nell’alcol perché per i giovani questo è il divertimento perciò chi vorrebbe farne a meno si deve adattare bevendo per essere conformi al gruppo, per non sentirsi sfigati e al contrario per sentirsi forti e capaci in tutto. Ancora, secondo i dati Istat il 7 per cento tra i 14 e i 17 anni ammette di bere alcolici almeno una volta la settimana. Sono molto di più quelli che lo negano. Si giustificano affermando: “tanto bevo giusto il fine settimana, che male può farmi?” Invece questa è la strada che porta alla dipendenza.. L’organizzazione mondiale per la sanità (OMS) ha chiaramente affermato che al di sotto dei sedici anni il sistema nervoso centrale non è in grado di metabolizzare l’alcol poiché queste sostanze sono tossiche e cancerogene perciò c’è allarmismo. Si teme ancora di più per il futuro degli adolescenti quando si guardano i dati che confermano al primo posto gli italiani nella classifica mondiale di giovani alcolizzati. E’ preoccupato il Ministero della Salute che da l’allarme e predispone determinati orari nei locali a forte tendenza per le distrazioni come le discoteche e i pub. Fa ancora scalpore sentire che giovanissimi entrano in questo mondo e col tempo durante la fase della loro crescita, divengono dipendenti distruggendo il sistema nervoso centrale e il fegato.

L’Istat specifica che le bevande più diffuse nella fascia 11-17 anni sono birra (18,6 per cento), aperitivi (15,2), vino (11,7), amari (6,2) e superalcolici (7,7).

Ci sono molti modi per divertirsi. Un bicchiere al giorno di vino non fa male anzi serve alla circolazione sanguigna ma abusarne è un male per il nostro cervello e il nostro fegato. Non solo vino ma anche liquori e birra portano a farsi solo del male. Crescere con intelligenza! Divertirsi amando la propria salute, rispettando se stessi. L’alcol porta solo problemi non divertimento.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com

martedì
Apr 21,2009

Riceviamo e Pubblichiamo:

Sabato 18 aprile intorno alle dieci del mattino, la locale Polizia Municipale ha bloccato l’accesso in Castelvolturno per la marcia dei migranti, circa 5000, verso il Palazzo del Comune. Il corteo, come un drago umano, ha percorso del Litorale Domizio almeno sei chilometri sui due sensi di marcia fino al punto d’arrivo dov’è stata allestita la passerella per gli avidi o meglio i dopati di applausi e consensi.

Le etnie dell’Africa centrale hanno dimostrato di essere unite. Soprattutto i ghanesi hanno dato di sé l’immagine di tante cellule appartenenti allo stesso corpo. Con il loro procedere tra balli e canti, osannanti il buon Dio e acutamente sincronizzati, hanno documentato di non aver ancora maturato il degenerante individualismo. Al loro fianco, con la stessa responsabile motivazione si sono intravisti composti e strutturati gruppetti di indiani del Bangladesh e/o dello Sry Lanka.

Quelli del Nord del Continente Nero, marocchini tunisini algerini, sono stati in pochissimi o forse del tutto assenti, probabilmente perché, facilitati dalla vicinanza, si sono già appropriati dell’opportunista, inefficiente, inefficace e degradata cultura italiana. Praticamente hanno già capito come stare con i piedi nello Stivale. Personalmente non ho visto, tra la folla, rumeni o ucraini, neanche cinesi. Sarà che quest’ultimi sono in possesso, chissà per quale trucco politico, di permesso di soggiorno, considerato che la maggioranza è operativa nel commercio in strutture di proprietà con relative licenze? O forse perché poco si presterebbero in precari lavori edili o agricoli o metallurgici o come badanti o chissà che?

I manifestanti africani sono giunti da ogni dove della Campania e qualcuno anche da più lontano. Perché? Forse perché credono ancora che una massa vistosa, coesa, correttamente ordinata e motivata possa convincere i “papà” a provvedere convenientemente per i propri figli onesti. Questa massa chiede di essere regolare sul nostro territorio. Chiede perciò di essere regolarizzata con permesso di soggiorno e il necessario e doveroso lavoro per poter beneficiare di un tetto, di servizi e la possibilità di aiutare le proprie famiglie che attendono le nostre briciole utili alla loro sopravvivenza.

Presenti sul territorio ben organizzati e zelanti per tutto il tempo, sono apparsi gli addetti alla stampa e i cameraman a servizio delle loro emittenti. Ho scattato e ho visto scattare infinite foto ricordo o di curiosità piuttosto che foto a testimonianza di un momento significativo per un imminente cambiamento politico-sociale.

Lungo l’interminabile percorso non sono stati collocati cestini per i rifiuti, vespasiani, né è stata distribuita acqua per una collettività impossibilitata ad acquistare non importa che liquidi indispensabili a sopportare i disagi della marcia. Quelli più agiati, di fatto, quelli che lavorano in nero, ancora una volta hanno ingrossato le tasche di chi spesso li rifiuta. Così che ogni posticino meno visibile è diventato un occasionale orinatoio, i pochi bar sono apparsi brulicanti di assetati, qualcuno sfiancato ha deciso di fermarsi. Così che i responsabili del raduno hanno pensato bene a come accaparrarsi il materiale mediatico a loro utile, meno hanno pensato su cosa offrire almeno per l’occasione a quelli bisognosi di tutto. Non si è vista una sola autoambulanza! Né un vigile urbano che tenesse libera una delle due corsie della carreggiata per gli interventi d’urgenza! Ma perché far strisciare il drago per diversi chilometri?

La catena umana è arrivata nella piazza, col palco impiantato, sfinita ma certamente ottimista di sentirsi proferire parole di conforto e di tangibile speranza. Il Sindaco ha blaterato un discorso ben articolato ma chiaramente di sapore politico. Il Vescovo di Santa Maria Capua Vetere ha affermato che dare è anche ricevere e che perciò concedere opportunità non importa di quale genere a degli sprovveduti significa inevitabilmente riscuotere un umano prezioso corrispettivo. Il parlamentare europeo ha sostenuto che si batterà per permettere nei prossimi anni un ingresso in Europa di almeno 50 milioni di indispensabili migranti. Ognuno ha detto la sua. Gli applausi sono stati incerti, più determinati i fischi, sul viso dei più si è letto amarezza e delusione.

Nessuno ha risposto in concreto alla domanda di chi da tempo cerca il minimo per una legale convivenza e un’onesta sopravvivenza: casa lavoro e i documenti validi ad andare nel proprio paese d’origine per rivedere a distanza d’anni i propri cari. Eppure il dovere c’invita a sistemare quelli che adesso sono sul nostro territorio con soggiorno casa e lavoro. Altro che dare il bocconcino in bocca a Cerbero: le marce, le sceneggiate, la promessa a reclamare una sanatoria al rilascio del permesso di soggiorno, belle parole, discorsi aulici! Altro che pensare al ponte sullo stretto o a quanti ancora dovranno inevitabilmente migrare nel nostro territorio. Molto probabilmente, questa carne da macello deve servire il padrone con lavoro in nero chissà per quanto tempo ancora!

Giovanni Carbone

UN UOMO A TUTTI I COSTI

lunedì
Apr 20,2009

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Per molte ragazze la paura di rimanere single è davvero un chiodo fisso, tanto che si buttano in relazioni assurde pur di non ‘rimanere’ sole
zitella
Nonostante l’etimologia di ‘zitella’ non sia poi così denigrante, è il marchio peggiore da affibbiare ad una single, almeno secondo l’opinione di moltissime donne. L’origine di ‘zita’ significa semplicemente fanciulla, bambina (per estensione quindi vergine), ma non necessariamente acida e seccatrice come poi i detti comuni hanno voluto interpretare. Tuttavia si pensa troppo spesso che una donna senza un uomo, soprattutto dopo una certa età, diventi ineluttabilmente una ‘racchia’, una rompiscatole, una inacidita petulante che nessuno vuole. Per fortuna i tempi sono cambiati, e da zitelle ora si è diventate ‘single’. Ma la linea di confine è davvero sottile: per definizione, una single è felice della sua condizione, una zitella no. Ragion per cui ne consegue che è il modo che ha la donna in questione di viversi l’assenza di un partner a farla diventare una ‘zitella’ o una ‘single’!

Ci sono moltissime ragazze che temono come una disgrazia, una piaga d’Egitto, la loro condizione di non-fidanzate. E vivono qualsiasi occasione, qualsiasi situazione, con ogni mezzo a disposizione (e qui i social networks danno una grossa mano) nell’ottica del ‘dover trovare un fidanzato’. Difficilmente si rendono conto di agire così, e trovano assolutamente naturale lanciarsi in mille relazioni per poi dire ‘anche questo non era il tipo giusto’. Ma in verità, se avessero voluto osservare più a fondo la persona che avevano accanto, avrebbero capito subito che non poteva essere l’anima gemella! Quante volte vi sarà capitato di conoscere il nuovo ragazzo con cui esce la vostra amica, per rendervi conto a colpo d’occhio che non aveva assolutamente nulla a che fare con lei?

IL PENSIERO DIVERGENTE

venerdì
Apr 17,2009

SECONDO J.P.GUILFORD E J.BRUNER

A cura di Andropos

Uno degli approcci di problema consiste nel vedere la creatività come un modo particolare di pensare, un modo di pensare che implica originalità e fluidità, che rompe con i modelli esistenti, introducendo qualcosa di nuovo.

Dal lavoro giovanile di J.P. Guilford il termine pensiero divergente è quello più strettamente connesso all’atto creativo. Guilford, asseriva che il pensiero divergente è la capacità di produrre una gamma di possibili soluzioni per un dato problema, in particolare per un problema che non preveda un ‘unica risposta corretta. È facile rendersi conto che una simile capacità ha probabilmente un ruolo nell’atto creativo, poiché l’artista ha spesso bisogno di esplorare una serie di possibili modi di dipingere un quadro, di portare a termine un romanzo o di scrivere una poesia prima di decidersi alla fine per quello che sembra essere il migliore. Ovviamente ci aspettiamo che un atto creativo riporti anche l’impronta dell’originalità, ma anche in questo caso il pensiero divergente avrà un suo ruolo, poiché più ampia sarà la gamma di possibilità che è in grado di produrre, più alta sarà la probabilità che una di loro dia prova d’originalità. Il primo punto che gli insegnanti devono quindi tenere a mente è che, quale che sia la loro materia, devono essere consci delle opportunità di incoraggiare il pensiero divergente negli studenti e sfruttarle quando si presentano.

Bruner sostiene che nell’ ambito dell’ educazione tendiamo a ricompensare
solo le risposte giuste e penalizzare quelle sbagliate. Questo rende i bambini riluttanti ad azzardare soluzioni nuove ed originali nella risoluzione di un problema, dato che le probabilità di sbagliare in questo caso diventano inevitabilmente maggiori. In altre parole essi non vogliono correre rischi. Tuttavia il salto immaginativo, la produzione di una risposta diversa da quella convenzionale, la prontezza ad assumersi quelli che potrebbero essere chiamati i rischi conoscitivi sono inscindibili dallo sforzo creativo.
L’insegnante dovrebbe essere preparato ad agire in un’atmosfera in cui tale sforzo fosse incoraggiato e ricompensato piuttosto che in un clima educativo dove siano approvate soltanto le soluzioni caute e convergenti. Questo non significa certo che non teniamo in considerazione l’accuratezza o la precisione. Si ricordi che l’atto creativo implica la verifica/valutazione. La soluzione deve essere verificata per vedere se funzionerà; se fallisce deve essere scartata, anche se il bambino può nondimeno essere lodato per lo sforzo immaginativo compiuto in maniera più serena di quello non conformista e molto fantasioso.

Secondo Bruner invece il pensiero creativo è olistico (produce cioè risposte che hanno un’ampiezza superiore alla somma delle loro parti), mentre il pensiero razionale e convergente è algoritmico (produce cioè risposte che sono inequivocabilmente esse stesse). Entrambi i tipi di pensiero hanno un loro ruolo fondamentale, ma dovrebbero essere utilizzati per completarsi e sostenersi a vicenda e non venire affatto considerati come reciprocamente incompatibili.
Prima di affermare con troppo entusiasmo di aver già compreso il valore per la classe di entrambe le forme di pensiero e che mai penalizzeremmo il bambino per un tentativo olistico, dovremmo ricordarci che la scoperta di Getzels e Jackson, secondo cui coloro che hanno un alto grado di divergenza sarebbero meno benvoluti dagli insegnanti rispetto a quelli con un alto grado di convergenza, può ancora essere ritenuta valida.
Le scuole hanno le loro regole e regolamenti, i loro modelli di procedura e di condotta e spesso il bambino conformista riesce a convivervi in maniera più serena di quello non conformista e molto fantasioso. Inoltre le idee divergenti possono essere spesso originali e di valore, ma possono anche essere stravaganti e sciocche, inducendo l’insegnante a sospettare che il bambino stia soltanto “facendo il furbo”. Sfortunatamente (o fortunatamente) la creatività è una cosa imprevedibile e noi non possiamo pretendere che si estrinsechi sempre in una forma adatta alle circostanze del momento.
Studiando le risposte dei bambini e facendo in particolare attenzione a dove conducono effettivamente le idee che inizialmente sembrano sciocche, l’insegnante riesce in breve a riconoscere quando i bambini stanno tentando di usare la loro immaginazione e quando stanno semplicemente tentando di sorprendere. Omettendo una simile osservazione l’insegnante corre il rischio di reprimere le idee buone assieme a quelle non proprio buone e di dare alla classe l’impressione che l’originalità semplicemente non sia benvenuta quando si manifesta.
Da quando Guilford (1959) ha identificato il pensiero divergente come principale responsabile della produzione creativa (Guilford, 1959; Torrance, 1969), in molti hanno ritenuto di doverlo considerare come la chiave di lettura dei processi creativi anche all’interno dei gruppi. In questi ultimi, il pensiero divergente si identifica considerando il numero di prospettive
e di alternative prodotte ed il grado con il quale i membri condividono informazioni uniche.
Sebbene sia possibile per una persona avere numerose prospettive riguardo ad un problema, una più ampia gamma di prospettive emerge in presenza di una serie di persone che riflettono e si interrogano sul medesimo problema, valutandolo da differenti angolature e da differenti background. Molte ricerche hanno dimostrato che un dissenso autentico ha molto più successo
nel generare coinvolgimento cognitivo e soluzioni a problemi di elevate difficoltà essenziali, per raggiungere esiti creativi (Milliken, F.,J., Bartel,C.,A., Kurtzberg, T.R., 2003).
Un altro modo in cui il pensiero divergente promuove la cognizione creativa è nel grado in cui un lavoro di gruppo considera le alternative multiple,prima di raggiungere una decisione od un corso di azioni (Hackman, 1987, 1990). Questo punto è particolarmente critico quando la
performance è contingente alla decisione o alla produzione creativa. Teorizzatori sulla creatività sono d’accordo sul fatto che questo tipo di pensiero divergente, spesso manifestato in attività di brainstorming, è una fase critica del processo creativo (Paulus & Yang, 2000; Thorn, 1987).

IL BEL PAESE

venerdì
Gen 30,2009

DI RENATO NICODEMO

“ Le cose storte sono diritte e
le cose diritte sono storte…”

L’Italia, purtroppo, è ancora il paese dei valori capovolti e delle cose storte; e nel paese delle cose storte, è naturale, le cose storte sono diritte e quelle diritte sono storte, ovvero,
come cantano le streghe nel prologo del Macbeth, il bello è brutto e il brutto è bello, (altro…)

IL “BULLISMO” E’ IN ESPANSIONE

mercoledì
Gen 21,2009

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 IL FENOMENO DEL BULLISMO SEMPRE PIU’ IN ESPANSIONE. IL MINISTRO GELMINI RISPONDE: “TELECAMERE A SCUOLA CONTRO LA VIOLENZA”

IN UN’INDAGINE EMERGE: “ LE CAUSE VANNO RICERCATE NELL’AMBIENTE FAMILIARE E A SCUOLA”.

 

di Lopreiato Antonella

La Dott.ssa Lopreiato Antonella ha iniziato a collaborare con il giornale www.notiziesindacali.com ed oggi tratta di una questione di estrema attualità:” IL BULLISMO”.Il mio, unitamente alla redazione, il benvenuto. (altro…)

martedì
Gen 13,2009

IL” FILOSOFO” GIUSEPPE CORONA HA SCRITTO QUESTO OTTIMO ARTICOLO .

Il direttore di www.notiziesindacali.com

 

OLTRE LA DEMOCRAZIA DEI PARTITI, LA SITUAZIONE CAMPANA.

 

di Giuseppe Corona

Di fronte ai fatti occorrerebbe avere atteggiamenti intellettualmente onesti: non esorcizzarli oppure, peggio, criminalizzarli. Essi andrebbero invece interrogati e interpretati per ascoltare se essi hanno qualcosa di nuovo (altro…)

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